Home > Il Viaggio in Occidente > Capitolo4

004 UN CELESTE EQUIPUZIO · IL POSTO DI ISPETTORE DELLA SCUDERIA NON LO SODDISFA. NEMMENO IL TITOLO DI UGUALE AL CIELO LO ACCONTENTERÀ.

Il dio del pianeta Venere e il Bel Re Scimmia uscirono insieme dalla grotta e presero il volo, ciascuno sulla sua nuvola. Ma la capriola nelle nuvole, in cui si era specializzato Scimmiotto, non era cosa da tutti: gli permetteva una velocità fuori dal comune. Del dio di Venere non si dava pensiero, ci mise poco a seminarlo e giunse per primo al portale sud del Cielo. Dopo aver dissolta la sua nuvola si apprestava a entrare, quando fu fermato da Anima Lunga, il re celeste preposto alla guardia del quartiere sud, alla testa di una banda di forzuti celesti armati di picche, spade, sciabole e alabarde. Gli impedivano l'entrata, e Scimmiotto si arrabbiò: "Bel buggerone, il vecchietto del pianeta Venere! Prima ti invita, e poi ti fa sbarrare la strada dai poliziotti!"

Protestava rumorosamente, quando sopraggiunse il dio di Venere. Scimmiotto gli lanciò uno sguardo da incenerirlo: "Mi hai preso in giro, vecchio mio. Come mai tutta questa gente rifiuta l'ingresso al vecchio Scimmiotto, mentre tu dicevi che mi aveva convocato l'Imperatore di Giada?"

"Calmate la vostra collera, grande re" replicò ridendo il dio. "Non siete mai stato in paradiso, e qui non vi conosce nessuno. Come volete che le guardie celesti si prendano la responsabilità di lasciarvi entrare? Quando Sua Santità vi avrà ricevuto, voi avrete l'iscrizione nel registro degli immortali, con numero di matricola, titolo e funzione: allora potrete andare e venire a vostro piacere. Nessuno oserà impedirvelo."

"Grazie tante, ho capito come gira e ci rinuncio."

"Ma no, ma no, entrate con me" insisteva il dio tirandolo per la mano.

Mentre si avvicinavano al portale del Cielo, il dio del pianeta Venere gridò forte e chiaro: "Guardiani della porta celeste, ufficiali e soldati, lasciate passare! Ho ricevuto il sacro ordine dell'Imperatore di Giada di condurgli il qui presente immortale del mondo di Sotto."

Solo allora Anima Lunga e le sue guardie abbassarono le armi e si fecero da parte. Scimmiotto si convinse della buona fede dell'inviato del pianeta Venere ed entrò con lui passo passo, guardandosi intorno. Era proprio la prima volta

Che saliva nel mondo di Sopra

Ed entrava diritto in paradiso.

Arcobaleni con pagliuzze dorate,

Nubi vermiglie e brezze augurali.

Il portale maestoso:

Lapislazzuli blu e giada preziosa.

Schiere di guardie imponenti

Con spade snudate sotto variopinti pennoni.

Gli dèi hanno armature dorate,

Le armi diverse secondo i reggimenti.

Superata la cinta,

Che meraviglia!

Ad enormi pilastri si avvolgono

Dragoni rossi dalle scaglie d'oro.

Turbinano in cielo i colori

Delle fenici in volo.

Nubi brillanti riflettono il sole,

Vela le stelle una bruma azzurrina.

Ci sono in Cielo trentatré palazzi(5)

Ornati in cima da chimere d'oro.

Ci son settantadue sale preziose

Adorne di colonne di liocorni.

Sulla Terrazza della Lunga Vita

Fiori teneri in boccio di mille anni.

Erba verde perenne

Intorno al Forno di Trasmutazione.

Parato il padiglione degli omaggi

Con seta rilucente; ibischi d'oro,

Spille di giada, sandali di perle,

Ricchi ornamenti e nobili cinture.

Al rintoccar delle campane d'oro

Sfilan gli dèi dei tre dipartimenti.

Al rullare dei tamburi celesti

I saggi si prosternano.

La sala delle Nubi Misteriose:

I battenti di giada, d'oro i cardini,

Danzan fenici su lacca vermiglia.

Fenici e draghi sotto le tettoie

Di portici adornati di trafori.

Sovrasta una gran cupola di porpora,

Rotonda e luminosa

Come un'immensa zucca.

Piccole fate intorno ci sventagliano:

Le fanciulle di giada

Servono tovagliette e stuzzichini.

Ma la corte del Cielo ha feroci guardiani,

Con ufficiali molto contegnosi.

Al centro, in una vasca di cristallo,

Son predisposti gli elisir in pillole,

E rami di corallo in vasi d'agata.

