Parliamo di Taizong, che aveva iniziato una partita a scacchi con Wei Zheng nella sala di riposo. I loro piani di attacco si conformavano al Classico degli scacchi:
L'arte degli scacchi richiede rigore e attenzione. Al centro i pezzi migliori, ai lati i più deboli, agli angoli quelli intermedi: questi sono i principi del giocatore di scacchi. La regola dice: meglio perdere un pezzo che un vantaggio. Coprire la destra se si attacca a sinistra; vigilare davanti se si opera dietro. Si opera dietro quando si ha il controllo davanti, e inversamente. Ci si guardi dal fare tagliar fuori le due ali: bisogna conservarle mobili senza mescolarle. Una formazione larga non dev'essere troppo aperta, né una stretta troppo concentrata.
È meglio sacrificare pezzi per vincere, che proporsi di vincere difendendoli tutti. È meglio consolidare le proprie posizioni prima di attaccare, che affidarsi alla fortuna attaccando con pezzi isolati.
Se l'avversario vi supera per numero di pezzi, il vostro problema è difendervi. In caso contrario, conviene sfruttare il vantaggio.
Chi è in vantaggio non diventa aggressivo, lo stratega non eccede nelle strategie, l'attaccante si guarda dagli attacchi e chi è in svantaggio non si perde d'animo, perché gli scacchi incominciano con un dispiegamento canonico, ma finiscono con una vittoria inattesa. Se l'avversario si trattiene a consolidare posizioni, ha l'intenzione di attaccare. Se abbandona un pezzo minore senza cercare di salvarlo, mira in alto. Se gioca d'impulso, non sa costruire un piano. Reagire senza riflettere è la strada della sconfitta. Come dice il Classico della poesia: "Con spirito inquieto e cauto, come se ti avvicinassi a un precipizio..."
Lo attestano i versi:
I pezzi sono il cielo, la scacchiera la terra,
Il bianco e il nero sono yin e yang;
Il gioco è l'universo. Alle sue sottigliezze
L'immortale sorride divertito.
Era questa la scacchiera su cui giocavano sovrano e suddito. Al terzo segno dell'ora wu la partita non era ancora conclusa, ma Wei Zheng reclinò la testa sul petto e si assopì.
L'imperatore sorrise: "Il nostro saggio ministro si è tanto affaticato per sostenere il trono, che non riesce più a reggersi dal sonno." E lo lasciò dormire senza cercare di destarlo.
Poco dopo Wei Zheng si svegliò di soprassalto, balzò su e si prosternò precipitosamente: "Il vostro servitore merita proprio mille morti! Non so che cosa mi ha preso, come uno stordimento... Spero che vostra maestà vorrà perdonare questo crimine di lesa maestà."
"Ma che crimine! Àlzati, sbarazziamo la scacchiera e ricominciamo daccapo."
Wei Zheng ringraziò l'imperatore della sua bontà e prese un pezzo degli scacchi fra le dita, quando improvvisamente si sentì un clamore alla porta del padiglione. Entrarono Qin Shubao e Xu Mougong, e mostrarono una testa di drago grondante di sangue: "Si son visti fiumi inaridirsi e il mare mutarsi in una pianura, ma non si era mai visto niente di così incredibile."
"Che cos'è quella roba?" gridarono Taizong e Wei Zheng inorriditi.
"Questa testa è caduta dal cielo a sud del portico dei mille passi, all'incrocio dei sentieri. I vostri umilissimi servitori non hanno osato omettere di informarne vostra maestà."
"Che cosa significa?" chiese allarmato l'imperatore, rivolgendosi a Wei Zheng. Questi si prosternò di nuovo: "Il vostro servitore ha dovuto procedere a un'esecuzione capitale in sogno."
Il sovrano esclamò stupefatto: "Ma mentre dormivi non ti sei mosso, e non avevi sciabola né spada: come l'hai decapitato, il drago?"
"Maestà, il vostro servo
Mentre restava qui in vostra presenza,
Nel sogno fu portato assai lontano.
Pesavano le palpebre, nel vuoto
Si perdevano gli occhi. Sulle nuvole
Mi fu assegnato un compito assai ingrato.
Il drago che vedete era legato
Sopra il patibolo. A lui mi rivolsi:
"A morire sei stato condannato
perché infrangesti un ordine celeste.
A me tocca troncare la tua vita."
