Ti dimentichi in breve il bene e il male
E resti indifferente anche agli onori.
Che differenza fa di galleggiare
O affondare, se quando senti fame
Tu puoi mangiare, e bere quando hai sete?
Se l'anima riposa, vivi in pace!
Gli spiriti confusi insidia il diavolo;
Di te s'impadroniscono i fantasmi
Fin dentro il bosco di meditazione,
Quando i cinque elementi indebolisci
Dentro il tuo corpo. Chi non sente brividi
Quando si espone allo spirar del vento?
Si diceva del grande santo Scimmiotto che, in compagnia di Porcellino, aveva attraversato il Torrente del Pino Morto e si dirigeva verso una rupe di strana conformazione, in cui si apriva l'ingresso di una caverna. La vista che si godeva era straordinaria:
Lungo il vecchio sentiero quieto e ombroso
Sotto la luna suonan misteriosi
I gridi delle gru. Giù nel torrente
L'acqua riflette nubi trasvolanti
E scorre sotto il ponte dei pensieri
Immortali. Cinguettano gli uccelli
E fischiano i gibboni; l'orchidea
Domina colorata la sterpaglia.
Tronchi vertiginosi nella bruma,
Volan fenici su pini e bambù.
Come una quinta le cime lontane
Circondano le grotte d'immortali.
Le fonti del Kunlun lanciano draghi
A beneficio dei predestinati.
Una stele accanto all'ingresso recava scritto in otto grandi caratteri:
GROTTA DELLA NUVOLA DI FUOCO DELLA GOLA DEL PINO MORTO
SUL MONTE DEL SINGHIOZZO
Una frotta di mostriciattoli sgambettava sul prato e si divertiva a maneggiare lance e spade. Scimmiotto gridò loro con voce tonante: "Piccoletti, correte a dire al vostro padrone di liberare subito il monaco cinese, se vuole risparmiare la pelle di tutti voi. Si provi a dire di no, e gli rovescio la montagna sulla testa."
I piccoli si rifugiarono nella grotta, sbarrarono il portone e corsero ad annunciare: "Vostra maestà, disgrazia!"
Il mostro, dopo aver portato Tripitaka nella sua grotta, si stava dedicando a preparazioni culinarie nella corte posteriore. Aveva spogliato il monaco e si era fatto portare acqua pulita al fine di dargli una bella lavata e spazzolata; lo preparava per farne uno stufato. Udendo le grida, si allontanò dal teatro delle operazioni per sapere che cosa succedeva.
"All'ingresso si è presentato un bonzo con la faccia pelosa e una gola da duca del tuono, accompagnato da un altro con il grugno lungo e le orecchie larghe. Reclamano un certo monaco cinese, e minacciano di buttar giù tutto se non glielo diamo" spiegarono i diligenti mostriciattoli.
"Scimmiotto e Porcellino" disse il re diavolo con un sorriso sdegnoso. "Come avranno fatto a trovarci? Ci sono quasi centocinquanta li dal punto della cattura alla nostra grotta. Ragazzi, dite agli addetti ai carri di portarli fuori."
Gli addetti spinsero cinque piccoli carri verso la porta, e l'aprirono per farli uscire. Porcellino commentò: "Sembra che vogliano traslocare; si saranno spaventati."
"Da come si dispongono, non sembra un trasloco" osservò Scimmiotto.
In effetti i carri venivano disposti nell'ordine dei cinque elementi: metallo, legno, acqua, fuoco e terra. Mentre alcuni mostriciattoli restavano di guardia, gli altri rientrarono per mettersi a rapporto.
"Fatto?" chiese il re diavolo.
"Tutto a posto!" risposero loro.
"Allora portatemi la lancia."
Due addetti alla squadra dell'arsenale portarono un'arma lunga otto tese dalla punta di fuoco. Il re la impugnò e si avviò a lunghi passi, bilanciandola e roteandola; era a piedi nudi e non indossava altro che una piccola gonna militare di broccato ricamato, stretta alla vita.
Scimmiotto e Porcellino videro comparire una creatura
Col viso così bianco che sembrava incipriato,
Le labbra tanto rosse che sembravano dipinte,
Capelli in crocchie nere più dell'ala della notte,
Archi dei sopraccigli più taglienti di una lama.
Draghi e fenici sono ricamati
Sulla gonnella. Nel suo fiero aspetto
Ricorda Nata. Leva con due mani
La lancia minacciosa e si circonda
D'un alone di luce. Lancia fiamme
Dagli occhi folgoranti. La sua voce
Rimbomba come il tuono a primavera.