Molte cose pregiate sono in Cielo

Di cui in terra nessun vide l'uguale:

Portici d'oro, campanelle d'argento,

Di porpora i palazzi, fior di giada,

Ed erbe di smeraldo e boccioli di diaspro.

Lepre di giada viene a rendere omaggio,

Svolazza il corvo d'oro sulle teste

Pelate dei sapienti.

Era destino della nostra scimmia

Salire al cielo dal fango del mondo.

Il dio del pianeta Venere si diresse alla Sala delle Nubi Misteriose conducendo Scimmiotto. Senza aspettare di essere convocato entrò e, giunto davanti al trono, fece i saluti prescritti. Scimmiotto gli stava accanto senza prosternarsi; si limitava ad allungare le orecchie per ascoltare quello che diceva il dio di Venere:

"Il vostro servitore ha eseguito l'ordine di Vostra Maestà e informa che l'immortale perverso è qui."

"E qual è questo immortale perverso?" chiese l'Imperatore di Giada da dietro la tenda.

Scimmiotto ritenne giusto intervenire. Fece una specie di inchino di sghembo e disse: "Sono io, il vecchio Scimmiotto!"

Tutti gli immortali ministri, colti di sorpresa, impallidirono di emozione: "Che selvaggio! Invece di prosternarsi, si permette insolenze: 'io, il vecchio Scimmiotto'. Impiccarlo, impiccarlo!"

"Il detto Scimmiotto è un immortale perverso del mondo di Sotto che si è umanizzato da poco tempo" decretò l'Imperatore di Giada. "Non conosce ancora l'etichetta della corte: per questa volta bisogna perdonarlo."

"Ringrazia, ringrazialo della sua bontà!" esclamavano i cortigiani; in effetti Scimmiotto acconsentì a tirar giù una gran riverenza.

L'Imperatore di Giada incaricò i ministri preposti alla scelta dei funzionari civili e militari di cercare qualche carica vacante per conferirla a Scimmiotto. Essi trasmisero la consegna al Signore della Stella Militare, presente in sala, che si fece avanti e si mise a rapporto:

"Nel palazzo del Cielo non c'è scarsità di funzionari: ne abbiamo in ogni edificio, stanza, angolo e angolino. Soltanto il servizio delle scuderie non dispone di un gestore della stalla centrale."

"Gli sia conferito il titolo di equipuzio" decretò l'Imperatore di Giada.

"Ringrazialo dei suoi favori!" ordinavano gli alti funzionari della corte; Scimmiotto tirò giù un'altra gran riverenza. L'Imperatore di Giada incaricò il dio del pianeta Giove di accompagnarlo al suo posto di sorveglianza delle stalle imperiali. Scimmiotto ci andò tutto allegro e il dio di Giove, a missione compiuta, ritornò nel suo palazzo stellare.

Il nuovo sorvegliante convocò il suo vice, gli assistenti, foraggiatori, stallieri e altri addetti, di tutti i gradi possibili, per esaminare lo stato del servizio. Non c'era più di un migliaio di cavalli celesti. Erano:

Hualiu e Qiji, Verde Orecchio e Siepe Fine,

Bazzica Draghi e Rondinella Porporina,

Spiega l'Ali e Nitri Brina

Bianchi Zoccoli e Sauro Volante,

Lepre Rossa e Più Svelto della Luce,

Salta Scoppio e Vasto Orizzonte,

Inseguivento e Nube in Cielo [...](6).

Dalle quattro estremità della terra

Palafreni e destrieri del remoto Ferghana,

I cavalli migliori di tutto l'universo:

Più rapidi del lampo, nitriscono nel vento

Ed il loro vigore li porta al firmamento [...].

Scimmiotto esaminò il registro e contò le bestie. Il servizio dei foraggiatori consisteva nel rifornire le mangiatoie; gli stallieri strigliavano e lavavano, tritavano la paglia, abbeveravano e preparavano le razioni; il vice e gli assistenti collaboravano alla sorveglianza. L'equipuzio vegliava sui cavalli con tale impegno da non trovar tempo per dormire, né di giorno né di notte. Di giorno si lasciava che facessero qualche salto, ma di notte bisognava sorvegliarli con attenzione. Appena si addormentavano, li si svegliava per farli mangiare. Se si imbizzarrivano, li si inseguiva per riportarli alle poste. I cavalli celesti, quando vedevano Scimmiotto, rizzavano gli orecchi e scalpitavano; ma erano belli grassi, sani, col pelo lustro.

Dopo un paio di settimane, il personale di servizio approfittò di una mattina di calma per offrire al capo un banchetto di benvenuto.

Si beveva allegramente quando, di colpo, Scimmiotto posò la tazza e chiese: "Che rango ha questo incarico di equipuzio?"

"È il nome della funzione."

"Ma che livello ha questa funzione?"

"Non ha nessun livello."

"Magari è fuori organico perché è la più alta che ci sia?"

