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034 INVITO A PRANZO DI UN'ORCHESSA · IL RE DIAVOLO, CON ABILE MOSSA, CATTURA LA SCIMMIA DELLO SPIRITO. IL GRANDE SANTO SOTTRAE IL PRESIDIO CON LA DESTREZZA.

Ritorniamo ai nostri mostriciattoli, cui era rimasta la zucca falsa e che litigavano a chi dovesse provarla per primo; ma, levando gli occhi, si accorsero che Scimmiotto era scomparso.

"Fratello" disse Bestiola Maligna a Diavolo Furbo, "forse anche gli immortali possono mentire. Non ci aveva detto che, dopo il baratto, ci avrebbe portato con sé per insegnarci l'immortalità? Come mai se n'è andato senza salutare?"

"Fatti suoi. In ogni caso il baratto è stato a nostro favore, e di molto. Dammi quella zucca, che voglio provare anch'io a rinchiuderci il cielo."

La lanciò per aria, ma ricadde giù con un tonfo sordo: "Com'è che non aspira il cielo?" disse la Bestiola allarmata. "Non sarà per caso che l'immortale non fosse che Scimmiotto travestito, per spacciarci una zucca falsa in cambio di quella vera?"

"Non dire sciocchezze! Quello è incastrato sotto tre montagne: come avrebbe fatto a venirne fuori? Aspetta che ripeta un incantesimo che gli ho sentito dire, e vedrai che funziona."

Diavolo Furbo gettò in aria un'altra volta la zucca salmodiando: "Dovrò andare di persona nella Sala delle Nuvole Misteriose, e ci andrò da quel maleducato che sono, senza chiedere permesso." Ma intanto si sentì un altro tonfo della fiasca.

"Non se ne cava niente" strillarono i mostriciattoli. "Ci ha turlupinato!"

Quando Scimmiotto constatò che la truffa era scoperta, non vide motivo di rinunciare al suo pelo; si diede una scossa e lo ricuperò. I poveri piccoli si ritrovarono a mani vuote.

"Fratellino, dammi quella zucca" domandava Diavolo Furbo.

"Ma l'avevi in mano tu. Cielo, è scomparsa!"

Si misero a cercarla fra l'erba e nei cespugli, esplorarono le proprie maniche, si tastarono a vicenda: niente. Si guardarono atterriti: "Il grande re ci aveva affidato i tesori per imprigionare il Novizio. E ora non abbiamo né i tesori né il Novizio. Chi glielo va a dire? Ci batterà a morte!"

"Scappiamo!" suggerì Bestiola Maligna.

"E dove?"

"Non importa dove. Se rientriamo senza i tesori, ci lasciamo la pelle."

"Eppure è meno peggio ritornare" replicò Diavolo Furbo. "Bisogna che la colpa te la prenda tu: il grande re minore ti vuol bene. Se è in vena di indulgenza, non ci ammazza. E se ci ammazza, almeno moriremo a casa nostra, invece di infilarci in un vicolo cieco. Dài, vieni!"

Adottarono questa decisione e ritornarono sui loro passi.

Scimmiotto, che continuava a osservarli, si trasformò in una mosca per seguirli. C'era il problema di come custodire i tesori. Abbandonarli sul ciglio della strada, nascosti fra l'erba o nei cespugli, avrebbe significato abbandonarli al primo venuto ed essersi dato tanto da fare per nulla. Bisognava portarli con sé; ma come poteva farlo una mosca, più piccola di un pisello? Scoprì però che i tesori avevano in comune con la sua sbarra cerchiata d'oro la proprietà di mutare le proprie dimensioni a richiesta, e questo aggiustò le cose. Fu così che i due giovanotti ritornarono alla grotta seguiti da una mosca ronzante.

I due mostriciattoli si inginocchiarono davanti ai loro capi, che se ne stavano seduti a bere, mentre Scimmiotto si posava sullo stipite della porta ad ascoltare.

"Grandi re!"

"Eccovi qua" esclamarono i mostri posando i bicchieri.

"Eccoci."

"Avete catturato Scimmiotto il Novizio?"