Bimbo Rosso è il suo nome assai famoso.
Sbucato dalla porta, Bimbo Rosso assunse un piglio autoritario: "Chi è lo spregevole individuo che si permette di far rumore davanti alla mia casa?"
"Non farmi la commedia, mio saggio nipote" rispose ridendo Scimmiotto. "Ieri, quando stavi appeso a un pino, eri un bimbetto magro e spaurito con i sintomi dell'itterizia in faccia, e ti dedicavi ad abbindolare il mio maestro. Ti feci persino il piacere di portarti un po' a spasso sulle mie spalle, ma tu fabbricasti un venticello per rapire il maestro. Non crederai che basti presentarsi da grande guerriero per non farsi riconoscere. Ridammelo, il mio maestro, per non aver guai e anche per non venir meno agli obblighi che corrono fra parenti. Non vorrei farmi sgridare da tuo padre per aver castigato la tua inesperienza."
"Maledetto macaco!" ingiuriò il mostro incollerito. "Che cos'ho da spartire con te? Di quale parentela vai cianciando? Da quando mai sarei tuo nipote?"
"Magari non lo sai. L'anno in cui divenni fratello giurato di tuo padre, tu non eri ancora al mondo."
"Questa scimmia dà i numeri! E come potresti essere fratello giurato di mio padre? Ma hai un'idea di chi sei tu e di chi sono io?"
"Meglio di te, mio caro. Io sono il Grande Santo Uguale al Cielo, quello dei tafferugli in paradiso di cinquecento anni fa. Prima di quel tempo avevo corso il mondo, attraversato i mari: ero andato dappertutto. I miei gusti erano per il vino e le imprese militari. Tuo padre, il re diavolo toro, si dichiarò Grande Santo Pacificatore del Cielo; era il più anziano di una confraternita di sette membri. Il secondo era il re diavolo caimano, che si chiamava Grande Santo Sopra gli Oceani; il terzo era il re diavolo roc, l'immenso uccello, detto Grande Santo Mani in Pasta col Cielo; il quarto era il re cammello-leone, detto Grande Santo Porta Montagne. Il re macaco, Grande Santo Buon Vento, era il quinto; e il sesto il re gibbone a pelo lungo, Grande Santo che Caccia gli Dèi. Io ero il più giovane e occupavo il settimo posto con il titolo di Grande Santo Uguale al Cielo. Tu non eri ancora nato a quel tempo, ma noi ci divertivamo spesso tra fratelli."
Il mostro non credette una parola e allungò la sua lancia dalla punta di fuoco per trafiggere Scimmiotto. Questi parò, con calma da esperto, roteò la sua sbarra e l'apostrofò: "Villano, non sai con chi hai a che fare! In guardia!"
Anche il mostro schivò il colpo: "Maledetta scimmia del tempo andato, che sa raccontare solo vecchie storie! Bada alla lancia!"
Non si parlò più di parentela fra loro. L'uno e l'altro, con il viso deformato dalla collera, balzarono sulle nubi con le armi in pugno. Che battaglia!
Scimmiotto ha grande fama, ma il demone è capace.
L'uno oppone la sbarra con i tre cerchi d'oro,
L'altro drizza la lancia con la punta di fuoco.
Soffiano tanta nebbia da coprire i tre mondi,
Oscurano la luce del sole e delle stelle
E di grida omicide riempiono lo spazio.
L'uno ignora qualsiasi norma di cortesia,
E la sua parentela l'altro ha dimenticato.
Sbarra come uragano, lancia fuoco selvaggio.
Si scontrano la scheggia del caos originario
E Sudhana, che è figlio della buona fortuna.
Causa di tale scontro tra forze primordiali
È il monaco cinese che al Buddha rende visita.
Dopo una ventina di scontri Porcellino, che si teneva in disparte, considerò come stavano le cose: il mostro resisteva, ma era ridotto a parare i colpi con affanno crescente e non era più in grado di attaccare. Scimmiotto risultava superiore per l'uso accorto della sua sbarra, che si trovava sempre assai vicina al cranio dell'avversario.
"Va male!" pensava Porcellino. "Quel fottuto Novizio, al primo sbaglio dell'avversario, gli romperà la testa e avrà vinto. E io sono qui a fare soltanto da spettatore."
Non poté più trattenersi e balzò nel conflitto, brandendo il suo rastrello a nove denti; ma l'avversario si impaurì e volse la schiena. "Dài, inseguilo! Prendilo!" gridò Scimmiotto a Porcellino.