"Nemmeno per sogno. Non è in organico e basta."

"Come sarebbe a dire che non c'è?"

"È sotto l'ultimo scalino. È l'incarico più modesto che ci sia: si tratta solo di occuparsi di cavalli. Vostra eccellenza, per aver tenuto il posto e dopo essersi dato tanto da fare per allevare le bestie, non ci guadagnerà che un modestissimo benservito. Se però i cavalli saranno un po' magrolini, sarà colpa vostra; se qualcuno andasse perduto, subireste ammende e processi."

A Scimmiotto montava il sangue alla testa nell'udire queste notizie. Digrignava i denti, preso da un'immensa collera: "Umiliare così il vecchio Scimmiotto, re e patriarca del Monte di Fiori e Frutti! Mi hanno preso in giro. Mi hanno fatto venire fin qui per pulire la cacca dei loro cavalli: un lavoro da bambini, da mozzi di stalla. È il modo di trattare? Lascio perdere tutto e me ne vado."

Patatrac! Rovescia il tavolo, cava da dietro l'orecchio il suo tesoro, lo ingrandisce al diametro di una tazza e, mandando a pezzi quello che trova lungo la via, si fa largo fino alla porta meridionale del Cielo. Le guardie celesti non osarono sbarrargli la strada e lo lasciarono uscire; d'altronde era iscritto sul registro in qualità di equipuzio.

Un momento dopo atterrava con la sua nuvola sul Monte di Fiori e Frutti. I suoi quattro solidi comandanti erano occupati ad addestrare le truppe in compagnia dei vari re diavoli delle caverne. Gridò a gola spiegata: "Figlioli! È tornato il vostro vecchio Scimmiotto!"

L'orda delle scimmie al gran completo corse a prosternarsi e lo accompagnò in fondo alla grotta, dove pregarono il re scimmia di accomodarsi sul trono, mentre si preparava il banchetto di benvenuto.

"Come siamo contenti, maestà! Questa diecina d'anni trascorsi nel mondo di Sopra vi avrà dato delle soddisfazioni; certo vi sarete coperto di gloria."

"Ma se sarò partito da una diecina di giorni! Che storia è questa della diecina d'anni?"

"In Cielo, gran re, non vi siete reso conto del tempo che passava: un giorno in Cielo vale un anno quaggiù. Permetteteci di chiedere: quale alta carica occupavate?"

"Non me ne parlate, c'è da morire di vergogna" rispose Scimmiotto agitando la mano. "L'Imperatore di Giada non sa valutare la gente. Si è basato sul mio aspetto e mi ha fatto equipuzio, cioè dovevo tenergli i cavalli: una funzione che non fa nemmeno parte della gerarchia mandarinale. Quando l'ho accettata non lo sapevo; e magari in scuderia mi divertivo. Ho saputo solo oggi quale affronto mi aveva fatto, quando i miei colleghi me l'hanno spiegato. Sono andato su tutte le furie: ho rovesciato tutto e son venuto via. Ed eccomi qua."

"Ben tornato, è una fortuna per noi! Vostra maestà è il re di questa terra benedetta, dov'è amato e rispettato; perché dovrebbe andarsene a servizio per fare lo stalliere? Beviamo, amici, e dissipiamo la tristezza del nostro buon re!"

Scimmiotto beveva appunto allegramente, quando vennero ad annunciare: "Maestà, all'ingresso ci sono due re diavoli unicorni che chiedono di voi."

"Fateli entrare."

I diavoli controllarono il proprio abbigliamento, entrarono solleciti e si piegarono a terra in un saluto molto rispettoso.

"Che volete da me?" chiese il Bel Re Scimmia.

"Da molto tempo avevamo sentito dire che vostra maestà preferiva ricevere i sapienti, e questo non ci dava la possibilità di chiedere udienza. Ma oggi abbiamo appreso il vostro glorioso ritorno dopo avere ottenuto l'iscrizione nel registro dei funzionari celesti, e siamo venuti per congratularci e presentarvi una veste giallo ocra. Se non respingete le nostre vili persone e acconsentite a ricevere i vostri indegni servitori, vi serviremo con l'abnegazione di cani e di cavalli."

Scimmiotto, molto soddisfatto, si infilò la veste, mentre tutti si mettevano allegramente in fila per rendergli omaggio. I re diavoli ebbero il titolo di comandanti dei distaccamenti d'avanguardia. Ringraziarono e chiesero:

"Che posizione ha ottenuto in Cielo vostra maestà, che c'è restata così a lungo?"

"L'Imperatore di Giada non sa neanche che cos'è un saggio! Mi aveva conferito non so quale funzione di equipuzio."

"E perché occuparsi dei suoi cavalli, quando vostra maestà possiede poteri magici? Perché non prendete piuttosto il titolo di Grande Santo Uguale al Cielo?" suggerirono i re diavoli.

