Parliamo del trionfale ritorno del Bel Re Scimmia al suo paese: dopo aver distrutto il covo del Re Demonio del Caos e fatto bottino della sua grande sciabola, Scimmiotto passava le giornate impegnato nelle arti marziali. Aveva dotato le scimmie giovani di giavellotti di bambù e di sciabole di legno, e insegnava loro ad avanzare e ripiegare, accamparsi, piantare palizzate; tutto a colpi di fischietto, con segnali di stendardi e bandiere. Si erano divertiti così per un bel pezzo, quando Scimmiotto, in un momento di riposo, si mise a pensare ad alta voce: "E se qualcuno prendesse sul serio questi giochetti, che cosa ci potrebbe capitare? Ho paura che qualche re di uomini, o bestie, o uccelli, potrebbe prenderne il pretesto per attaccarci, dichiarare che le nostre esercitazioni militari preparano una ribellione, arruolare un esercito e venirci a massacrare. E voi che cosa gli potreste opporre, con le vostre pertiche di bambù e le spade di legno? Ci vorrebbero armi di metallo, lance aguzze, spade taglienti, alabarde. Come si fa?"
A sentirlo parlare le scimmie si allarmarono: "Vostra maestà pensa in grande, ma che cosa possiamo fare? Non abbiamo possibilità..."
Mentre si esaminava l'argomento si presentarono quattro vecchie scimmie, due macachi dal culo rosso e due gibboni dalle lunghe braccia.
"Gran re" dissero facendosi avanti "se bisogna procurarsi armi taglienti, non è difficile."
"Che cosa avete in mente?"
"A est della nostra montagna, al confine del paese di Aolai, si trova una distesa d'acqua di duecento li. Vi regna un re che possiede una città zeppa di gente e di soldati. Egli dispone sicuramente di manufatti d'oro, argento, bronzo, ferro e altri metalli. Se vostra maestà ci vuole andare, basterebbe acquistare o farsi fabbricare delle armi, e insegnarci a servircene per difendere il nostro territorio: non sarebbe questo il segreto di una durevole prosperità?"
"Restate a divertirvi e aspettate il mio ritorno" rispose Scimmiotto, lieto del suggerimento.
Che bravo re scimmia! Detto fatto: con una capriola nelle nuvole attraversò in un istante i duecento li d'acqua e scoprì in effetti, dall'altra parte, mura e fossati di una città con diecine di migliaia di case e moltissime porte, compartita da viali ad angolo retto che circoscrivevano ampi mercati. La folla andava e veniva sotto il sole che brillava nel cielo. Scimmiotto si disse: "Qui di armi già pronte devono essercene molte: è più economico procurarsene un po' con un trucco, che contrattare per comperarle."
Fece i suoi passaggi, recitò l'incantesimo e, rivolto a sud-est, inspirò profondamente; poi espirò con tal forza che si alzò una violenta burrasca: la sabbia volava, le pietre rotolavano. Una cosa spaventosa!
Trema la terra mentre tuona il cielo,
Nere le nubi e turbini di polvere.
S'agita l'acqua spaventando i pesci.
Boschi sconvolti, tigri e lupi in fuga.
Son fuggiti mercanti e portatori.
Vuote botteghe, banchi abbandonati.
Il re lascia la corte e si ritira,
Si chiudon nello yamen gli ufficiali.
La statua di mille anni è rovesciata,
La torre è scossa dalle fondamenta.
La bufera aveva gettato nel panico tutto il paese: dal re all'ultimo dei sudditi, tutti si erano barricati in casa. Nessuno avrebbe osato circolare. Allora Scimmiotto diresse la sua nuvola dritta sull'ingresso del palazzo. Cercò l'arsenale, trovò l'entrata dell'armeria, ne forzò i battenti e vi scoprì un visibilio di armi: sciabole, lance, spade, alabarde, azze, francesche, picche, falci, sferze, rastrelli, mazze, tavolette, archi, balestre, tridenti - insomma tutto quello che si può immaginare. Molto soddisfatto a questo spettacolo, Scimmiotto si disse: "Da solo non posso portar via gran che: converrà fare il trasloco con l'aiuto della moltiplicazione del corpo."
Bravo re scimmia! Si strappò un pelo, se lo mise in bocca, lo masticò, lo sputò intorno recitando l'incantesimo e, appena ebbe gridato: "Trasformatevi!", centinaia e migliaia di scimmiottini si sparsero indaffarati nei magazzini ad afferrare e a disputarsi gli oggetti. I meglio piantati ne prendevano sei o sette, i più mingherlini due o tre. Finirono per fare piazza pulita. Allora Scimmiotto risalì sulla sua nuvola e con il solito procedimento riportò tutto quanto al suo paese.
Le scimmie del Monte di Fiori e Frutti, grandi e piccole, mentre giocavano davanti alla grotta, sentirono soffiare un vento improvviso; il cielo si riempì di un immenso sciame di scimmiette. Quelle di sotto, prese dal terrore, corsero in disordine a nascondersi dove capitava. Il Bel Re Scimmia fece scendere la nuvola, la fece scomparire e con uno scrollone ricuperò il suo pelo; restarono le armi sparse qua e là ai piedi della montagna.
"Figlioli!" gridava "Venite a prendere le vostre armi!"