I due si prosternarono senza osare aprir bocca. Nuova domanda, nuova prosternazione. La terza volta caddero del tutto per terra e balbettarono: "Vogliate perdonarci, meritiamo mille morti. Mentre camminavamo sulla montagna ci siamo imbattuti in un immortale dei monti Penglai. Ci ha chiesto dove andavamo, e noi abbiamo risposto: 'A catturare Scimmiotto il Novizio'. L'immortale ci ha detto che anche lui aveva un conto in sospeso e ha offerto di aiutarci, ma noi abbiamo risposto che non occorreva, perché avevamo i nostri tesori che aspiravano le persone. Anche l'immortale aveva una zucca, che poteva aspirare tutto il cielo. Mossi da un'ambizione insensata, ma per uno scopo di buona gestione domestica, abbiamo pensato che un baratto fosse conveniente. Avevamo proposto: zucca per zucca; poi Bestiola Maligna ha aggiunto il suo vaso. Chi avrebbe potuto prevedere che quell'oggetto di immortali non si potesse toccare con mani profane? Quando lo abbiamo preso in mano, uomo e zucca sono scomparsi. Speriamo ardentemente che ci potrete perdonare questo errore, anche se certo merita la morte."

"Ma bene! Ma bravi!" tuonò il mostro maggiore. "Evidentemente Scimmiotto vi ha imbrogliato facendosi passare per un immortale. Questo re scimmia ha immensi poteri, conosce tutti, sa mettere in moto mezzo mondo. Mi chiedo quale sia stata la fottuta divinità che l'ha fatto uscire dalla sua prigione per scroccare i nostri tesori."

"Calma la tua collera, fratello" intervenne il minore. "L'insolenza di quel macaco è incredibile. Capisco che sia scappato, se ne aveva i mezzi; ma perché derubarci? Se non mi riesce di catturarlo, che io possa perdere il mio posto di mostro sulla strada dell'Ovest!"

"Come conti di fare?"

"Abbiamo perso due presìdi; ma ne abbiamo altri tre, che dovrebbero bastare."

"Quali sono?"

"La Spada delle Sette Stelle e il Ventaglio di Foglie di Banano li abbiamo sottomano. La Corda da Tenda d'Oro la tiene nostra madre, nella Grotta del Drago Schiacciato. Mandiamo un paio di ragazzi a invitare la mamma ad assaggiare con noi le carni del monaco cinese, e chiediamole di portare la corda d'oro per catturare Scimmiotto."

"Chi dobbiamo mandare, secondo te?"

"Di sicuro non questi buoni a nulla" e gridò a Diavolo Furbo e Bestiola Maligna di levarsi dai piedi.

"Zitto, ci è andata molto meglio del previsto" commentavano fra loro. "Ce la caviamo senza botte, e quasi senza rimproveri."

"Di solito mi accompagnano Tigre Gratta Montagne e Drago di Mare: potremmo incaricare loro" suggerì il fratello minore.

Furono chiamati, vennero a inginocchiarsi e ricevettero le istruzioni:

"Dovrete stare bene attenti."

"Staremo attenti."

"Ci vuole molta prudenza."

"L'avremo."

"Sapete dove abita la signora nostra madre?"

"Sappiamo."

"Allora andateci subito, per la via più breve, salutatela da parte nostra e ditele che la invitiamo a pranzo. Troverà un piatto di carne di monaco cinese. Ditele che, da parte sua, porti la Corda da Tenda d'Oro, che ci serve per catturare Scimmiotto."

I due mostriciattoli partirono immediatamente. Come avrebbero potuto sospettare che Scimmiotto era presente e non aveva perduto una parola? Infatti spiegò le ali, ronzò al seguito di Tigre Gratta Montagne e si posò su di lui. Dopo due o tre li, Scimmiotto ebbe l'idea di ammazzarli, ma ci ripensò: "Sarebbe facilissimo, ma io non so l'indirizzo di questa signora che possiede la corda d'oro. Prima di colpire, sarà bene che ne sappia di più."

Il bravo Scimmiotto, con ronzio discreto, lasciò il suo mostriciattolo, attese che avanzasse un centinaio di passi e con una scossa si trasformò a sua volta in mostriciattolo, con un berretto di volpe in testa e il suo grembiule di pelle di tigre indossato al rovescio.

"Ragazzi, aspettatemi!" gridò correndo dietro agli altri due.

Drago di Mare volse il capo e domandò: "E tu da dove vieni?"

"Fratello, non riconosci più le persone di casa?"

"Tu non sei di casa."

"Come no! Guardami bene."

"Faccia nuova; non ti ho mai visto."

"Sono del distaccamento esterno. Perciò non vi ricordate di me."

"In effetti, la gente del distaccamento esterno io non la conosco. E dove stai andando?"

