Il mostro fece condurre Porcellino nella grotta e disse al fratello: "Ne ho catturato uno."
"Fa vedere" rispose tutto contento il fratello maggiore.
"È lui, no?"
"Fratellino, non è quello giusto. Questo è un monaco che non serve a niente."
Porcellino prese la palla al balzo: "Certo, gran re, sono un bonzo che non serve a niente. Tanto vale lasciarmi andare, siate umano!"
"Non lo liberare, fratello" si inquietò il fratello minore. "Non servirà a niente, ma è Porcellino Otto Divieti e stava con il monaco cinese. Possiamo metterlo a bagno nell'acqua finché si stacchino le setole, e poi lo facciamo seccare sotto sale per farne prosciutti da accompagnare al vino nei giorni di pioggia."
"Che iella" brontolò Porcellino "cadere nelle mani di orchi salumai!"
I mostriciattoli portarono via Porcellino e lo gettarono nell'acqua.
Intanto Tripitaka era seduto su una pietra; sentiva caldo alle orecchie, gli bruciavano gli occhi, si sentiva a disagio. Finì per gridare: "Consapevole del Vuoto, come mai non torna Consapevole delle Proprie Capacità, che è partito da tanto tempo?"
"Maestro, non sapete ancora che cos'ha per la testa, quello là?"
"Che cos'ha per la testa?"
"Se ci fosse in giro il più piccolo mostro gli metterebbe paura, non andrebbe avanti d'un passo: farebbe un giretto qui intorno e ritornerebbe di corsa a darci annunci tragici. Si vede che di creature malefiche non ce ne sono proprio, la strada è sgombra e tranquilla e lui se ne va avanti."
"Se è così, come facciamo a ritrovarlo? Questa è una distesa deserta e selvaggia, non una città in cui ci si possa dare appuntamento nella piazza del mercato."
"Maestro, non vi preoccupate. Risalite a cavallo. Quel bestione è un pigro, non camminerà certo svelto. Se pungolate un po' la vostra cavalcatura, faremo presto a raggiungerlo e proseguiremo insieme."
Tripitaka si rimise a cavallo, Sabbioso prese in spalla il suo carico e Scimmiotto aprì il cammino su per la salita.
Nella grotta, Corno d'Oro si rivolse al fratello minore: "Se hai catturato Porcellino, il monaco cinese non può essere lontano. Ritorna a ispezionare la montagna e, questa volta, prendi quello giusto."
"Detto fatto!" Chiamò una cinquantina di mostriciattoli e ritornò a battere la montagna.
Mentre marciavano, videro una corona di nuvole sospinte verso l'alto da brezze di buon augurio.
"Ecco che arriva il monaco cinese" ne dedusse il mostro.
"Dov'è, dov'è?" chiedevano i mostriciattoli.
"Sulle teste delle persone perbene si formano nuvole di buon augurio, su quelle dei malvagi vento nero. Il monaco cinese è l'avatara del venerabile Cicala d'Oro, un sant'uomo che ha praticato la virtù attraverso dieci reincarnazioni: ecco il perché di quelle nuvole di buon augurio."
Poiché gli astanti non le vedevano, il mostro le additò: "Sono laggiù, non vedete?"
L'orco lo additò per tre volte; ogni volta Tripitaka sentì un brivido percorrergli la schiena.
"A che cosa saranno dovuti questi brividi?" chiese inquieto Tripitaka ai suoi discepoli.
"Sarà colpa della digestione" opinò Sabbioso.
"Ma no!" disse Scimmiotto. "Il maestro è tutto teso e preoccupato, mentre attraversa queste montagne; perciò è esposto a paure senza motivo. Ma non vi dovete impaurire. Aprirò il cammino con la mia sbarra, per aiutarvi a ritrovare la calma."
Che bravo Novizio! Mentre camminavano, mulinava il suo randello ed eseguiva impeccabili esercizi di arte marziale: tre evoluzioni in alto, quattro in basso, cinque a sinistra, sei a destra. Era un bellissimo spettacolo, unico nel suo genere, e Tripitaka se lo godeva dal suo cavallo.
Dall'alto della montagna, anche il mostro osservava e quasi gli venne un colpo: gli sembrava che le sue anime abbandonassero il corpo. Gli sfuggirono queste parole: "Sono molti anni che sento lodare Scimmiotto, e adesso capisco che la sua reputazione è ben meritata."
"Grande re" lo rimproverarono i suoi mostriciattoli, "perché vantare la sua bravura e sminuire il nostro prestigio?"
"I poteri di Scimmiotto il Novizio sono troppo grandi; ho paura che non sarà facile mangiarsi quel monaco cinese."
