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015 IL CAVALLO-DRAGO · IN CUI GLI DÈI PRESTANO SEGRETAMENTE IL LORO AIUTO SUL MONTE DEL SERPENTE ACCIAMBELLATO, E IL CAVALLO DEL PENSIERO VIENE FINALMENTE DOMATO PRESSO IL TORRENTE DEL…

Il Novizio e il monaco cinese progredivano verso l'Ovest. Da vari giorni camminavano sotto il cielo freddo dell'ultimo mese dell'anno. Un penetrante vento di tramontana soffiava sul ghiaccio scivoloso. Avanzavano su un sentiero ripido, fra alte rupi e precipizi scoscesi, in un ambiente di montagne maestose le cui cime allineate riempivano tutto l'orizzonte. Tripitaka, montato sul suo cavallo, sentì mugghiare acque scroscianti. Si volse a gridare: "Consapevole del Vuoto, da dove viene questo rumore?"

"Mi pare che da queste parti ci sia il Torrente del Dolore dell'Aquila, che cade dal Monte del Serpente Acciambellato."

Presto giunsero infatti in riva all'acqua. Tripitaka tirò le redini per contemplare lo spettacolo che si offriva:

L'acqua gelida cade tra le brume

Della corrente rosseggiante al sole.

Dalla cascata si solleva schiuma,

Vola alta l'onda in frammenti di giada.

Strepita come cavalli al galoppo

Che fuggano lontano, verso nebbie

Dove non osan uomini o gabbiani.

Maestro e discepolo osservavano appunto il torrente e la cascata, quando con grande fragore ne uscì un drago, che fendendo le acque si dirigeva dritto sul reverendo. Scimmiotto, spaventato, lasciò cadere i bagagli, strappò il maestro dal suo cavallo e corse via. In mancanza di meglio, il drago inghiottì in un boccone cavallo, sella e finimenti, poi si rituffò nell'acqua e scomparve. Scimmiotto, che intanto aveva depositato il maestro su una terrazza rocciosa a qualche distanza e ve lo aveva fatto sedere, ritornò di sotto per ricuperare cavallo e bagagli; i bagagli erano lì, ma il cavallo era scomparso. Riportò quindi a Tripitaka quanto aveva trovato e gli disse: "Maestro, quell'ignobile drago se n'è andato, ma ha spaventato il cavallo e l'ha fatto scappare."

"E ora come faremo a ritrovarlo?"

"Non vi inquietate. Aspettate che dia un'occhiata in giro."

Scimmiotto fece un balzo in aria e puntò i suoi occhi di fuoco dalle pupille d'oro nelle quattro direzioni, facendosi solecchio con la mano; ma del cavallo non c'era traccia. Ritornò giù e annunciò: "Non lo si vede da nessuna parte. A quanto pare, quello stupido si è fatto divorare dal drago."

"Ma via, non è possibile che quella creatura abbia una gola così grande da inghiottire un cavallo bardato. Si sarà spaventato, avrà corso a briglia sciolta e sarà finito in qualche anfratto. Guarda meglio."

"Voi continuate a non rendervi conto delle mie capacità. Vedo a mille leghe, anche con poca luce; nel raggio di mille li non mi sfuggirebbe un'ala di libellula: e volete che non veda un cavallo?"

"Ma se l'ha mangiato, come farò a continuare il viaggio? Povero me! Come farò a superare queste migliaia di montagne, ad attraversare queste diecine di migliaia di corsi d'acqua?"

E si aggirava sperduto, con le mani sul viso, versando un torrente di lacrime. Scimmiotto era seccato e non si poté trattenere dall'alzare la voce: "Maestro, smettetela di fare lo scemo! Seduto! Seduto e basta! Il vecchio Scimmiotto andrà da quel marcantonio, gli farà sputare quel ronzino del diavolo, e tutto finirà lì."

"Ma dove lo cercherai?" gemeva Tripitaka, aggrappandosi a lui. "Magari si è messo in agguato per mangiare anche me. E allora come farai, quando avrai perduto cavallo e cavaliere?"

"Bestia incapace!" tuonò Scimmiotto, che aveva completamente perduto le staffe. "Buono a niente! Lui vuol posare le chiappe sul suo cavallino, ma non mi lascia nemmeno andare a cercarlo. Finché restate seduto a frignare davanti alle valigie, il vostro cavallo lo potete aspettare per il resto dei vostri giorni."

Scimmiotto si scaldava sempre più, quando si udirono voci nell'aria che li chiamavano: "Calmatevi, grande santo! E voi, imperiale fratello dei Tang, cessate di piangere! Siamo inviati segreti di Guanyin, con il compito di proteggere il pellegrino in cerca dei sutra."