Vedendo Scimmiotto tutto solo in mezzo allo spiazzo, le scimmie accorsero a prosternarsi e a chiedere com'era andata. Scimmiotto raccontò come aveva usato il vento per impadronirsi del materiale e per trasportarlo. Le scimmie espressero la loro gratitudine e si gettarono sulle armi; chi impugnava una sciabola, chi una spada; altri brandivano asce, altri alzavano lance; questo tendeva un arco, quello caricava una balestra. Si divertirono tutto il giorno, fra grida e clamori.
Il giorno dopo ripresero le esercitazioni regolari. Quando Scimmiotto le riuniva tutte, contava almeno quarantasettemila scimmie. In breve furono in grado di tenere in rispetto tutti gli abitatori della montagna: lupi, tigri, leopardi, cervi, caprioli, daini, volpi, donnole, tassi, leoni, elefanti, gorilla, orsi, antilopi, cinghiali, bisonti, camosci, lepri e tanti altri.
I re di varie specie di antri diabolici, in numero di settantadue, vennero a prestare omaggio al re scimmia. Alcuni partecipavano alle manovre, altri fornivano provviste quando ce n'era bisogno. Tutto ciò in perfetta organizzazione, in modo che il Monte di Fiori e Frutti diventò una piazzaforte più solida di una botte di ferro, difesa meglio di una città con le mura di bronzo. I re diavoli delle varie province contribuivano anche con tamburi di bronzo, stendardi colorati, elmi e armature. Ogni giorno si ripeteva il clamore delle manovre e degli esercizi.
Fu dunque in mezzo all'allegria generale che il Bel Re Scimmia si rivolse un giorno alla moltitudine: "Ora siete bene addestrati a maneggiare armi, archi e balestre. Ma il mio sciabolone mi ingombra: non mi piace mica. Che fare?"
Le quattro vecchie scimmie si fecero avanti per fare rispettosamente notare a sua maestà che la sua natura di immortale lo rendeva inadatto a usare armi qualsiasi: "...ma non abbiamo idea se vostra maestà potrebbe camminare nell'acqua."
"Da quando mi è stato rivelato il Tao, dispongo delle settantadue trasformazioni per influsso ctonio. La capriola nelle nuvole mi dà una divina e incomparabile ubiquità. Mi intendo delle arti di scomparire, nascondermi, innalzarmi e condensarmi. Conosco la via del cielo e quella del mondo sotterraneo. So camminare sotto il sole o la luna senza fare ombra, introdurmi senza difficoltà nelle pietre o nei metalli. L'acqua non mi può annegare e il fuoco non mi può bruciare. Non c'è posto dove non possa andare."
"Poiché vostra maestà dispone di questi poteri divini, sappia che l'acqua che scorre sotto il ponte delle liste di ferro fluisce fino al palazzo del Drago del Mare Orientale. Se vostra maestà vuole andare a trovare il vecchio re drago, non è forse probabile che ne ottenga di soddisfare la richiesta di un'arma adatta?"
"Vado e torno. Aspettatemi!" replicò Scimmiotto, felice del consiglio.
Bravo re scimmia! Balza in capo al ponte, fa i suoi passaggi per aprire i flutti, si tuffa, penetra nella corrente e percorre la via nelle acque, fino a giungere in fondo al mare orientale. Se ne andava per la sua strada, quando uno yaksa di pattuglia lo fermò e gli chiese: "Tu laggiù, che ti apri l'acqua davanti, che personaggio divino sei? Presentati con chiarezza, perché ti possa annunciare!"
"Sono Consapevole del Vuoto, di nascita celeste, e vengo dal Monte di Fiori e Frutti, non lontano da qui. Come mai non mi conosci?"
A queste parole lo yaksa fece dietro front e corse al Palazzo Acquatico di Cristallo ad annunciare: "Maestà, c'è fuori un santo di nascita celeste del Monte di Fiori e Frutti, che si dice vicino di vostra maestà e che arriverà da un momento all'altro."
Il re drago del Mare Orientale, che si chiamava Aoguang, si alzò subito e uscì incontro all'ospite, accompagnato da figli e nipoti, capitani granchi e soldati gamberetti.
"Eminente immortale, entrate, entrate!"
All'interno del palazzo si fecero le presentazioni. Il re drago installò Scimmiotto al posto d'onore, gli offrì il tè e poi chiese: "Quando avete ottenuto la realizzazione del Tao, eminente immortale, e di quali arti divine avete conoscenza?"
"Fin da piccolo ho abbandonato la famiglia per praticare il Tao e ho ottenuto un corpo senza morte né vita. Da ultimo mi sono impegnato ad addestrare i miei ragazzi per proteggere la nostra caverna nella montagna, ma mi sono reso conto che mi manca un'arma adatta. Da un pezzo ho sentito parlare del mio saggio vicino e del suo palazzo di diaspro con le porte di madreperla: poiché dovreste possedere una bella eccedenza di armi divine, mi sono permesso di venire appunto a sollecitarne una."
Rifiutare sarebbe stato imbarazzante: il re drago mandò subito un pesce persico, che esercitava un alto comando regionale, a cercare uno sciabolone da difesa che presentò rispettosamente.
"Il vostro vecchio amico non si ritrova con le sciabole" disse subito Scimmiotto. "Vi prego di offrirmi qualcos'altro."
Questa volta il re drago spedì un pesce siluro, che era il comandante in capo, e questi fece portare da un'anguilla gigante un tridente a nove punte. Scimmiotto saltò giù dal suo seggio, lo prese in mano e lo bilanciò: "È proprio leggerino. E poi non lo impugno bene. Non avreste qualcos'altro da propormi?"