"Vengo con voi. Il grande re mi ha detto che vi aveva inviato dalla vecchia signora per invitarla a mangiare il monaco cinese e chiederle di portare la corda d'oro per catturare Scimmiotto il Novizio. Temeva che camminaste piano e vi perdeste a giocare, in modo da compromettere la vostra missione. Perciò mi ha mandato a dirvi di affrettare il passo."

Udito che sapeva tutto, i due mostriciattoli non ebbero sospetti. Affrettarono il passo e corsero per otto o nove li.

"Si va fin troppo svelti!" ansimò Scimmiotto. "Quanta strada avremo percorso da casa?"

"Quindici o sedici li."

"È ancora lontano?"

"In quella foresta, davanti a noi."

La foresta era vicina. Scimmiotto si lasciò superare dai due, tirò fuori il suo randello e glielo abbatté sulla testa. Poverini, non erano fatti per reggere botte simili: si ridussero immediatamente come frittelle farcite. Dopo averli nascosti in un cespuglio sul ciglio della strada, il Novizio si strappò un pelo e lo trasformò nel sosia di Tigre Gratta Montagne, mentre lui prese l'aspetto di Drago di Mare; e in questa forma se ne andò bel bello alla Grotta del Drago Schiacciato per invitare la vecchia orchessa. Un bell'esempio

Di quanto posson le trasformazioni

E in quanti modi i casi si manipolano.

In quattro salti fu nella foresta e scorse un portale a due ante di pietra. Era semiaperto ma Scimmiotto, per non entrare senza permesso, belò: "Aprite, aprite!"

La diavolessa portinaia sbucò dalla porta e chiese: "Da dove venite, giovanotti?"

"Veniamo dalla Grotta dei Fior di Loto del Monte Cima Piatta; portiamo un invito per la signora."

"Venite avanti!"

Superata la seconda corte, Scimmiotto allungò il collo per osservare l'interno e vide una vecchia che troneggiava in mezzo alla sala. Che aspetto aveva?

Capelli bianchi in crocchie scarmigliate,

Occhi vivaci nel viso rugoso,

I denti malandati. Il suo colore

Ricorda un vecchio tronco d'abetaia

Sotto la pioggia. In testa un fazzoletto

Di seta bianca; pendon dagli orecchi

Grandi orecchini d'oro scintillante.

Il grande santo esitò sull'uscio, fece una smorfia di disappunto e gli venne da piangere. Scimmiotto piange! La vecchia gli avrà fatto paura? Ma se provasse paura, piangerebbe? Perché piangere, dopo averne disinvoltamente combinate tante a quella gente, rubati i tesori, spiaccicati i fattorini? In vita sua gli è capitato, per esempio, di essere messo a friggere dentro una pignatta di olio bollente e di trascorrervi diversi giorni, naturalmente senza versar lacrime. Ecco che cosa gliele faceva versare in quel momento. Pensava: "Mi sono trasformato in mostriciattolo per invitare questa brutta vecchia, ma ora non posso restare ritto mentre le parlo, mi dovrò prosternare. Finora non sono mai sceso a compromessi con la mia dignità. In vita mia mi sono prosternato a tre persone: al Buddha del Paradiso dell'Ovest, a Guanyin dei mari del Sud e quattro volte al maestro, quando mi ha liberato al Monte della Frontiera. Per lui mi sono spremuto le sei viscere, oltre al fegato e ai polmoni, ho impegnato il mio cuore, con i suoi tre peli e sette buchi. Ma si vede che non basta. Quanto potranno valere quegli stracci di sutra? Ora dovrò gettarmi a terra davanti all'orchessa. Non c'è altro modo, altrimenti mangerebbe la foglia. Lo faccio proprio perché il maestro è in grosse difficoltà. Miseria, che umiliazione mi tocca subire!"

Entrò risoluto e si inginocchiò: "Signora, permettetemi di prosternarmi."

"Alzati, figliolo, alzati!"

Scimmiotto, dentro di sé, si sentì molto sollevato: "Se lo dice lei... Meno male, mi è andata meglio di quanto temevo."

"Da dove vieni?" domandò l'orchessa.

"Dalla Grotta dei Fior di Loto del Monte Cima Piatta. Le loro maestà mi hanno ordinato di invitare la signora ad assaggiare carne di monaco cinese; e vi chiedono di portare con voi la Corda da Tenda d'Oro per catturare Scimmiotto."

"Che bravi ragazzi, quante attenzioni per la loro mamma!" esclamò l'orchessa tutta contenta. E ordinò di preparare il palanchino.