Lo inseguirono fino all'ingresso della grotta, dove il mostro balzò su uno dei piccoli carri; con una mano brandiva la lancia, con l'altra stretta a pugno si colpì due volte sul naso.
"Vigliacco svergognato!" gridò Porcellino. "Si dà i pugni sul naso per farne colare sangue e sporcarsi la faccia, come se lo avessimo stuprato. Dove conti di andare a querelarti che ti abbiamo fatto la bua?"
Ma il mostro recitò un incantesimo, e dal naso non gli uscì sangue, bensì denso fumo, mentre la bocca incominciava a vomitare fuoco. In un batter d'occhio le fiamme si estesero tutto intorno, corsero per i pendii, salirono al cielo: l'universo era in fiamme, mentre la caverna scompariva fra nere volute di fumo.
"Fratello" diceva affannato Porcellino, "ci dobbiamo levare di qui. Non si può resistere a questo fuoco d'inferno. Con sale e rosmarino, diventerò presto un arrosto da servire in tavola." E, volte le spalle, corse al torrente senza curarsi del suo compagno.
Scimmiotto fece con le dita il gesto magico per resistere al fuoco e si gettò tra le fiamme a caccia del mostro; ma questi vomitò altro fuoco, più violento che mai. Che fiamme, ragazzi!
Arrossano la terra ed infiammano il cielo,
Girano come ruote, danzano dappertutto.
Non è fuoco di legna, né quello di carbone
Che arde nella fornace del signore Laozi;
Non è fuoco di fulmine, non è quello che arde
La prateria d'estate: è il fuoco del samâdhi.
Rappresenta ogni carro un dei cinque elementi
Ed il fuoco è il prodotto delle trasformazioni.
Legno-fegato estende vampa di fuoco-cuore,
Fuoco-cuore distende e spiana terra-milza;
La terra fa il metallo, che si trasforma in acqua;
Dall'acqua nasce il legno e si completa il ciclo.
Nascite e cambiamenti provengono dal fuoco,
Fuoco del cielo illumina tutte le cose al mondo.
Diavolo che possiede il fuoco del samâdhi
Domina e sottomette l'intero continente.
In quel diluvio di fuoco, Scimmiotto non riusciva più a distinguere nulla: né il mostro, né l'ingresso della grotta. Dovette tirarsi indietro, e l'avversario lo vide: rimasto padrone del campo, raccolse il suo materiale incendiario e si ritirò con le truppe dentro la grotta, chiudendo i battenti di pietra del portale. Una volta al riparo, fece preparare un gran banchetto per festeggiare degnamente la vittoria.
Scimmiotto, balzato fuori dalla gola del Pino Morto, abbassò la sua nuvola su un boschetto da cui veniva il clamore di una discussione tra Porcellino e Sabbioso.
"Stupido!" gridò Scimmiotto a Porcellino. "È il modo di fare? Voltar la schiena e lasciarmi nelle peste per paura di un po' di fuoco! Per fortuna ho altre frecce al mio arco."
"Fratello" rise Porcellino, "il mostro te l'ha detto che ormai appartieni al tempo andato. Lo dicevano anche gli antichi: ogni eroe nella sua stagione. Ti sei presentato come parente e ti sei fatto ridere in faccia. Davanti al fuoco dovevi scappare, e ti ci sei andato a ficcare dentro."
"Secondo te, combatte al mio livello?"
"Certo che no."
"La sua scherma vale la mia?"
"Nemmeno. Quando l'ho visto in difficoltà, son venuto a dare manforte con un buon colpo di rastrello. Non sapevo che fosse un lottatore così scadente da ritirarsi e da cercare rifugio nella piromania."
"Dovevi restare da parte. Con altri due o tre scontri, avrei trovato l'occasione di assestargli il colpo di grazia. Non sarebbe stato meglio?"
Mentre discutevano Sabbioso, appoggiato contro il tronco di un pino, era scosso da pazze risate.
"Fratellino" chiese Scimmiotto quando se ne accorse, "che cos'hai da ridere? Non mi dirai che sai come catturare il mostro e vincere il suo fuoco! Se hai in mente qualcosa, parla: come dice il proverbio, il tappeto si fa con molti fili. Non sarebbe un merito da poco, se ci suggerissi come salvare il maestro."
"Io non ho nessuna abilità e non so come vincere il mostro. Rido perché siete buffi, e perché i vostri discorsi sono inconcludenti."
