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012 LA MISSIONE DI TRIPITAKA · IN CUI XUANZANG CELEBRA LA GRANDE CERIMONIA, E GUANYIN SI MANIFESTA PER CONVERTIRLO ALLA NOBILE MISSIONE.

Nell'anno tredicesimo di regno

Convocava i suoi sudditi il sovrano.

Troneggiava la Legge nella sala

Come in un reliquiario luminoso.

Cicala d'Oro da lui consacrato

Fa voto di viaggiare verso l'Ovest

Per espandere il bene, per salvare

Le anime dei dannati, stabilire

La vera fede e a tutti predicare

Della reincarnazione la dottrina.

Il terzo giorno della nona luna del tredicesimo anno dell'era Contemplazione della virtù, nell'anno jisi secondo l'ordine ciclico, nella propizia ora mattutina guimao, il maestro della legge e gran predicatore Xuanzang riunì mille duecento eminenti monaci nel Monastero delle Trasformazioni, nella città di Chang'an, e iniziò l'esposizione dei testi sacri.

Al termine dell'udienza del mattino l'imperatore, accompagnato dai suoi mandarini civili e militari, uscì dalla Sala delle Campanelle d'Oro e, sul suo carro di draghi e fenici, si recò al monastero per offrire l'incenso. Che aspetto aveva il corteo imperiale? Era

Cielo incendiato di effluvi augurali,

Pieno di luce nel sole magnifico,

Con migliaia di illustri mandarini

In costumi sontuosi, le bandiere

Delle truppe schierate sui due lati,

I soldati che impugnano le lance.

Grandi lanterne rosa ed incensieri

Imperiali si avanzano solenni.

Il drago vola, danza la fenice,

Si slancia il falco, e l'aquila plana:

Dritto il Figlio del Cielo, santo e illustre,

Nobili i suoi leali servitori.

Pace e felicità per mille anni!

Vedete i grandi ombrelli a curvi manici,

I draghi ricamati sulle stoffe,

I riflessi di specchi, di fenice

E di giada i ventagli agitan l'aria,

Brume di buon auspicio. Sono ornati

I berretti di perle e le cinture

Sono di giada. Proteggono il carro

Mille squadroni coi loro ufficiali.

L'imperatore riverisce il Buddha,

Offre l'incenso con pietà sincera.

Il grande corteo giunse davanti al monastero. Il sovrano fece tacere la musica e discese dal carro, seguito dagli alti funzionari, per recarsi a pregare. Fecero le tre riverenze e contemplarono lo spettacolo della cerimonia:

Fremono al vento stendardi e bandiere,

Oscillano preziosi baldacchini;

Le bandiere fan nubi colorate,

Mille riflessi rossi i baldacchini.

La statua d'oro del Beato è in mezzo

Circondata dai volti degli arhat.

Fiori immortali disposti nei vasi,

Mentre il sandalo fuma nei bracieri.

Fiori come foresta di broccati,

Pura fragranza del legno di sandalo.

Vasi di lacca contengono frutti,

Su tavole si allineano dolcezze.

Van salmodiando i monaci eminenti

Per salvare i dannati dalle pene.

Taizong e il seguito offrirono l'incenso, pregarono la statua d'oro del Buddha e resero omaggio agli arhat; quindi il superiore generale e maestro della legge Xuanzang venne a salutare il sovrano dei Tang alla testa dei suoi monaci. Poi ciascuno prese posto nella sala. Il maestro della legge presentò all'imperatore la supplica per la liberazione delle anime in pena:

Insondabile è la virtù suprema, come lo è il nirvana della setta di meditazione. La purezza circola nei tre mondi. Le mille e una trasformazioni sono governate dallo Yin e dallo Yang. L'autentico permanere della sostanza e della sua funzione è inesauribile.

Considerate queste anime orfane, quanto sono meritevoli di commiserazione!

Su sacro ordine di Taizong, abbiamo riunito questi monaci per meditare e predicare la Legge.