A queste parole il reverendo si gettò precipitosamente a genuflettersi.

"Ma chi siete di preciso?" li interpellò Scimmiotto. "Fuori i nomi!"

"Siamo i sei vigili delle tenebre e le sei guardie della luce, i rivelatori di verità dei cinque orienti, i quattro protettori del tempo e i diciotto difensori di monasteri. Prestiamo servizio a turni."

"Oggi chi è di turno?"

"Primo turno i vigili, secondo i protettori, terzo i difensori. Noi, rivelatori dei cinque orienti, pattugliamo giorno e notte, escluso Testa d'Oro."

"Allora, per piacere, chi non è di turno si levi dai piedi. I turnisti sorveglino il maestro, perché mi dia il tempo di andar giù al torrente a trovare il drago e a fargli sputare il cavallo."

Gli dèi ubbidirono. Tripitaka si sentì un po' rassicurato, si sedette sulla rupe, e a ogni buon conto raccomandò a Scimmiotto di essere prudente.

"Niente paura" rispose Scimmiotto.

Che re scimmia in gamba! Strinse alla vita la tunica di broccato con il gonnellino di pelle di tigre e si diresse deciso dentro la gola, impugnando la sbarra di ferro cerchiata d'oro. Tra nebbie e brume sollevate dalla cascata, gridava a squarciagola: "Vieni fuori dal fango, brutto lumacone, e restituiscimi il cavallo!"

Il drago, dopo aver mangiato il cavallo bianco di Tripitaka, si era acquattato in fondo al torrente a digerirlo tranquillamente. Ma a sentire che si reclamava il cavallo con insulti sanguinosi si irritò e balzò di slancio dall'acqua tuonando: "Chi è questo intruso che viene a far baccano?" Quando Scimmiotto lo vide strillò: "Fermo lì, tira fuori il cavallo!"

Il drago gli si gettò addosso sfoderando i lunghi artigli e spalancando le mascelle, ma ebbe il suo daffare davanti a quella sbarra che volteggiava. Davanti alla cascata impegnarono un tremendo combattimento. Ecco qua:

Sfodera il drago le unghie taglienti,

Leva la scimmia la sbarra di ferro.

Fili di giada bianca nella barba

Pendono all'uno; negli occhi dell'altro

Si vede lampeggiare l'oro rosso.

L'un dalla bocca sputa fuoco ardente,

L'altro fa un uragano col randello.

Il primo fu punito da suo padre,

L'altro, mostro perverso, sfidò il Cielo.

Ciascun ricorda le sue dure prove

E a tutti costi vuol vincer lo scontro.

Combatterono a lungo, andarono e vennero, girarono e rigirarono, finché il drago non ce la fece più e fu preso dai crampi. Incapace di resistere, fece dietro front, scivolò nell'acqua e andò ad acquattarsi sul fondo, guardandosi bene dal metter fuori la testa. Il re scimmia ebbe un bell'insultarlo in tutti i modi: il giovanotto faceva orecchio da mercante.

Il Novizio fece una corsa da Tripitaka per metterlo al corrente della situazione: "Maestro, ero riuscito a far uscire il mostro insultandolo ben bene, e abbiamo combattuto a lungo, finché la fifa l'ha fatto scappare. Adesso si è nascosto nell'acqua e non vuole più uscire."

"Non sappiamo se ha davvero divorato il cavallo."

"Figuriamoci! Secondo voi, se non lo avesse mangiato, avrebbe risposto alle mie provocazioni?"

"L'altro giorno, quando avevi rotto la testa a quella tigre, mi avevi detto che eri capace anche di sottomettere i draghi. Come mai oggi non ti riesce?"

Scimmiotto non era persona da incassare e star zitto, e le parole di Tripitaka lo punsero sul vivo. Montò su tutte le furie e gridò: "Non una parola di più! Vi farò vedere io chi la spunterà!"

Il re scimmia ritornò a gran passi sulla riva del torrente e usò i poteri magici che consentivano di far risalire i fiumi e di sollevare gli oceani. Le acque limpide che scorrevano nella gola del Dolore dell'Aquila sollevarono grandi ondate fangose, violente come quelle del Fiume Giallo dai Nove Meandri quando è in piena. Sul fondo del torrente non si poteva stare in pace, né seduti né coricati. Il drago pensava: "La fortuna non ti sorride mai due volte, e le disgrazie non vengono mai sole. Sono sfuggito per un pelo a una condanna a morte, nemmeno un anno fa, e pensavo di starmene qui a vivere tranquillo, quando mi viene a cercare questo fanatico attaccabrighe."