Questo drago piangeva, e piegò il capo.
Io mi armai di coraggio e sollevai
Una lama di ghiaccio. Un colpo secco,
E la testa nel vuoto rotolava."
Taizong era combattuto fra la gioia e la tristezza. Si sentiva fiero di avere al suo servizio un uomo come Wei Zheng; con un ministro della sua tempra, la sicurezza del paese non destava preoccupazioni. Ma lo rattristava di aver promesso al drago di salvargli la vita e di non aver previsto che le cose potessero andare in quel modo. Fu penoso per lui dare a Qin Shubao, come pure doveva, l'ordine di esporre la testa sulla piazza del mercato, a edificazione del buon popolo di Chang'an. Si congratulò con Wei Zheng, e i cortigiani uscirono.
Quella sera, ritirandosi, l'imperatore si sentiva molto depresso, ripensando al drago che lo aveva così pietosamente implorato in sogno per aver salva la vita. Come sventare le trappole del destino? Sarebbe stato difficile sottrarlo alla disgrazia. A forza di pensarci e ripensarci, si sentiva fisicamente indisposto e moralmente spossato. Verso la seconda veglia sentì dei singhiozzi alla sua porta e la sua inquietudine aumentò. Tuttavia si assopì, ma in sogno gli apparve il drago del fiume Jing, che reggeva in mano la propria testa grondante di sangue e gridava: "Taizong, rendimi la mia vita! Mi avevi promesso di salvarmi. Come hai potuto mandare il tuo giudice a decapitarmi? Alzati, vieni! Ti voglio citare davanti a Yama."
Afferrava Taizong e voleva trascinarlo con sé. L'imperatore stringeva i denti e si dibatteva, si sentiva in una situazione senza uscita; il corpo gli si copriva di sudore. A un tratto si alzarono da sud nubi colorate e si sparse un profumo d'incenso: un'immortale avanzò e colpì il drago senza testa con un ramo di salice; esso scomparve verso nord ovest con desolati lamenti.
Era la pusa Guanyin, ospitata provvisoriamente nel tempio della divinità locale della capitale. Aveva sentito nella notte quei pianti e lamenti dell'al di là, ed era intervenuta per liberare l'imperatore dal drago malefico. Ma il drago, come vedremo, presentò ugualmente la sua denuncia ai tribunali infernali.
Intanto Taizong si svegliò e si mise a gridare: "Al fantasma, al fantasma!"
Le imperatrici dei tre palazzi e le concubine delle sei corti, come gli eunuchi del servizio privato, ne furono tanto allarmate che per quella notte persero il sonno, e non facevano che tremare.
Al terzo segno della quinta veglia, gli ufficiali civili e militari si affollarono alle porte in attesa dell'udienza imperiale. Aspettarono fino all'alba, ma il sovrano non compariva e tutti si chiedevano, inquieti, che cosa stava accadendo. Solo quando il sole fu alto nel cielo, fu proclamato:
Siamo indisposti. Siete dispensati dall'udienza.
Trascorsero cinque o sei giorni di incertezza. L'inquietudine era tale che i mandarini erano sul punto di forzare le porte per aver notizie certe sulla salute imperiale, quando la prima imperatrice convocò a palazzo il medico di corte. La folla si accalcava alle porte per aver notizie. Il medico, uscendo, dichiarò: "Il polso dell'imperatore è irregolare, ora lento e ora rapido. Divaga e vede fantasmi. Ho inoltre notato che nei cinque visceri c'è scarsità di soffio vitale, e una battuta d'arresto ogni dieci movimenti. Entro sette giorni potrebbe accadere qualcosa che non si potrebbe tener nascosto."
L'annuncio lasciò sbigottita la folla degli ufficiali.
Taizong convocò Xu Mougong, il duca Yuchi e il Protettore dello Stato Qin Shubao. I tre dignitari si recarono immediatamente negli appartamenti privati. Taizong, evidentemente affaticato, dichiarò loro sforzando la voce: "Miei saggi ministri, da quando avevo diciannove anni ho condotto i miei eserciti nelle spedizioni, al nord come al sud, ho respinto i nemici all'est e li ho cacciati all'ovest. Per tanti anni ho condotto dure campagne senza soffrire il minimo inconveniente. E adesso ho visto un fantasma!"
"Voi che avete soppresso tante vite umane per fondare l'impero, perché dovreste aver paura di un fantasma?" si meravigliò il duca Yuchi.