Spalanchiamo le porte della liberazione, lanciamo i vascelli della compassione per salvare tutti coloro che sono immersi nel mare della sofferenza, per risparmiare loro di ricadere nelle sei destinazioni!

Vi ricondurremo sulla buona strada verso il godimento universale dell'immenso. L'inattività o atarassia vi farà partecipi della pura essenza. Approfittatene, noi vi invitiamo a entrare nella città del piacere della purezza. Salite sul veicolo della nostra vittoriosa assemblea per uscire dalla gabbia infernale che vi imprigiona, salite al cielo della gioia suprema, venite a Ovest con noi!

Lo attestano i versi:

Noi bruciamo l'incenso per salvarvi

E srotoliamo talismani e sutra;

Proclamiamo la Legge senza limiti

E invochiamo per voi grazia dal Cielo.

Siano aboliti crimini e peccati,

Le anime liberate dall'inferno!

Ma ricambiate restando propizi,

Perché il nostro paese sia felice,

Goda di lunga pace e sia protetto

Dai suoi nemici.

Taizong apprezzò la lettura e rivolse ai monaci queste parole: "Siate diligenti nelle vostre devozioni, servite il Buddha senza posa. Quando avrete compiutamente realizzato i vostri meriti e ciascuno nel paese potrà raccoglierne le benedizioni, io vi ricompenserò generosamente. Vi assicuro che non ci rimetterete."

I mille duecento monaci si prosternarono di slancio al regale cliente. Dopo un pasto di magro, che era il terzo della giornata, l'imperatore se ne andò via; sarebbe ritornato alla cerimonia solenne del settimo giorno, per offrire altro incenso. Anche i vari dignitari se ne andarono, mentre scendeva la sera, come potete vedere:

La luce del tramonto si diffonde

Nelle strisce di bruma. Corvi neri

Vanno ad appollaiarsi sopra i rami.

Nelle vie di città scende la quiete

E i lampioni si accendono. Pei monaci

È questa l'ora di concentrazione.

Le celebrazioni ripresero il giorno dopo.

Ma ritorniamo alla pusa Guanyin. Non era facile, nemmeno in una città grande come Chang'an, di trovare una persona che fosse davvero in possesso di tutte le virtù richieste per impegnarsi nel viaggio alla ricerca delle scritture. Dopo parecchi giorni di inutili indagini, si venne a sapere che Taizong voleva diffondere la conoscenza dei meriti che si acquistano con le buone azioni, e promuoveva una grande cerimonia che avrebbe fatto affluire i monaci più eminenti. Risultò che avrebbe presieduto la cerimonia proprio quel monaco che, appena nato, era stato salvato dalle acque. In effetti era un figlio del Buddha disceso dal Paradiso della Gioia Suprema; a suo tempo Guanyin si era occupata personalmente della sua incarnazione. Finalmente, la pusa si sentì sulla buona strada; prese i tesori che il Buddha le aveva affidato e, in compagnia di Moksa, andò a venderli in città. Forse non ricordate quali erano i tesori: una lunga veste monacale di broccato, rara e preziosa, e un bastone da pellegrino con nove anelli; quanto ai tre cerchi Strizza, Spezza, Schizza, se li tenne nascosti in attesa di usarli al momento opportuno. Per ora si accontentò di offrire in vendita la veste e il bastone.

C'era un monaco molto ottuso, che non era stato scelto per la grande cerimonia. Errava per le strade di Chang'an e possedeva qualche biglietto bisunto di carta moneta. Quando vide la pusa, che appariva come un monaco rognoso vestito di stracci, a capo e piedi nudi, e offriva in vendita quegli oggetti di gran lusso, si avvicinò e chiese: "Tu, rognoso! Quanto vuoi della tua gabbana?"

"La veste vale cinquemila tael; il bastone duemila."