Più ci pensava e più si arrabbiava. Alla fine non ce la fece più; saltò fuori dall'acqua digrignando i denti e urlando: "Ma insomma, maledetto, da dove sbuchi per perseguitarmi così?"

"Che cosa ti importa, da dove sbuco? Ridammi il cavallo, e i conti sono pari."

"Ma l'ho mangiato, il tuo cavallo, sta dentro la mia pancia. Come faccio a rendertelo? E se non te lo do, che cosa succede?"

"Se non me lo dai, succede che assaggi il mio bastone. In cambio della vita del cavallo ammazzerò te, e i conti saranno pari lo stesso."

Ripresero a combattere, ma presto il giovane drago si sentì esausto; allora si scrollò e si trasformò in una biscia, che strisciò via tra le erbe della riva. Il re scimmia lo inseguì con il suo randello, ma per quanto frugasse tra l'erba non trovava traccia del piccolo rettile. Era tanto indispettito che le sue tre divinità parassite interne scoppiarono e mandavano fumo dalle sette aperture del suo corpo. Recitò l'incantesimo della sillaba om per convocare la divinità locale e il dio della montagna; entrambi si vennero a inginocchiare davanti a lui e dissero: "Eccoci!"

"Preparate la schiena, che voglio somministrarvi cinque randellate a testa di benvenuto, tanto per sfogare la bile del vostro vecchio Scimmiotto."

"Ci auguriamo che vostra santità avrà l'indulgenza di permettere alle nostre umili divinità di spiegarci" supplicarono gli dèi battendo la fronte a terra.

"Che cos'avete da dire?"

"Vostra santità è rimasta imprigionata per tanto tempo, e noi non sapevamo quando sareste uscito: perciò non abbiamo potuto accogliervi come si deve; formuliamo l'ardente auspicio che vorrete perdonarci."

"Va bene, se le cose stanno così non vi picchierò. Ma ho una cosa da chiedervi: da dove viene questo drago malefico del Torrente del Dolore dell'Aquila, e perché si è mangiato il cavallo bianco del mio maestro?"

"Vostra santità non ha mai avuto maestri o padroni e, come Autentico Supremo del Caos Originario, non si è mai sottomesso né al cielo né alla terra; come potete parlare di un vostro maestro?"

"Voi non sapete tutto: per quella faccenda di ingiurie ai superiori mi avevano dato cinquecento anni di pena, che sono durati fino a pochi giorni fa. Mi ha liberato la pusa Guanyin, che mi ha convertito al bene e ha fatto venire dalla corte dei Tang un certo monaco per tirarmi fuori. Però mi ha chiesto di seguirlo come discepolo fino al Paradiso dell'Ovest, per salutare il Buddha e cercare le scritture. Il cavallo perduto appartiene a questo monaco."

"Ecco dunque come sono andate le cose. Non c'erano mai state manifestazioni diaboliche in questo torrente. La sua sola caratteristica insolita è l'estrema limpidezza dell'acqua. A volte i grandi uccelli che la sorvolano, vedendo riflessa la propria immagine, la scambiano per un congenere, e per raggiungerlo si tuffano e affogano; da ciò viene il nome del dolore dell'aquila. L'anno scorso la pusa Guanyin, mentre era in viaggio per scegliere un cercatore delle scritture, ha salvato un drago condannato a morte e l'ha mandato qui ad attendere il pellegrino cercatore. Non è autorizzato a far danni, ma solo a catturare qualche uccello, o daino, o antilope, e solo per nutrirsi. Come avrà potuto diventare tanto incosciente da prendersela con vostra santità?"

"Dapprincipio aveva proprio la pretesa di sfidare il vecchio Scimmiotto. Ma poi, per quanto chiamassi e insultassi, non riuscivo più a cavarlo dal suo buco. Ho dovuto intorbidare tutto il torrente per farlo uscire. Ha fatto ancora un tentativo di combattere, perché non si rendeva conto che il mio randello pesa troppo per lui; poi, non riuscendo a reggere il peso, si è trasformato in una biscia e si è nascosto nell'erba. Non riesco più a trovarlo."

"Vostra santità non sa" replicò la divinità locale "che il torrente comunica con acque profonde e lontane attraverso un'infinità di buche e crepacci. Sarà scivolato là dentro. Ma non occorre che vi arrabbiate o vi affatichiate a catturarlo. Basta chiedere l'intervento di Guanyin, e lui verrà di corsa a costituirsi."

Scimmiotto ritornò da Tripitaka, accompagnato dagli dèi, e lo aggiornò sulla situazione.

"E se parti per invitare la pusa, quanto ci terrai a ritornare?" s'inquietò il monaco. "E io come farò a sopportare il freddo e la fame, mentre non ci sarai?"