"Grande re, se non credete di potercela fare, mandiamo subito ad avvertire l'altro grande re e a chiedergli di mobilitare tutte le nostre forze. Ne abbiamo il tempo, non ci possono sfuggire."
"Avete visto quella sbarra di ferro? Con la bravura che ha, può usarla per mandare all'aria diecimila buoni guerrieri, mentre noi nella grotta non abbiamo più di quattro o cinquecento uomini. Come si fa a opporsi a quell'arma?"
"Ma se non possiamo permetterci di catturare il monaco cinese, non è stato uno sbaglio catturare Porcellino? Tanto vale lasciarlo andare."
"Non credo che sia stato uno sbaglio, e non c'è fretta di rilasciarlo. Il nostro scopo resta di mangiare il monaco cinese, solo che non possiamo farlo adesso."
"Come dire che se ne riparlerà fra qualche anno?"
"Non occorrono anni. Secondo me quel monaco non si cattura con la forza; ma con la dolcezza si può riuscire. Se ci provassimo a corrergli addosso, non riusciremmo nemmeno ad annusarlo. Dobbiamo invece commuoverlo con la nostra bontà, guadagnare la sua simpatia; solo così potremo architettare uno stratagemma che funzioni."
"Contate sul nostro aiuto, non appena il vostro piano sarà pronto."
"Voi ritornatevene a casa, ma non dite niente al fratello maggiore. Se glielo dite, se ne parlerà in giro e i miei piani andranno all'aria. Con le mie capacità di trasformazione magica, riuscirò senz'altro a catturarlo."
I mostri si dispersero, mentre il loro capo scendeva la montagna, si trasformava con una scossa in un vecchio prete taoista e sostava fra gli alberi presso il ciglio della strada. Che aspetto aveva?
Un berretto di stelle scintillanti
Sopra bianchi capelli scarmigliati,
Una veste di piume con cintura
Di broccato; ai suoi piedi calza sandali
Di corteccia. Lo sguardo è penetrante.
Ricorda il dio della Longevità,
Od il Taoista sul Bufalo Nero,
Più che il Maestro della Tavoletta.
Falsa immagine che assomiglia al vero,
Artificio che imita il reale.
Fingeva di essersi fatto male; una gamba gli sanguinava e lui gemeva: "Aiuto! Aiuto!"
Tripitaka veniva avanti serenamente, perché le esibizioni di Scimmiotto gli avevano ridato fiducia, quando sentì questi gemiti.
"Bontà divina!" esclamò Tripitaka. "Chi si lamenta in questi luoghi selvaggi, in cui non si vede villaggio né casa? Dev'essere la povera vittima di una tigre, lupo o leopardo."
Il reverendo tirò le redini e chiamò: "Chi siete, voi che vi trovate in difficoltà? Fatevi vedere!"
Il falso prete si trascinò fuori dal bosco e incominciò a battere freneticamente la fronte per terra davanti al cavallo di Tripitaka. Questi vide che si trattava di un prete molto vecchio e si precipitò giù dal cavallo a prenderlo per mano: "Alzatevi, vi prego!"
"Ahi, come sto male!" gemeva il mostro.
Tripitaka vide la gamba che colava sangue e gli chiese spaventato: "Da dove venite maestro? Che cosa avete fatto a quella gamba?"
"C'è un tempio isolato a ovest di questa montagna" spiegò l'orco con bucolica mitezza. "Io sono il prete di quel tempio."
"Che fate qui, invece di attendere alle funzioni religiose e di recitare sutra?"
"L'altro giorno un proprietario che risiede a sud della montagna ci ha chiesto una cerimonia per propiziare gli astri e benedire la casa. Stavamo facendo tardi per recarci da lui, io e i miei due discepoli, e camminavamo in fretta quando, in una gola, una tigre feroce ci ha assalito. I miei discepoli sono stati divorati e io sono fuggito come potevo, ma sono scivolato sulle rocce e mi sono rotto una gamba. Non sapevo proprio che ne sarebbe stato di me, quando ho avuto l'immensa fortuna di incontrarvi. Maestro, spero ardentemente che, nella vostra infinita compassione, vorrete salvarmi la vita. Quando raggiungeremo il mio tempio, saprò testimoniarvi la mia profonda gratitudine, dovessi anche vendermi schiavo per averne i mezzi."
Tripitaka gli credette. "Maestro" disse, "apparteniamo alla stessa corporazione, voi siete prete e io bonzo. Vestiamo in modo diverso, ma il senso delle nostre pratiche è il medesimo. Se non vi aiutassi, sarei indegno di far parte di quelli che hanno abbandonato la propria famiglia. Non chiedo di meglio che di aiutarvi, ma voi non potete camminare."
"Non posso davvero, non posso nemmeno tenermi ritto."