"Eminente immortale" ribatté il re drago ridendo, "il tridente leggerino pesa tremila seicento libbre!"
"Ma non lo impugno bene, non mi convince."
Il re drago incominciò ad aver paura: ordinò a un grasso abramide, che era alto commissario, e a una carpa generale di brigata di portare un'alabarda con l'asta decorata, che pesava settemila duecento libbre. Quando la vide, Scimmiotto si precipitò ad afferrarla: fece qualche mulinello, due o tre finte e, conficcandola a terra, dichiarò: "È inutile, non va, troppo leggera."
A questo punto il re drago tremava di paura e balbettava: "Eminente immortale, credo che sia la cosa più pesante che abbiamo nel palazzo, non ho altro..."
"Andiamo!" esclamò Scimmiotto ridendo. "Tutti sappiamo il detto: il palazzo del drago non manca di tesori. Cercate meglio. Se trovate qualcosa che mi piaccia, lo pagherò fino all'ultimo centesimo."
"Davvero non c'è altro."
Mentre si scambiavano queste battute, la moglie e la figlia del drago, facendo capolino dal loro posto di osservazione dietro di lui, credettero opportuno di esprimere la loro opinione: "Maestà, non vedete che questo santo non va preso alla leggera? Non c'è forse in magazzino quel pezzo di ferro delle meraviglie, che era servito a misurare il fondo del fiume celeste? Da qualche giorno è diventato fosforescente e manda persino un profumo di buon augurio. Non vorrà dire che vuole incontrare questo santo?"
"È una sbarra che servì a Yu il Grande per drenare le acque e misurare quanto erano profondi fiumi e oceani, un pezzo di ferro magico; ma che cosa può farsene?"
"Che importa che cosa può farsene?" ribattè la moglie. "Daglielo, che ne faccia quello che vuole. Purché se ne vada."
Il vecchio re drago seguì il consiglio e riferì la cosa a Scimmiotto, che disse: "Tiratelo fuori e vediamo!"
"È una parola" replicò il drago agitando la mano. "Non si riesce a trasportarlo, e nemmeno a muoverlo, tanto è pesante. Dovreste andar voi a dargli un'occhiata."
"Va bene, fatemi vedere dov'è."
Il re drago lo condusse in magazzino, e là si videro di colpo brillare mille fuochi.
"È lui che fa tutta questa luce" precisò il re drago mostrando il fenomeno col dito. Scimmiotto raccolse i lembi della veste, si avvicinò e lo tirò su: era un pilastro di ferro del diametro di un recipiente da uno staio, lungo più di due tese. Ci volle tutta la sua forza per sollevarlo: "È un pelino troppo grosso e troppo lungo. Se si potesse accorciarlo e assottigliarlo, andrebbe proprio bene..."
Lo aveva appena detto che il tesoro si accorciò di qualche piede e si assottigliò di un dito.
"Magari ancora un po' più sottile" fece Scimmiotto bilanciandolo.
E la sbarra ubbidì.
Al colmo della soddisfazione, Scimmiotto la portò fuori dal magazzino per guardarla meglio: a ogni estremità c'era un cerchio d'oro, e in mezzo ferro nero. Sotto uno dei cerchi era incisa questa colonna di caratteri: Randello a Piacer Vostro, cerchiato d'oro. Pesa tredicimila cinquecento libbre.
"Immagino che questo tesoro si chiami così perché si adegua ai desideri del proprietario."
Entusiasmato dalla scoperta, Scimmiotto camminava pensando e borbottando che il randello che teneva in mano sarebbe ancora migliorato riducendosi un altro po' di dimensioni: a questo punto la sbarra non superava una tesa di lunghezza, né il diametro di una tazza.
Ecco che se ne torna al Palazzo Acquatico di Cristallo mettendo in mostra i suoi poteri magici con molte stoccate e mulinelli: il vecchio re drago continuava a tremare e i giovani principi si sentivano svenire; le tartarughe ritiravano la testa nel guscio, pesci, granchi e gamberetti si nascondevano.
Con il suo tesoro in mano, Scimmiotto si risedette al posto d'onore nella sala grande del palazzo, e disse sorridendo al re drago: "Grazie mille. Sono commosso dalla vostra generosa attenzione, caro e saggio vicino."
"Prego, non c'è di che."
"È un bel tocco di ferraglia, non c'è che dire; tuttavia ci sarebbe un'altra cosa..."
"Che cos'altro, eminente immortale?"
"Se non avessi trovato questo pezzo di ferro, non sarebbe stato un problema. Ma adesso che ce l'ho, mi rendo conto che non ho niente da mettermi addosso che armonizzi: come si fa? Se per caso possedete qualcosa del genere, non fatevi scrupolo a offrirmela: non starò a mercanteggiare la mia riconoscenza."
"Desolato, non ho niente del genere."
"Se già hai scomodato un generoso, non ne disturbare un altro. Spiacente ma, se non avete altro, temo di non potermene andare."
"Senza volervi importunare, eminente immortale, non potreste farvi un giretto in un altro mare? Magari là trovereste qualcosa."
"Meglio star seduti in una casa, che correre a frugarne tre. Sul serio, fate un pensiero al mio equipaggiamento."
"Vi assicuro che non ho niente. Se avessi qualcosa, ve l'avrei subito rispettosamente offerto."
