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011 LA SCELTA DI XUANZANG · IN CUI IL SOVRANO DEI TANG, RITORNATO IN VITA, PRATICA IL BENE; E XIAO YU, PREOCCUPATO PER LA SALVEZZA DELLE ANIME IN PENA, GIUSTIFICA LA PORTA DEL VUOTO.

Attesta il poema:

Passano gli anni come scorre l'acqua,

Dura la vita non più della schiuma:

Ieri un volto di pesca,

Oggi le tempie grigie.

Fu il tuo passato un sogno di formiche(11),

La nostalgia d'un canto di cuculo.

Ma atti segreti che piacciano al Cielo

Sono fonte di vita.

Ritorniamo a Taizong, che seguiva il giudice Cui e il maresciallo Zhu dopo essere sfuggito alle vittime di ingiustizie che chiedevano riparazione. Marciarono a lungo, finché giunsero all'inizio dei Sei Cammini della Trasmigrazione. Un flusso ininterrotto di monaci, suore, preti taoisti, laici, bestie, uccelli, demoni e diavoli veniva trascinato in alto fino alle nuvole o portato giù nell'abisso dalla ruota della trasmigrazione, che spingeva ciascuno sul cammino assegnato.

"Che cosa significa?" chiese l'imperatore.

"Maestà" rispose il giudice "ora che il vostro spirito illuminato percepisce la sua natura di buddha, dovete porre attenzione a ciò che vedete e farlo conoscere ai vivi. Questi sono i Sei Cammini della Trasmigrazione: chi ha praticato il bene, sale e diventa un immortale; chi è stato leale fino in fondo, rinasce fra gli onori; i pii rivivono seguendo il cammino della felicità; i giusti si reincarnano come uomini, i virtuosi come ricchi, i malvagi sprofondano nel cammino demoniaco."

L'imperatore scosse il capo sospirando, e disse:

"Il bene porta bene,

È felice chi lo fa.

Brutt'affare l'astuzia

E i cattivi pensieri.

Gli dèi ci attribuiranno

meritato compenso."

Il giudice accompagnò Taizong alla porta del Cammino degli Onori e lo salutò dicendo: "Maestà, uscirete seguendo questo cammino. Qui l'umile giudice che sono deve salutarvi e ritornare indietro. Ma il maresciallo Zhu vi accompagnerà per un'altra tappa."

"Sono desolato, maestro, di avervi costretto a percorrere tanta strada."

"Mi raccomando, quando vostra maestà sarà ritornata fra i vivi, non manchi di far celebrare la Grande Cerimonia dell'Acqua e della Terra in suffragio delle anime abbandonate. Fatelo a ogni costo. Se verranno tacitate le rimostranze del mondo delle tenebre, il mondo della luce godrà della Grande Pace. Se sarete instancabile nel riformare i costumi e guiderete tutti con il buon esempio, siate sicuro che vostra maestà sarà la gloria delle generazioni future, e il vostro dominio terrestre ne risulterà consolidato."

L'imperatore approvò le esortazioni, si congedò dal giudice e oltrepassò la porta in compagnia del maresciallo Zhu. Subito vide un cavallo baio dalla criniera nera, riccamente bardato. Zhu lo aiutò a montare in sella, e il cavallo partì come una freccia.

Giunsero sulla riva del fiume Wei e videro una coppia di carpe dorate che saltavano a gara sull'acqua. L'imperatore si fermò a osservare: lo spettacolo lo affascinava.

"Maestà!" gridava Zhu. "Dobbiamo entrare in città prima che sia troppo tardi!"

L'imperatore, intento allo spettacolo, non si muoveva. Il maresciallo lo afferrò per un piede, gridò: "Che cosa aspettate?" e lo rovesciò nel fiume con un tonfo. Fu così che Taizong sfuggì al mondo delle ombre e si ritrovò in quello dei vivi.

Intanto, alla corte dei Tang, gli alti dignitari civili e militari si erano riuniti nel palazzo dell'est per assistere e proteggere il principe ereditario, che celebrava il lutto nella Sala della Tigre Bianca con l'imperatrice, le concubine imperiali, le dame di corte e il capo dei servizi. L'opinione unanime era che si dovesse proclamare il lutto in tutto l'impero e procedere a incoronare il principe ereditario. Ma intervenne Wei Zheng: "Signori, non lo fate! Non si deve! Mettere in allarme le province potrebbe avere gravi conseguenze. Aspettate un giorno: il sovrano ritornerà in vita."