"Va bene. Vi lascerò il cavallo e proseguirò a piedi; me lo restituirete quando giungeremo al vostro tempio."
"Maestro, non ho parole per ringraziarvi della vostra generosità; ma con questa ferita alla gamba non sono in grado di cavalcare."
"Capisco." E si rivolse a Sabbioso: "Carica i bagagli sul cavallo e porta questo prete."
"D'accordo" rispose Sabbioso.
Ma il falso prete volse vivacemente il capo verso di lui, come spaventato, e dichiarò: "Maestro, sono ancora pieno di spavento dopo l'assalto della tigre. L'aspetto tetro di questo monaco mi rende ancora più inquieto: non voglio che mi porti lui."
"Consapevole del Vuoto, portalo tu" ordinò Tripitaka.
"Intesi, ci penso io" rispose Scimmiotto.
Il mostro lasciò fare e non disse altro.
"Non ha la testa a posto, il vecchio prete" sogghignò Sabbioso. "'Questo mi piace', 'Quello non mi piace'. Un momento o l'altro, quando sarete fuori vista del maestro, vedrai che scherzi ti farà, quello che ti porta!"
Scimmiotto, mentre se lo caricava sulle spalle, borbottava ridendo fra sé: "Brutto diavolo, hai una bella faccia tosta a venire a provocarmi. Se ti fossi un po' informato in giro, sapresti che non sono nato dopo il temporale di ieri sera. Le tue balle van bene per il monaco cinese, ma non per me. Ti conosco, mostro di montagna: suppongo che anche tu stia tentando di guadagnarti il tuo boccone del mio maestro. Ma non è ciccia per i tuoi denti. Tanto per cominciare, avrei la precedenza io, e dovresti cedermene più di metà."
"Io sono una persona perbene, non sono un mostro" rispose l'orco che aveva sentito, "anche se ho avuto la sfortuna di incappare nelle fiere."
"Se è così, perché non mi reciti il sutra dell'Orsa Maggiore?"
Tripitaka sorprese il battibecco e se la prese con Scimmiotto: "Maledetta scimmia! Salvare una vita umana val più che costruire una pagoda di sette piani. Portalo e sta zitto. Che ti importa del sutra dell'Orsa Maggiore o di quella Minore?"
"Ha fortuna, questo stronzo!" imprecò Scimmiotto. "Il mio maestro molto compassionevole ama fare il bene e farsi infinocchiare. Chissà quanto mi sgriderebbe se rifiutassi di portarti. E allora ti porterò. Ma te lo dico chiaro: non mi pisciare addosso. Non troverei nessuno disposto a lavare e inamidare vestiti che esalino il tuo puzzo."
"Ma certo, alla mia età queste cose le capisco benissimo."
Scimmiotto se lo caricò sulle spalle e tutti insieme ripresero il cammino verso ovest. Dove la strada era accidentata Scimmiotto rallentava, in modo da lasciare in testa Tripitaka.
Dopo quattro o cinque li, Scimmiotto perse di vista i compagni che erano scesi in una valletta. Brontolava sul conto del suo maestro: "Vecchio svanito, non capisce niente! Un lungo viaggio è scomodo anche a non portare carichi, figuriamoci che gusto c'è a tenersi addosso un mostro! E anche se, invece di un mostro, fosse un brav'uomo, alla sua età sarebbe pur sempre uno che ha vissuto troppo. Che senso c'è a portarselo in giro? Lo butterò nel primo buco che trovo."
Ma mentre il grande santo si preparava a scodellarlo nel burrone, il mostro stava all'erta. Poiché conosceva l'arte di spostare le montagne e sconvolgere i mari, fece il segno magico e recitò l'incantesimo: in alto nel cielo apparve il monte Sumeru e rovinò addosso a Scimmiotto. Questi scansò la testa, in modo che la montagna appoggiasse sulla spalla sinistra, e disse ridendo: "Figlio mio, stai cercando di schiacciare il vecchio Scimmiotto sotto i pesi. Non mi lamento, ma tu sai che, se il carico è male equilibrato, diventa scomodo da portare."
"Una montagna non basta a fermarlo" si disse il mostro. Recitò un altro incantesimo, che rapì nello spazio il monte Emei e lo fece cadere su Scimmiotto; il quale se lo aggiustò sulla spalla destra. Immaginatelo che corre dietro al suo maestro con due grandi montagne sulle spalle. All'orco venivano i sudori freddi: "Non si è mai vista una cosa simile" mormorava stupefatto. Infine, concentrandosi al massimo, recitò un terzo incantesimo che fece piovere anche il monte Tai sulla testa del Novizio: il quale questa volta non riuscì a reggere, lo presero i crampi muscolari. Il peso era tale che le sue tre divinità parassite viscerali squittivano pietosamente, e lui sanguinava dalle sette aperture.