"Chi l'avrebbe detto!" pensò Scimmiotto. "Anche le orchesse vanno a spasso in palanchino."

Dalla corte posteriore due mostriciattole portarono davanti alla porta un palanchino di giunco e vi appesero tendine di seta azzurra. La vecchia orchessa si alzò pesantemente, uscì dalla grotta e andò a sedersi nel palanchino. Un codazzo di mostriciattole la seguì portando specchi, fazzoletti, asciugamani, boccette di profumo e altri oggetti da toilette. La vecchia le apostrofò: "Perché mi seguite? Vado dai miei figli: credete che mi facciano mancare chi mi serva? Non ho bisogno di sentirvi starnazzare. Restatevene a casa e chiudete la porta."

Rientrarono tutte, salvo le due che dovevano portare il palanchino.

"Come si chiamano gli inviati dei miei figli?" chiese l'orchessa.

"Lui si chiama Tigre Gratta Montagne" si affrettò a rispondere Scimmiotto, "e io Drago di Mare."

"Camminate in testa, fateci da battistrada."

"Mi tratta come se fossi il suo attendente" pensò Scimmiotto; ma non osò rifiutare, e fece da battistrada, gridando ai quattro orienti di liberare la strada.

Dopo cinque o sei li si sedette su una roccia, e quando fu raggiunto dal palanchino propose: "Perché non ci si ferma un momento a riposare? Avrete le spalle indolenzite."

Le mostriciattole, nulla sospettando, posarono il palanchino. Scimmiotto si era strappato un pelo e lo aveva trasformato in una bella focaccia dorata, che andava mordicchiando.

"Signori messaggeri" chiesero le ragazze "che cosa mangiate?"

"È un po' imbarazzante, ma dopo aver fatto tanta strada per portare l'invito alla signora, non ci è stato offerto niente; ci è venuta fame. Queste sono provviste portate da casa. Se potete aspettare un momento, finiamo presto."

"Che bella focaccia! Potremmo assaggiare anche noi?"

"Ma certo, siamo in famiglia. Prendetene quanta volete."

Le innocenti mostriciattole si fecero intorno a Scimmiotto per avere la loro parte, e l'ebbero infatti. Cavato il randello, gli diede un colpetto sulla testa che ne ridusse una in poltiglia, mentre l'altra, appena sfiorata e non del tutto morta, rantolava con la testa rotta. La vecchia sentì un rumore e sporse il capo per vedere, ma Scimmiotto con un balzo le si parò davanti e sfondò la testa anche a lei. Poi tirò fuori dal palanchino ciò che ne rimaneva per scoprire di che cosa si trattasse, e vide che era una volpe a nove code.

"Brutta bestiaccia!" commentò Scimmiotto ridendo. "Se ti facevi dare della 'signora', io dovrei farmi dare almeno del 'signor bisnonno'."

Il bravo re scimmia frugò il cadavere finché trovò la corda d'oro, se la mise nella manica e disse allegro: "Le risorse di quei diavoli diminuiscono un altro po'; questo è il terzo tesoro che mi prendo."

Con suoi peli debitamente trasformati, duplicò di nuovo Drago di Mare e le due mostriciattole portatrici del palanchino; da parte sua prese il dignitoso aspetto della vecchia signora, si sedette, e il convoglio riprese il cammino come se niente fosse accaduto.

All'arrivo alla grotta, i peli battistrada gridavano: "Aprite! Aprite!"

Il portinaio si affacciò alla porta: "Già di ritorno, Tigre Gratta Montagne e Drago di Mare? Avete invitato la signora madre?"

"Eccola nel palanchino."

"Aspettate qui, che vi vado ad annunciare." "Grandi re, la signora è arrivata" fu l'annuncio.

Gli orchi fecero portare all'ingresso un tavolino per l'incenso, al fine di ricevere l'ospite degnamente. Udendo l'ordine, Scimmiotto fu molto divertito: "Che fortuna! Finalmente anch'io sono diventato qualcuno. Finora ho fatto l'inserviente e ho corso il rischio di andare a prosternarmi a una volpe. Ma adesso mi tocca la parte della madre loro: ho diritto al rituale dei quattro saluti. Non sarà niente di speciale, ma ci guadagnerò le loro teste."