Prima che finisse di parlare si udì nell'aria la voce del rivelatore Testa d'Oro: "Grande santo, non occorre che ti scomodi. Posso invitarla io da parte tua."

"Grazie, grazie!" rispose allegro Scimmiotto. "Allora va subito, e sbrigati!"

Testa d'Oro, sulla sua nuvola, si slanciò verso i mari del Sud.

Il Novizio chiese alle due divinità di assistere il monaco, e al protettore del giorno di procurare un po' di cibo adatto, mentre lui pattugliava la zona del torrente.

Testa d'Oro scese dritto nel Bosco dei Bambù Porporini del Monte Potalaka e chiese al dio di servizio, in armatura d'oro, e a Moksa Hui'an di chiedere udienza per lui alla pusa.

"Che accade?" chiese Guanyin.

"Il monaco cinese ha perso il suo cavallo al Torrente del Dolore dell'Aquila, sul Monte del Serpente Acciambellato. Il grande santo Scimmiotto non sa come cavarsela. Gli dèi locali dicono che il cavallo è stato mangiato dal drago perverso che avete messo voi nel torrente. Il grande santo mi ha incaricato di riferirvelo e di pregarvi di intimare al drago la restituzione del cavallo."

"Certo, è il figlio di Aojun, il drago dei mari occidentali. Suo padre l'aveva accusato di empietà, per aver bruciato le Perle Luminose del palazzo, e la corte celeste l'aveva condannato a morte. Ho ottenuto personalmente il suo perdono dall'Imperatore di Giada, a condizione che servisse da mezzo di trasporto al monaco dei Tang. Come si è permesso di ingoiare un collega? Se è accaduto questo, vengo subito."

Guanyin discese dal piedistallo di loto, uscì dalla Grotta degli Immortali e, salita sopra un bagliore di buon augurio, attraversò i mari del Sud in compagnia di Testa d'Oro.

Lo testimoniano i versi:

Dei tre panieri aveva detto il Buddha

E Guanyin ne diffuse la novella.

Scritti sublimi che van dritti in cielo!

Gnosi che salva le anime dannate!

Cicala d'Oro uscì dalla crisalide

E riprese a studiar come Xuanzang.

Il drago che sbarrava la sua strada

Lo aiuterà mutandosi in cavallo.

La pusa e il rivelatore giunsero presto sul Monte del Serpente Acciambellato. Arrestando la loro nuvola a mezz'aria, guardarono giù e videro Scimmiotto che lanciava insulti e provocazioni dalla riva del torrente. Guanyin gli inviò Testa d'Oro.

"È arrivata la pusa" annunciò a Scimmiotto. Egli d'un balzo salì fino alla sua nuvola e l'apostrofò: "Eccola qua, la tutrice dei sette buddha e fondatrice del culto della compassione. Che invece non fa altro che giocarmi tiri mancini."

"Impudente mozzo di stalla, screanzato, culo rosso, te la farò vedere io!" si arrabbiò Guanyin. "Mi sono fatta in quattro per trovare qualcuno che andasse in cerca dei sutra, l'ho pregato di salvarti la pelle, ma tu non mi ringrazi, sai fare solo scenate."

"Balle! Va bene, mi hai fatto liberare; ma a che cosa serve, se non mi posso nemmeno divertire un po'? Quando ci siamo visti l'altro giorno, per mettermi a posto vi bastavano due parole, raccomandarmi di servire il monaco meglio che potevo. E invece gli avete dato quel maledetto berretto ricamato e gli avete insegnato come farmelo mettere in testa a forza di perfidie. È colpa vostra se adesso ho questo cerchio piantato nella testa; e gli avete insegnato voi le stregonerie per farlo stringere: quando le recita impazzisco dal dolore. E poi mi dirai che non ce l'hai con me!"

"Benedetta scimmia!" replicò Guanyin mettendosi a ridere. "Se non ti pieghi all'ubbidienza, non raggiungerai mai il giusto frutto. Senza questa costrizione, non credi che avresti ricominciato a passare alle vie di fatto contro il Cielo e contro i tuoi superiori? Tu non distingui il bene dal male, non ne hai la minima idea. E se ricominciassi a provocare calamità come una volta, chi ti riporterebbe sotto controllo? Vedrai che arriverai allo yoga, prima o poi; ma sarà proprio per merito di questo scherzetto che ti ho combinato."

"Chiamiamolo scherzetto... E come chiamiamo l'aver appostato qui il drago criminale che ci ha mangiato il cavallo? C'è di peggio che valersi dei malvagi e delle loro furfanterie?"