Che mostro in gamba! Dopo avere schiacciato al suolo Scimmiotto con questo trucco magico, montò su un gran vento per raggiungere Tripitaka. Dal bordo della sua nuvola tese la mano per rapire il cavaliere, ma Sabbioso lasciò cadere i bagagli, sfoderò il suo bastone per abbattere gli esseri malefici e lo fronteggiò. Il mostro brandì la Spada delle Sette Stelle. Che battaglia!
Brillano come lampi le due armi.
A veder l'uno roteare gli occhi
Sembra il dio nero della morte. L'altro,
Con maschera di ferro, si presenta
Da vero general delle Cortine.
Coi suoi grandi poteri cerca il mostro
Di catturare il monaco. Ma l'altro
Vuol proteggerlo a prezzo della vita.
Salgono nebbie e nubi fino al cielo,
Gli astri sono nascosti dalla polvere,
Il sole impallidisce e l'universo
Sembra precipitare nelle tenebre.
Vanno e vengono in scontri ripetuti
E Sabbioso va incontro alla sconfitta.
Estrema era la ferocia del mostro, la sua spada era maneggiata con tale destrezza che si muoveva come una pioggia di stelle filanti. Sabbioso non poté più resistere e volse le spalle per fuggire, ma l'orco lo afferrò con mano possente e se lo mise sotto l'ascella; mentre con l'altra mano afferrava Tripitaka e il cavallo, aiutandosi con i denti a reggere la criniera, e con un piede sollevava i bagagli. Fece un passo magico, sollevando un turbine che li portò nella Grotta dei Fior di Loto, mentre gridava a squarciagola: "Fratello, eccoti i bonzi, li ho acchiappati tutti quanti!"
"Vediamo, portameli" rispose il fratello maggiore, contento ma sempre diffidente.
"Eccoli qua!"
"Saggio fratello, ti sei sbagliato anche questa volta."
"Mi avevi detto che ti dovevo portare il monaco cinese."
"Certo che questo è il monaco cinese; ma Scimmiotto non lo hai catturato, ed è pieno di risorse. Come si fa a mangiare in pace il primo, se non si è catturato il secondo? Dobbiamo tenercelo in dispensa finché non avremo catturato il Novizio. Il re scimmia ha poteri e capacità di trasformazione immensi. Non si rassegnerà mai a lasciar mangiare il suo maestro. Chissà che baccano farà: non avremo più un minuto di requie."
"Fratello mio" obiettò ridendo il fratello minore, "a sentir te sono bravi solo gli altri. Parli di Scimmiotto come se non avesse rivali in terra, e magari nemmeno in cielo. A me non è sembrato niente di speciale."
"Hai catturato anche lui?"
"L'ho incastrato sotto tre grosse montagne, è in condizioni da non poter muovere un dito. Perciò ho potuto prendermi il monaco cinese, Sabbioso, il cavallo e i bagagli in un colpo solo."
Il fratello maggiore si rasserenò ed esclamò allegramente: "Allora sì! Se lo hai neutralizzato, niente ci impedirà di metterci a tavola con il monaco cinese come piatto principale."
Si rivolse ai mostriciattoli: "Ragazzi portatemi subito del vino, perché possa offrire al grande re minore la coppa della vittoria."
"Aspettiamo a bere, fratello. Prima i ragazzi devono togliere dall'acqua Porcellino e appenderlo ad asciugare."
Così Porcellino fu appeso sotto il portico orientale, Sabbioso sotto quello occidentale e Tripitaka nella sala di mezzo. Il cavallo bianco fu portato nella scuderia e i bagagli messi da parte.
"È stato un colpo da maestro, fratello mio" disse sorridendo il fratello maggiore al minore. "Ne hai presi tre in due tempi. Ma quello Scimmiotto che è rimasto schiacciato sotto le montagne, bisogna trovare il modo di metterlo in pentola con gli altri."
"Ora mettiamoci comodi. Se è necessario catturarlo, non occorre che ci sporchiamo le mani. Basta mandare un paio di ragazzi con due dei nostri tesori per mettercelo dentro e portarlo qui."
"Quali tesori converrà adoperare?"
"Useremo la mia zucca d'oro rosso e il tuo vaso di giada color grasso di montone."
Il fratello maggiore prese i due tesori e domandò: "Chi converrà mandare?"
"Mi pare che vadano bene Diavolo Furbo e Bestiola Maligna." Le istruzioni furono queste: "Prendete questi oggetti e salite in cielo più alti che potete. Rivolgeteli in modo che abbiano la bocca verso terra e chiamate Scimmiotto il Novizio: se risponderà, sarà aspirato lì dentro. Allora voi sigillerete i recipienti con il nastro con la scritta: Possa il signore Laozi agire prontamente, in conformità di leggi e regolamenti. Nel giro di tre ore e mezza sarà ridotto allo stato liquido."