"Se non avete niente, pazienza. Permettete che collaudi questa sbarra sulla vostra testa?"
"Per carità, eminente immortale!" gridò il re drago, che aveva perduto il sangue freddo. "Non venitemi addosso! Aspettate che veda se hanno equipaggiamenti i miei fratelli minori; li chiamo subito."
"E dove stanno, questi fratelli?"
"Sono Aoqin, il re drago dei mari meridionali, Aoshun che regna sul mare settentrionale, e Aojun, re dei mari occidentali."
"Il buon Scimmiotto non andrà laggiù. Non ci penso nemmeno. Come dice il proverbio, meglio l'uovo oggi che la gallina domani: arrangiatevi voi a trovarmi qualcosa di bello, non chiedo altro."
"Ma non occorre che vostra eminenza si muova. Ho qui un tamburo di ferro e una campana d'oro: in caso di emergenza, basta battere il tamburo e suonare la campana perché i miei fratelli arrivino subito."
"E allora, spicciatevi a battere il tamburo e a suonare la campana."
Un generale testuggine e un comandante tartaruga eseguirono immediatamente. Il messaggio pervenne ai re draghi degli altri mari; e subito, eccoli affollarsi all'ingresso del palazzo.
"Caro fratello maggiore" chiese Aoqin, "quale affare urgente ti ha spinto a far battere il tamburo e suonare la campana?"
"È una storia lunga, fratello mio. Abbiamo qui un santo nato dal cielo, di non so qual Monte di Fiori e Frutti, che è venuto con la scusa di una visita di buon vicinato e ha finito per chiedermi un'arma. Secondo lui il tridente d'acciaio era troppo piccolo, e l'alabarda troppo leggera. Infine ha sollevato quel pezzo di ferro prezioso che è servito a misurare la Via Lattea e si è messo a tirare di scherma. In questo momento se ne sta seduto dentro casa e pretende che gli dia un vestito adatto. Ma io non ne ho, e così ho fatto battere il tamburo e suonare la campana per pregarvi di venire, e chiedervi se potete aiutarmi ad accontentarlo per levarmelo di torno."
Aoqin andò fuori di sé: "Fratelli, saltiamo addosso allo sfacciato e catturiamolo."
"Non sai che cosa dici!" si spaventò il drago più anziano. "Una carezza di quella sbarra ti ammazza, un colpetto ti spacca in due. Solo a sfiorarla, ti porta via la pelle; a strofinarla, anche i muscoli."
Intervenne Aojun, il più giovane, re dei mari occidentali: "In queste condizioni non si può mettergli le mani addosso: conviene procurargli quello che vuole e poi denunciarlo con un rapporto al Cielo, che provvederà a castigarlo."
"Hai ragione" approvò Aoshun dei mari settentrionali. "Io ho qui dei sandali in fibra di loto per camminare sulle nuvole."
"Io una cotta di maglia d'oro" disse Aojun.
"Io un elmo d'oro rosso con ali di fenice" concluse Aoqin.
Il fratello maggiore se ne rallegrò e li introdusse nel Palazzo Acquatico di Cristallo, dove incontrarono Scimmiotto e gli presentarono i loro doni. Consapevole del Vuoto si mise l'elmo in testa, infilò la cotta di maglia d'oro e i sandali. Brandito poi il suo randello di ferro come fosse uno scettro, corse via gridando ai draghi: "Vecchi rimbambiti! Non c'era niente in casa, a sentir loro. Cialtroni!"
I re dei quattro mari erano indignati. Si consultarono subito per presentare una querela in alto loco.
Ma per ora lasciamoli perdere. Guardate piuttosto il nostro re scimmia che si fa strada allontanando le acque e ritorna al ponte di liste di ferro, dove lo aspettavano le quattro vecchie scimmie alla testa della folla dei loro congeneri. Di colpo videro Scimmiotto che balzava fuori dall'acqua, perfettamente asciutto, e camminava sul ponte incontro a loro tutto lucente d'oro. Le scimmie si gettarono in ginocchio, tanto erano impressionate: "Gran re, che magnificenza, che splendore!"
Raggiante di gioia, Scimmiotto salì sul trono e appoggiò a terra la sbarra di ferro. Tutte le scimmie, nella loro innocenza, volevano prendere in mano il tesoro, ma non riuscivano nemmeno a smuoverlo, come fossero libellule alle prese con un albero di ferro. Ansimavano e lasciavano penzolare la lingua: "Mamma mia, com'è pesante! Come hai fatto a portarlo?"
Scimmiotto ci mise sopra la mano e lo sollevò. Disse ridendo alla folla: "Ogni cosa ha il suo padrone. Questo tesoro era sepolto in fondo al mare da chissà quanti millenni; ma proprio negli ultimi giorni ha emesso una luce. Il re drago non ci vedeva che un pezzo di ferro nero, che era servito per misurare la Via Lattea. Dal momento che nessuno di quei giovanotti era in grado di portarlo, e nemmeno di sollevarlo, mi hanno detto di andare a prendermelo da solo. Questo coso era lungo più di due tese e grosso come uno staio. Quando l'ho avuto in mano, l'ho trovato troppo grande: è bastato il pensiero, perché diminuisse parecchio. Ho continuato a rimpicciolirlo, due o tre volte. Guardandolo alla luce ho visto che c'è scritto: Randello a Piacer Vostro, cerchiato d'oro. Pesa tredicimila cinquecento libbre. Fatevi da parte che vi faccio vedere come si usa."