"Il nostro ministro non sa quello che dice!" esclamò Xu Jingzong. "Dice l'adagio: non puoi raccogliere l'acqua versata, non può tornare chi è dipartito. A che pro queste affermazioni bizzarre, che possono turbare gli spiriti? È insensato."

"Maestro Xu, sappiatelo: il vostro umile collega si è istruito sin da fanciullo nelle arti dell'immortalità. I miei calcoli sono chiari: sua maestà non è morta."

Mentre si discuteva, si udì una voce ripetere gridando: "Mi affoga! Mi ha affogato!". Veniva dal feretro. Tutti furono presi dal panico: i mandarini civili e militari perdevano la testa, l'imperatrice e le altre spose imperiali tremavano come foglie. Ciascuno aveva

Il volto scolorato come foglie di gelso

Dopo l'autunno,

Ed il corpo accasciato come ramo di salice

Avanti primavera.

Il principe non si reggeva in piedi,

Gli cadeva il bastone dalle mani.

Il capo dei servizi non sapeva

Più in che mondo vivesse. Come fiori

Da bufera distrutti eran le dame.

Tremanti, a bocca aperta, i cortigiani.

Come un ponte crollato era la sala,

La gran pedana delle cerimonie

Era come pagoda scoperchiata.

Tutti volevano allontanarsi dalla bara, la sala finì per vuotarsi. Il nobile Xu Mougong, il coraggioso Qin Qiong e il temerario Hu Jingde si avanzarono verso il feretro gridando: "Vostra maestà ci faccia sapere che cosa lo opprime; ma per favore non terrorizzi i suoi parenti giocando ai fantasmi."

"Non gioca ai fantasmi" tagliò corto il lucido Wei Zheng. "Semplicemente, è ritornato in vita. Ci occorrono delle leve per alzare il coperchio."

Aprirono il feretro, e infatti Taizong non ci stava disteso, ma seduto; e gridava: "Mi voleva affogare! Chi mi ha tirato fuori?". Xu Mougong lo sostenne: "Svegliatevi! Non avete nulla da temere. Siamo tutti qui per proteggere vostra maestà."

Infine l'imperatore aprì gli occhi e disse: "Che brutta esperienza! Quando ero appena sfuggito ai diavoli orrendi dell'inferno, mi hanno voluto affogare."

"Vostra maestà si rassicuri. Ma che cos'è questa storia dell'affogamento?"

"Cavalcavo in riva alla Wei, guardavo due carpe dorate che giocavano nell'acqua, quando il maresciallo Zhu mi ha gettato in acqua a tradimento per affogarmi."

"Vostra maestà sente ancora l'alito dei fantasmi" concluse Wei Zheng, e fece portare un decotto calmante. Gli diedero anche pappa di riso, e dovette mangiarne parecchia prima di ritornare in condizioni normali e riconoscere cose e persone.

Fra la morte dell'imperatore e il suo ritorno erano trascorsi tre giorni e tre notti. Come dicono i versi:

Ne accadono al mondo di tutti i colori,

Successi, insuccessi, e mille stranezze.

Ma niente di simile è mai stato visto.

Al cader della notte gli alti dignitari raccomandarono all'imperatore di andare a coricarsi negli appartamenti privati, e si ritirarono.

L'indomani indossarono, invece degli abiti di lutto, vesti di colore vivace, mantelli scarlatti con berretti neri, cinture di porpora con fibbie d'oro, e si recarono al portale delle udienze.

Taizong, che aveva goduto di un lungo sonno riparatore, si era alzato al mattino pieno di energia e aveva ritrovato tutta la sua dignità:

Grande corona in capo, con veste ocra e rossa,

La cintura di giada azzurra di Lantian,

Con i piedi calzati da stivali imperiali,

Oggi impugna di nuovo del potere le redini

Con rinnovato ardore e grande maestà.

Un grande imperatore di pace e di giustizia,

Li, dal mondo dei morti ritornato alla vita.

Il sovrano salì alla Sala Preziosa delle Campanelle d'Oro e riunì in assemblea i funzionari civili e militari. Dopo averlo applaudito, ciascuno prese posto secondo il suo rango. L'imperatore ordinò: "Coloro che devono presentare comunicazioni si facciano avanti; gli altri possono ritirarsi."

I dignitari, da destra e da sinistra, avanzarono fino ai gradini di giada bianca, si prosternarono e chiesero: "Come mai vostra maestà ha tardato così a lungo a risvegliarsi dal suo ultimo sogno?"