"Ma sono matti, questi pretonzoli pidocchiosi!" sogghignò lo stupido personaggio. "Figuriamoci, chiedono settemila once d'argento per questa robetta da mercato! Non le varrebbe nemmeno se bastasse toccarla per diventare immortali. Tenetevela, non la comprerà mai nessuno."

Guanyin, senza darsi la pena di discutere, riprese il suo cammino con Moksa. Passo passo giunsero alla porta est del palazzo imperiale e si imbatterono nel primo ministro Xiao Yu che ne usciva dopo l'udienza. Le guardie gridavano di circolare, ma Guanyin, invece di farsi da parte, restò in mezzo alla strada e si diresse verso l'alto dignitario. Il ministro trattenne il cavallo per osservarla e, notata la sontuosa veste monacale, fece segno a uno dei suoi di chiederne il prezzo.

"La veste vale cinquemila tael, il bastone duemila" rispose la pusa.

"Che cos'hanno di speciale questi oggetti per costare così cari?" si stupì Xiao Yu.

"La veste ha un pro e un contro. Costa cara e non costa nulla."

"Qual'è il pro e quale il contro?"

"Chi indosserà questa veste non potrà annegare, né finire all'Inferno, né cadere vittima di violenti, di tigri o di lupi: questo è il vantaggio. Lo svantaggio è che la veste può mettere in seri guai un monaco sciocco, concupiscente o cattivo, o un religioso che non rispetti la disciplina, o un laico che distrugga i sutra e dica male del Buddha."

"E perché costa cara e non costa nulla?"

"Chi non segue la Legge del Buddha e non rispetta i tre gioielli, se vuole la veste e il bastone, deve pagarli settemila tael, che è molto denaro. Ma sono pronto a regalarli a chi ne sia degno, onori i tre gioielli, si compiaccia del bene e confidi nel nostro Buddha: a una persona così questi oggetti non costerebbero nulla, e ci legherebbero a un destino benefico."

A queste parole Xiao Yu si rasserenò, perché comprese di avere a che fare con una persona buona. Scese da cavallo e salutò rispettosamente la pusa.

"Venerabile maestro della Legge, scusatemi! Il nostro imperatore ama il bene e tutti alla sua corte lo praticano. Si sta celebrando una grande Cerimonia dell'Acqua e della Terra. Questa veste andrebbe a pennello al grande predicatore che la presiede, il maestro della legge Xuanzang. Verreste con me a palazzo per incontrare sua maestà?"

La pusa lo seguì volentieri. Il ministro ritornò sui suoi passi ed entrarono insieme dalla porta est. L'ufficiale di servizio andò ad annunciarli ed ebbe ordine di introdurli nella Sala Preziosa.

Alla vista dei monaci pidocchiosi che sostavano accanto al ministro, ai piedi della scala, l'imperatore chiese: "Che c'è di nuovo, Xiao Yu?"

"Ho incontrato questi monaci mentre uscivo dalla porta est" spiegò Xiao Yu, dopo essersi prosternato. "Vendevano una veste monacale e un bastone da pellegrino. Mi è sembrato che l'abito fosse adatto al maestro della legge Xuanzang, perciò mi sono permesso di introdurli."

Taizong guardò il kasâya e ne chiese il prezzo. Guanyin e Moksa, ritti ai piedi del trono, senza nemmeno prendersi la cura di inchinarsi di nuovo, risposero: "Cinquemila tael la veste, duemila il bastone."

"Che cos'ha di straordinario questa veste per costare tanto?"

"Questo kasâya" rispose Guanyin

"Se ne portasse il drago un solo filo,

Impedirebbe al roc di divorarlo,

E la gru volerebbe in paradiso.

Se l'indossi, ciascun ti rende omaggio,

Ti seguono in corteggio i sette buddha.

Bozzoli di cristallo per la seta,

Svolti da straordinari filatori;

Immortali bellezze l'han tessuto,

È un broccato cucito dalle fate.