Il bravo Scimmiotto, sceso dal palanchino, si rassettò le vesti e ricuperò i propri peli. Seguì il portinaio a passi lenti, dandosi un contegno imponente e raffinato, con certi ancheggiamenti che aveva visto fare alla vecchia. Mostri e mostriciattoli lo accolsero in ginocchio, mentre suonava la fanfara e il fumo dell'incenso saliva da un bruciaprofumi di Boshan. Entrato nella sala principale, si sedette rivolto a sud. Gli orchi si prosternarono gridando: "Signora madre, i vostri figli vi salutano rispettosamente!"

"Alzatevi, figlioli."

Intanto Porcellino, appeso a una trave del soffitto, si mise a ridere.

"Sei più coraggioso di quel che credevo, fratello" commentò Sabbioso. "Sei stato appeso per il collo finché risata ne segua."

"Ho i miei motivi, fratellino."

"E quali sono?"

"C'è in giro odore di equipuzio."

"Come fai a saperlo?"

"Quando quella lì si è curvata per invitare i suoi figli a rialzarsi, dalla gonna le è spuntata una coda di scimmia. Io sono appeso più in alto di te e l'ho vista bene."

"Zitto, ascoltiamo che cosa dicono."

"Giusto; sentiamo."

La falsa madre, seduta al posto d'onore, domandò: "Figlioli, per quale motivo mi avete chiesto di venire?"

"Madre, sono vari giorni che non abbiamo avuto occasione di manifestarvi il nostro rispetto e la nostra obbedienza filiale. Inoltre stamani siamo riusciti a catturare il monaco cinese, e non oseremmo disporne senza di voi. Perciò vi abbiamo invitata: perché possiate vederlo da crudo, e poi assaggiarlo cotto al vapore. Vi allungherà la vita."

"Figlioli, a me la carne del monaco cinese non interessa. Però ho sentito dire che le orecchie di Porcellino sono deliziose: non potreste tagliargliele e farle preparare? Le potremmo accompagnare con un bicchier di vino."

"Porca miseria, è venuto a tagliarmi le orecchie" borbottò Porcellino. "Faccio male se mi metto a gridare?"

Proprio in quel momento una torma di mostriciattoli si precipitò nella sala gridando: "Disgrazia! Scimmiotto ha ucciso la signora e ha preso il suo posto."

A queste parole l'orco maggiore, con decisione fulminea, sguainò la Spada delle Sette Stelle e la vibrò su Scimmiotto. Ma il grande santo schizzò via riempiendo la grotta di un lampo accecante di luce rossa. Era uno scherzetto che lo divertiva molto. Per la precisione si chiamava: ciò che si concentra prende forma, ciò che si dissipa diviene soffio impalpabile. Fece su tutti quanti una grande impressione: gli orchi tremarono di spavento, le altre creature malefiche si mordevano le dita e scuotevano il capo.

"Fratello" propose l'orco maggiore "si potrebbero restituire a Scimmiotto il monaco cinese e tutto il resto, per metter fine al conflitto."

"Ma che ti viene in mente? Catturarli mi è costato lavoro e fatica; ora tu ti fai impressionare dai sotterfugi di Scimmiotto e vorresti rinunciare. Fuggi la spada perché hai visto la punta: non è agire da coraggiosi. Non precipitiamo le cose. Si parla tanto dei poteri magici di Scimmiotto, ma io non li ho sperimentati di persona, benché una volta l'abbia incontrato. Indosserò l'armatura e lo provocherò a battaglia per tre volte. Se supero la prova, ci terremo il monaco cinese e ce lo mangeremo. Se non la supero, ci sarà sempre tempo di restituirgli tutto."

"Saggio fratello, sono d'accordo" rispose il maggiore; e mandò per l'armatura.

Quando l'orco minore si fu equipaggiato di tutto punto, uscì all'aperto brandendo la spada preziosa e gridò: "Scimmiotto, dove ti sei ficcato?"

Il grande santo troneggiava su una nuvola; guardò giù e vide lo sfidante:

Elmo in capo più bianco della neve,

Di risplendente acciaio la corazza,

In vita una cintura di caimano,

Gli stivali di morbida bazzana:

Del grande Erlang sembra il vivo ritratto.

Alza la Spada delle Sette Stelle

Ed arde di furore senza freni.

"Scimmiotto!" urlò l'orco. "Rendimi subito i miei tesori e mia madre! Poi con il tuo monaco potrai andare a cercarti tutte le scritture che vorrai."