Al colmo della gioia, Scimmiotto esclamò: "Giusto! È quello che mi ci vuole." Convocò i suoi quattro marescialli: "Fatemi subito preparare degli stendardi su cui scriverete in grandi caratteri GRANDE SANTO UGUALE AL CIELO. Piantate delle pertiche per spiegarli. Ormai tutti mi dovete chiamare così; niente gran re o vostra maestà. Trasmettete la consegna a tutte le caverne, perché la ricevano tutti."

Ma ritorniamo all'Imperatore di Giada. All'udienza del giorno dopo si presentò il precettore celeste Zhang, che conduceva con sé il vice e gli assistenti delle stalle imperiali. Costoro dichiararono: "Vostra Maestà, Scimmiotto Consapevole del Vuoto, l'equipuzio recentemente nominato, ieri ha disertato il Palazzo del Cielo, perché stimava la sua posizione troppo modesta per lui."

Mentre dicevano così, si fece avanti a testimoniare anche Anima Lunga, alla testa delle guardie del portale meridionale: "L'equipuzio è uscito dalla nostra porta. Non ne conosciamo il motivo."

A queste parole, l'Imperatore di Giada decretò: "I due capi ritornino alle loro responsabilità. Manderò truppe celesti a catturare quel mostro."

Fra i cortigiani riuniti in assemblea spiccavano il brillante re celeste Li Jing, detto Porta Pagoda, e suo figlio, il terzo principe ereditario Nata. Essi uscirono dai ranghi per presentarsi volontari: "Vostra Maestà, benché indegni del nobile incarico, vi preghiamo di ordinare a noi di sottomettere quel mostro perverso."

Entusiasta, l'Imperatore di Giada conferì subito al re celeste Li Jing il titolo di generalissimo atterratore di demoni, e a Nata quello di grande divinità dell'assemblea vasta come il mare dei tre podii, con mandato di organizzare senza indugio una spedizione nel mondo di Sotto.

Li e Nata si prosternarono, presero congedo e, tornati alla loro residenza, arruolarono tre corpi d'armata. Furono nominati capi all'avanguardia Potente Efficacia, e alla retroguardia Pancia di Pesce. Le truppe, sollecitate dagli yaksa, uscirono dalla porta meridionale del Cielo e marciarono dritte sul Monte di Fiori e Frutti. Scelsero un terreno pianeggiante per porre l'accampamento. Potente Efficacia ebbe l'ordine di attaccare battaglia. Egli verificò la sua armatura e si avviò alla Grotta del Sipario Torrenziale roteando la sua ascia Pioggia di Fiori. Vide una gran folla di mostri, come lupi, tigri, leopardi e altri, che brandivano lance e impugnavano spade, saltavano e danzavano, emettendo urla e ruggiti.

"Genia del peccato!" gridò Potente Efficacia. "Correte subito a notificare al vostro equipuzio che io, gran maresciallo del Cielo di Sopra, ho ricevuto dall'Imperatore di Giada l'ordine di scendere a catturarlo; ditegli di venire subito a fare atto di sottomissione, se volete evitare il completo sterminio."

I mostri si precipitarono alla rinfusa nella grotta ad annunciare:

"Disgrazia! Disgrazia!"

"Che disgrazia?" si informò Scimmiotto.

"Alla porta c'è un guerriero celeste che si dice di alto rango, mandato dall'Imperatore per sottomettervi. Vuole che vi arrendiate prima che sia troppo tardi, se vogliamo scampar la pelle."

"Portatemi il mio equipaggiamento" replicò Scimmiotto.

Si mise in testa l'elmo d'oro rosso, infilò la cotta di maglia d'oro, infilò i piedi nei sandali per camminare sulle nuvole, impugnò il suo randello A Piacer Vostro cerchiato d'oro e guidò le sue truppe fuori dalla grotta per disporle in ordine di battaglia. Potente Efficacia sgranava gli occhi sullo spettacolo offerto dal nostro bravo Scimmiotto:

Corazza d'oro risplendente,

In testa l'elmo scintillante,

Ha nella mano la potente sbarra,

I suoi piedi camminano sul vento.

Occhi strani e brillanti come stelle,

Lunghe le orecchie sue sino alle spalle.

Egli sa trasformar persino i peli.

Vibra la voce come pietra sonora.

Mostra i denti scimmieschi l'equipuzio:

Si sente Grande Santo Uguale al Cielo!

"Miserabile scimmia" gridò Potente Efficacia con voce di tuono "non mi riconosci?"

"E tu da dove sbuchi? Sarai una mezza divinità di qualche paesello di provincia" ritorse Scimmiotto. "Non mi pare di averti mai visto. Spicciati a dire come ti chiami!"