"Perché inconcludenti?"
"Ma sì. Il mostro non ti sa tener testa, la sua scherma non vale la tua, dunque non è in grado di batterti. Il suo vantaggio è il fuoco. A mio umile avviso, non dovrebbe essere difficile vincere il fuoco, utilizzando il ciclo di riduzione degli elementi."
Scimmiotto si batté il palmo della mano sulla fronte: "Hai ragione, fratellino. Stavamo davvero perdendo il sangue freddo. Nel ciclo di riduzione degli elementi, l'acqua vince il fuoco. Perciò salveremo il maestro procurandoci acqua a sufficienza."
"È appunto quello che pensavo."
"Aspettatemi e non cercate scontri" raccomandò Scimmiotto. "Vado nell'oceano orientale a procurarmi l'acqua necessaria."
Sacripante di un grande santo! In un baleno era sull'oceano. Ma non era dell'umore di godersi il paesaggio marino; si immerse nelle onde, usando la magia che allontana i flutti, e si diresse verso il palazzo di cristallo del vecchio re drago. Non appena lo avvistò, uno yaksa di guardia corse ad avvertire Aoguang, che schierò figli, nipoti, soldati granchi e gamberetti per accoglierlo e invitarlo ad accomodarsi. Dopo le cerimonie d'uso, si servì il tè.
"Non vi disturbate" insisteva Scimmiotto. "Scusatemi se vi importuno per un affare che mi sta a cuore. Il mio maestro, il monaco cinese, è stato rapito dal diavolo Bimbo Rosso, detto Grande Santo Re Fanciullo. Mentre cercavo di liberarlo, il diavolo si è difeso ricorrendo a un fuoco che non sono riuscito a superare. Occorre l'acqua per fargli fronte, e io sono venuto apposta per chiedervene un po'. Se voi mi faceste cadere sul posto un bell'acquazzone, quel fuoco d'inferno si spegnerebbe e il mio maestro supererebbe la prova."
"Grande santo, avete sbagliato indirizzo. La pioggia non dovete chiederla a me."
"Ma non siete voi il direttore delle riserve di pioggia? A chi altri mi dovrei rivolgere?"
"La direzione della pioggia ce l'ho, ma non posso fare a modo mio. Mi ci vuole un decreto imperiale che indichi luogo, ora e quantità. E non basta: è indispensabile il timbro dei tre uffici perché il documento venga trasmesso, a cura del dio della Stella Polare, al duca del Tuono, alla madre del Fulmine, al conte del Vento e agli inservienti delle Nuvole. Lo dice anche il proverbio: drago senza decreto, se ne stia quieto!"
"Tuoni, fulmini, vento, nuvole... A me non servono; mi basta che cada acqua e spenga il fuoco."
"Capisco che alla vostra santità non servano, ma alla mia servono: da solo non posso far niente per voi. Volete che chieda ai miei fratelli se vi possono aiutare?"
"E dove abitano i vostri nobili fratelli?"
"Aoqin è il re drago dei mari del sud, Aoshun del mare del nord e Aojun dei mari occidentali."
"Se devo andare in tutti quei mari, perderei meno tempo a rivolgermi direttamente all'Imperatore di Giada."
"Vostra santità non ha bisogno di andarci. Farò battere il tamburo di ferro e suonare la campana d'oro: saranno qui in un momento."
Così fu fatto, e i tre draghi arrivarono di corsa: "Fratello maggiore, che cosa ti serve?"
"Come vedete mi è venuto a trovare Scimmiotto, il grande santo" rispose Aoguang. "Vorrebbe prendere a prestito della pioggia per sottomettere una creatura malefica."
Scimmiotto salutò ed espose la situazione; tutti furono lieti di rendersi utili. Subito mobilitarono
All'avanguardia il prode pescecane
E il pesce sega dalla grande bocca.
Balza sui flutti il generale carpa,
Il comandante abramide fa spruzzi
Ed il maggiore sgombro fa l'appello,
Mentre marciano in ordine le anguille.
Il grande conestabile storione
Comanda il centro; intorno a lui volteggiano
Cavalieri occhio-rosso e le conchiglie
In schiera si dispongono all'attacco.
Dovunque guardi intorno, vedi eroi,
E tartarughe sottili strateghe,
E saggi consiglieri caimani.
Granchi coprono i fianchi con le spade
Snudate, i gamberetti son gli arcieri.
Il pesce gatto, naso nel registro,
Scrive tutto, gli arrivi e le partenze.