"Non mi crederete ma, quando scende la notte, alla porta della mia camera si fa un baccano incredibile di grida, singhiozzi, lancio di tegole e mattoni: una cosa impossibile. Di giorno, ancora, è sopportabile; ma di notte, non ce la faccio più."
"Vostra maestà si rassicuri" rispose Qin Shubao. "Stasera monterò la guardia con Yuchi Jingde. Vedremo di che specie di fantasma si tratta."
Taizong approvò. Xu Mougong si ritirò dopo avere ringraziato degli imperiali favori.
La sera i due si armarono di tutto punto e si misero davanti alla porta con ascia e mazza in mano. Erano dei temibili guerrieri. Ecco com'erano vestiti:
In testa gli elmi scintillanti,
Corazze di scaglie di drago
Dalle gran piastre rilucenti
Commesse da nodi leonini,
Cinture di cento colori.
Con le pupille lampeggianti
Che fan tremare le fenici.
Esperti e carichi di gloria,
Son protettori del paese,
Nostri guardiani della porta.
I due alti ufficiali restarono tutta la notte ai lati della porta, e non vi furono apparizioni. Taizong passò una notte tranquilla. All'alba chiamò i due generali e li ringraziò caldamente della pena che si erano data: "Da quando mi sono ammalato non dormivo da parecchi giorni, ma grazie alla vostra imponente presenza ho passato una notte davvero riposante. Vi prego di ritirarvi e di prender respiro, prima di ritornare a montare la guardia stasera."
I due ringraziarono e uscirono.
Per due o tre notti tutto restò quieto. Ma l'imperatore perdeva l'appetito e la sua malattia si aggravava. Inoltre gli dispiaceva che i suoi ufficiali si dessero tanta pena. Perciò convocò i ministri e disse: "Negli ultimi tempi ho ritrovato la quiete, ma al prezzo di tener svegli i miei due generali tutte le notti. Penserei di convocare qualche buon pittore che faccia loro dei ritratti somiglianti, e di appendere alla porta questi ritratti. Che ne dite?"
Secondo le istruzioni, si scelsero due artisti capaci di dipingere con molto realismo, che ritrassero ciascuno dei due ufficiali in tenuta di guerra(10). Per qualche notte, i ritratti appesi alla porta ebbero lo stesso effetto delle presenze reali e impedirono ogni incidente. Ma una volta il lancio di tegole e mattoni si ripeté dalla porta posteriore. L'indomani l'imperatore convocò nuovamente i suoi ministri: "Per fortuna tutto continua a essere tranquillo alla porta principale, ma la scorsa notte il baccano è ripreso alla porta posteriore. Non c'è forse da spaventarsi a morte?"
"Qin Shubao e Yuchi Jingde hanno protetto la porta davanti" disse Xu Mougong. "Affidiamo a Wei Zheng la protezione dell'altra porta."
Taizong approvò, e così giunse a Wei Zheng l'ordine di montare la guardia. Egli indossò l'armatura e restò di fazione davanti alla porta posteriore impugnando la spada castiga-draghi. Un nobile eroe!
In testa un copricapo in seta verde,
Stretta alla vita cintura di giada,
Maniche sventolanti al vento gelido,
Neri stivali di morbida nappa,
Il portamento altero di Lü o Shu.
Regge la lama che taglia i malvagi,
Rotea gli occhi severo da ogni parte:
Nessun demonio oserebbe mostrarsi.
E infatti durante la notte nessun essere malefico si mostrò. Ma la ritrovata pace notturna non arrestava il progredire della malattia dell'imperatore. Venne il giorno in cui la prima imperatrice dovette convocare i ministri per prendere le disposizioni sui funerali e sulla successione. Da parte sua, Taizong chiamò al suo capezzale Xu Mougong e gli fece le ultime raccomandazioni sugli affari di stato e sul figlio che gli sarebbe succeduto, con clausole simili a quelle che aveva stabilito Liu Bei, il sovrano di Shu. Quando ebbe finito, prese un bagno, si mutò d'abito e restò in attesa della sua ora. Wei Zheng, che era rimasto da parte, si avvicinò all'imperatore e gli tirò la manica: "Vostra maestà si rassicuri. So come garantirgli lunga vita."
"E come si può fare, al punto a cui siamo arrivati?"