I due mostriciattoli si prosternarono, presero i tesori e partirono alla cattura di Scimmiotto.
Il grande santo prigioniero sotto le montagne, trovandosi nelle avversità, pensava intensamente al santo monaco Tripitaka e gridava: "Maestro, ricordo quando arrivaste al Monte delle Due Frontiere e mi liberaste da una prova terribile, togliendo il sigillo della mia prigione. Fu allora che abbracciai la dottrina dei monaci del Buddha. Per grazia di Guanyin ho ricevuto la pia consegna di accompagnarvi e di apprendere i vostri insegnamenti, di condividere la vostra sorte e la vostra sapienza. Quale avversità ha potuto ridurmi a questo punto, schiacciato sotto tre montagne? Pietà! Non sarete per caso destinato a morire? Ma perché dovrebbero essere coinvolti Sabbioso, Porcellino e il giovane drago mutato in cavallo? È il caso di dirlo:
Pianta che ingigantisce attira il fulmine,
Uomo che acquista fama ne perisce."
E sospirava e piangeva. Ma non trascurò di convocare gli dèi delle montagne, la divinità locale e i rivelatori dei cinque orienti. Tutti costoro confabularono con Testa d'Oro, che chiese: "Chi si occupa di queste montagne?"
"Ce ne occupiamo noi" risposero gli dèi.
"Sapete chi sta incastrato là sotto?"
"Non lo sappiamo."
"Dunque non lo sapete. Ebbene, è il Grande Santo Uguale al Cielo, quello dei disordini nel palazzo celeste di cinquecento anni fa, Scimmiotto il Novizio; adesso si è convertito e fa il discepolo del monaco cinese. Che cosa vi è venuto in mente di mettere le vostre montagne a disposizione del mostro per schiacciarlo? Non darei un soldo per la vostra pelle. Quando uscirà, credete che ve la farà passare liscia? Se proprio fosse in vena di indulgenza, potrebbe accontentarsi di fare di voi dei nettacessi in qualche locanda; e anche noi passeremo i nostri guai."
"Noi non ne sapevamo niente" protestarono impaurite le divinità. "Quel capo diavolo ha recitato le formule giuste, e noi abbiamo spostato le montagne senza sapere che cosa c'era sotto."
"Rassicuratevi: non si persegua l'errore commesso per ignoranza; sta scritto nel codice. Ma vediamo come uscirne senza che ci riempia di botte."
"Ma che senso ha? Perché dovrebbe riempirci di botte, se lo liberiamo?"
"Non conoscete il suo caratterino, né il suo randello cerchiato d'oro. Con un colpo vi ammazza, se vi urta è una ferita grave, se vi tocca spezza i tendini, se vi sfiora toglie la pelle."
Allarmatissime, le divinità si affacciarono in punta di piedi all'abisso formato dagli spigoli delle tre montagne e gridarono con voce gentile: "Grande santo, eccoci qua! Siamo gli dèi di queste montagne, la divinità locale e i rivelatori dei cinque orienti. Siamo venuti a farvi visita."
Il bravo Novizio, anche nello stato in cui era ridotto, non aveva certo perduto lo smalto, e rispose con voce squillante: "Qual buon vento, ragazzi?"
"Permetteteci di farvi sapere" risposero le divinità, "che stiamo per spostare queste montagne. Vi preghiamo di venir fuori da lì sotto e di volerci perdonare l'involontaria mancanza di rispetto."
"Va be', per questa volta la passerete liscia". E gridò: "Esecuzione!", come per un ordine o una formula magica.
Le divinità recitarono incantesimi che riportarono le montagne al loro posto e Scimmiotto balzò su come una molla. Si diede una scossa per far cadere il terriccio che lo ricopriva, si aggiustò il grembiule di pelle di tigre, si cavò l'ago da dietro l'orecchio e ordinò alle divinità di farsi avanti: "Dài, allungate le zampine e prendetevi un colpetto per uno, tanto per dissipare il malumore."
Le divinità furono terrorizzate: "Un momento fa ci avevate perdonato. Come potete mancar di parola appena uscito?"
"Scherzavo, giovanotti. Il vecchio Scimmiotto non ce l'ha con voi, ma solo con i mostri."
"Quei diavoli" spiegò la divinità locale "sono potentissimi e possiedono incredibili arti magiche. Ogni giorno ci convocano nella loro grotta con incantesimi e ci obbligano a prestargli servizio regolare."