"Quel giorno, quando Wei Zheng mi diede la lettera, la mia anima uscì dalla sala. Alcune guardie della Foresta di Piume mi invitarono a caccia. Procedemmo per un buon tratto, ma esse scomparvero senza lasciar traccia. Incontrai il mio defunto padre e i defunti fratelli, che mi aggredirono; non sapevo come liberarmene, ma un uomo in abito nero gridò loro di allontanarsi: era il giudice Cui Jué. Gli consegnai la lettera di Wei Zheng. Due valletti vestiti di blu, che reggevano uno stendardo, mi condussero nella Sala della Rete della Foresta delle Apparenze, dove sedevano i dieci giudici infernali. Mi esposero il caso dell'infondata querela del drago del fiume Jing, che mi accusava di averlo lasciato giustiziare dopo che gli avevo promesso di salvarlo. Spiegai com'erano andate le cose. Mi dissero che il caso era già stato esaminato e archiviato dai Tre Servizi. Poi si fecero portare dal giudice Cui il registro dei vivi e dei morti, per verificare il tempo assegnato della mia vita. Il re Yama disse che il Cielo mi concedeva trentatré anni di regno; poiché ne erano trascorsi solo tredici, ne rimanevano altri venti. Perciò incaricarono il giudice Cui e il maresciallo Zhu di riaccompagnarmi. Al momento del congedo promisi ai dieci giudici di inviar loro dei meloni per attestare la mia gratitudine. Lasciata la sala, visitai gli inferni, dove i traditori, gli empi, gli ingiusti, i truffatori, i ladri e gli stupratori subiscono i peggiori supplizi e sono pestati, bruciati, tagliati, fritti, scorticati e impiccati: mille scene indimenticabili. Poi arrivai nella città di Malamorte, abitata da una quantità incredibile di anime in pena, briganti e banditi, che mi sbarrarono la strada. Per fortuna potei prendere in prestito, con l'avallo del giudice Cui, un intero magazzino d'oro e d'argento da un certo Xian Liang del Henan; con quel denaro mi riscattai dai fantasmi e proseguii il viaggio. Al momento di lasciarmi, il giudice Cui mi raccomandò molto di far celebrare, al mio ritorno fra i vivi, una grande cerimonia in suffragio delle anime abbandonate. All'ingresso dei Sei Cammini della Trasmigrazione, il maresciallo Zhu mi invitò a montare un cavallo che mi portò di volo sulle rive del fiume Wei. Mentre mi divertivo a osservare le evoluzioni di una coppia di pesci nell'acqua, il maresciallo mi ci gettò dentro. Fu a questo punto che ritornai in vita."

Tutti i cortigiani si felicitarono. Si scrisse una relazione sui fatti e la si inviò ai funzionari delle prefetture e sottoprefetture di tutto l'impero; e anche loro si felicitarono.

Taizong proclamò un'amnistia generale. Inoltre promosse un'indagine sulle condanne a morte; i giudici redassero un elenco di oltre quattrocento criminali condannati all'impiccagione o alla decapitazione dal ministero della giustizia. Taizong permise loro di ritornare a casa, per dire addio a parenti e amici, e per disporre del loro patrimonio prima di essere condotti al luogo del supplizio; in questi casi non si applicava l'amnistia, ma l'esecuzione della pena veniva ritardata di un anno. I condannati ringraziarono del beneficio. Un altro editto fu promulgato per aiutare gli orfani. Infine l'imperatore ordinò che tremila seicento donne di ogni età, chiuse nel palazzo imperiale, fossero maritate a soldati.

Si instaurò il regno del bene, all'interno come all'esterno. Lo attestano i versi:

Il sovrano dei Tang è d'immensa virtù,

Dona prosperità ben più di Yao e Shun.

I condannati a morte son stati liberati,

Le ragazze rinchiuse han lasciato il palazzo.

Gli fanno i mandarini voti di lunga vita

E felicitazioni i ministri alla corte.

Il cielo non potrà che soddisfare ai voti

E rendere felici venti generazioni.

Un proclama fu affisso in tutto l'impero:

Nulla sfugge né al sole né alla luna

Che rischiarano ogni angolo del mondo.

I malvagi non sono tollerati.

A ciascuno si dà secondo il merito.

Segui il destino, non esser violento,

Pratica il bene. A che leggere sutra,

Se poi si nuoce al prossimo?

In tutto l'impero tutti praticavano il bene. Si affisse anche un avviso di ricerca di saggi che si incaricassero di portar meloni all'altro mondo. Hu Jingde fu inviato a Kaifeng, nel Henan, a visitare Xian Liang per rimborsarlo.