"Darò a vostra maestà una lettera per i tribunali infernali; dev'essere consegnata a Cui Jué, giudice a Fengdu."
"Chi è questo Cui Jué?"
"Era un ministro dell'imperatore vostro defunto padre. Fu prefetto di Cishou, e poi vice presidente del ministero dei riti. Quand'era vivo, eravamo amici intimi. Da morto è diventato giudice a Fengdu, e tiene i registri dei vivi e dei morti. Lo rivedo spesso in sogno. Se gli consegnerete la lettera, per riguardo al vostro umile servitore vi lascerà certo ritornare. Troverà il modo di restituirvi al mondo dei vivi e di far ricomparire il vostro nobile volto nella capitale imperiale."
Taizong prese la lettera, se la fece scivolare nella manica, poi chiuse gli occhi e morì.
Le imperatrici e le concubine dei tre palazzi e delle sei corti, il principe ereditario e i funzionari civili e militari, tutti presero il lutto, mentre la spoglia imperiale riposava nel feretro nella sala della Tigre Bianca. Ma lasciamoli alle loro cerimonie.
L'anima di Taizong si incamminò attraverso il parco, uscì dalla Torre delle Cinque Fenici e incontrò un gruppo di cavalieri della guardia imperiale vestiti di bianco. I cavalieri proposero una partita di caccia. Taizong li seguì volentieri. Tutti i contorni erano incerti e sfumati, si camminava a lungo, a lungo, finché uomini e cavalli non si videro più. Vagava solitario in una steppa desolata e senza fine, in cui non appariva alcun segno di cammino. Una voce soffocata chiamò: "Da questa parte, imperatore dei grandi Tang!"
Taizong aguzzò gli occhi nella nebbia e vide un uomo
Col nero copricapo mandarino
E una cintura di rinoceronte.
Scendono dal berretto cordoncini
E fibbia d'oro ferma la cintura.
Veste seta cangiante e calzature
D'alta suola. Tavolette d'avorio
Regge con una mano, mentre l'altra
Stringe il registro dei vivi e dei morti.
Cavalca nubi e disperde le nebbie,
I capelli gli ondeggiano nel vento
E la gran barba al mento. Fu ministro
Dell'impero dei Tang, serve ora Yama.
Mentre Taizong gli andava incontro, si inginocchiò nella polvere ed esclamò: "Maestà! Vogliate perdonare al vostro servitore di non esservi venuto incontro a una maggiore distanza."
"Chi sei? Che cosa ti spinge a venirmi incontro?"
"Quindici giorni fa il vostro indegno servitore ha udito, nella Sala della Rete della Foresta delle Apparenze, la querela del fantasma del drago del fiume Jing, per promessa non mantenuta da vostra maestà, che lo avrebbe fatto giustiziare invece di salvarlo. Il grande re Qin Guang ha inviato gli uscieri fantasma per convocare vostra maestà davanti ai Tre Servizi, interrogarla e metterla a confronto. Reso edotto di questo, sono venuto qui ad aspettarvi, ma purtroppo giungo in ritardo. Vi supplico di volermi perdonare!"
"Quali sono il tuo nome e il tuo incarico?"
"Il vostro indegno servitore, da vivo, servì il precedente imperatore, prima come prefetto di Cishou e poi come vice presidente del ministero dei riti. Mi chiamo Cui Jué. La mia posizione attuale è di giudice istruttore nella capitale dei morti."
Felice di saperlo, Taizong lo aiutò a rialzarsi con le sue stesse mani imperiali: "Vi siete dato fin troppo disturbo. A proposito, ho una lettera per voi da parte del mio ministro Wei Zheng. Sono molto contento di avervi incontrato."
Il giudice espresse la propria riconoscenza e chiese di vedere la missiva. Taizong se la tolse dalla manica e gliela tese. Cui Jué la prese rispettosamente, l'aprì e lesse:
Il tuo fratello minore Wei Zheng, immeritevole del tuo affetto, si permette di indirizzare rispettosamente questa missiva a te, fratello giurato, eminente giudice Cui.
Quando penso ai nostri incontri di un tempo, mi sembra di riascoltare la tua voce e di rivedere il tuo volto. Da tanti anni ormai non vengo edificato dalla tua elevata conversazione. Ti posso solo presentare le mie offerte nelle ricorrenze, senza nemmeno sapere se ti sono gradite. Ma sono felice che tu non mi abbia abbandonato e mi visiti in sogno. Così ho saputo dell'alta promozione del mio caro e rispettato fratello. Ahimè! i mondi della luce e delle tenebre sono separati da un tale abisso, che ci vieta di incontrarci.