"Te la farò vedere io, brutto macaco! E così, non mi conosci! Io sono il generale celeste Potente Efficacia e comando l'avanguardia agli ordini del re celeste Li Porta Pagoda, che è venuto qui per ordine dell'Imperatore di Giada a ricevere la tua sottomissione. Deponi subito le armi, se non vuoi che le creature di tutta la montagna subiscano il castigo supremo. Se osi rifiutare, ti faccio arrosto."

"Dio dei miei stivali!" gridò Scimmiotto incollerito. "Chiudi il becco! Te la faccio ingoiare io, la tua linguaccia chiacchierona. Ti avrei già spiaccicato con una botta, se non avessi bisogno di te per rispondere al mittente: non ti ammazzo, solo perché ritorni di corsa in cielo e dica a quell'augusto coso di giada che non sa valutare la gente. Il vecchio Scimmiotto ha immensi talenti, ma lui lo manda a occuparsi di cavalli. Guarda che cosa c'è scritto sui miei stendardi: solo se avrò una promozione corrispondente rinuncerò a usare le armi e tornerà la calma. Ma se lui rifiuta, porterò la guerra fin nella Sala delle Nuvole Misteriose e gli impedirò di posar le chiappe sul trono."

Potente Efficacia guardò in alto e in effetti, in cima alla lunga pertica piantata accanto all'ingresso, vide lo stendardo con i quattro grandi caratteri, Grande Santo Uguale al Cielo. Fece una risata feroce e disse sarcastico:

"Macaco meschino! Che pretese, che impudenza! Ti piacerebbe diventare un grande santo uguale al Cielo. Per incominciare, assaggia un po' la mia ascia."

E cercò di abbattergliela sulla testa. Ma Scimmiotto, con la flemma di un esperto, parò il colpo con la sua sbarra.

Fu un combattimento memorabile:

La sbarra A Piacer Vostro,

L'ascia Pioggia di Fiori.

Nell'urto quale prevarrà

Non lo si sa.

Botte da dritta e da mancina.

Uno dissimula magia divina,

L'altro grida bravate.

Sputa uno densa nebbia

E l'altro getta fango.

Fa i suoi passaggi il guerriero del Cielo,

La scimmia si trasforma in ogni cosa.

Guizza il randello come drago in acqua,

Sibila l'ascia come una fenice.

Ma il generale rinomato in Cielo

Non è all'altezza del rivale:

Quel bastone di ferro, chi lo ferma?

Potente Efficacia si trovò in difficoltà: Scimmiotto gli calò un fendente sulla testa; lui parò in qualche modo il colpo con l'ascia, ma il manico andò in pezzi. Si disimpegnò a precipizio e cercò scampo nella fuga. Scimmiotto lo scherniva:

"Sacco di merda! Buono a nulla! La vita te l'avevo già risparmiata, sbrigati a portare il mio messaggio!"

Ritornato all'accampamento, non restò a Potente Efficacia che presentarsi al re celeste Porta Pagoda e inginocchiarsi ansimante:

"L'equipuzio dispone di immensi poteri magici. L'indegno guerriero che sono non è riuscito a batterlo e ritorna vinto a implorare il vostro perdono."

"Questo imbecille mi abbassa il morale della truppa" replicò il re celeste, irritato. "Portatelo fuori e tagliategli la testa."

Il principe Nata fece un passo avanti e dichiarò rispettosamente: "Il mio real padre calmi la sua collera. Concedetegli il perdono finché vostro figlio abbia fatto una ricognizione, che vi consenta di verificare come stanno le cose."

Il re accolse il suggerimento e fece portar via Potente Efficacia in attesa di decisioni.

Il principe Nata si aggiustò l'armatura, balzò fuori dai quartieri e si precipitò verso la Grotta del Sipario Torrenziale. Scimmiotto aveva appena finito di riordinare le sue armi che vide avvicinarsi l'impetuoso e feroce Nata. Che principe coraggioso!

Corti capelli in crocchia sul cocuzzolo,

Spirito vivo, attento e intelligente,

Prestante e di una nobile eleganza:

È certo figlio di unicorno in Cielo,

Una fenice fra le nubi.

Seme di drago, non uomo comune,

Giovane d'alta fortuna.

Adopera sei tipi di armi magiche,

Sa trasformarsi, balzare, volare.

Per volontà del Sovrano di Giada

Nella vasta assemblea dei tre podii.

Scimmiotto gli si fece incontro e gli chiese: "E tu chi sei, ragazzino? Che cosa ti ha condotto a bazzicare da queste parti?"

"Dannato macaco perverso, non mi riconosci? Sono Nata, terzo principe del re celeste Porta Pagoda. Ho la missione di catturarti per ordine di Sua Maestà l'Imperatore di Giada."