Per la missione dei meloni si presentò un volontario: un certo Liu Quan di Junzhou, un milionario. Sua moglie si chiamava Li Cuilian, cioè Loto Azzurro Li. Un giorno, mentre guardava dalla porta di casa la gente che passava, aveva dato in elemosina a un monaco una spilla d'oro. Il marito l'aveva rimproverata perché si era permessa di uscire dagli appartamenti interni, e aveva continuato per un po' su quel tono. Lei ne era rimasta indignata e sconvolta al punto da impiccarsi. Aveva lasciato due bambini, che piangevano giorno e notte. Liu Quan non poteva sopportare lo spettacolo desolante e non vide altra soluzione che di rinunciare anche lui alla vita. La ricerca del portatore di meloni per l'altro mondo gli offriva l'occasione; perciò strappò dal muro il manifesto e si presentò all'imperatore. Questi lo spedì al Servizio del Padiglione d'Oro, dove gli misero sulla testa un paio di meloni, nella manica qualche biglietto di moneta dei morti in carta gialla, e in bocca un farmaco adatto.

Liu Quan morì avvelenato. La sua anima arrivò, con i meloni in testa, alla frontiera dei fantasmi. Il diavolo di guardia gridò: "Chi sei, per avere l'audacia di presentarti qui?"

"Per ordine di sua maestà imperiale Taizong dei grandi Tang, ho la missione speciale di portare meloni destinati ai dieci re dei tribunali infernali."

La guardia, allora, lo accolse gentilmente e lo guidò fino alla Sala della Rete della Foresta delle Apparenze. Liu Quan fu ricevuto dai giudici e consegnò i meloni dicendo: "A nome del sovrano dei Tang, sono venuto da lontano per offrirvi questi frutti, in ringraziamento della vostra generosa ospitalità."

"Il vostro Taizong è un uomo per bene e di parola" esclamò soddisfatto Yama. Fece riporre i meloni e chiese al messaggero da dove veniva e qual'era il suo nome.

"Vengo da Junzhou, dove sono registrato come popolano, e mi chiamo Liu Quan. Mia moglie si è impiccata lasciando i suoi bambini, e io ho accettato di abbandonare la famiglia e di sacrificare la vita apposta per portarvi i meloni."

I giudici ordinarono di mettere gli sposi a confronto. L'usciere fantasma andò a cercare la moglie e la condusse nella Sala della Rete. Liu Quan ringraziò i dieci re e li aggiornò a sua volta sui fatti più recenti. Yama fece verificare il registro dei vivi e dei morti; quando seppe che i due sposi vi figuravano per una vita poco meno che immortale, li volle rispedire via immediatamente. Ma il cancelliere fece notare che la donna stava all'inferno da troppo tempo e il suo cadavere si era guastato: "Dove la dobbiamo mettere?"

"Deve morire Li Yuying, la sorella minore dell'imperatore; ecco dove puoi metterla" rispose Yama.

Il funzionario annuì e condusse le due anime fuori dal mondo delle ombre. Un vortice di burrasca infernale li portò dritti alla porta principale di Chang'an, depositò il marito nel Padiglione d'Oro e soffiò dentro la corte interna del palazzo portandovi Loto Azzurro. La principessa passeggiava lentamente sull'erba, quando il vortice la investì e la gettò a terra; quindi le strappò l'anima e le ficcò in corpo quella di Loto Azzurro. Poi se ne andò per i fatti suoi.

Le cameriere si precipitarono nella Sala delle Campanelle d'Oro per annunciare all'imperatrice dei tre palazzi: "Sua altezza la principessa è caduta morta!"

L'imperatrice, spaventata, fece avvertire Taizong, che scosse tristemente il capo: "Me l'aspettavo. Quando avevo chiesto ai giudici infernali notizie sulla salute delle persone di casa, mi avevano risposto che tutti stavano bene, ma che temevano che la vita della sorellina non durasse a lungo. È andata come avevano detto."

Tutti accorsero afflitti, ma quando giunsero alla corte interna constatarono che la principessa respirava ancora, seppur debolmente.

"Non piangete! Non la spaventate!" ingiungeva l'imperatore.

Si avanzò per sollevarla con le sue mani, mentre la chiamava: "Sorella, svegliati, svegliati!"

La principessa si volse bruscamente a occhi chiusi e gridò: "Aspettami, non correre così svelto!"

"Sono io, sorellina" diceva Taizong.

Lei alzò il capo, aprì gli occhi, lo guardò ed esclamò: "Ma chi sei? Perché mi metti le mani addosso?"

"Sono tuo fratello, l'imperatore; e questa è tua cognata, l'imperatrice."