Oggi ti scrivo in occasione della morte improvvisa di Taizong, l'imperatore Wen. Suppongo che debba comparire davanti ai Tre Servizi, e dunque lo incontrerai. Ti prego, in nome della nostra amicizia di una volta, di consentirgli di ritornare fra i vivi, se esiste la minima possibilità. Sarebbe un'eccezionale testimonianza del tuo affetto, di cui ancora ti ringrazio. Credimi, tuo...
La lettura riempì di gioia il giudice, che disse: "So che Wei Zheng ha proceduto in sogno all'esecuzione capitale del drago, e lo ammiro per questo atto di giustizia. Inoltre gli sono obbligato per la cura che si è preso dei miei figli e nipoti. Dopo avermi dato questa lettera, vostra maestà può rassicurarsi: il vostro indegno servitore garantisce che ritornerete fra i vivi e salirete di nuovo la soglia del vostro palazzo."
Taizong espresse la sua gratitudine.
Mentre parlavano si accostarono due valletti vestiti di blu, che reggevano uno stendardo e un prezioso ombrello. Essi gridarono: "Invito del re Yama! Invito!"
Taizong si mise dunque in cammino con il giudice e i due valletti. Giunsero ai piedi di alte mura; sulla porta era appesa una grande targa con l'iscrizione in lettere d'oro:
PREFETTURA DEL PAESE DELLE TENEBRE - PASSAGGIO DEI FANTASMI
Uno dei valletti si pose alla testa del corteo, agitando il suo stendardo, ed entrarono in città. Mentre percorrevano una via, Taizong riconobbe il suo predecessore Li Yuan, il defunto fratello maggiore Jiancheng e il minore Yuanji; essi si fecero avanti gridando: "Portano Li Shimin! È arrivato Li Shimin!"
I due fratelli lo aggredirono, e volevano colpirlo e chiedergli ragione della loro morte. Taizong non sapeva come evitarli, e sarebbe rimasto nelle loro mani se il giudice Cui non avesse chiamato in aiuto un demonio dal muso azzurro armato di spaventosi uncini. Esso abbaiò l'ordine di stare lontani da Taizong, che poté liberarsi e proseguire per la sua strada. Dopo qualche li, giunsero a un magnifico edificio di vari piani con ampie terrazze, coperto di tegole verdazzurre.
Nuvole colorate in alti cumuli
Son mescolate con rossastre strie,
Circondando gli strani musi in pietra
Sul tetto scintillante allineati.
Le porte son chiodate d'oro rosso
Ed è la soglia un blocco in bianca giada.
Dalle finestre sporgono bandiere,
Pendono stuoie di tutti i colori.
Torri snelle si innalzano nel cielo
E gallerie tortuose le collegano.
Spire d'incenso salgon dai tripodi,
Dietro le imposte brillano lanterne.
Sono di guardia diavoli feroci,
Testa di bue o muso di cavallo.
Targhe e insegne contengono segnali
Per smistare le anime dei morti.
L'edificio contiene il tribunale
Infernale, dove giudica Yama.
Mentre Taizong contemplava l'edificio e il va e vieni della folla, scesero dalle scale - fra un tintinnio di pendenti di giada e di metallo, ed effluvi di incenso - due file di inservienti con candele in mano, seguiti dai dieci giudici infernali. Venivano dalla Sala della Rete della Foresta delle Apparenze per ricevere Taizong, al quale si inchinarono. Per modestia l'imperatore voleva rifiutarsi di prendere la testa del corteo, ma i dieci giudici dicevano: "Vostra maestà è re fra i vivi, come noi lo siamo fra i morti. Ciascuno al suo posto, perché tanti complimenti?"
"Io, che vi ho offeso, come avrei l'audacia di discutere di precedenze tra vivi e morti?"
Dopo interminabili manifestazioni di modestia, Taizong accettò di camminare in testa al corteo e di entrare nella Sala della Rete, dove fu collocato al posto d'onore dopo avere scambiato con i suoi dieci ospiti altri complimenti.