"Maledetto" lo insultò il grande santo, "non riconosci più tuo nonno? Sbrigati a restituirmi maestro, condiscepoli, cavallo e bagagli, e aggiungi provviste per il viaggio a occidente. Se non ti piace, compra la corda e impiccati da solo: evita almeno a tuo nonno di sporcarsi le mani."

A queste provocazioni l'orco balzò altissimo sulle nuvole e discese su di lui puntando la spada per trafiggerlo, ma Scimmiotto lo fronteggiò con la sua sbarra di ferro. Intrapresero per aria un duello memorabile.

Giocatore di scacchi o capitano

Davanti ad avversario equivalente:

L'uno sprizza di gioia e si diverte,

L'altro minaccia di vincer lo scontro.

I divini guerrieri si combattono

Come tigri striate, o come draghi.

Scintillano le scaglie nella lotta,

Denti e artigli balenan da ogni parte.

L'uno si muove e balza senza tregua,

L'altro non dà respiro negli attacchi.

Passa il randello a un sol dito dal cranio,

La spada manca il cuore d'un capello.

Come stella polare questo è altero,

Quello è furioso come un temporale.

Si scontrarono per trenta riprese senza decidere il combattimento.

"Questa maledetta creatura sostiene bene gli assalti del mio randello" si disse Scimmiotto con segreta soddisfazione, "ma in questo modo perdiamo tempo. Io possiedo tre dei suoi tesori; per esempio, potrei usare la zucca per chiudercelo dentro." Ma rifletté: "Non funzionerebbe. Dice l'adagio: ogni cosa ha il suo padrone. Se lo chiamo per nome, posso aspettarmi che si guardi bene dal rispondere, e la cosa non funzionerà. Sarà meglio mettergli al collo la Corda da Tenda d'Oro."

Mentre con una mano conteneva gli attacchi dell'avversario, con l'altra afferrò la corda e gliela lanciò al collo. Ma quel diavolo conosceva l'oggetto meglio di lui, e sapeva sia l'incantesimo per serrarlo, sia quello per aprirlo. Preso per il collo, recitò l'incantesimo giusto e la corda si aprì; così poté togliersela e lanciarla a sua volta al collo di Scimmiotto. Questi volle usare il metodo di rimpicciolirsi, nell'intento di sgusciarne fuori, ma l'orco pronunciò la formula di costrizione, e il povero Scimmiotto ne restò mezzo strangolato. L'orco si provò anche a spaccargli la testa con sei o sette colpi della sua preziosa spada, ma non riuscì a lasciargli nemmeno il segno.

"Che testa dura ha questa scimmia! Non vorrei finire per danneggiare la spada. Ne riparleremo quando saremo nella grotta. Intanto rendimi subito gli altri due tesori."

"Quali tesori vai cercando?" tergiversò Scimmiotto. Ma l'orco lo perquisì scrupolosamente e finì per scovare sia la zucca, sia il vaso. Poi afferrò il capo libero della corda e trascinò con sé il prigioniero a casa sua.

"Fratello maggiore, l'ho preso."

"Chi hai preso?"

"Scimmiotto il Novizio. Vieni a vederlo."

Il maggiore, raggiante di gioia, lo riconobbe: "È proprio lui. Legalo a un pilastro e vieni a farti festeggiare."

Dopo averlo legato ben bene, se ne andarono a bere nella sala posteriore. I movimenti che Scimmiotto faceva contro il pilastro attirarono l'attenzione di Porcellino, appeso al soffitto, che quando lo riconobbe si fece una bella risata: "Fratello, a quanto pare non ce la farai a mangiarmi le orecchie."

"Sta zitto, bestia. O ci stai bene, lassù? State tranquilli, mi sbrigo a liberarmi e sciolgo anche voi."

"Non brilli certo per modestia. Lui salva tutti: ma intanto è legato come un salame. Lascia stare: tanto vale che moriamo tutti insieme e ci ritroviamo all'inferno."

"Non dire scemenze. Vedrai che ne so uscire."

"Mi piacerebbe vedere come farai."

Mentre chiacchierava, Scimmiotto non perdeva d'occhio i due orchi, che bevevano nella sala contigua. Vari mostriciattoli andavano e venivano da tutte le parti, indaffarati a portare piatti e piattini, coppe e brocche di vino: la sorveglianza sui prigionieri restava allentata. In un momento in cui nessuno era vicino a lui, Scimmiotto fece cadere l'ago che teneva dietro l'orecchio, ci soffiò sopra e mormorò: "Cambia!" Esso si trasformò in una lima d'acciaio temprato. Con la lima ruppe la corda d'oro che gli stringeva la gola e si liberò. Poi si strappò un pelo, gli diede la sua forma e lo legò al suo posto; mentre prendeva le sembianze di uno dei tanti mostriciattoli di servizio.