Rigirando il tesoro tra le mani, gridò: "Piccolo, più piccolo!" La sbarra si ridusse alle dimensioni di un ago da ricamo, che si poteva nascondere dietro l'orecchio. Le scimmie, impressionate, si misero a gridare: "Gran re, tiratela fuori, fateci divertire ancora!"
Scimmiotto esplorò dietro l'orecchio per trovare l'ago, se lo mise sul palmo della mano e ordinò: "Grande, più grande!"
L'ago riprese le dimensioni di una sbarra di due tese, grossa come uno staio. Scimmiotto si fece prendere dal gioco. Uscì dalla grotta e, col tesoro stretto in mano, ricorse a uno dei suoi trucchi di magia cosmica. Gridò, facendo una riverenza: "Crescere!" e prese le dimensioni di una montagna di diecimila piedi, con la testa alta come il Taishan, la schiena come una ripida scarpata, gli occhi lampeggianti, la bocca come un lago di sangue, i denti come alabarde; quanto al bastone che teneva in mano, un capo toccava il trentatreesimo cielo e l'altro il diciottesimo inferno.
L'apparizione gettò in tale spavento tigri, leopardi, lupi e le altre creature di tutta la montagna, così come i re diavoli delle settantadue caverne, che si prosternarono con la fronte a terra, tremando come foglie, con le anime sul punto di separarsi dai corpi.
In un batter d'occhio, Scimmiotto riprese le sue dimensioni normali, ridusse il tesoro alle dimensioni di un ago da ricamo, lo nascose dietro l'orecchio e ritornò nella grotta a ricevere l'omaggio degli impauriti re diavoli.
Fu allora che si spiegarono le bandiere, si batterono i tamburi e si fecero rimbombare i gong di bronzo. Al grande banchetto, che offriva mille rari sapori, le coppe erano sempre colme di vini di palma e d'uva. Scimmiotto festeggiò a lungo con la folla e alla fine, quando si ripresero le manovre, conferì alti incarichi di comando alle quattro vecchie scimmie. I due macachi dal culo rosso divennero i marescialli Ma e Liu, mentre i gibboni dalle lunghe braccia furono i generali Beng e Ba. Dislocazioni di accampamenti, scavi di trinceramenti, premi e punizioni, tutto era affidato a questi quattro comandanti in capo.
Liberato da ogni preoccupazione, Scimmiotto poteva passare le sue giornate a cavalcar nuvole, percorrere i quattro mari e vagabondare a piacer suo nelle montagne. Andava dappertutto, a visitare guerrieri per farsi bello della sua pratica delle arti marziali, e a fare amicizia con i saggi utilizzando la sua competenza nella magia. Fu in questo periodo che entrò nella confraternita dei sette: il re diavolo toro, il re diavolo caimano, il re diavolo roc, il re cammello-leone, il re macaco e il re gibbone col pelo lungo, che facevano sette contando anche Scimmiotto.
Passavano le giornate a discutere di questioni civili e militari, vuotavano le coppe, cantavano e danzavano. Partivano la mattina per rientrare la sera, non si negavano nessun piacere, superavano distanze di diecimila li come se si trattasse di attraversare il giardino. È il caso di dirlo: tremila leghe in un crollar di capo, ottocento e più tappe in un volger di schiena.
Un giorno aveva ordinato ai quattro comandanti in capo di preparare un banchetto nella caverna per invitare i sei re a una bevuta, e si era abbattuto bufalo e sgozzato cavallo per i sacrifici al cielo e alla terra. La folla dei diavoletti aveva cantato e danzato a tutta forza, poi tutti avevano bevuto fino a diventare ubriachi fradici. Dopo avere riaccompagnato i sei re e distribuito le ricompense ai capi di tutti i gradi, Scimmiotto si era coricato all'ombra del pino che cresceva vicino al ponte delle liste di ferro e si era subito addormentato. I quattro generali garantivano la sua protezione, alla testa di una moltitudine che lo circondava e non osava fare il minimo rumore.
Nel sonno, il Bel Re Scimmia vide due uomini che portavano un mandato di cattura al nome di Consapevole del Vuoto. Si avvicinarono e, senza aprir bocca, impacchettarono la sua anima e la portarono, legata stretta e ancora barcollante per le bevute, presso le mura di una città. Scimmiotto, che incominciava a svegliarsi, alzò la testa, e che vide? Su una targa di ferro appesa alle mura, le tre parole: Mondo delle Ombre. La sbornia gli passò di colpo. Chiese: "Ma il mondo delle ombre non è il soggiorno del re Yama, giudice degli Inferi? Io che ci vengo a fare?"
"Il tempo della tua vita fra i viventi è scaduto, e noi abbiamo avuto ordine di portarti qui."
"Ma io, il vostro vecchio Scimmiotto, ho trasceso i tre mondi e sono uscito dal ciclo dei cinque elementi. Non sono più soggetto al giudice degli Inferi: come si può essere così stupidi da farmi arrestare?"
I due uscieri dei morti avevano troppo da fare a spingerlo e tirarlo, per ascoltare quello che diceva; si preoccupavano solo di portarlo dentro, volente o nolente.