Lo attestano anche i versi:
I quattro draghi aiutano
Il gran santo a richiesta.
Portan l'acqua per spegnere
Il fuoco e per salvare
Il monaco cinese.
Scimmiotto si portò dietro tutte queste truppe nella gola del Pino Morto, nelle Montagne del Singhiozzo.
"Cari amici del clan degli Ao" disse loro, "siamo arrivati: scusatemi se vi ho fatto fare tanta strada. Vi prego di restare in aria e di non farvi vedere, mentre io provoco il diavolo a battaglia. Se vinco non occorre che interveniate; se mi vedete in difficoltà, dovete sputar giù tutti insieme più acqua che potete."
I re draghi acconsentirono e Scimmiotto entrò nel bosco dove lo aspettavano Porcellino e Sabbioso.
"Hai fatto presto, fratello. Sei riuscito a portare qui i draghi?"
"Sono tutti sulle nuvole qui sopra. Mettete al riparo i bagagli, perché non si inzuppino."
"Stai tranquillo" lo rassicurò Sabbioso. "Mentre attacchi il mostro, noi nelle retrovie faremo tutto quello che occorre."
Così Scimmiotto si inoltrò nella gola, si presentò all'ingresso della grotta e gridò: "Aprite!"
I mostriciattoli corsero ad annunciare: "Ritorna Scimmiotto!"
Bimbo Rosso rise: "La scimmia ritorna perché non crede che il fuoco la possa bruciare. Ma non sarà come l'altra volta: non mi fermerò prima di averlo ridotto in cenere."
Balzò in piedi, impugnò la lunga lancia e ordinò: "Ragazzi, tirate fuori i carri."
Poi uscì e apostrofò Scimmiotto: "Perché ritorni qui?"
"Rendimi il mio maestro."
"Hai la testa dura, maledetto macaco! Se quel monaco per te è un maestro, per me è un bello stufato da accompagnare con il vino adatto. Perché mai dovrei cederti il mio stufato?"
Scimmiotto vide rosso e abbatté il suo randello; il mostro parò il colpo con la lancia. Incominciò un nuovo scontro, più feroce del precedente.
Il demone è furente e la scimmia indignata.
Si battono con odio e non si dan quartiere.
L'uno vuol scorticare il nemico giurato,
E l'altro vuol mangiarselo con la salsa piccante.
Con valore e ferocia lo scontro è ripetuto
Venti volte e non giunge ad una conclusione.
Dopo una ventina di scontri il mostro si disimpegnò con una finta, si diede due pugni sul naso e ricominciò a vomitare fuoco, fumando dalle narici e persino dagli occhi. Scimmiotto alzò il viso al cielo e gridò: "Principi draghi, a voi!" E i draghi, con le loro schiere, sputarono giù tutta l'acqua che poterono: fu davvero una bella pioggia.
Prima s'oscura il cielo e cadon goccioloni,
Poi sembra che l'oceano si versi sulla terra.
L'acqua cade a rovesci e corre limacciosa:
Alla cima dei monti dà un alone azzurrino.
Corrono nel burrone mille tese di giada,
L'incrocio dei sentieri è sommerso dall'acqua.
Il ruscello non forma più gli usati meandri,
Ma corre dritto. Al fine di levare dai guai
Il monaco cinese, cade il Fiume Celeste.
Ma la pioggia torrenziale non domava l'incendio scatenato dal mostro. Questa pioggia privata dei draghi avrebbe spento qualunque fuoco, ma non quello del samâdhi; anzi sembrava attizzarlo, come fosse olio.
"Devo proprio infilarmi in mezzo a quel fuoco" si disse Scimmiotto; e vi si gettò roteando la sbarra. Come il diavolo se lo trovò davanti, gli soffiò in faccia un grande sbuffo di fumo; Scimmiotto volse la testa, ma sentì bruciare così dolorosamente gli occhi che pianse a calde lacrime. Il grande santo non temeva il fuoco, ma non poteva sopportare il fumo. Quando si era trovato dentro il forno degli otto trigrammi del signore Laozi, era riuscito a evitare di essere arso; ma il fumo gli aveva irritato gli occhi ben bene, rendendoli rossi come il fuoco e con le pupille d'oro. Erano rimasti occhi facilmente irritabili. Così Scimmiotto non poté reggere un secondo sbuffo che il mostro gli indirizzò, e dovette fuggire su una nuvola. Ancora una volta il mostro ricuperò il suo equipaggiamento e si ritirò nella grotta.