Sono più luminosi i suoi colori

Dei più belli tra i fiori. Se l'indossi

Spandi rossi bagliori; se lo levi

Si alzano intorno nubi colorate."

Lo dicono anche i versi:

Onorate la Via dei Tre Gioielli,

Che giudicando va le quattro vite

Nei sei cammini. Il cuore illuminato

Del ciel come degli uomini le leggi

Sa comprendere. È in grado di trasmettere

Di saggezza la lampada; è il suo corpo

Protetto dal potere del diamante,

Ed è l'anima calma come ghiaccio

Racchiuso dentro una brocca di giada.

Da quando il Buddha ha creato il kasâya,

In mille kalpa nessuno oserebbe

Su quel monaco stendere le mani.

Il discorso piacque all'imperatore.

"E il bastone, monaco, che cos'ha di straordinario?" chiese ancora.

"Il mio bastone" rispose la pusa "è fatto così:

Nove anelli di ferro ageminati

Di rame rosso, viticci divini

Color di eternità. Se preso in mano

Infonde giovinezza nelle ossa

Più vecchie e stanche, e fa leggero il passo.

Salì nel Cielo con Maudgalyâyana

In cerca della madre, e dell'Inferno

Ha spezzato le porte. Non vi è polvere

Che al mio bastone mai possa aderire:

Fino al Monte Yushan potrà seguire

Allegramente il passo del buon monaco."

L'imperatore ordinò di avvicinargli la veste e l'esaminò con attenzione in ogni particolare: era senza dubbio un accurato e magnifico manufatto.

"Venerabile maestro della legge" disse, "non ve lo nasconderò. Negli ultimi tempi ho diffuso largamente la dottrina del bene e ho seminato senza risparmio i campi di benedizione. Molti monaci si sono riuniti nel Monastero delle Trasformazioni per recitare i sutra ed esporre la legge. C'è fra loro un uomo di grande merito che si chiama Xuanzang. Vorrei acquistare questi due preziosi oggetti per destinarli a lui. Qual'è l'ultimo prezzo?"

Guanyin e Moksa giunsero le mani e lodarono il Buddha. La risposta fu: "Il destinatario è effettivamente un uomo virtuoso, perciò l'umile monaco che sono vuole fargli un dono. Non voglio denaro."

E Guanyin volse la schiena per andarsene. L'imperatore chiese subito a Xiao Yu di fermarla, si inchinò profondamente e disse: "Voi chiedevate settemila tael, e quando ho dichiarato di voler comprare non chiedete più nulla. Non potrei certo abusare della mia posizione di sovrano per sottrarvi questi oggetti. Offriamo precisamente il prezzo che chiedevate: non potete rifiutare."

"Il vostro umile monaco deve adempiere un voto che ha fatto" replicò Guanyin. "A chi riverisce i tre gioielli, ama il bene e si rifugia nel nostro Buddha, io queste cose le devo donare: non posso accettare denaro. A maggior ragione dal momento che anche vostra maestà illustra la virtù, si attiene al bene, rispetta la nostra dottrina e per di più fa diffondere la grande legge da religiosi eminenti, pieni di virtù e di merito. Offrendo questi oggetti a vostra maestà adempio un dovere; dunque ve li lascio e vi saluto."

L'imperatore apprezzò molto la sua rispettosa insistenza e diede ordine alla corte dei banchetti di preparare almeno un grande pranzo di magro per ringraziamento. Ma la pusa rifiutò fermamente anche quello e se ne andò, desiderosa di tornare a rifugiarsi nell'incognito dentro il tempio della divinità locale.

L'imperatore, nell'udienza di mezzogiorno, incaricò Wei Zheng di invitare a corte Xuanzang. Questi, riuniti i suoi monaci, era appena salito sul pulpito per cantare inni e sutra, ma non appena ricevette l'ordine imperiale discese, si aggiustò l'abito e seguì Wei Zheng.