Si avanzò quindi il re Qin Guang, giungendo compitamente le mani, e gli disse: "Il drago fantasma del fiume Jing si è querelato contro vostra maestà per rottura di promessa. Ci potete dire come stanno le cose?"
"Ho sognato che il buon drago mi chiedeva di salvargli la vita, e in effetti gliel'ho promesso. Era incorso sconsideratamente in una grave colpa e doveva essere punito: il mio ministro Wei Zheng era stato incaricato di decapitarlo. Ho convocato Wei a palazzo per giocare a scacchi, senza immaginare che l'esecuzione potesse avvenire in sogno. Si è trattato di uno stratagemma divino; e del resto non c'è dubbio che il re drago doveva scontare il proprio delitto con la morte. In che cosa consiste la mia colpa?"
I dieci re si inchinarono e ammisero: "Ancor prima della sua nascita, era scritto nel registro dei morti della costellazione del Cucchiaio che questo drago sarebbe perito per mano di un giudice umano. Lo si sapeva, ma egli ha insistito moltissimo perché vostra maestà venisse chiamata personalmente a rispondere davanti ai Tre Servizi. Del resto l'abbiamo già spedito al Mulino della Trasmigrazione e siamo molto spiacenti di avervi disturbato pregandovi di onorarci della vostra presenza. Speriamo che vostra maestà consideri con indulgenza le nostre insistenze."
Chiesero quindi al giudice che teneva il registro dei vivi e dei morti di verificare il corso della vita accordata dal Cielo a sua maestà. Il giudice Cui corse subito in ufficio per cercare lo specifico registro dei sovrani di tutti i paesi dell'universo, e prese a sfogliarselo in privato. Rimase sconcertato nel constatare che il termine del regno dell'imperatore Taizong dei grandi Tang del Jambudvîpa, il continente del sud, era fissato appunto al tredicesimo anno dell'era Contemplazione della Virtù. Prese un grosso pennello imbevuto di inchiostro e aggiunse due tratti al primo carattere, poi andò a consegnare il registro ai dieci re. Questi incominciarono a sfogliare lentamente dalla prima pagina, e quando giunsero a Taizong lessero che doveva regnare trentatré anni. Il re Yama, sorpreso, chiese: "Scusate, maestà, da quanti anni regnate?"
"Oggi sarebbe proprio l'anniversario della mia ascesa al trono, avvenuta tredici anni fa."
"Vostra maestà si rassicuri: avete ancora vent'anni da vivere. Ormai il caso è chiarito e non vi sono obiezioni al vostro ritorno fra i vivi."
Taizong s'inchinò e ringraziò. I dieci giudici incaricarono Cui e il maresciallo Zhu di riaccompagnarlo.
Prima di uscire dalla sala, Taizong levò in alto le mani giunte e chiese: "Che prospettive di vita hanno i miei, nel mio palazzo?"
"Stanno tutti bene; salvo, temiamo, la vostra giovane sorella, che sembra non dover vivere eternamente."
Taizong rinnovò i ringraziamenti: "Che cosa potrò offrirvi, ritornando fra i vivi, per esprimervi la mia gratitudine? Forse dei meloni..."
"Ci faranno molto piacere" risposero soddisfatti i giudici. "Qui abbiamo meloni dell'Est e dell'Ovest, ma non del Sud."
"Ve li farò mandare appena arrivo a casa" promise Taizong.
Con altri inchini, si lasciarono.
Il maresciallo apriva la marcia reggendo lo stendardo guida-anime, mentre il giudice Cui la chiudeva per coprire le spalle a Taizong. Dovevano uscire dal regno delle tenebre; Taizong supponeva di dover ripetere a ritroso il percorso dell'andata, ma la strada gli risultò sconosciuta.
"Non ci stiamo per caso sbagliando?" chiese al giudice.
"No. C'è una strada per entrare negli Inferi e un'altra per uscirne. Dobbiamo far passare vostra maestà dal Mulino della Trasmigrazione; così si farà un'idea degli impianti e percorrerà la strada della reincarnazione."
Taizong non aveva altra scelta che di seguire le sue guide.
Dopo qualche li, raggiunsero un'alta montagna coperta di cupe nubi, che scendevano fino alle pendici più basse formando una nebbia fitta.
"Maestro Cui, come si chiama quella montagna?" si informava Taizong.
"È il Monte Porta delle Tenebre del Mondo delle Ombre."
"E come si può superare?" chiese inquieto Taizong.