Fumo e fiamme avevano tanto riscaldato Scimmiotto, che sentì il bisogno impellente di tuffarsi nel torrente; ma il contatto con l'acqua gelida lo espose a un tale sbalzo di temperatura, che le sue tre anime lo abbandonarono. L'infelice giacque inanimato, senza respiro, con il petto e la lingua freddi. I re draghi si spaventarono, smisero di gettare acqua e corsero a invocare aiuto: "Ammiraglio dei Canneti celesti! Generale delle Cortine Arrotolate! Non vi rimpiattate nel bosco, venite a vedere!"
Chiamati con il loro antico nome celeste, Porcellino e Sabbioso giunsero subito correndo nel fango, e videro che le acque trascinavano via un cadavere. Sabbioso si gettò in acqua, senza perdere tempo a spogliarsi, afferrò quel cadavere e lo riportò a riva: ahimè, era il corpo di Scimmiotto, con le membra irrigidite e fredde come il ghiaccio.
"Povero caro condiscepolo!" gridò Sabbioso con le lacrime agli occhi. "Tu che dovevi vivere chissà quanti milioni d'anni, sei caduto vittima di un incidente di percorso."
"Non frignare, fratello" disse ridendo Porcellino. "Questo furbacchione si finge morto per farti paura. Tasta qui: non ti sembra che sul petto ci sia ancora un po' di calore?"
"A me sembra freddo dalla testa ai piedi."
"Chi sa fare settantadue trasformazioni, ha settantadue vite. Tu tienigli i piedi, mentre lo sistemo."
Sabbioso teneva i piedi e Porcellino gli sostenne la testa, lo sollevò a sedere e gli piegò le gambe nell'atteggiamento del sarto. Poi gli turò le sette aperture, si strofinò bene le mani per riscaldarle e gli praticò il massaggio con il metodo della meditazione. In effetti, il respiro di Scimmiotto era rimasto bloccato nel campo di cinabro del basso ventre, per effetto dello sbalzo di temperatura. Per fortuna, massaggiato, strofinato, manipolato da Porcellino, finì per gettare un grido: "Maestro!", perché il respiro aveva ripreso a circolare uscendo dai tre passi, passando dalla sala chiara e sturando infine le sette aperture.
"Fratello" esclamò Sabbioso, "si vede che vivi solo per il maestro: anche da morto ti resta il suo nome sulle labbra. Risvegliati, siamo qui!"
"Siete qui, fratelli?" disse Scimmiotto aprendo gli occhi. "Questa volta me la son vista brutta."
"Già, eri svenuto" rispose ridendo Porcellino. "Se non ti avessi dato una mano, non so se l'avresti scampata. Non mi pare di averti sentito ringraziare."
Scimmiotto si levò in piedi, guardò in alto e chiese: "Dove sono i fratelli Ao?"
"Siamo qui, sempre al vostro servizio!" risposero dall'aria i quattro draghi.
"Mi dispiace molto di avervi scomodato per nulla. Vi prego, ritornate a casa. Troverò l'occasione per rinnovarvi i miei ringraziamenti."
I draghi ritornarono indietro conducendo le loro truppe acquatiche in un maestoso corteo che il racconto non descriverà.
Scimmiotto ritornò nel bosco di pini appoggiandosi al braccio di Sabbioso, e sedette sotto gli alberi. Pian piano la sua respirazione si normalizzò completamente, ed egli pianse ed esclamò di nuovo: "Maestro!
Ricordo quando lasciaste il paese,
Mi liberaste da carcere duro.
Per monti e valli abbiamo camminato
E superato infiniti ostacoli.
Mangiavamo le offerte nella ciotola
E passavamo le notti nei boschi.
Vostro solo pensiero è il giusto frutto,
Ma ora non so cosa state soffrendo."
"Non stare a tormentarti, fratello" esortava Sabbioso. "Dobbiamo fare un piano per trovare soccorsi."
"Chi ci può soccorrere?"
"La pusa Guanyin, affidandoci il monaco cinese, ci aveva promesso che al bisogno cielo e terra ci avrebbero ascoltato. Chi altri ci può aiutare?"
"Quando facevo le mie in paradiso, non c'erano truppe celesti in grado di fermarmi. Questo mostro, con l'uso che sa fare del fuoco, non vale meno di me. Ciò significa che gli dèi del cielo non sono in grado di metterlo sotto, e nemmeno i geni della terra. Certo l'unica soluzione è di andare a trovare Guanyin. Io però sono troppo male in arnese per fare capriole nelle nuvole: ho la pelle scottata, i muscoli contusi, schiena e ginocchia doloranti. Come si fa?"