"Vi ho molto incomodato chiedendo la vostra collaborazione per questa liturgia e non vi ho ancora dimostrato la mia gratitudine" gli disse Taizong. "Stamane Xiao Yu ha incontrato due monaci disposti a offrirmi una straordinaria veste monacale di broccato e un bastone con nove anelli. Vi ho convocato per darli a voi, perché ne facciate il miglior uso."

Xuanzang si prosternò per ringraziare.

"Poiché non li rifiutate, maestro, posso pregarvi di provarli, per vedere l'effetto che fanno?"

Il reverendo spiegò dunque il kasâya, lo indossò, impugnò il bastone e si mostrò a sua maestà e ai suoi ministri per il loro piacere ed edificazione. Sembrava proprio un vero figlio del Beato Buddha.

Sembra fatta la veste su misura,

Ed il maestro un vero figurino!

Quale splendida luce, e che colori!

Sullo sfondo intessuto in filo d'oro

Si allineano i riflessi delle perle,

Dovunque sono strisce di broccato

Dai ricami più rari disegnate.

Gli otto tesori formano i bottoni,

Stelle del cielo adornano il colletto

Serrato da un gancetto di velluto

Con un anello d'oro. È destinato

Certamente Xuanzang a grandi cose

Per ricevere doni sì preziosi.

Come un arhat sceso dal Paradiso

Dell'Ovest dentro il mondo dei viventi.

Suonano i nove anelli del bastone,

Ricco berretto ricopre il suo capo:

Egli è proprio del Buddha il degno figlio,

Più grande della bodhi, non vi pare?

I mandarini civili e militari emettevano gridolini di ammirazione, Taizong era tutto contento. Fece scortare il maestro della legge da due compagnie di guardie d'onore e da molti dignitari, dalla porta del palazzo giù per la strada principale della città fino al monastero, come se fosse il corteo per festeggiare il successo di un primo laureato. Una processione sensazionale. Nelle vie tutti sgomitavano per farsi avanti a vedere lo spettacolo, mercanti e facchini, principi e figli di papà, scrivani e letterati, grandi e piccini, uomini e donne. Ed esclamavano: "Che bel maestro della legge! Sembra un arhat disceso sulla terra, un buddha vivo tra i mortali."

I monaci vennero incontro a Xuanzang per onorarlo. A vederlo indossare quel kasâya, con quel bastone in mano, si dicevano che era il pusa Dizang che veniva a visitarli. Xuanzang salì alla sala, bruciò incenso, pregò Buddha e raccontò a lungo all'uditorio quali e quanti favori aveva ricevuto dalla sacra persona dell'imperatore; poi ciascuno ritornò al suo atteggiamento di meditazione.

Presto il sole tramontò.

Entro la bruma gli alberi si perdono,

I lampioni si accendono; si odono

I tre rintocchi di campana; al terzo

Diradano i passanti nelle strade

E subentra il silenzio. Dentro il tempio

Ardon lampade; è il momento propizio

Della meditazione, per nutrire

La tua natura e vincere i demoni.

Rapido è l'avvicendarsi della luce e del buio; giunse presto il momento della grande cerimonia del settimo giorno. Xuanzang rinnovò l'invito all'imperatore per l'offerta dell'incenso.

Taizong fece preparare le vetture e non tardò a recarsi al monastero con il suo seguito. Tutti gli abitanti della città, grandi e piccoli, nobili e umili, si recarono ad ascoltare il sermone. Vi si volle recare anche Guanyin, che disse a Moksa: "Oggi si tiene la grande cerimonia dei sette giorni: mescoliamoci alla folla, per vedere come va la festa, per verificare se la reincarnazione di Cicala d'Oro è dotata di ispirazione benedetta, e per controllare dalla sua predica a quale scuola di pensiero appartiene".

Dunque entrarono nel monastero:

Sono incontri voluti dal destino,

Ritorni della prajña alla sua sede.