"Vostra maestà non si preoccupi; siamo qui per guidarla."
Taizong tremava. Giunto alla sommità di una rupe, contemplò il panorama:
Forme aspre, tormentate e contorte,
Ripide più delle montagne di Shu,
Con strapiombi profondi più che a Lu.
Non montagne famose in questo mondo,
Ma tormenti del mondo tenebroso:
Mostri nei boschi di arbusti spinosi
E diavoli all'agguato in ogni anfratto.
Non vi è canto di uccelli. Solo volano
Nere forme spettrali avanti agli occhi.
Vento di morte spinge nera nebbia.
Nel buio i diavoli stridono e ansimano.
Mancan forme e colori nello spazio
Indefinito. Vi son picchi e grotte,
Alte cime ed i letti dei torrenti.
Ma non cresce erba, i picchi non si stagliano
Nel cielo blu, nessuno si arrampica
Sopra le cime, né ospitan le grotte
Nuvole azzurre, il letto dei torrenti
È privo d'acqua. Dovunque all'aperto
Formicolano spettri; nelle grotte
Stanno annidati diavoli selvaggi,
Nel letto dei torrenti si aggrovigliano
Le anime in pena come serpi viscide.
Teste di bue e musi di cavallo
Vanno vociferando, mentre gemono
E piangono i fantasmi affamati.
Il giudice trasmette brusco gli ordini,
Nella sua borsa il cacciatore d'anime
Moduli e carte getta indifferente.
Nebbia e tormenti!
Taizong, sperduto, si sentiva interamente nelle mani del giudice Cui. Camminando passavano davanti ai recinti di numerosi yamen; ne venivano urla stridule, mentre ripugnanti apparizioni facevano capolino dalle porte.
"Dove siamo?" chiedeva Taizong.
"Questi sono i diciotto inferni dietro il Monte delle Tenebre."
"Sono proprio diciotto?"
"Certo. Permettetemi di enumerarli:
"Ci sono l'inferno lacera-tendini, quello della buia pena e quello della fossa di fuoco: non contengono che tormenti e desolazione; vi sono castigati coloro che hanno commesso parecchi tipi di peccati.
"Ci sono l'inferno della Capitale, quello tenaglia-lingua e quello scortica-vivo: lì pianti, gemiti, scoraggiamento e prostrazione; vi si puniscono la slealtà e l'empietà che offende la religione; ci cadono gli ipocriti con la bocca di buddha e il cuore di serpente.
"Ci sono l'inferno trita-mulino, quello macina-pepe e quello spiaccica-ruota: la pelle scoppia, le carni sono disintegrate, i denti digrignano; ci vanno imbroglioni e adulatori.
"Poi ci sono l'inferno di ghiaccio, quello delle mutilazioni e quello degli sbudellamenti: lì la gente è sporca e scarmigliata, corruga la fronte, strizza gli occhi; ci va chi turlupina la gente semplice, imponendole falsi pesi e falsi vincoli.
"Ci sono l'inferno olio-bollente, quello delle tenebre e quello del monte dei coltelli: si trema e ci si lamenta. Ci cade chi affligge i buoni con la violenza e la brutalità; i condannati curvano la schiena e incassano la testa fra le spalle, ma non possono sottrarsi ad atroci sofferenze.
"Infine ci sono l'inferno lago-di-sangue, quello forno-senza-perdono e quello del flagello-e-bilancia: lì si scortica fino all'osso, si frantumano le membra e si strappano i tendini; ci cade chi uccide per cupidigia, o massacra gli animali.
"Difficile uscire, anche dopo mille anni. Là dentro si intristisce eternamente, senza speranza di remissione. Si è legati e incatenati, in balia di diavoli dai capelli rossi e dalle facce nere, armati di lunghe lance e corte spade. Teste di bue e musi di cavallo picchiano a sangue con le loro mazze di bronzo e verghe di ferro. Chiedere pietà non serve a nulla: qui non ascoltano né il cielo né la terra.
"La coscienza non si può ingannare, e gli dèi non perdonano. Il bene e il male vengono sempre retribuiti: che avvenga prima o poi, è solo questione di tempo."
Taizong si sentiva gelare di paura.
Più avanti incrociarono una squadra di soldati fantasma con bandiera e gagliardetti. Si inginocchiarono e annunciarono: "Siamo le guardie dei ponti, venute ad accogliervi."