Scimmiotto incominciò a trovare la situazione spiacevole; liberò i polsi, strappò le corde, cavò il suo tesoro da dietro l'orecchio, lo ingrandì al diametro di una tazza e diede agli uscieri un colpetto, che li spiaccicò. Poi entrò in città mulinando il suo bastone. I diavoli testa di bue, e anche quelli muso di cavallo, scappavano da tutte le parti, cercavano un rifugio, mentre coorti di fantasmi si precipitavano verso il Palazzo della Rete della Foresta delle Apparenze ad annunciare: "Sciagura, maestà! Sciagura! C'è fuori un dio del tuono con la faccia pelosa, che si sta facendo largo fin qui."
Allarmati, i dieci giudici infernali rassettarono le vesti e vennero a vedere che cosa succedeva. Alla vista di quella faccia feroce e minacciosa, si misero in fila e gridarono tutti insieme: "Eminente immortale, dichiarate le vostre generalità! Prego, favorite i documenti!"
"Se non mi conoscete nemmeno, come vi permettete di farmi arrestare?"
"Non ci permetteremmo mai. Dev'essere uno sbaglio degli impiegati..."
"Io sono Scimmiotto Consapevole del Vuoto, il santo nato dal Cielo, della Grotta del Sipario Torrenziale sul Monte di Fiori e Frutti. E voi chi siete?"
"Noi siamo i re delle dieci corti di giustizia infernali" risposero inchinandosi. "Apparteniamo al Figlio del Cielo del mondo delle tenebre."
"I nomi, e svelti, se non volete legnate!"
"Noi siamo il re di Qinguang, il re del Fiume Chu, il re dell'Imperatore Song, il re dei Mandarini Ribelli, il re Yama, il re dell'Uguaglianza, il re del Taishan, il re della Capitale, il re della città di Bian e il re della Ruota del Destino."
"Se aveste davvero sangue reale, sareste sensibili e intelligenti; invece vi siete dimostrati dei veri ignoranti. Perché farmi arrestare, se ho ottenuto il Tao e una longevità uguale al Cielo, ho trasceso i tre mondi e sono uscito dal ciclo dei cinque elementi?"
"Eminente immortale, calmatevi: c'è al mondo tanta di quella gente che porta lo stesso nome. Probabilmente gli uscieri hanno sbagliato indirizzo."
"Balle! Scemenze! Non dice anche il proverbio: Si sbaglia il mandarino, ma non il fattorino? Filate a cercarmi il registro dei vivi e dei morti, che voglio dare un'occhiata."
A queste parole, i dieci re lo pregarono di entrare nel palazzo per vedere ciò che desiderava.
Impugnando il bastone come uno scettro, Scimmiotto entrò dritto filato e andò a sedersi al centro della sala, con la faccia rivolta a sud, al posto d'onore. I dieci re ordinarono al giudice degli incartamenti di portare i registri per una verifica. Il preposto non si fece pregare, corse in una stanza laterale e ne riportò una mezza dozzina di grossi pacchi di carte legati con lo spago e i registri delle dieci specie di creature. Scimmiotto li esaminò pagina per pagina: bestie senza pelo, bestie con pelo, bestie con piume, insetti, bestie con gusci o scaglie... Il suo nome non figurava. Poi verificò il registro dei primati. La nostra scimmia, benché simile all'uomo, non era nella lista delle creature umane; benché simile alle creature pelose, non era una di loro. Era simile agli animali che camminano sulla terra, ma non rientrava nell'amministrazione del liocorno; non era nemmeno sotto la giurisdizione della fenice, benché avesse qualche tratto delle creature che volano. C'era però un registro speciale che Scimmiotto esaminò lui stesso; infine scoprì il suo nome sotto l'anima n.° 1350. C'era annotato: Scimmia di pietra prodotta dal cielo. Età prevista: 342 anni. Finirà di morte naturale."
Scimmiotto disse fra sé: "Non mi ricordo quanti anni ho. Ma sarà meglio che cancelli il mio nome." "Portatemi un pennello!" ordinò.
Il giudice si affrettò a portargli un pennello intinto d'inchiostro. Scimmiotto si impadronì del registro e ne approfittò per cancellare tutti i nomi della categoria delle scimmie. Poi gettò il quaderno ed esclamò: "Tutto a posto! La cosa è sistemata: non ho più niente a che fare con la vostra amministrazione." E brandendo la sua sbarra si aprì il passaggio per uscire dal mondo delle ombre. I dieci re si guardarono bene dal fare resistenza, e preferirono recarsi al Palazzo delle Nuvole Turchese per presentare tutti insieme i loro omaggi al pusa Dizang e discutere con lui un rapporto da presentare al Cielo di Sopra, di cui il nostro racconto parlerà altrove.
Aprendosi il passaggio fuori della città, Scimmiotto inciampò in un groviglio di erbe secche, barcollò... e si svegliò di colpo: era stato un sogno. Si stirava per svegliarsi meglio, quando sentì esclamare dai quattro generali e dalla folla delle scimmie: "Vostra maestà ha dovuto berne, di vino, per dormire tutto questo tempo! Non sarebbe ora di alzarsi?"
"Dormire non è niente, ma ho sognato due persone che venivano proprio qui ad arrestarmi, e che mi hanno condotto durante il sogno nella città del mondo delle ombre. Con i miei poteri magici sono riuscito a fare un bel casino fin dentro il Palazzo della Rete della Foresta delle Apparenze, e ne ho dette quattro ai giudici dei dieci Inferni. Mi sono fatto mostrare il registro dei vivi e dei morti che ci riguarda, e ho cancellato tutti i nomi. Non ci possono più far niente."
Le scimmie si prosternarono in segno di gratitudine.