"Proprio io personalmente ho sollecitato l'Imperatore di Giada per portare qui quel drago, ma è stato soltanto per procurare un mezzo di trasporto al cercatore delle scritture. Rifletti: potrebbe un normale cavallo delle terre dell'Est superare tutte queste montagne e corsi d'acqua? Potrebbe mai farcela a raggiungere la terra del Buddha e il Monastero del Colpo di Tuono? Solo un cavallo-drago ci può riuscire."

"Ho capito. Ma come si fa? Quella bestia ha una tal paura del vecchio Scimmiotto, che non c'è verso di stanarla."

Guanyin si rivolse al rivelatore: "Va in riva al torrente, chiamalo e digli: terzo principe del re drago Aojun, esci, la pusa dei mari del Sud è qui."

Il dio eseguì. Il giovane drago uscì immediatamente dall'acqua, assunse forma umana e si alzò in aria, camminando sulle nuvole, per venire a salutare Guanyin: "Vi sono riconoscente di avermi salvato la vita. Finora non ho saputo nulla del pellegrino in cerca delle scritture."

"E quello non è appunto il primo discepolo del pellegrino?" disse la pusa additando Scimmiotto.

"Santo cielo, il mio avversario!" esclamò il drago. "In effetti avevo molta fame fin da ieri, e ho mangiato il suo cavallo. Lui ha approfittato della sua forza per picchiarmi ben bene; quando non ne ho potuto più, ho dovuto sbattergli la porta in faccia e sono corso a nascondermi. Però non mi ha parlato di ricerche di scritture."

"E tu mi hai chiesto qualcosa? Non mi hai chiesto nemmeno come mi chiamo" obiettò Scimmiotto. "Che cosa avrei dovuto raccontarti?"

"Te lo avevo chiesto da dove venivi, tu che mi trattavi da brutto lumacone. E tu dicevi: che t'importa da dove sbuco? e pensavi solo al cavallo. Mica parlavi di Tang e di Cina."

"Questa benedetta scimmia è capace soltanto di adoperare la forza, e non è mai disposta a considerare i meriti degli altri" concluse Guanyin. "Per piacere, ficcati bene in testa che nel corso del viaggio si dovranno unire a voi altre persone. Se qualcuno vi chiede qualcosa, incominciate sempre dicendo: cerchiamo le scritture. Non occorrerà menar le mani, si metteranno al vostro servizio spontaneamente."

Scimmiotto acconsentì di buon grado. Guanyin si avvicinò al drago, strappò le perle lucenti che portava al collo, lo asperse della dolce rugiada contenuta nel suo vaso e lo sfiorò con il ramo di salice. Poi soffiò su di lui il suo fiato magico e gridò: "Trasfórmati!" Il drago divenne un cavallo, dal mantello simile a quello che aveva ingoiato. Guanyin gli fece le sue raccomandazioni: "Devi applicarti a vincere ciò che può ostacolare la tua salvezza. Quando avrai accumulato meriti sufficienti, avrai superato il normale stato di drago, e sarai sulla strada buona per ottenere il giusto frutto del corpo dorato di un buddha."

Il giovane drago beveva entusiasmato ogni parola. La pusa incaricò il re scimmia di condurlo da Tripitaka e li salutò: "Ritorno ai miei mari!"

Ma Scimmiotto si aggrappava alla sua manica e non la lasciava partire: "Io ne ho le scatole piene, non ce la faccio più. Ci sono troppi ostacoli sulla strada dell'Ovest, per superarli con quella pappina di monaco. Ne ho abbastanza di badare a me stesso! Come potrei acquistar meriti in queste condizioni? Io ci rinuncio, lascio perdere."

"Prima di entrare nella via dell'umanità" gli fece notare Guanyin "eri pronto a tutto, pur di conquistare l'illuminazione. E ora che te la sei cavata con i castighi che ti eri attirato dal Cielo - proprio ora vuoi rinunciare? Occorrono fede e atti meritevoli per realizzare la verità attraverso il nirvana. Se doveste trovarvi in pericolo mortale, ti autorizzo a rivolgerti al Cielo, e il Cielo ti risponderà; a rivolgerti alla Terra, e la Terra non resterà indifferente. Se le difficoltà saranno insolubili, ti soccorrerò io stessa. Avvicinati, c'è ancora un potere che ti devo conferire."

Guanyin strappò tre foglie dal suo ramo di salice, le posò sul capo di Scimmiotto e gridò: "Trasformatevi!"

Le tre foglie divennero tre peli d'emergenza, ed essa spiegò: "Se vi trovaste in casi senza uscita e senza speranza, questi peli possono trasformarsi in modo da salvarvi dal pericolo imminente."