Fu la volta di Scimmiotto di restare sconcertato: "È incredibile. Da quando il cielo e la terra si sono separati dal caos e io sono nato sul Monte di Fiori e Frutti, sono sempre andato in cerca di maestri eminenti per imparare i segreti che prolungano la vita. Molto ho imparato e molte ne ho fatte: ho sottomesso tigri, domato draghi e acquistato il titolo di grande santo mettendo il paradiso sottosopra. Ma non ho mai costretto al mio servizio delle divinità con trucchi e frode. Come si permettono questi mostri di adoperarvi come schiavi o servi? Come possono esistere creature così abiette?"
Mentre il grande santo dava sfogo alla sua indignazione, si vide qualcosa che mandava un riflesso abbagliante venire da lontano su per la montagna.
"Comunque, saprete tutto della grotta e dei suoi abitanti, visto che ci andate a servizio. Che cos'è, secondo voi, l'oggetto che manda quel riflesso?"
"Sono tesori dei mostri" rispose la divinità locale. "Li avranno tirati fuori per cercare di impadronirsi di voi."
"Credo che ci sarà da divertirsi. Un'altra cosa: che specie di amici di casa li frequentano?"
"Sono dediti a fabbricare droghe ed elaborare cinabro; i loro amici sono taoisti della setta della Verità Completamente Sublimata."
"Già, quello che abbiamo incontrato si era trasformato in vecchio taoista, per intrappolare il nostro maestro. Va bene, per ora le bastonate sono rimandate. Potete andare."
Le divinità si alzarono a volo e scomparvero in un baleno, mentre il grande santo, con una scossa, si trasformava in vecchio taoista. Che aspetto aveva?
In due crocchie riuniti i suoi capelli,
La veste costellata di rammendi
Con la cintura del maestro Lü,
Batte un tamburo conformato a pesce.
Attende i mostriciattoli a pie' fermo
Per dare loro una bella lezione.
Quando i due mostriciattoli giunsero all'altezza di Scimmiotto, che si teneva celato in un cespuglio, questi tese la sua sbarra cerchiata d'oro e li fece inciampare, mandandoli lunghi distesi. Solo rialzandosi si accorsero del Novizio e gli gridarono: "Dovreste fare attenzione! Se il nostro grande re non fosse in buoni rapporti con la gente della vostra specie, adesso dovreste vedervela con noi."
"Veder cosa?" replicò Scimmiotto ridendo. "Il nostro è un incontro fra taoisti, tutta roba in famiglia."
"Come vi è venuto in mente di mettervi a dormire in quel cespuglio? Ci avete fatto inciampare."
"Quando ragazzi come voi incontrano un vecchio come me, un ruzzolone ci vuole, come omaggio di benvenuto."
"Il nostro grande re, per incontrare i nuovi venuti, chiede qualche tael d'argento. Perché voi preferite i ruzzoloni? Saranno usi forestieri: voi non dovete essere un taoista di queste parti."
"Certo che non sono di queste parti; vengo dai monti Penglai."
"Ma è un isola del mare, ci vivono gli immortali."
"E io che cosa sono, secondo voi?"
I mostriciattoli passarono dal dispetto alla gioia e si fecero avanti gridando: "Egregio immortale, i nostri occhi umani non ci hanno consentito di riconoscervi subito: vogliate perdonarci, se vi abbiamo offeso."
"Non ve ne voglio. Dice il proverbio: corpo di immortale non calpesta terra profana; come avreste potuto riconoscermi? Sono venuto su questa montagna per fare la fortuna di un bravo ragazzo, che voglia divenire immortale e comprendere il Tao. Chi di voi due sarebbe disposto a seguirmi?"
"Maestro, vengo io!" risposero a una voce Diavolo Furbo e Bestiola Maligna.
"Voi due da dove venite?" chiese Scimmiotto, pur sapendolo bene.
"Dalla Grotta dei Fior di Loto."
"E che cosa stavate facendo?"
"Si andava a catturare Scimmiotto il Novizio, per ordine del nostro grande re."
"Catturare chi?"
"Scimmiotto il Novizio."
"Non sarà per caso quello che accompagna il monaco cinese in cerca delle scritture?"
"Proprio lui. Lo conoscete?"
"È una scimmia impertinente e mi ha procurato varie seccature. Vengo con voi a catturarla, offro un modesto aiuto alla vostra impresa."
"Maestro, non ci occorre aiuto. I nostri grandi re, con le loro arti magiche, l'hanno già sepolto sotto tre grandi montagne: non può muovere un dito. Noi abbiamo l'ordine di chiuderlo in due tesori."
"Di che tesori si tratta?"
"Il mio è una zucca rossa" rispose Diavolo Furbo, "il suo un vaso di giada."