Porcellino dalla sua trave gridava: "Sorpresa! La falsità è legata, la verità appesa!"

"Che cosa grida quel Porcellino?" chiese l'orco maggiore posando il bicchiere.

Il falso mostriciattolo si avvicinò per servirlo e spiegò: "Porcellino istiga Scimmiotto a fuggire con qualche trasformazione. La scimmia rifiuta, e quello lassù fa il diavolo a quattro."

"Si dice che Porcellino sia un ingenuo" intervenne il minore. "Vedo invece che è una bella carogna. Dagli venti vergate."

Scimmiotto andò a procurarsi la verga.

"Vacci piano" gli soffiò Porcellino, "oppure spiattello chi sei."

"Mi sono liberato anche nel vostro interesse; perché mi vuoi sabotare? E non capisco come abbia fatto a riconoscermi: nessun altro qui si è accorto chi sono."

"La testa l'hai cambiata, ma hai dimenticato il culo. E ci porti sopra due inconfondibili chiazze rosse, no?"

Scimmiotto scivolò nelle cucine; in un angolo buio andò a grattare un po' di fuliggine dalle pentole, se la spalmò sulle natiche e ritornò nella sala.

"Chissà dov'è andata a strofinarsi questa scimmia" sghignazzò Porcellino quando lo rivide, "per annerirsi le chiappe in quel modo."

Il grande santo ci sapeva fare. Piegò il ginocchio davanti a uno degli orchi: "Grande re, quel tale Scimmiotto non fa che agitarsi: finirà per rompere la corda d'oro. Non sarebbe meglio legarlo con una fune più grossa?"

"Hai ragione" rispose il mostro, e si tolse dalla vita e gli tese una cintura ornata da un motivo di barbari e leoni affrontati. Scimmiotto, sostituendo la corda d'oro, se la fece scivolare nella manica, e portò invece all'orco un suo pelo trasformato; questi lo prese distrattamente, mentre continuava a bere.

Dopo aver messo le mani sul tesoro, Scimmiotto sgusciò fuori dalla grotta, riprese la propria forma e si presentò all'ingresso: "Ehi, mostro!" gridava.

Accorse il portinaio: "Chi sei, per permetterti di fare questo baccano?"

"Dì al tuo maledetto capo che è arrivato Scimmiotto Stravizio."

Il mostriciattolo ubbidì.

"Abbiamo appena catturato Scimmiotto il Novizio; da dove salta fuori questo Scimmiotto Stravizio?" si stupì l'orco maggiore.

"Niente paura" replicò il minore; "abbiamo i nostri tesori: prenderò la zucca e lo aspirerò."

"Stai attento!" raccomandò il maggiore.

Il minore uscì con la zucca e vide la copia autentica di Scimmiotto, solo un po' più basso di statura. "Da dove vieni?" domandò.

"Sono il fratello minore di Scimmiotto il Novizio. A quanto pare avete imprigionato mio fratello, e io sono venuto a regolare i conti."

"L'ho preso proprio io; ora è chiuso nella mia grotta. A quanto pare sei venuto per azzuffarti, ma io non ne ho nessuna voglia. D'altronde non oseresti nemmeno rispondermi se ti chiamassi per nome."

"Non mi fai mica paura. Chiamami quante volte vuoi, e stai sicuro che ti risponderò sempre."

L'orco balzò in aria, aprì la zucca tenendola con la bocca rivolta verso il basso e gridò: "Scimmiotto Stravizio!"

Scimmiotto non osava rispondere, per paura di essere aspirato.

"Che cosa aspetti a rispondere?" chiedeva l'orco.

"Non sono sicuro di aver capito bene. Ripeti, per favore."

"Scimmiotto Stravizio!" ripeté il mostro.

Scimmiotto almanaccava: "Quello non è il mio vero nome, ma uno pseudonimo che ho inventato. Se rispondessi al mio vero nome sarei certo aspirato, ma con il nome falso non dovrebbe funzionare."

Si azzardò ad accennare di sì con il capo e si trovò immediatamente aspirato nella zucca, dove fu sigillato con un nastro di carta. Per mettere in funzione l'attrezzo magico non faceva differenza che il nome fosse vero o falso; bastava il minimo segno di consenso.