Finalmente Scimmiotto si indusse a ringraziare la misericordiosa e compassionevole pusa. In un turbine di brezze profumate e brume colorate, essa se ne tornò al Potalaka.

Il Novizio scese dalla nuvola, afferrò il cavallo-drago per la criniera e lo portò da Tripitaka: "Ecco il cavallo!"

"Sembra ingrassato, questo cavallo. Dove l'hai trovato?" chiese Tripitaka, tutto contento di vederlo.

"Maestro, voi dormite in piedi! Testa d'Oro ha portato qui la pusa, che ha trasformato in cavallo bianco il drago del torrente. Il mantello ha lo stesso colore, ma come vedete mancano sella e finimenti. Non vedete che ve l'ho condotto tenendolo per la criniera?"

"E la pusa dov'è?" inquisì il monaco, molto sorpreso. "Aspetta che la saluti e la ringrazi."

"A quest'ora sarà già a casa sua: andava di fretta."

Tripitaka si accontentò di raccogliere un pizzico di terra in luogo di incenso e di inchinarsi verso sud. Poi si prepararono a ripartire.

Scimmiotto diede licenza al dio della montagna e a quello locale, conferì con i protettori e i rivelatori per dar loro istruzioni, e invitò il maestro a montare a cavallo.

"Come faccio a cavalcare questa bestia, senza sella né finimenti?" protestò Tripitaka. "D'altronde la cosa più urgente sarà trovare una barca per attraversare il torrente. Alla sella penseremo dopo."

"Maestro, non sapete proprio dove vivete, non avete senso pratico. Dove volete trovarla una barca, in queste montagne selvagge? Questo è un cavallo che con l'acqua ci sa fare: vi farà lui da barca. Montatelo e vedrete."

Tripitaka non aveva scelta, seguì il consiglio e cavalcò a pelo. Scimmiotto portava i bagagli.

Quando giunsero in riva al torrente, videro un vecchio pescatore che manovrava una zattera di legno tarlato con un remo da bratto giù per la corrente. Scimmiotto gli fece segno: "Ehi, accosta qui, pescatore! Siamo gente dell'Est in cerca di sutra. Il mio maestro ha dei problemi a passare, vieni a dargli una mano!"

Il pescatore accostò. Il Novizio invitò il maestro a smontare da cavallo e lo aiutò a salire sulla zattera; poi ci caricò i bagagli e ci condusse il cavallo. Il pescatore spinse la zattera, che in un baleno tagliò di sbieco la corrente e approdò all'altra riva.

Tripitaka raccomandò a Scimmiotto di aprire la sacca e di cavarne qualche sapeca in moneta cinese da dare al traghettatore. Ma lui allontanava già l'imbarcazione dalla riva, dicendo: "Non voglio denaro." Raggiunse il centro della corrente e scomparve. Tripitaka, imbarazzato, continuava a giungere le mani e a dichiarare la propria gratitudine.

"Maestro, non vi date pena" disse il Novizio. "Non l'avete riconosciuto? È il dio del torrente. Non mi era venuto a salutare, e questo avrebbe dovuto valergli una bella bastonata. È fin troppo contento di averla evitata, come volete che chieda soldi?"

Tripitaka, incerto se doveva prenderlo sul serio, ritornò a cavalcare a pelo e seguì Scimmiotto fino alla strada che portava a ovest.

Salire l'altra riva del vasto Noumeno

E, con cuore sincero, il monte benedetto.

Maestro e discepolo proseguivano il cammino, mentre il sole tramontava e il cielo incupiva.

Nubi sottili velano la luna,

La fan tremare nel cielo di ghiaccio.

Il vento soffia freddo e penetrante.

Dalle basse colline, solitario

Vola un uccello, e si perde lontano.

S'ode gridare un gibbone sperduto

Nella foresta, fra gli alberi spogli.

Nella notte le strade son deserte.

Tripitaka, che scrutava l'orizzonte dall'alto del cavallo, a un tratto credette di riconoscere una fattoria.

"Consapevole del Vuoto, abita gente laggiù! Potremmo chiedere di passarci la notte per ripartire domattina."

"Maestro, non credo che ci abiti gente" replicò Scimmiotto dopo aver alzato la testa.

"E perché no?"

"Perché una fattoria non avrebbe un tetto con il fastigio adorno di pesci volanti e di chimere coricate: sarà un tempio o un eremitaggio."

Mentre chiacchieravano giunsero alla porta. Tripitaka smontò da cavallo e notò sull'ingresso tre grandi caratteri: Santuario del Dio del Suolo. Entrarono. Venne loro incontro, a mani giunte, un vecchietto con qualche perla al collo: "Maestro, vogliate entrare a sedervi."