Ecco perché molte scimmie di montagna non invecchiano mai.
Quando il Bel Re Scimmia finì di raccontare i fatti, i quattro comandanti li portarono a conoscenza dei re diavoli delle varie caverne. Tutti vennero a felicitarsi. Qualche giorno dopo, fu la volta dei sei fratelli giurati di Scimmiotto. Tutti furono estasiati dalla storia di come aveva cancellato i nomi. Ogni giorno si facevano allegri convegni, di cui non diremo altro.
Parliamo piuttosto del Gran Compassionevole e santo supremo dell'alto firmamento, l'augusto Imperatore di Giada: un giorno che aveva riunito all'udienza del mattino i suoi immortali, ministri civili e militari, nella Sala delle Nuvole Misteriose del Palazzo delle Nuvole dell'Arco d'Oro, l'uomo vero Qiu Hongji venne improvvisamente ad annunciare: "Vostra imperitura maestà, Aoguang, il re drago del mare orientale, attende i vostri ordini davanti alla Sala Traslucida, al fine di presentare un rapporto."
L'Imperatore di Giada fece trasmettere l'ordine di introdurlo. Aoguang fu condotto ai piedi della Sala delle Nuvole Misteriose: quando ebbe finito di presentare i suoi omaggi e rispetti, il valletto immortale incaricato di trasmettere i rapporti, che si teneva da una parte, ricevette l'istanza e la presentò all'Imperatore di Giada, che ne incominciò la lettura dall'inizio. Eccola:
Il vostro umile servitore Aoguang, povero draghetto dei mari dell'Est del continente orientale, nella sfera inferiore del mondo acquatico, fa rispettosamente sapere al Supremo Padrone del Cielo, il nostro eminente Imperatore, quanto segue: a seguito della sua nascita sul Monte di Fiori e Frutti e della sua residenza nella Grotta del Sipario Torrenziale, l'immortale perverso Scimmiotto Consapevole del Vuoto ha preso in giro e umiliato il vostro umile drago, è entrato di prepotenza nella sua residenza acquatica, gli ha sottratto un'arma con la forza e ha usato l'intimidazione per estorcere capi di abbigliamento, senza risparmiare minacce e violenze, terrorizzando la gente acquatica e mettendo in fuga tartarughe e coccodrilli. Al drago del mare del Sud è venuto un attacco di brividi, quello del mare dell'Ovest ha avuto un principio di paralisi, quello del mare del Nord ha incassato la testa fra le spalle, rassegnato a sottomettersi; il vostro umile servitore Aoguang l'ha dovuto salutare proprio con moltissima deferenza. Gli abbiamo offerto un bastone di ferro delle meraviglie, un elmo d'oro con piume di fenice, una cotta di maglia e un paio di sandali per camminare sulle nubi. Poi l'abbiamo cortesemente riaccompagnato. Ma lui ha continuato le sue dimostrazioni di forza e di magia, e ci ha trattati da rimbambiti e da cialtroni.
Naturalmente non siamo stati in grado di affrontarlo e di ricondurlo alla ragione. Perciò mi permetto di esprimere umilissimamente la mia speranza nella vostra santa giustizia. Vi supplichiamo di inviare le vostre armate celesti a sottomettere quel mostro perverso, al fine di ristabilire la tranquillità su mari e monti, la pace e la prosperità nella sfera inferiore del mondo acquatico.
Alla fine di questa lettura, il santo e sacro Imperatore decretò: "Che il dio drago ritorni ai suoi mari. Invierò senza indugio i miei generali a catturare e arrestare l'immortale perverso."
Il vecchio re drago ringraziò con la fronte a terra e se ne andò.
Ma il celeste precettore, il venerabile immortale Ge, venne subito ad annunciare:
"Vostra imperitura maestà, c'è qui il re Qinguang, giudice degli Inferi, venuto a presentare un'istanza del pusa Dizang, papa del mondo delle ombre."
Dall'altro lato si teneva la fanciulla di giada incaricata di trasmettere i documenti. Essa prese il foglio e lo portò all'Imperatore di Giada, che lo scorse da capo a fondo. Ecco che cosa diceva l'istanza:
Il mondo delle ombre appartiene alla giurisdizione yin della terra. Secondo le disposizioni del ciclo dello yin e dello yang, come gli dèi nel cielo, così sono i fantasmi sotto terra. Così nascono gli uccelli e muoiono le bestie, muoiono e rinascono maschi e femmine. La vita è continua trasformazione, la femmina incinta forma un maschio: tale è l'attività combinatoria della natura, che non si può modificare.
Ed ecco che è comparsa una scimmia perversa nata dal cielo, Consapevole del Vuoto della Grotta del Sipario Torrenziale sul Monte di Fiori e Frutti, che si dedica al male e pratica la violenza, rifiutando di sottomettersi ai nostri mandati e convocazioni. Usando trucchi di magia, essa ha distrutto i nostri inviati fantasma delle Nonuple Tenebre; abusando della sua posizione di forza, essa ha terrorizzato i dieci compassionevoli re degli Inferi, ha provocato gravi perturbazioni nel Palazzo della Rete della Foresta delle Apparenze e ha cancellato a viva forza nomi numerati! Ne risulta che la specie scimmiesca sfugge a ogni controllo e che la genia dei macachi fruisce di una vita troppo lunga. La scimmia ha inceppato la ruota della trasmigrazione, sopprimendo la morte e la rinascita per ciascuna di queste creature.