Lo spettacolo era certo degno del grande paese, anzi della corte celeste, più imponente del sad-varsa, più bello del Jetavana, il parco di Srâvasti, per nulla inferiore al Supremo Monastero dei Quattro Orienti. Risuonavano nella sala la musica divina e le litanie del Buddha.

La pusa si mise presso il podio dai molti tesori. Riconosceva il volto di Cicala d'Oro dal sapere illuminato. Come dicono i versi:

Dall'alto pulpito Xuanzang,

Mente sgombra da ogni errore,

Attira le anime in pena

E intenditori di alto rango [...].

Il maestro della legge recitò un passaggio del sutra della Salvezza dei trapassati, poi spiegò il Tesoro celeste per la pace delle nazioni e infine predicò sull'Esortazione ad acquisir meriti(14).

Guanyin si avvicinò, batté le nocche sul pulpito e gridò a squarciagola: "Ehi, monaco! Ci parli solo degli insegnamenti del Piccolo Veicolo. Perché non ci parli un po' del Grande Veicolo?"

Xuanzang, a queste parole, sentì il suo cuore rallegrarsi, scese dal pulpito, salutò la pusa a mani giunte e rispose: "Maestro, perdonate al vostro discepolo di non aver prestato attenzione. Tutti i monaci che conosco insegnano solo il Piccolo Veicolo. Quello Grande non lo conosco."

"I tuoi insegnamenti del Piccolo Veicolo non sono sufficienti per salvare i trapassati e mettono in confusione i profani. Noi abbiamo a disposizione tre panieri di scritture del Grande Veicolo: esse sì, possono far salire in cielo i dannati, levare le pene degli afflitti, dare longevità illimitata e porre fine alle reincarnazioni."

Mentre discorrevano, l'ufficiale di picchetto si precipitò a informare l'imperatore: "Il maestro è stato levato dal pulpito da due monaci rognosi, che parlano a vanvera."

Il sovrano ordinò di arrestarli, ma già la folla li stava spingendo verso la sala di fondo. Alla vista di Taizong uno dei monaci lo guardò dritto in faccia, senza salutare né giungere le mani: "Che cosa vuole da me vostra maestà?"

Taizong lo riconobbe: "Non sei il monaco che mi ha portato il kasâya?"

"Proprio così" rispose Guanyin.

"Se sei venuto ad ascoltare il sermone, non ti potresti accontentare di partecipare al pranzo, invece di prendertela con il mio maestro della legge, far disordine in sala e disturbare la funzione religiosa?"

"Il tuo maestro della legge conosce solo gli insegnamenti del Piccolo Veicolo, che non bastano per ricondurre in cielo le anime perse, mentre noi abbiamo a disposizione tre panieri di scritture della legge del Buddha, che le possono liberare dalle pene e rendere i corpi indistruttibili."

"Dov'è questa legge del Buddha secondo il Grande Veicolo?" chiese Taizong.

"Presso il nostro Beato Buddha, nel grande Monastero del Colpo di Tuono, in India, nel Grande Paradiso dell'Ovest. Essa può risolvere mille ingiustizie e riparare da ogni calamità."

"E tu hai in mente questa legge?"

"Certo!"

"Che il maestro della legge lo conduca con sé e lo preghi di salire sul pulpito!" concluse Taizong, lieto della risposta.

Ma la pusa, con Moksa, volò in alto sopra il podio e salì su una nuvola di buon augurio che montò in cielo; lassù riprese la sua forma di salvatrice, con il vaso e il ramo di salice; alla sua sinistra il vigoroso Moksa, in religione Hui'an, con il bastone in mano. Pieno di gioia, il sovrano dei Tang si rivolse al cielo pregando, mentre i suoi ufficiali civili e militari si inginocchiavano e bruciavano incenso. Monaci, suore, preti taoisti, laici, artigiani e mercanti, tutti esclamavano: "La pusa, la pusa!"

Lo attesta la canzone:

Velata di brume, protetta da luce,

Nel fiume di stelle è apparsa la Vera.