"Mio caro principino" rispose ridendo Scimmiotto, "hai delle belle pretese, per essere un bebè con i denti di latte che sta ancora asciugando le piume. Io, però, non voglio farti del male e non ti toccherò. Guarda bene che cosa è scritto sul mio stendardo e va a salutare da parte mia l'Imperatore di Giada: se mi conferisce questo titolo, non avrò altro motivo di alimentare disordini. Mi riconcilierò con lui. Ma se non mi dà soddisfazione, stia sicuro che lo andrò a cercare fin dentro la Sala delle Nuvole Misteriose."

Nata, alzando il capo e vedendo i quattro caratteri Grande Santo Uguale al Cielo, esclamò: "Di che straordinario potere dispone questo esecrabile macaco, per osare di assumere un titolo come questo? Sta sicuro: assaggerai la mia spada."

"Sono qui e non mi muovo; vediamo se riesci a buttarmi giù."

Ardente d'ira, Nata urlò: "Trasformazione!" E si cambiò in un mostro con tre teste e sei braccia, che brandiva minaccioso un'arma in ciascuna mano: la spada per decapitare gli esseri perversi, la sciabola per trucidarli, la corda per legarli, la mazza per schiacciarli, la palla chiodata e la ruota di fuoco. Si avventò con gran fracasso.

Messo sul chi vive, Scimmiotto si disse: "Questo ragazzino un po' se ne intende." "Farai bene a guardarti: ora ti mostro i trucchi che so io."

Com'è in gamba Scimmiotto! Gettando lo stesso grido, si trasformò anche lui in un mostro a tre teste e sei braccia. In un batter d'occhio riprodusse per tre la sbarra cerchiata d'oro: ogni coppia di mani ne reggeva saldamente una. Fu una battaglia da scuotere le montagne e da far tremare il suolo. Che finimondo!

Il principe Nata con sei braccia

E di fronte il Bel Re Scimmia

Sono avversari di vaglia.

Davvero si equivalgono,

Uno in missione dal Cielo,

L'altro rotto a ogni battaglia.

Com'è tagliente la spada!

La sciabola fa spavento.

La corda come un serpente.

La mazza sibila in aria.

La ruota di fuoco sfavilla.

Va e viene la palla chiodata.

Ma con le sbarre Scimmiotto

Da ogni colpo si ripara.

Né vincitore né vinto,

Ma lo scontro non ha tregua.

Il principe si accanisce

Contro Scimmiotto che ride

E niente lo intimorisce.

Da uno a migliaia, a milioni:

Lo spazio si riempie di draghi.

Fuggono elfi e folletti;

I diavoli si nascondono.

La lotta rimbomba furente,

Si abbatte la sbarra di ferro,

Risuonano grida di guerra,

Sventolano le bandiere.

Gli avversari si equivalgono,

Non si sa chi può prevalere.

Lo scontro si era già ripetuto una trentina di volte. Le sei armi del principe ereditario si erano trasformate in migliaia e milioni, ma anche le sbarre di ferro cerchiate d'oro si moltiplicavano con lo stesso ritmo. Una pioggia di meteore sembrava riempire lo spazio, ma non si delineavano né vittoria né sconfitta.

Ora, il più svelto di mano e il più attento era Scimmiotto. A un certo punto si strappa un pelo, grida: "Trasformazione!" e ne fa una copia di sé stesso, debitamente armata di randello; così si procura il cambio per fronteggiare Nata e ne approfitta, con una scossa, per trasferire la sua vera persona alle spalle dell'avversario. Cala una botta sulla sua spalla sinistra. Nata, impegnato nei suoi passi d'arme, sente sibilare la sbarra e balza da lato, ma troppo tardi per evitare il colpo. Toccato, si piega in due dal dolore e fugge via. Ripresa la propria forma e ricuperate le armi, ecco che se ne torna sconfitto.

Dai bordi del campo di battaglia, dove si teneva, il re celeste Li si era reso conto che suo figlio si trovava in difficoltà. Avrebbe voluto soccorrerlo, ma ecco che gli ricomparve davanti tutto tremante:

"Real padre! È vero che l'equipuzio è pieno di risorse. Nemmeno la potenza divina di vostro figlio è riuscita a venirne a capo: mi ha ferito alla spalla."

"Se questo individuo dispone di tali poteri, come vincerlo?" esclamò il re celeste impallidendo di paura.

"Davanti alla sua grotta ha alzato uno stendardo, su cui sono scritti i caratteri Grande Santo Uguale al Cielo" riprese Nata; "un titolo che si è inventato da sé. Promette di porre fine all'incidente se l'Imperatore di Giada glielo conferisce ufficialmente; in caso contrario, minaccia di andare a combattere fino nella Sala delle Nuvole Misteriose."

"Poiché le cose stanno così, è inutile proseguire la lotta: saliamo prima nel mondo di Sopra a riferire la proposta. Ci sarà sempre tempo di chiedere rinforzi per catturare questo energumeno."