Il grande santo si ritrovò nel buio assoluto. Provò a spingere in alto la testa, ma non servì a nulla: il sigillo era ermetico. Incominciò a inquietarsi: "I mostriciattoli, sulla montagna, andavano dicendo che la gente chiusa qui dentro viene liquefatta in tre ore e mezza; non farò per caso quella fine?" E rifletteva: "Non credo di correre rischi. Non sarà tanto facile dissolvere il mio corpo: il soggiorno di quarantanove giorni nel forno degli otto trigrammi, che ho fatto a suo tempo, mi ha forgiato cuore e fegato d'oro, viscere d'argento, testa di bronzo, schiena di ferro, occhi di fuoco e pupille di metallo. Come si fa a liquefarmi in tre ore e mezza? Voglio proprio vedere."

L'orco minore rientrò in casa e annunciò al fratello: "Ho imprigionato Scimmiotto Stravizio nella zucca."

"Bravo, saggio fratello! Ora siediti e aspetta. Non si può togliere il sigillo prima che, agitando la zucca, si senta il liquido sciabordare."

Scimmiotto, che udiva tutto, pensava: "Per quanto mi agitino, non riuscirò a convincerli di essermi liquefatto. Potrei far pipì; in questo modo sentirebbero lo sciabordio, toglierebbero il sigillo e io ne approfitterei per svignarmela. Però ci sono aspetti negativi: potrebbero accorgersi del rumore che faccio urinando; e in ogni caso mi bagnerei tutto il vestito. Sarà meglio che imiti il rumore atteso con la bocca. Il vecchio Scimmiotto la scamperà anche questa volta."

Lui era pronto, ma gli orchi continuavano a bere e non si davano altro pensiero. Per richiamare la loro attenzione, Scimmiotto mandò un gridò: "Oh dio, mi si stanno sciogliendo gli stinchi!"

Nessuna reazione.

"Accidenti, mi scompaiono le anche fino all'osso!"

"Quando la liquefazione giunge alla vita" disse il maggiore, "si completa poi in un baleno: possiamo togliere il sigillo e dare un'occhiata."

Udendo queste parole, Scimmiotto si strappò un pelo e lo trasformò nella metà superiore del proprio corpo. Lui stesso si mutò in un insettino e si appostò vicino all'imboccatura. Nell'istante in cui gli orchi tolsero il sigillo, volò via e riprese l'aspetto di Drago di Mare, uno dei mostriciattoli che erano andati a invitare la vecchia orchessa. Si tenne alle spalle dei due, mentre l'orco maggiore scuoteva la zucca qua e là e ci guardava dentro. Quando vide quel busto sul fondo, non stette a guardar meglio, ma gridò spaventato: "Chiudi, chiudi! C'è ancora parecchio da sciogliere."

Il minore riapplicò il sigillo. Il grande santo sghignazzava dentro di sé: "Se sapessero dov'è, in questo momento, il vecchio Scimmiotto!"

Il maggiore si alzò, riempì una grande coppa e la porse a due mani al minore: "Prendi e bevi, saggio fratello."

"Perché queste attenzioni?"

"Già non era impresa da poco impadronirsi del monaco cinese, di Porcellino e di Sabbioso. Ma in aggiunta hai legato Scimmiotto il Novizio e liquefatto Scimmiotto Stravizio. Sono imprese che meritano un brindisi in più."

Il fratello minore non poteva certo rifiutare la coppa. Poiché già teneva in mano la zucca, l'affidò a Drago di Mare che gli stava accanto; e bisognava vedere con quanta precauzione e rispetto quest'ultimo la reggeva.

Vuotata la coppa, il minore volle ricambiare il brindisi. "Non occorre" disse il maggiore; "basterà che ti tenga compagnia."

Erano così occupati nei loro scambi di cortesie, che il mostriciattolo accanto a loro, mentre li osservava a occhi sgranati, ebbe tutto il tempo di far scomparire la zucca nella propria manica e di sostituirla con un oggetto simile ricavato dalla trasformazione di un pelo. Quando l'orco riprese la zucca, non vi dedicò attenzione; si risedettero a tavola e la bevuta continuò.

Scimmiotto si allontanò quatto quatto ridacchiando fra sé: "Per furbi che siano gli orchi, anche questo tesoro ritorna in mano mia."

Se poi non sapete, in fin dei conti, come giunse a salvare il suo maestro e a sterminare gli orchi, ascoltate il seguito.