In capo essa porta dorato berretto,

I fiori di giada scintillano al sole

Su file di perle. Si è messa una tunica

Celeste, adornata di draghi e fenici.

Sul petto un ricamo con gli astri del cielo.

Profumi e gioielli, collane di giada.

Trattiene un cordone la gonna a ricami,

Con mari di diaspro e nubi dipinte,

Frangiata di seta e di fili d'oro.

Ha un pappagallino di chiari colori

Col becco scarlatto, del mare orientale.

In mano essa tiene il vaso prezioso

Col ramo di salice: dispensa le grazie

E toglie i dolori, elimina nebbie

E fa terso il cielo. Cammina sui fiori,

È andata e venuta in soli tre giorni,

Guanyin salvatrice.

Taizong dimenticava le cure del suo impero, i funzionari trascuravano addirittura l'etichetta di corte. Tutti ripetevano: "Namo Guanshiyin pusa!"

Taizong ordinò subito che un buon pittore disegnasse il ritratto autentico della pusa. Ne fu incaricato Wu Daozi, pittore di dèi e di santi, artista di alta e vasta visione; lo stesso che, in seguito, fu incaricato di ritrarre i servitori emeriti dell'impero per il Padiglione delle Nubi Eteree. Con il suo meraviglioso pennello fece subito uno schizzo di Guanyin che si allontanava in un alone di nuvole di buon augurio.

Intanto scese ondeggiando dal cielo un biglietto redatto in questi termini:

Al sovrano dei Tang offriamo con rispetto

Le sublimi scritture che l'Ovest custodisce.

Di quel Grande Veicolo tutti gli insegnamenti

Si offrono gentilmente a chi li venga a prendere

A centottomila li. I sutra riportati

Nel nobile paese salveranno i dannati

E istruiranno la gente con edificazione.

Chi li verrà a cercare avrà il suo tornaconto:

Ne otterrà il giusto frutto ed il corpo dorato.

Visto il biglietto, l'imperatore ordinò ai monaci: "La cerimonia è sospesa, perché voglio inviare qualcuno a cercare i sutra del Grande Veicolo. La riprenderemo al suo ritorno, con sincera devozione."

Tutti i mandarini approvarono e l'imperatore chiese seduta stante: "Chi accetta di andare al Paradiso dell'Ovest per sollecitare dal Buddha queste scritture?"

Subito si fece avanti il maestro della legge, si prosternò e disse: "L'umile monaco che sono è senza talenti, ma è pronto a sopportare le fatiche di una bestia da soma pur di riportare a vostra maestà le scritture autentiche, e consentirle così di consolidare per sempre il suo impero."

Soddisfatto, Taizong sollevò il monaco con le sue stesse mani imperiali, dicendogli: "Maestro, se siete davvero disposto a testimoniarmi una tale lealtà, attraversando fiumi e montagne senza timore dell'enorme distanza, io voglio salutarvi come fratello."

Xuanzang tornò a prosternarsi.

Da sovrano di parola, Taizong si recò davanti alla statua del Buddha e salutò quattro volte Xuanzang come "caro fratello e santo monaco".

Xuanzang era tanto commosso che non sapeva come esprimere la gratitudine: "Quali virtù, quali capacità dovrebbe avere il vostro umile servitore per meritare tali segni di favore da vostra maestà? Dovrò impegnarmi senza risparmio a raggiungere il Paradiso dell'Ovest. Se non dovessi ottenere le vere scritture, meglio morire piuttosto che ritornare a mani vuote, meglio sprofondare all'Inferno." E lo giurò bruciando incenso davanti alla statua del Buddha.

L'imperatore ordinò il ritorno a palazzo del corteo, in attesa del giorno fasto e dell'ora propizia alla consegna delle credenziali e alla partenza. La gente si disperse.

Xuanzang, da parte sua, si ritirò nel Monastero della Vasta Benedizione. Monaci e novizi vennero a vederlo e a chiedergli se era vero che aveva giurato di andare al Paradiso dell'Ovest.