Anche il principe, che soffriva troppo per riprendere a combattere, ritornò in Cielo con il padre per fare rapporto, come vedremo.

Quando il re scimmia ritornò vittorioso dai suoi, come potete immaginare, vennero a congratularsi tutti i settantadue re diavoli delle grotte e i sei fratelli giurati; furono giubili e abbuffate senza precedenti nella terra benedetta della caverna. Scimmiotto diceva ai suoi sei compagni: "Dal momento che il vostro fratello minore si dichiara Grande Santo Uguale al Cielo, perché non lo fate anche voi?"

"Parole sante, saggio e caro fratello!" rispose col suo vocione il re diavolo toro. "Da parte mia, mi dichiaro Grande Santo Pacificatore del Cielo."

"Io, Grande Santo Sopra gli Oceani" dichiarò il re diavolo caimano.

"Io, Grande Santo Mani in Pasta col Cielo" soggiunse il re diavolo roc.

"Io mi dichiaro Grande Santo Porta Montagne" propose il re cammello-leone.

"E io, Grande Santo Buon Vento" intervenne il re macaco.

"Quanto a me, sarò il Grande Santo che Caccia gli Dei" concluse il re gibbone a pelo lungo.

A quel tempo i sette grandi santi potevano fare quello che volevano e attribuirsi i titoli che gli piacevano. Si divertirono insieme tutto il giorno, prima di separarsi.

Ritorniamo a Li, il re celeste, e a suo figlio, il terzo principe. Alla testa dei loro ufficiali, si recarono dritti alla Sala delle Nuvole Misteriose per presentarsi a rapporto:

"In conformità del sacro ordine di vostra maestà, i vostri servitori hanno effettuato una spedizione nel mondo di Sotto allo scopo di sottomettere l'immortale perverso Scimmiotto Consapevole del Vuoto, ma non avevano previsto la portata dei suoi poteri magici e non sono riusciti a riportare vittoria; speriamo che vostra maestà ci conceda dei rinforzi per sterminarlo."

"Ma quali sono le capacità di questo incredibile macaco, perché occorrano addirittura dei rinforzi?"

"Il vostro servitore, che merita la morte, spera nella clemenza di vostra maestà" rispose il principe. "Questa scimmia perversa si serve di una sbarra di ferro con cui prima ha messo in fuga Potente Efficacia e poi mi ha ferito a una spalla. All'ingresso della sua grotta ha piantato uno stendardo che porta l'iscrizione Grande Santo Uguale al Cielo. Afferma che cesserà le ostilità e presterà sottomissione se gli viene accordato questo titolo; altrimenti minaccia di attaccare addirittura la Sala delle Nuvole Misteriose."

"Quella scimmia perversa osa spingere la sua impudenza a questo punto!" esclamò l'Imperatore di Giada allarmato. "Ordine a tutta l'armata di punirlo immediatamente!"

Mentre diceva così, ancora una volta il dio del pianeta Venere fece un passo avanti per far osservare:

"Questa scimmia perversa non ha alcuna sensibilità per il rango degli interlocutori cui si rivolge. Se la combattiamo con rinforzi di truppe, temo che non ne verremo a capo in breve tempo. Le nostre armate potrebbero anche esaurirsi prima. Sarebbe meglio che vostra maestà mostrasse la sua immensa mansuetudine e gli notificasse la sua intenzione di concedergli la pace, se si sottomette, e di nominarlo Grande Santo Uguale al Cielo, che è un titolo puramente onorifico, senza emolumenti."

"Come sarebbe, un titolo senza emolumenti?" chiese l'Imperatore di Giada.

"Sarà nominato Grande Santo Uguale al Cielo, ma non avrà né incarichi né stipendio. Lo faremo vivere sul territorio celeste, per aver presa sul suo spirito perverso e per impedire che commetta altre stravaganze: l'universo ritroverà la calma e gli oceani la tranquillità."

"Si faccia come propone il nostro ministro" tagliò corto l'Imperatore di Giada. E ordinò di promulgare un'ordinanza, che il dio del pianeta Venere fu incaricato di portare a Scimmiotto.

Il dio uscì dal portale meridionale del Cielo e andò dritto alla Grotta del Sipario Torrenziale sul Monte di Fiori e Frutti. L'aspetto dei luoghi era molto diverso dalla volta precedente. Gravava una pesante atmosfera di morte, soffiava un vento minaccioso che dava i brividi. C'erano tutte le specie possibili e immaginabili di mostri e diavoli; chi brandiva la spada, chi agitava la lancia, chi roteava il bastone, chi trinciava l'aria con la sciabola, fra grida, ruggiti, salti e balzi.

Alla vista del dio del pianeta Venere, gli si lanciarono contro per mettergli le mani addosso. Ma lui disse: "Vengano avanti i capi! Fatemi la cortesia di annunciarmi al vostro grande santo. Sono inviato dall'Imperatore di Giada e gli porto un invito che gli farà piacere."