"E come ce lo metterete dentro?"
"Basta rivolgere la bocca dei recipienti verso terra e chiamarlo: se risponde, ci sarà aspirato. Per impedire che esca, metteremo un sigillo con il nome del signore Laozi. In tre ore e mezza sarà ridotto a sciroppo."
"Hai capito?" pensò Scimmiotto. "Il protettore del giorno parlava di cinque presìdi: questi sono due. Che cosa saranno gli altri tre?" E riprese sorridendo: "Miei cari, mi fate dare un'occhiata a questi tesori?"
Gli ingenui mostriciattoli tolsero dalla manica i due oggetti e li tesero a Scimmiotto, che si rallegrò: "Che belle cose! Basterebbe un colpo di coda e op! scomparirei con un balzo, portandomeli via in regalo." Rifletté: "Ma così non risolverei niente e riuscirei solo a farmi una reputazione di ladro. Furto con destrezza alla luce del sole." Perciò li restituì dicendo: "Voi non avete visto il mio."
"Che tesoro avete, maestro? Fatecelo vedere."
Il bravo Scimmiotto! Si strappò un pelo, lo strofinò fra le dita e con una parola lo mutò in una grande zucca d'oro rosso di un piede e sette pollici: "Questa non l'avete mai vista."
Bestiola Maligna la prese in mano, la girò da tutte le parti e concluse: "Maestro, è una zucca grande e bella; ma non serve a niente."
"Come sarebbe a dire, che non serve a niente?"
"Ciascuno dei nostri recipienti può racchiudere mille persone."
"Capirai che risorsa, chiuderci della gente! Nella mia zucca ci posso chiudere il cielo."
"Davvero?"
"Si capisce."
"Non sarà per caso un po' esagerato? Ci dovreste dare una dimostrazione, altrimenti è difficile da credere."
"Certe volte che il cielo mi rompe le tasche, mi càpita di chiuderlo lì dentro sette od otto volte in un mese. Altrimenti possono passare sei mesi senza che la adoperi."
"Fratello" disse Bestiola Maligna a Diavolo Furbo, "pensa che roba! Un recipiente per catturare il cielo! Scambiare le zucche sarebbe un grande affare."
"Non credo che lui sarebbe d'accordo."
"Allora ci aggiungiamo il vaso di giada."
Scimmiotto, tutto contento, recitava fra sé:
"Zucca per zucca,
Col vaso in più.
Prendi due cose
Per una sola:
Questo è un affare
Che mi fa gola!"
Tirò a sé Bestiola Maligna: "Se ti mostro come funziona, facciamo lo scambio?"
"D'accordo, ma ci deve proprio entrare il cielo, come avete promesso."
"Va bene, vi faccio la dimostrazione."
Il bravo Scimmiotto abbassò la testa, fece un passo magico e recitò un incantesimo per convocare il dio della ronda di giorno, quello della ronda di notte e i rivelatori dei cinque orienti: "Correte a presentare un rapporto da parte mia all'Imperatore di Giada: il vecchio Scimmiotto, convertito al giusto frutto, mentre protegge il monaco cinese diretto a cercare le scritture al Paradiso dell'Ovest, si trova bloccato da alte montagne, su cui il suo maestro è sottoposto a prove terribili. Devo indurre dei mostri a consegnarmi i loro tesori e, per riuscirci, supplico di darmi in prestito il cielo per qualche minuto, perché devo rinchiuderlo in una zucca. Se l'Imperatore fa difficoltà, dovrò andare di persona a spiegargli la situazione nella Sala delle Nuvole Misteriose, e ci andrò da quel maleducato che sono, senza chiedere permesso."
Il dio della ronda di giorno si precipitò alla porta sud del Cielo, fu ammesso nella sala delle udienze e presentò il rapporto.
"Maledetta scimmia!" rispose l'Imperatore. "Mi si rivolge sempre in un modo... Guanyin mi aveva informato della sua missione, e io avevo mandato ad assisterlo i rivelatori dei cinque orienti e i quattro protettori. Ed ecco che ora vuole imbottigliare il cielo. Ma come diavolo si fa a imbottigliare il cielo?"
Il principe Nata fece un passo avanti e gli fece notare: "Vostra maestà, dev'essere pur possibile imbottigliare il cielo."
"E come?"
"Quando il caos incominciò a dividersi, il puro e leggero formò il cielo, il torbido e pesante la terra. Il cielo è una massa di puro soffio, benché sostenga vari edifici e il Palazzo di Diaspro. Certo in teoria imbottigliare il cielo non è cosa facile. Tuttavia la missione di Scimmiotto, che è di proteggere di Tripitaka nella sua ricerca, sarà fonte di tali benedizioni, più alte del Monte Tai e più profonde del mare, che credo dobbiamo trovare il modo di aiutarlo."