Il miserabile monaco che io sono ha creduto suo dovere assumersi il rischio di disturbare Vostra Celeste Maestà presentando questo rapporto.
Egli vi supplica di voler inviare le vostre divine milizie a catturare e assoggettare questo essere perverso, al fine di ristabilire l'ordine dello yin e dello yang e di ripristinare per sempre la pace negli Inferi. Rispettosamente vostro.
Finita la lettura, l'Imperatore di Giada decretò:
"Il principe delle tenebre ritorni pure agli Inferi. Farò arrestare quel mostro senza indugio."
Anche il re Qinguang ringraziò con la fronte a terra e ripartì.
Il supremo dio del cielo chiamò a consiglio i suoi immortali ministri civili e militari, e chiese loro: "Ma quando è nata questa scimmia perversa e da chi, per riuscire a impadronirsi del Tao fino a questo punto?"
Uscirono subito dai ranghi Occhio Mille Leghe e Odi Buon Vento, e gli ricordarono: "Si tratta della scimmia di pietra prodotta dal cielo trecento anni fa. Allora non le avevamo dato molta importanza, perciò ignoriamo come sia pervenuta all'immortalità in questi pochi anni, né come la sua capacità di domare tigri e draghi le abbia consentito di correggere a viva forza il registro dei morti."
"Un volontario, che scenda giù per ridurlo alla ragione!..."
Senza attendere che l'Imperatore di Giada finisse la frase, il dio del pianeta Venere uscì dai ranghi, si prosternò e suggerì:
"Vostra Maestà che regna sui tre mondi, tenga presente che ogni essere provvisto dei nove orifizi può pervenire all'immortalità. Questa scimmia - con il suo corpo plasmato dal cielo e dalla terra, portato a compimento dal sole e dalla luna, con il suo cranio puntato verso il cielo e i suoi piedi appoggiati sulla terra - in che cosa differisce da un essere umano? Tanto più ora che ha ottenuto il Tao dell'immortalità e la facoltà di sottomettere tigri e draghi. Il vostro servitore si permette dunque di suggerire a Vostra Maestà di considerare con benevola compassione queste incarnazioni che avvengono senza intervento di genitori, e di promulgare un sacro editto di pacificazione, che convochi la persona in questo mondo di Sopra per conferirgli qualche incarico, non importa se maggiore o minore. Sarà iscritto sui registri e potremo tenerlo d'occhio. Se ottempera agli ordini celesti, sapremo ricompensarlo facendogli far carriera. Se disubbidisce, lo avremo sottomano e sarà facile farlo arrestare. Coglieremo due piccioni con una fava: ci risparmieremo una costosa e penosa spedizione militare, e d'altronde ricupereremo un immortale che possiede il Tao."
"Sia fatto come propone il nostro ministro" tagliò corto l'Imperatore di Giada, persuaso dal suggerimento. Fece redigere il decreto dal dio della letteratura e incaricò quello del pianeta Venere di portarlo a Scimmiotto.
In conformità della consegna ricevuta, il messaggero uscì dal portale celeste del sud cavalcando una nuvola di buon augurio, e la diresse dritta sulla Grotta del Sipario Torrenziale. Qui si presentò alla folla delle scimmiette: "Sono un inviato del Cielo, latore di un sacro editto che invita il vostro gran re a recarsi nel mondo di Sopra. Correte a farglielo sapere!"
Le scimmiette che giocavano intorno alla caverna si passarono parola, finché il messaggio giunse finalmente in fondo alla grotta:
"Gran re, fuori c'è un vecchietto che porta una lettera. Secondo lui, è il Cielo che vi invita nel mondo di Sopra."
A Scimmiotto la notizia piacque molto: "Ci stavo pensando in questi giorni, di fare un giretto in Cielo. Mi vien proprio a fagiolo. Fatelo entrare."
Scimmiotto si rassettò gli abiti e si fece incontro all'ospite. Il dio entrò e, tenendosi diritto in piedi con il viso rivolto a sud, dichiarò: "Sono il pianeta Venere dell'Ovest, portatore di un editto di pacificazione emanato dall'Imperatore di Giada. Sono disceso per invitarvi da parte sua a salire in cielo, per ricevere rispettosamente una carica di immortale iscritta nei registri."
"Sono molto commosso dalla grazia che mi fate" rispose sorridente Scimmiotto. Poi ordinò: "Figlioli, preparate un banchetto per ricevere degnamente il nostro ospite."
"Non oserei attardarmi quando sono in servizio" protestò il dio. "Devo pregare vostra maestà di accompagnarmi: avremo ampio agio di conversare insieme dopo la vostra gloriosa promozione."
"L'onore è tutto mio. Mi dispiace di lasciarvi ripartire a mani e pancia vuote" replicò Scimmiotto. E convocò subito i quattro comandanti per far loro le raccomandazioni: "Non allentate la vigilanza nell'addestramento dei miei ragazzi; aspettate che sia salito in cielo e abbia dato un'occhiata intorno, per vedere se si può andare ad abitarci tutti quanti."
I quattro solidi generali acconsentirono.
Scimmiotto e il dio del pianeta Venere, montati ciascuno sulla sua nuvola, furono presto alti nel cielo. È il caso di dirlo:
Tiene un bel posto di immortale celeste
Con il suo nome scritto nel registro.
Se poi non sapete quale incarico e onore ricevette, ascoltate il seguito che lo descriverà.