I diavoli corsero a riferire: "C'è alla porta un vecchio che si dice inviato dal mondo di Sopra e vi porta un invito."

"Arriva al momento giusto, benvenuto! Suppongo che sia il dio di Venere dell'altra volta. È vero che mi aveva invitato per una posizione indegna, ma mi ha comunque dato l'occasione di farmi un giretto in Cielo e di imparare la strada della porta meridionale. Sono sicuro che viene con una buona intenzione."

Ordinò agli ufficiali di battere il tamburo, spiegar bandiere e schierare un picchetto d'onore per l'accoglienza. Tirandosi dietro la sua banda di scimmie, il grande santo si affrettò all'ingresso, con l'elmo in testa, l'armatura addosso, infilata la veste giallo ocra e calzati i sandali per camminare sulle nubi. Si inchinò cortesemente e disse a voce forte:

"Entrate, mio caro. Scusatemi se non sono uscito per ricevervi."

Il dio di Venere avanzò a lunghi passi, entrò e, con il volto rivolto a sud, dichiarò: "Ecco, grande santo, l'annuncio che vi devo fare. Scontento della modestia della vostra posizione, avete un tempo abbandonato la sorveglianza delle stalle imperiali. Gli ufficiali del servizio presentarono rapporto all'Imperatore di Giada, che decretò: 'Tutti i neo designati alla carriera mandarinale iniziano con modeste posizioni, prima di ottenerne di più importanti. Di che cosa si lamenta?' Ne è seguito questo combattimento con Nata, che il re celeste Li aveva condotto nel vostro mondo di Sotto, perché ignorava i poteri magici del grande santo. Dopo averli sperimentati, è ritornato a presentare rapporto sulla vostra aspirazione che vi si tratti da grande santo uguale al Cielo. Il corpo degli ufficiali aveva qualche esitazione, ma io mi sono assunto il rischio di difendere il vostro punto di vista, per evitare la mobilitazione generale delle forze armate, e di proporre che vi venisse assegnato il titolo che sollecitate. L'Imperatore di Giada ha approvato la proposta e io sono venuto a invitarvi."

"Dopo i fastidi che vi ho dato l'altra volta" rispose ridendo Scimmiotto "vi devo anche quest'altra dimostrazione di amicizia. Grazie, grazie davvero! Ma mi chiedo se esiste, nel Cielo di Sopra, un titolo come Grande Santo Uguale al Cielo."

"Avrei forse l'audacia di venirvi a comunicare questa ordinanza, se il titolo sollecitato non avesse ricevuto l'approvazione imperiale? Se la promessa non è seguita dai fatti, me ne prendo la responsabilità, ecco tutto."

Entusiasta, Scimmiotto avrebbe voluto trattenerlo a pranzo, ma dal momento che rifiutava lo seguì su una nuvola di buon augurio, che li portò entrambi al portale meridionale del Cielo. Guardie e ufficiali li salutarono rispettosamente. Andarono dritti alla Sala delle Nuvole Misteriose, dove il dio di Venere salutò e annunciò: "In conformità dell'ordine di Vostra Maestà, ho convocato il qui presente equipuzio Scimmiotto Consapevole del Vuoto."

"Che Scimmiotto si avvicini! Ti dichiaro oggi Grande Santo Uguale al Cielo, il più alto livello mandarinale. Ma ti avverto di non ricominciare a fare stupidaggini."

La scimmia si accontentò di fare una riverenza e dire: "Grazie delle vostre bontà." L'imperatore di Giada ordinò ai responsabili dell'attività edilizia, Zhang e Lu, di costruire per il grande santo una residenza sul terreno a destra del frutteto delle Pesche di Immortalità. La residenza includeva due servizi: l'uno di Pace e Tranquillità, l'altro di Animo Inalterabile, entrambi con abbondante personale, capi e vicecapi.

Gli dei delle cinque costellazioni furono incaricati di accompagnare Scimmiotto alla sua nuova residenza. Inoltre l'Imperatore di Giada gli accordò la gratificazione di due bottiglie di vino e di dieci fiori d'oro, rinnovando la raccomandazione di starsene tranquillo e di non ripetere certe impennate. Scimmiotto ne prese nota e il giorno stesso entrò nella nuova casa con gli dei delle cinque costellazioni, stappò le bottiglie e se le bevve in compagnia. Quando lo lasciarono solo, Scimmiotto poté abbandonarsi senza freni all'immensa gioia che riempiva il suo cuore. Nel suo palazzo celeste godeva davvero di una felicità senza nubi.

È il caso di dirlo:

Scritto il nome nel libro della vita,

Mai più potrà cadere nell'oblio.

Se poi non sapete ciò che avvenne dopo, ascoltate il seguito che lo descriverà.