"È vero" rispose Xuanzang.

"Maestro" si inquietava un discepolo, "ma ho sentito che la strada è lunga, e infestata da diavoli e fiere selvagge. La vostra vita sarà sempre in pericolo: potrebbe essere un viaggio senza ritorno."

"Ho giurato solennemente, possa sprofondare all'Inferno, di riportare le scritture autentiche. D'altronde i favori che devo al sovrano mi obbligano a votarmi senza riserve al mio paese. Certo, non so che cosa mi aspetterà e mi rendo conto che il viaggio è pericoloso. Cari condiscepoli, quando sarò partito da un po' di tempo (forse due o tre anni, forse sei o sette), tenete d'occhio i pini che fiancheggiano il portale del monastero: quando i rami si volgeranno a est, il mio ritorno sarà vicino. E se i rami non si volgeranno mai, non contate che torni."

I discepoli scolpirono queste parole nella memoria.

Nell'udienza del mattino successivo, Taizong incaricò i suoi collaboratori di redigere credenziali e passaporti per la ricerca dei sutra, che furono timbrati con il sigillo di libero passaggio. Il direttore dell'ufficio astrologico presentò questo rapporto: "La congiuntura astrale è propizia oggi stesso all'inizio di un viaggio in terre lontane."

L'imperatore ne fu contento. L'ufficiale di guardia alla porta gialla venne ad annunciare: "Vostro fratello, il maestro della legge, attende i vostri ordini alla porta."

Taizong lo fece introdurre nella Sala Preziosa e gli disse: "Caro fratello, oggi è un giorno propizio alla partenza. Questi sono i vostri passaporti. Ecco una ciotola per mendicare di oro zecchino. Ho scelto due persone per accompagnarvi e vi dono un cavallo per il viaggio. Potete senz'altro partire."

Felice di saperlo, Xuanzang ringraziò l'imperatore e ricevette doni e documenti senza fare obiezioni. Erano pronte in attesa anche le vetture con cui l'imperatore e il suo seguito dovevano accompagnarlo fino alle porte della città. Là lo attendevano monaci e discepoli del monastero, che gli avevano portato abiti estivi e invernali. Taizong fece imballare i bagagli e caricare i cavalli; poi fece portare del vino per brindare alla partenza. Levando la coppa, l'imperatore chiese: "Caro fratello, qual'è il vostro elegante soprannome?"

"L'umile monaco che sono ha abbandonato il mondo e non ha soprannomi."

"La pusa ci ha raccontato dei tre panieri di scritture; tre panieri si dice, in sanscrito, tripitaka. Perché non adottate Tripitaka come soprannome?"

Xuanzang ringraziò l'imperatore, ma all'offerta del vino disse: "Vostra maestà, la proibizione dell'alcol è la prima fra quelle che i monaci devono rispettare. E poi non ne ho mai bevuto."

"Ma questa partenza è un avvenimento senza precedenti. E rassicuratevi: questo è un vino non alcolico. Dovete berne almeno una coppa per augurare il compimento del voto che voglio formulare."

Tripitaka non osava rifiutare. Prese la coppa e si accingeva a bere, quando Taizong raccolse da terra un pizzico di polvere e lo gettò nella bevanda. Tripitaka non capì e restò interdetto. Taizong rise: "Caro fratello, questo viaggio vi condurrà al Paradiso dell'Ovest; quando sarete di ritorno?"

"Penso che tre anni basteranno."

"I giorni si seguiranno, e poi gli anni. La strada è lunga e i monti lontani. Bevete quel vino, fratello: un pizzico del suolo natale vale più di tutti i tesori del mondo."

Tripitaka capì e bevve. Poi prese congedo, oltrepassò la barriera e si mise in viaggio, mentre il sovrano dei Tang ritornava indietro.

Se poi, in fin dei conti, non sapete che cosa avvenne dopo la partenza, ascoltate il seguito.