Tripitaka gli rese premurosamente il saluto, entrò nella sala e andò a inchinarsi davanti alle immagini dei santi. Il vecchio fece servire il tè da un ragazzino. Bevendo il tè, Tripitaka chiese: "Perché questo tempio si chiama santuario del dio del suolo?"

"Qui siamo nel paese di Hami, dei barbari dell'Ovest. Il santuario è stato costruito dagli abitanti di un villaggio qui accanto. Il suolo è quello del villaggio, il dio è la divinità locale. Nei momenti dell'aratura di primavera, della sarchiatura estiva, della mietitura autunnale e della stivatura invernale del raccolto, ciascuno prepara le tre carni per il sacrificio e le offerte di fiori e di frutta per portarle al santuario e ottenere stagioni favorevoli, buon raccolto e prosperità nell'allevamento dei sei animali domestici."

"Non è il caso di dire: a tre li da dove stai, nuove usanze troverai?" esclamò Tripitaka, scuotendo la testa pieno di meraviglia. "I nostri usi non sono altrettanto buoni."

"Maestro, dove si trova il vostro paese d'immortali?"

"Il vostro umile monaco viene dal paese dei grandi Tang, nell'Est, e ha ricevuto la missione imperiale di andare in cerca delle scritture nel Paradiso dell'Ovest. Poiché la nostra strada passava accanto al vostro prezioso edificio e si faceva tardi, ci siamo permessi di rifugiarci nel vostro santuario benedetto per chiedervi di passarci la notte. All'alba ripartiremo."

Il vecchio ne sembrò molto contento e non smetteva di ripetere: "Scusatemi se non so accogliervi meglio." Ordinò al ragazzino di preparare il pasto, di cui Tripitaka lo ringraziò cerimoniosamente.

Scimmiotto si guardava intorno; adocchiò una corda per stendere ad asciugare la biancheria, tesa sotto la tettoia, la spezzò con un colpo secco e se ne servì per impastoiare le zampe del cavallo. Il vecchio si mise a ridere: "Dove l'avete rubata, quella bestia?"

"Ehi, vecchio, non sai con chi parli! Ti pare che dei santi monaci come noi, che riveriscono il Buddha, possano essere ladri di cavalli?"

"Se non l'avete rubato" fece notare il vecchio, che continuava a ridere, "come mai non ha sella né finimenti, tanto che per legarlo dovete rompere la mia corda della biancheria?"

"È tanto birbante, quanto impulsivo e suscettibile" si scusò Tripitaka. E se la prese con Scimmiotto: "Se vuoi legare il cavallo, puoi chiedere per favore una corda al nostro ospite, senza rompere quella della biancheria. Venerabile fratello maggiore, non gliene vogliate. In effetti questo non è un cavallo rubato. Ieri, venendo dall'est, avevo un cavallo bianco che era bardato di tutto punto. Purtroppo al Torrente del Dolore dell'Aquila il drago del posto, divenuto un malfattore, se l'è mangiato. Per fortuna il mio discepolo ha usato i suoi poteri per commuovere la pusa Guanyin, che ha catturato il drago e l'ha trasformato in un cavallo bianco simile al mio. Ne ho bisogno per farmi portare al Paradiso dell'Ovest, a incontrare il Buddha. Abbiamo appunto attraversato quel torrente oggi stesso, e non abbiamo avuto il tempo di procurarci un'altra bardatura."

"Maestro, non vi offendete, mi piace scherzare. Non pensavo che il vostro eminente discepolo mi prendesse sul serio. Da giovane, quando avevo qualche soldo, mi piacevano i cavalli. Ma con gli anni ho avuto la mia razione di miserie, lutti e incendi. Ora non ho altra risorsa che gestire questo santuario. Per fortuna, le elemosine dei donatori del villaggio mi dànno di che vivere. Mi sono rimasti una sella e dei finimenti che mi sono molto cari, tanto che non li ho mai venduti nonostante la mia povertà. Ma ora che ho appreso la vostra storia, maestro, e come la pusa abbia trasformato il drago in un cavallo per trasportarvi, non mi posso certo sottrarre al dovere di fare la mia parte. Domani andrò a prendere la bardatura e sarò lieto di offrirvela quando partirete, sperando che vorrete accettarla con un sorriso di indulgenza."

Tripitaka si profuse in ringraziamenti.

Poco dopo il ragazzino servì il pasto di magro della sera e portò le lampade. Poi preparò i letti e ciascuno si ritirò per dormire.

La mattina seguente Scimmiotto, alzandosi, incitò: "Maestro, il gestore del tempio ci ha promesso la bardatura. Andate a chiedergliela senza debolezze!"