"Ma via! Non ho né fratelli né cognate che vi assomiglino. Sono una Li, mi chiamo Loto Azzurro" affermava la principessa, "e mio marito si chiama Liu Quan. Siamo di Junzhou. Tre mesi fa mio marito mi diede della svergognata, soltanto perché avevo dato una spilla d'oro in elemosina a un monaco; mi offesi tanto che mi impiccai a una trave con un cordone di seta bianca, abbandonando i miei due bambini. Quando mio marito fu inviato dall'imperatore a portar meloni all'altro mondo, il re Yama ebbe compassione di lui e ci rispedì sulla terra tutti e due. Lui camminava davanti; io cercavo di tenergli dietro, ma sono inciampata. Comunque non vi potete permettere queste familiarità con me, non ci conosciamo nemmeno."

Taizong commentò con il suo seguito: "Suppongo che abbia la testa confusa dopo lo svenimento."

Ordinò che la corte di medicina le somministrasse una pozione e l'accompagnò al coperto sorreggendola.

Più tardi, mentre l'imperatore era nella sala delle udienze, un ufficiale di servizio inaspettatamente gli annunciò: "Maestà, l'uomo dei meloni, Liu Quan, è ritornato in sé e attende i vostri ordini alla porta."

Stupefatto, l'imperatore ordinò di farlo entrare. Quando l'uomo si fu prosternato, gli chiese: "Com'è andata la consegna dei meloni?"

"Il vostro servitore è andato dritto alla frontiera dei fantasmi con i meloni in testa. Di là mi hanno condotto alla Sala della Rete della Foresta delle Apparenze, dove mi hanno ricevuto i dieci re infernali. Io ho consegnato i meloni esprimendo profusamente il vostro desiderio di attestare la più profonda gratitudine. Ne sono rimasti commossi e il re Yama vi ha elogiato: 'Che uomo per bene e di parola, l'imperatore Taizong!'"

"Hai visto niente di interessante, all'altro mondo?"

"Non mi sono mosso gran che e non ho visto niente di speciale. Però il re Yama mi ha chiesto come mi chiamavo e da dove venivo. Gli ho raccontato che mi ero presentato volontario perché mia moglie si era suicidata. Lui l'ha fatta cercare e ci siamo incontrati. Poi lui ha fatto guardare nel registro e ci ha detto che ne avevamo ancora per un bel pezzo, prima di morire. Perciò ci ha rimandati sulla terra. Mia moglie camminava dietro di me; l'ho persa di vista e non so dove sia finita."

"Per caso il re Yama ti ha detto qualcos'altro, a proposito di tua moglie?" inquisì Taizong sempre più stupito.

"A me il re Yama non ha detto altro, ma ho sentito il messaggero dei morti riferirgli che il cadavere di mia moglie non era più utilizzabile. Yama gli ha risposto che Li Yuying era più o meno in punto di morte, e che si poteva prendere in prestito il suo corpo per metterci l'anima di Loto Azzurro. Non so chi sia questa Li Yuying, Sorella dei Tang, secondo Yama. O forse sarà di una località chiamata Sorella dei Tang. Mi dovrò informare."

Queste parole permisero finalmente all'imperatore di comprendere la situazione. Si volse ai suoi ufficiali e disse: "Quando mi congedai dal signore Yama, gli chiesi notizie sul nostro palazzo. Mi rispose che tutti stavano bene, salvo la mia sorella minore. Era davvero caduta morta sull'erba. Mentre mi precipitavo per rialzarla e lei stava ritornando in sé, gridava: 'Marito, aspettami!' Pensavo che delirasse dopo lo svenimento. Ma quando la interrogai, il suo racconto corrispondeva esattamente a quello di Liu Quan."

"Se sua altezza imperiale ha perso momentaneamente la vita e poi l'ha ripresa parlando così" intervenne Wei Zheng, "dev'essere perché l'anima della moglie di Liu Quan è ritornata al mondo nel suo corpo. Sono cose che càpitano. Invitiamo qui la principessa e sentiamo che cos'ha da dire."

"Non so come stia adesso. Avevo ordinato di curarla alla corte di medicina" rispose l'imperatore; e mandò una dama di corte a cercarla.

La principessa era fuori di sé dall'agitazione. Urlava: "Che cosa sono queste medicine? Non le voglio! Questa non è casa mia! Noi stiamo in una bella casetta di mattoni, fresca e pulita. Niente a che vedere con questa baracca gialla come l'itterizia(12), con le imposte impiastrate di colori sgargianti. Fatemi uscire! Voglio andarmene!"