"Agli ordini" fece Porcellino. "Ci vado io."
"È un'idea, certo che ci puoi andare" rispose sorridendo Scimmiotto. "Quando ti riceverà, ricordati di non stare a fissarla come uno sfacciato, ma di salutare a capo chino. Aspetta le sue domande per informarla dove siamo, come si chiama il mostro e perché abbiamo bisogno di aiuto. Se acconsente a venir qui, quella creatura ha le ore contate."
Porcellino montò senz'altro su una nuvola e si diresse verso i mari del Sud.
Intanto il mostro, ritornato nella sua grotta, esultava con i suoi mostriciattoli: "Ragazzi, quel Novizio ha avuto il fatto suo. Non sarà morto, ma ne ha prese come non mai. L'unico timore è che vada in cerca di rinforzi. Apritemi la porta: sarà meglio che li tenga d'occhio."
L'ordine fu eseguito e il mostro, balzato su una nuvola, scorse Porcellino che filava in direzione sud. Era una direzione preoccupante, perché portava verso Guanyin. Così egli gridò giù: "Prendete il mio sacco di cuoio e collocatelo accanto alla porta esterna. Sarà meglio sostituire lo spago che lo chiude, perché sarà vecchio e logoro. A mettere nel sacco quel porcello ci penso io: quando sarà cotto a puntino, ve ne farò assaggiare una fettina ciascuno."
Quello di cui parlava era un sacco tuttofare, chiamato come tu mi vuoi.
Il mostro viveva da molto tempo da quelle parti, perciò conosceva bene i posti e sapeva quale fosse la strada più breve per recarsi nei mari del sud. Prese appunto la scorciatoia, superò facilmente Porcellino e si fermò su una grande rupe; qui si diede l'aspetto di Guanyin e sedette maestosamente sulla cima.
Fu così che Porcellino, che trottava di buona lena, d'improvviso si trovò davanti la pusa, molto prima di quanto si aspettasse. Non era in grado di distinguere il vero dal falso; e in fondo non era scambiare un'apparenza per un'altra? Dunque si fermò e si prosternò: "Il vostro discepolo Porcellino Consapevole delle Proprie Capacità vi saluta."
"Che cosa ti ha indotto ad allontanarti dal monaco cinese, che devi proteggere, per venire da me?" chiese la falsa Guanyin.
"Mentre passavamo per il Monte del Singhiozzo, un mostro chiamato Bimbo Rosso ha rapito il nostro maestro. L'ho combattuto con i miei condiscepoli presso la Grotta della Nuvola di Fuoco, ma non sono riuscito a vincerlo, per l'uso che sa fare del fuoco. Ci siamo fatti aiutare anche dai re draghi per far piovere sulle fiamme, ma non è servito. Il nostro condiscepolo anziano, che non può muoversi per le scottature che ha riportato, mi ha mandato a sollecitare il vostro aiuto. Speriamo ardentemente che, nella vostra compassione, vorrete liberare il maestro da questa prova."
"Il signore della Grotta della Nuvola di Fuoco non è persona che se la prenda con la gente. Dovete essere stati voi a provocarlo."
"Non io, ma il mio condiscepolo Consapevole del Vuoto. Il mostro si era trasformato in un bambino appeso a un albero, per mettere alla prova il nostro compassionevole maestro. Io l'avevo staccato dall'albero e il mio condiscepolo lo portava sulle spalle: è stato lui a gettarlo nel burrone; e allora il mostro ha scatenato una bufera che si è portata via il maestro."
"Alzati. Andremo insieme dal signore della grotta: io ci metterò una buona parola, tu presenterai le vostre scuse e vedrai che vi restituirà il maestro."
"Mi posso anche prosternare, se volete."
"Seguimi."
L'ingenuo bestione se ne tornò indietro ubbidiente fino all'ingresso della Grotta della Nuvola di Fuoco.
"Non aver paura" disse il mostro entrando, "il padron di casa è un mio vecchio amico; entra pure."
Come il bestione fece un passo oltre la soglia, un nugolo di mostriciattoli lo assalì e lo spinse nel sacco, ce lo chiuse dentro e lo appese alla trave maestra. Il diavolo riprese il suo aspetto, si andò a sedere sul suo seggio e lo apostrofò: "Di quali capacità ti vanti, Porcellino, per pretendere di proteggere il monaco cinese e osare di chiedere aiuto alla pusa contro di me? Faresti meglio ad aprire gli occhi: non mi conosci? Io sono il Grande Santo Re Fanciullo. Ma ora sei in buone mani: resterai lì appeso a frollare per quattro o cinque giorni. Poi ti cucineremo in stufato e i nostri mostriciattoli ti mangeranno annaffiato di buon vino."