Il giudice ordinò loro di rialzarsi e di ripartire. Continuando il cammino, fece attraversare a Taizong il Ponte d'Oro. Si vedeva a qualche distanza il Ponte d'Argento, su cui passava gente leale, pia, saggia e buona, animata da giustizia e rettitudine, inquadrata anch'essa da bandiere e gagliardetti.
C'era anche un altro ponte avvolto in gelidi venti di tormenta, sotto il quale scorrevano mugghiando onde di sangue, mentre risonavano gridi disperati e singhiozzi.
"Come si chiama quel ponte?" chiese Taizong.
"È il Ponte Senza Appello. Cercate di ricordarvene, quando sarete di ritorno, e fatelo conoscere. Questo ponte
Sopra le acque mugghianti
Via stretta e perigliosa,
Supera un fiume sinistro
Su cui nessuno naviga.
Ne giunge un soffio di morte,
I miasmi ti dan la nausea.
Piedi nudi, scarmigliati,
Sulle tavole sconnesse
Non circolan che dannati.
Lunghezza di molti li,
Altezza di cento piedi,
Ma privo di corrimano.
Se cadi, son pronti a coglierti
I mostri più ripugnanti;
Dai rami di quei cespugli
Pendon brandelli di carne.
Lungo le sponde si annidano
Sanguinarie megere;
Cani e serpenti si disputano
Le membra dei disgraziati.
Chi cade non ha salvezza.
Lo testimoniano anche i versi:
Pianti e lunghi singhiozzi
Si elevano a mille tese
Sopra i flutti di sangue.
I démoni infernali
Orribili montan la guardia
Sopra il ponte dei morti.
Taizong ascoltava e guardava, ammutolito dalla paura; si limitava a scuotere il capo e sospirare. Depresso e angosciato seguiva i suoi compagni. Attraversarono il sinistro corso del Senza Appello e l'amara regione del Lago di Sangue. Quando giunsero alla città di Malamorte, si sentì gridare intorno: "Arriva Li Shimin! Arriva Li Shimin!"
Le grida terrorizzarono definitivamente Taizong. Una folla di demoni gli sbarrava la strada; chi non aveva gambe, chi era privo di testa.
"Rendici la nostra vita!" urlavano, "rendici la nostra vita!"
Preso dal panico, Taizong cercava inutilmente di sottrarsi e gridava con voce bianca: "Maestro Cui, aiuto! Salvatemi!"
"Maestà" spiegava il giudice, "questi erano i vagabondi e i briganti dei trentasei distretti, gli accoliti di ogni specie di caporioni e capibanda, tutti votati alla mala morte senza nessuno che si occupasse di loro. Poiché non hanno risorse né viatico, sono fantasmi sbandati, abbandonati al freddo, alla fame e alla solitudine. Per salvarsi da loro, bisognerebbe distribuire un po' di denaro."
"Ma io sono venuto qui a mani vuote, come posso fare?"
"Vostra maestà, un vivente ha accumulato qui un cospicuo deposito. Se vostra maestà volesse firmare una cambiale, io la potrei avallare. Dovreste prendere in prestito un intero magazzino e distribuirlo a questi fantasmi affamati; sono certo che così riusciremmo a passare."
"Di chi si tratta?"
"È un certo Xian Liang, e abita nella prefettura di Kaifeng, nel Henan. Qui ha tredici magazzini pieni d'oro e d'argento. Il debito si può estinguere anche nel mondo dei vivi."
Rinfrancato, Taizong firmò contratto e cambiale, preparati dal giudice. Il maresciallo provvide a vuotare interamente il magazzino d'oro e d'argento. Il giudice si rivolse allora ai fantasmi: "Dividete in parti uguali, e lasciate stare questo Padre degli eminenti Tang. Non ha concluso il corso della sua vita. Lo sto riaccompagnando dai vivi per ordine dei dieci giudici, e gli chiederò di far celebrare per la vostra salute una grande Cerimonia dell'Acqua e della Terra. Non facciamo storie! Circolare!"
I fantasmi si fecero da parte per contare i soldi. Il giudice raccomandò al maresciallo di tenere ben alto il suo stendardo guida-anime e condusse Taizong oltre la città di Malamorte. Presto raggiunsero una strada pianeggiante, larga e luminosa, e proseguirono comodamente.
Se poi volete sapere dove portava quella strada, ascoltate il seguito.