A questo punto entrarono quattro o cinque dame di corte e la portarono nella sala delle udienze, con l'aiuto di due o tre eunuchi.

"Sapresti riconoscere tuo marito?" le chiese l'imperatore.

"Che domanda!" esclamò la principessa. "Siamo stati promessi fin da bambini, e gli ho dato un figlio maschio e una femmina. Credo bene che lo saprei riconoscere!"

Taizong la fece accompagnare da un eunuco. Ai piedi dei gradini di giada bianca vide Liu Quan e gli si aggrappò: "Marito, perché non mi hai aspettato? Io ero caduta, e mi sono ritrovata in mezzo a questi matti che mi stanno sempre intorno e dicono cose senza senso. Si può sapere che cosa sta succedendo?"

Liu Quan la sentiva parlare come sua moglie, ma il viso era un altro, e non osava riconoscerla.

"È proprio il caso di dirlo!" esclamò l'imperatore,

"Ho visto nascer monti e terre sprofondare,

Ma giammai con un morto un vivo rimpiazzare!"

Il generoso sovrano offrì a Liu Quan il corredo di sua sorella, con abiti e gioielli, come se gliela desse in moglie. Inoltre lo esentò in perpetuo dalle tasse e gli permise di portarsela via. Gli sposi ringraziarono sua maestà dei suoi favori e ritornarono al loro paese tutti contenti.

Lo attestano i versi:

Sono predestinati vita e morte.

Ciascuno ha il proprio numero di anni.

Lui è ritornato nel mondo dei vivi,

Lei si è incarnata dentro un corpo altrui.

Nella città di Junzhou ritrovarono i figli e i propri beni. Va da sé che vissero proclamando i meriti delle buone azioni.

Occupiamoci del duca Yuchi, che era andato a visitare Xian Liang, nel Henan. L'uomo si guadagnava da vivere come venditore d'acqua e sua moglie, nata Zhang, vendeva vasellame sull'uscio di casa. Delle poche sapeche che guadagnavano usavano soltanto lo stretto indispensabile; il resto lo davano in elemosina ai monaci e bruciavano interi capitali di moneta dei morti, in biglietti gialli e argentei. Era così che avevano accumulato tanti meriti: tra i vivi erano poveri diavoli, ma nell'altro mondo Xian Liang era un grande banchiere. Quando videro un duca presentarsi alla loro porta con tanto denaro vero, i due restarono tramortiti. Per di più, intorno alla loro capanna, si accalcavano tutti i funzionari della prefettura con grande affollamento di carrozze e cavalli. I due vecchi, ammutoliti per lo stupore, si inginocchiarono e non sapevano fare altro che prosternarsi con la fronte a terra.

"Alzatevi, buona gente" disse Yuchi. "Sono un inviato imperiale, ma quello che vi porto da parte del mio signore è solo un rimborso."

"Noi non abbiamo mai avuto soldi da prestare a nessuno" rispose il vecchio, tremando. "Non potremmo mai accettare questa inspiegabile fortuna."

"Lo vedo che siete poveri. Ma aiutate i monaci e bruciate molta moneta dei morti; in questo modo avete accumulato una grande fortuna all'Inferno. Il nostro imperatore Taizong è morto, e poi è risuscitato dopo tre giorni; mentre visitava l'Inferno ha preso in prestito tutto l'oro e l'argento di uno dei vostri magazzini. È questo il denaro che vi restituisco. Dovreste rilasciarmi una ricevuta, in modo che io possa completare la mia missione."

I vecchi ringraziavano il cielo, ma non osavano accettare.

"Se accettiamo questi soldi moriremo presto. Magari il nostro credito sarà grande, per la carta moneta che abbiamo bruciato, ma è pur sempre roba del mondo delle tenebre. A pensarci bene, preferiamo non averci a che fare. D'altronde, che prova ha sua maestà di avere ricevuto questo prestito? Non possiamo accettare, non se ne parla nemmeno."

"Sua maestà mi ha detto che il giudice Cui ha avallato il suo debito: lui può testimoniarlo. Non potete rifiutare."

"Ci dispiace ma non siamo d'accordo, a nessun costo!"