Mentre finiva di parlare, il vecchio si presentò con sella, cuscinetti, redini, staffe, in breve tutti i finimenti di una bardatura completa. Posò tutto sotto la tettoia dicendo: "Maestro, ecco i finimenti."

Tripitaka li accettò con piacere e chiese a Scimmiotto di metterli al cavallo per verificare se si adattavano. Il Novizio li esaminò uno per uno e constatò che erano di ottima qualità. Lo testimoniano i versi:

La sella è ornata di stelle d'argento,

Brillano fili d'oro sul suo seggio.

Cuscinetti di feltro in molti strati.

Redini triple colorate in porpora;

Terminano le strisce in grandi fiori

Con disegni animali a tratti d'oro.

Di fine acciaio è il morso, e dagli anelli

Pendon ghiande di lana zuppe d'acqua.

Soddisfatto Scimmiotto mise sella e redini al cavallo: sembravano fatte su misura. Quando Tripitaka si inchinò al vecchio per ringraziare, questi si schermì premurosamente: "Mi confondete, non è il caso di ringraziare!"

Comunque l'ospite non insisté per trattenerli e invitò il monaco a montare a cavallo, cosa che Tripitaka fece aggrappandosi all'arcione. Il Novizio si mise i bagagli in spalla. Il vecchio estrasse dalla manica un frustino dall'impugnatura di giunco rinforzata da strisce di cuoio, cui era fissata una sferza di tendini di tigre annodati. La presentò sulle mani tese, dicendo: "Ho anche un buon riga-dritto, che mi pregio di offrirvi."

"Mille grazie della vostra offerta" rispose Tripitaka ricevendolo.

Voleva fargli il saluto buddista con le mani giunte, ma il vecchio era scomparso. Si volse a guardare il santuario, ma non vide che terreno incolto. Una voce dallo spazio disse: "Santo monaco, sono desolato per la modestia dell'accoglienza. Sono il dio del Monte Potalaka, incaricato da Guanyin di portarvi sella e finimenti. Fatevi coraggio nel vostro viaggio a occidente, non demordete!"

Tripitaka scese di sella per prosternarsi nella direzione della voce: "Con i suoi occhi mondani e il suo misero retaggio di comune mortale, il vostro indegno discepolo non ha saputo riconoscere la vostra divinità e il vostro venerato aspetto: vi supplica di perdonare l'errore, e vi prega di esprimere da parte sua alla pusa la profonda riconoscenza per il suo aiuto."

E si mise a battere la fronte per terra un incredibile numero di volte.

Sul bordo della strada il re scimmia schiattava dalle risa. Dopo un po' venne a tirare il monaco per il vestito: "Maestro, tanto vale che vi alziate. Chissà dov'è a quest'ora quello là: non è certo rimasto ad ascoltare le vostre preghiere e a guardare le vostre prosternazioni. A che cosa servono tante moine?"

"Che cosa significano queste sghignazzate sul bordo della strada, invece di mostrare almeno un po' di rispetto mentre io mi prosterno?"

"Secondo me continuate a non capire niente. Il vecchietto ha recitato una farsa, e perciò meriterebbe un fracco di botte. Non gliele ho date per riguardo alla pusa; e mi pare che basti. Non pretenderà mica di farsi fare i complimenti dal vecchio Scimmiotto. Io sono schietto e non faccio salamelecchi a nessuno. Non ho mai fatto più di un saluto dignitoso neppure all'Imperatore di Giada o al signore Laozi."

"Infatti sei un bel maleducato. Basta con le chiacchiere. Non perdiamo altro tempo."

E ripresero il cammino.

Nel corso dei due mesi successivi continuarono a viaggiare senza che accadesse nulla di notevole. Ogni tanto incontravano Lolo o Huihui, oppure lupi, tigri o leopardi.

Il tempo vola: si ritrovarono all'inizio della primavera. Le foreste di montagna si coloravano di giada e di broccato, alberi e cespugli si coprivano di gemme. Poi caddero i fiori dei susini e crebbero le foglie del salice.

Un giorno si godevano lo sbocciare della primavera, al tramonto del sole. Tripitaka arrestò il cavallo per scrutare lontano: fra i monti si vedeva un gruppo di torri, padiglioni e altri edifici:

"Guarda là, Consapevole del Vuoto: che posto può essere?"

"Se non è un tempio, dev'essere un monastero. Affrettiamo il passo e raggiungiamolo, per chiedere rifugio per la notte."

Tripitaka approvò e spronò il suo cavallo-drago, che si slanciò avanti.

Se poi non sapete, in fin dei conti, in quale posto si stavano dirigendo, ascoltate il prossimo capitolo.