"Che cosa proponi di fare?"
"Potreste promulgare un decreto che chieda a Zhenwu di mettere a disposizione il suo stendardo di piume nere. Lo spiegheremo dal portale nord al portale sud, in modo da nascondere tutti gli astri: non si vedrà più niente, il bianco non si distinguerà dal nero. Il mostro sarà ingannato e crederà che il cielo sia stato rinchiuso in bottiglia: così avremo aiutato il Novizio a compiere la sua missione."
"Sia fatto come hai proposto."
In conformità del comando ricevuto, il principe si recò alla porta nord, parlò con Zhenwu e definì tutti i particolari. Lo stendardo gli fu dato in consegna.
Il dio della ronda di giorno scese giù a precipizio e mormorò nell'orecchio a Scimmiotto: "Ora viene in aiuto il principe Nata."
In effetti il Novizio, alzando gli occhi, scorse in alto un alone di nuvole di buon augurio. Si rivolse ai mostriciattoli: "Allora, lo vogliamo mettere nella zucca, questo cielo?"
"Metticelo, se sei capace, senza tanti abracadabra."
"Adesso mi concentro e recito l'incantesimo."
I mostriciattoli stavano in attesa con gli occhi spalancati. Scimmiotto gettò in aria la falsa zucca: pensate che era la metamorfosi di un pelo, quanto avrà potuto pesare? Presa dal vento che soffiava sulla montagna, fu trascinata qua e là per un bel pezzo, prima di ricadere a terra. Ed ecco che in alto il principe Nata, con un gran gesto, svolse tutto il nero stendardo, che coprì sole, luna e ogni minima stella. Il mondo si tinse di nero, l'universo sprofondò nella notte più cupa.
I mostriciattoli rimasero a bocca aperta: "Un momento fa era mezzogiorno, e ora non c'è più niente. Che succede?"
"Quando il cielo è chiuso in una zucca, non resta più niente da vedere" rispose Scimmiotto.
"Ma come può essere un nero così fondo?"
"Sole, luna e stelle stavano in cielo, e quindi ora sono dentro la mia zucca. Fuori resta soltanto il nero."
"Maestro, ma voi dove siete? Da dove ci parlate?"
"Sono qui, davanti a voi."
Un mostriciattolo si provò a tastare con la mano nel vuoto: "Maestro, sento la vostra voce, ma non vedo niente. Dove ci troviamo?"
"Fermi, non vi muovete! Siete in riva al mare: se fate un passo ci cadrete, e continuerete a cadere per otto giorni prima di raggiungere il fondo."
"Basta, basta! Aprite la vostra zucca, per favore. Abbiamo visto come si fa. Se per sbaglio cadiamo in acqua, non rivedremo più le nostre famiglie!"
Quando il bravo Scimmiotto constatò che lo prendevano sul serio, recitò una formula per avvertire il principe, che arrotolò lo stendardo. Il sole di mezzogiorno riprese a brillare.
"Che meraviglia!" gridarono i candidi mostriciattoli. "Se non facessimo lo scambio con un tesoro simile, saremmo figli indegni dei nostri padri."
Zucca d'oro e vaso di giada furono consegnati a Scimmiotto, in cambio della zucca falsa. Ma il Novizio voleva rendere definitivo il contratto. Si strappò un pelo, lo trasformò in una sapeca e disse a uno dei ragazzi: "Prendi questa moneta e vammi a comprare un foglio di carta bollata."
"Che te ne farai?"
"Dobbiamo mettere il contratto per iscritto. Dopo tutto, voi mi date due tesori e io a voi uno solo. Magari fra qualche anno potreste trovarci da ridire e piantarmi delle grane. Voglio essere sicuro di poter dimostrare che la transazione è regolare e inoppugnabile."
"Ma qui non si trova carta bollata, e del resto nemmeno inchiostro e pennelli. Perché mai dovremmo impelagarci nella carta scritta? Giuriamo."
"Come giuriamo?"
"Noi scambiamo i nostri due tesori contro il tuo. Se ci pentiamo, che ci colga la peste."
"Io non mi pentirò di sicuro" replicò ridendo Scimmiotto; "ma se lo facessi, che la peste colga anche me."
Pronunciato il giuramento, Scimmiotto scomparve con un balzo; si recò alla porta sud del Cielo per ringraziare dell'aiuto il principe Nata. Questi rese lo stendardo a Zhenwu e se ne tornò a palazzo per fare rapporto.
Scimmiotto rimase su nello spazio per vedere che cosa facevano i mostriciattoli.
Forse voi sapete che cosa fecero, e forse no; nel secondo caso, potete sempre ascoltare il seguito.