Visto che non veniva a capo della loro ostinazione, il duca Yuchi dovette spedire un dispaccio alla capitale. Taizong capì che Xian Liang non avrebbe mai accettato il denaro. "È proprio un pio vecchietto" pensò. Così ordinò a Yuchi di destinare la somma alla costruzione di un monastero, che avrebbe compreso un santuario dedicato a quei due, e di affidarlo a buoni monaci: ciò poteva equivalere al rimborso. Yuchi ritornò alla capitale, ringraziò l'imperatore dei suoi favori e fece conoscere al pubblico la decisione. La somma servì per acquistare un terreno di cinquanta mu in città, in luogo che non danneggiasse né l'esercito né la popolazione. Iniziarono subito i lavori e il monastero ebbe il nome di Xiangguo, Eretto per ordine imperiale. Una stele portava l'iscrizione: Costruito con la supervisione del duca Yuchi. È il grande monastero Xiangguo, che esiste ancor oggi.

Taizong si compiacque della conclusione dei lavori. Convocò poi molti funzionari e fece affiggere un proclama che invitava i monaci a celebrare una grande Cerimonia dell'Acqua e della Terra, in suffragio delle anime in pena nel mondo delle tenebre. Il proclama ordinava ai mandarini di scegliere i monaci più eminenti, perché si recassero a Chang'an a officiare la cerimonia. Nel giro di un mese la capitale si riempì di religiosi. La selezione finale di coloro che avrebbero organizzato il servizio buddista fu affidata al grande annalista e astrologo Fu Yi. Ma costui, appena ricevuto l'incarico, presentò un rapporto che denigrava il Buddha, e addirittura ne contestava l'esistenza:

La legge dei paesi dell'Ovest ignora i rapporti fra sovrano e suddito, come fra padre e figlio, e con le sue teorie allontana i semplici di spirito dalle tre strade e dai sei cammini. Essa si appoggia sugli sbagli del passato, in attesa di felicità che dovrebbero venire nel futuro. Chi passa il tempo a salmodiare in sanscrito, non ha voglia di lavorare. A credere a questi lazzaroni, si dovrebbe lasciar fare tutto al Buddha. Ma se vita, morte e longevità dipendono dalla natura, premi, castighi, onori e dignità dipendono invece dalla volontà degli uomini. Ai tempi dei cinque imperatori e dei tre re questa legge buddista non c'era, eppure i sovrani non sono mai stati tanto illuminati, i sudditi tanto ubbidienti, i regni tanto prosperi e tanto lunghi. Il culto di questo dio barbaro è stato fondato non prima del regno dell'imperatore Ming dei Han, e allora se ne occupavano soltanto degli sramana provenienti dall'Ovest, che si davano da fare per diffondere la loro dottrina. È una vera aggressione straniera contro la Cina, che non dovrebbe trovare alcun credito.

Taizong fece distribuire questo rapporto di rimostranza ai suoi ministri e aprì la discussione. Si fece avanti il primo ministro Xiao Yu e fece rispettosamente notare: "La Legge del Buddha, da varie dinastie, si indirizza a promuovere il bene e combattere il male. Essa è utile alla prosperità dello stato, perciò sarebbe irragionevole abolirla. Il Buddha, quanto meno, era un sant'uomo. Per denigrarlo bisogna essere persone senza scrupoli: propongo che a questo contestatore sia inflitto un severo castigo."

Fu Yi se la prese con Xiao Yu, facendo notare che i riti poggiavano sul servizio ai genitori e al sovrano, mentre il Buddha aveva abbandonato famiglia e parenti. In sostanza si era ribellato per egoismo, tanto al Figlio del Cielo, negando i servizi dovuti allo stato, quanto al suo prossimo, trascurando di assicurarsi dei posteri. Xiao Yu, dopo tutto, non era nato nemmeno lui sotto un cavolo, per prendere sul serio una dottrina senza padri. Era il caso di dirlo: Chi denigra la pietà, non ha certo alcun papà.

Xiao Yu si accontentò di giungere le mani e di rispondere: "L'inferno esiste proprio per le persone come costui."

Taizong convocò anche il presidente della Corte degli Equipaggi Imperiali, Zhang Daoyuan, e il gran segretario Zhang Shileng, per sapere che cosa ne pensavano del buddismo e dei suoi vantaggi o svantaggi. Entrambi risposero: "Il buddismo è basato sulla purezza, la compassione, il giusto frutto e il vuoto. L'imperatore Wu dei Zhou ha stabilito l'ordine delle tre dottrine. Il maestro di meditazione Dahui ha elogiato ciò che è oscuro e lontano. Quanti monaci illustri, riveriti da intere generazioni! E Bodhidharma ci visitò, il quinto patriarca nacque fra noi. Non si è sempre detto che le tre dottrine sono molto rispettabili, che non si può distruggerle né abolirle? Preghiamo umilmente vostra maestà di esercitare il proprio giudizio con santo e lucido equilibrio."