"Maledetto!" imprecava Porcellino. "Brutto impudente! Mangiatemi, imbroglioni, e io vi prometto che vi riempirò di peste dalle budella al cervello!"
E il bestione continuò su questo tono per un bel pezzo.
Nel frattempo Scimmiotto, seduto nel bosco, si sentì alitare sul volto un soffio d'aria dall'odore putrido. Starnutì ed esclamò: "Non mi piace. Non promette niente di buono. Temo che Porcellino abbia sbagliato strada."
"Se si perde, chiederà informazioni."
"Ma può essersi imbattuto nel mostro."
"Se così fosse, non credi che sarebbe stato in grado di fuggire, magari ritornando qui?"
"Non lo so. Resta qui all'erta; io do un'occhiata dalla parte del torrente."
"Ma ti fa male la schiena, potresti cadere in un'imboscata. Lascia che vada io."
"Non mi fido; lasciami fare."
Il bravo Scimmiotto serrò i denti per resistere al dolore, attraversò il torrente e si ripresentò davanti alla grotta, gridando: "Creatura malvagia!"
Il portinaio corse ad avvertire: "Il Novizio è ritornato e grida insulti davanti alla porta."
Il re ordinò di catturarlo e tutta la folla dei mostriciattoli si precipitò fuori urlando, spingendosi, urtandosi, brandendo spade e lance: "Acchiappa! Acchiappa!" Il malconcio Scimmiotto non se la sentiva di affrontare un combattimento; si nascose presso il ciglio della strada, recitò una formula e si mutò in un fagotto di tessuto ricamato d'oro. I mostriciattoli ritornarono indietro a riferire: "Maestà, il Novizio si è impaurito ed è scappato a gambe levate, abbandonando un fagotto."
"Portatelo qua" disse il re ridendo. "Non conterrà niente di valore, magari qualche tunica strappata e qualche vecchio cappello. Potrete ricavarne degli strofinacci, dopo una buona lavata."
Portato sul dorso da un mostriciattolo inconsapevole, Scimmiotto si diceva: "Molto bene, mi concedono il biglietto d'ingresso."
Il fagotto fu gettato in un canto, e il bravo Scimmiotto creò l'imitazione dell'imitazione: trasformò un pelo in un altro fagotto identico e mutò sé stesso in una mosca; come tale andò a posarsi sullo stipite della porta. A un tratto gli giunsero grugniti e rantoli soffocati di Porcellino: sembrava un maiale preso dalla febbre porcina. Svolazzando qua e là, scoprì che stava chiuso nel sacco di cuoio e vi si posò sopra. Il borbottio indistinto divenne una litania di imprecazioni a carico del mostro: "Brutto fetente, farsi passare per Guanyin, appendermi al soffitto e minacciare di mangiarmi! Ma arriverà, il mio condiscepolo anziano!
Con i suoi grandi poteri
S'impadronirà di voi
E il sacco mi aprirà:
Quanti colpi di rastrello!"
Scimmiotto se la rideva: "Sembra che il bestione si conservi abbastanza in forma, benché lì dentro debba essere mezzo soffocato. Questo mostro, bisogna proprio trovare il modo di metterlo a posto."
Mentre rifletteva sul da farsi, sentì il re gridare: "Dove sono i sei potenti comandanti?"
Era il titolo conferito a sei mostriciattoli che godevano dei suoi favori e si chiamavano: Nebbianuvola, Nubenebbia, Sveltofuoco, Vivovento, Scaldagriglia e Grigliacalda.
I sei comandanti si fecero avanti e si inginocchiarono.
"Conoscete sua maestà il vecchio re?"
"Lo conosciamo."
"Partite subito, viaggiate anche di notte se occorre, e andate a invitarlo. Deve partecipare al banchetto in cui gli offriremo il monaco cinese cotto al vapore: gli prolungherà la vita di mille volte."
I sei mostri si ritirarono rispettosamente e si misero in cammino; Scimmiotto si staccò ronzando dal sacco di cuoio e li seguì.
Se non sapete, in fin dei conti, come il vecchio re ricevette l'invito, vi converrà ascoltare il seguito.