"Avete parlato secondo ragione" concluse persuaso Taizong. "Sia punito chiunque ritorni sull'argomento."

Scelse quindi Wei Zheng, Xiao Yu e Zhang Daoyuan perché invitassero i monaci a predisporre le cerimonie e ne nominassero uno di grande virtù a presiederle. Gli incaricati si prosternarono per ringraziare e si ritirarono.

Fu decretato il taglio del braccio come punizione per chi attentasse al buddismo o all'integrità personale di un monaco.

L'indomani i funzionari delle tre corti riunirono i monaci sul Podio dei Monti e Fiumi, li passarono in rassegna e scelsero un religioso eminente di grande merito. Sapete chi era?

Era chiamato Cicala d'Oro.

Ad un sermone fu disattento,

Perciò dal Cielo venne esiliato

E nella rete delle illusioni

Del basso mondo restò impigliato.

Il padre e il nonno, grandi ufficiali.

Ma egli fu vittima di tradimenti

E di sfortune prima di nascere.

Fu abbandonato in riva al fiume

E trascinato al Monte d'Oro,

Un'isoletta, dove Qian'an,

Un santo monaco, lo raccoglieva.

A diciott'anni incontrò sua madre

E partì in cerca del proprio nonno.

Partecipava alla spedizione

Contro i pirati di base a Hongzhou

Di cui suo padre era prigioniero.

La spedizione ebbe successo

E padre e figlio si ricongiunsero.

L'imperatore li ricevette

E li colmava di grandi onori.

Ma il figlio volle restare monaco

E consacrarsi a santi scopi.

Figlio del Buddha, egli fu chiamato

"Tratto dalle acque" e in religione

"Porta misteri". Era Chen Xuanzang(13).

Quel giorno fu nominato pubblicamente Maestro della Legge. Era monaco sin dall'infanzia, aveva mangiato di magro e osservato i comandamenti dal momento in cui era venuto al mondo. Il nonno materno, Yin Kaishan, era alla corte come comandante in capo di un'intera provincia. Il padre, Chen Guangrui, primo laureato, era stato promosso gran letterato, addetto al Padiglione della Fonte dei Documenti. Xuanzang disprezzava onori e gloria e si dedicava tutto alle pratiche che conducono al nirvana. L'inchiesta rivelò che era di ottima famiglia e di elevata condotta morale. Non c'era un solo sutra fra tante migliaia che non conoscesse alla perfezione, né un inno, né una sola sillaba che avesse a che fare con la religione, che egli non fosse in grado di pronunciare.

I tre ministri lo condussero davanti all'imperatore. Dopo il balletto degli omaggi, eseguito in conformità dell'etichetta di corte, Xiao Yu dichiarò: "I vostri servitori, secondo il vostro sacro comando, hanno scelto un monaco eminente di nome Chen Xuanzang."

"Non sarà per caso il figlio del grande letterato Guangrui?" chiese Taizong.

Il monaco si prosternò e rispose: "Lui in persona, per servirvi."

"Devo dire che la vostra scelta non è affatto cattiva" esclamò lieto Taizong. "È un monaco di grande virtù e di profonda meditazione." "Ti conferisco la carica di superiore generale di tutti i monaci dell'impero, quelli di destra come quelli di sinistra, e il titolo di grande predicatore della legge."

Xuanzang si prosternò per ringraziare del favore. L'imperatore lo gratificò di una veste monacale multicolore, intessuta d'oro, e del berretto detto di Vairocana. Gli raccomandò di salutare da parte sua i monaci illuminati e di ripartire gli incarichi fra gli âcârya. In conformità della volontà imperiale, si doveva recare al Monastero delle Trasformazioni e stabilire un giorno e un'ora fausta per la lettura dei sutra che dava inizio alla cerimonia.

Xuanzang ubbidì all'ordine e riunì nel monastero mille duecento monaci di buona reputazione, di varie età, suddivisi in tre sale: alta, media e bassa. Chi fabbricava banchi di meditazione, chi decorava le pedane dei meriti, chi metteva a punto la musica. Tutto fu predisposto con molta cura.

Il giorno fausto scelto per dare inizio alla Grande Cerimonia dell'Acqua e della Terra fu il terzo del nono mese; la festa doveva durare sette volte sette giorni, cioè quarantanove giorni.

Taizong, alla data annunciata, accompagnato dai mandarini civili e militari, dalla famiglia imperiale e dai parenti acquisiti, si recò a offrire incenso e poi ad ascoltare il sermone.

Ma se, in fin dei conti, non sapete come si svolse la cerimonia, ascoltate il seguito.