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042 IL TRONO DI LOTO · IN CUI IL GRANDE SANTO SI RECA RISPETTOSAMENTE NEI MARI DEL SUD, E GUANYIN COMPASSIONEVOLMENTE ACCONSENTE A CATTURARE BIMBO ROSSO.

Il racconto ha narrato come i sei potenti comandanti uscirono dalla grotta e partirono sulla via del sud ovest.

Scimmiotto pensava: "Questo vecchio re invitato a pranzo non può essere che il mio amico diavolo toro. Un tempo ci si incontrava spesso, ma poi le nostre strade si sono divise: io sono ritornato sulla giusta via, mentre lui è rimasto immerso nella perversità diabolica. Comunque ricordo benissimo il suo aspetto: proverò ad assumerlo, per vedere chi ci casca."

Il bravo Scimmiotto sopravanzò i mostriciattoli di varie diecine di li e si mutò in diavolo toro. Una manciata dei suoi peli fu trasformata in un adeguato corteggio: avevano cani e falconi, archi e balestre, come se andassero a caccia.

I sei potenti comandanti se ne andavano per la loro strada, quando si imbatterono in questo re diavolo toro circondato dai suoi. Scaldagriglia e Grigliacalda caddero in ginocchio: "Eccovi, venerata maestà!" Nemmeno Nebbianuvola, Nubenebbia, Sveltofuoco e Vivovento furono in grado di scoprire l'inganno. Tutti si prosternarono gridando: "Signore e padre! Ci ha inviato il Re Fanciullo per invitarvi a mangiare carne di monaco cinese, che prolungherà di mille volte la vostra vita."

"Alzatevi figlioli, ritorniamo a casa perché mi possa mutar d'abito" disse Scimmiotto.

"Se proprio lo desiderate; ma non è necessario" obiettarono i mostriciattoli. "La strada è lunga e il nostro re ci sgriderebbe se ritardassimo. Vi pregheremmo di venire come siete."

"Va bene!" esclamò Scimmiotto ridendo. "Fate strada, noi vi seguiremo."

Si misero dunque in cammino, con i sei mostri che facevano da battistrada gridando energicamente di far largo, e in breve raggiunsero la meta. Sveltofuoco e Vivovento corsero ad annunciare: "Vostra maestà, ecco il venerabile grande re vostro padre."

"Già di ritorno! Sapete essere ragazzi in gamba" li lodò il mostro. E ordinò subito ai capitani delle varie truppe di schierare i loro uomini, spiegare le bandiere e battere i tamburi per fare degna accoglienza. Tutti i mostriciattoli ubbidirono.

Scimmiotto ricuperò con una scossa tutti i peli che aveva trasformato in cacciatori, prese un'aria impettita e altera, entrò a gran passi e si andò a sedere al centro della sala con il viso rivolto a sud.

Bimbo Rosso si prosternò davanti a lui dicendo: "Real padre, vostro figlio vi saluta!"

"Basta con le cerimonie, figliolo" disse Scimmiotto; ma il re diavolo volle aggiungere quattro grandi riverenze.

"Perché mi hai chiesto di venire?"

"Il vostro indegno figlio ha catturato ieri il monaco dei grandi Tang delle terre dell'Est, un uomo che si è accuratamente coltivato attraverso dieci reincarnazioni successive. Ho sentito dire che assaggiare la sua carne dà una longevità paragonabile a quella degli immortali delle isole Penglai o Yingzhou. Il vostro stupido figlio non poteva permettersi di mangiarlo da solo, e vi invita a condividere il banchetto per guadagnare mille eoni di vita in più."

A queste parole Scimmiotto finse di turbarsi: "Di quale monaco cinese si tratta, figliolo?"

"Quello che si recava al Paradiso dell'Ovest in cerca delle scritture."

"Non sarà per caso il maestro di Scimmiotto il Novizio?"

"È proprio lui."

"Puoi provocare chi vuoi, ma non lui!" esclamò Scimmiotto agitando le mani e scuotendo la testa. "Forse non lo conosci? non l'hai mai incontrato? Quella scimmia ha immensi poteri: una volta tenne a bada un esercito celeste di centomila uomini con reti e nasse, che non poté fargli nulla. Come puoi avere l'audacia di mangiare il suo maestro? Rendiglielo subito, e guardati bene dal metterti in conflitto con lui! Se quella scimmia lo viene a sapere, non ha nemmeno bisogno di venirti a combattere, può forare la montagna con il suo randello cerchiato d'oro. Può addirittura buttarti fuori di qui; e io dove potrei trovarti un'altra sistemazione, alla mia età?"

"Che cosa dite mai! Lodate gli altri a spese di vostro figlio. Scimmiotto e i suoi colleghi avevano condotto il monaco cinese in mezzo a queste montagne, e io con una trasformazione l'ho rapito. La scimmia è venuta qui in compagnia di un certo Porcellino a far baccano e a provocarmi; blaterava persino di sue pretese di parentela con noi, e questo mi ha portato all'esasperazione. Ho combattuto con lui e non l'ho trovato niente di speciale; a un certo punto si è immischiato anche Porcellino, e io gli ho sputato addosso il fuoco del samâdhi e li ho messi in fuga. Questo famoso Scimmiotto si è preso una tale paura che ha chiesto aiuto ai quattro draghi dei mari, ma le loro piogge non hanno spento il mio fuoco: anzi lui si è preso delle belle ustioni, che l'hanno fatto svenire. Allora ha spedito di corsa Porcellino a chiedere aiuto alla pusa Guanyin dei mari del Sud. Io ne ho preso l'aspetto e ho indotto Porcellino a venir qui: eccolo là appeso nel sacco. Lo farò cuocere al vapore e lo distribuirò da mangiare ai miei ragazzi. Il Novizio si è rifatto vivo un'ultima volta, ma quando ho mandato i miei ad acchiapparlo non ha retto e se l'è data a gambe, abbandonando il suo fagotto. È stato a questo punto, padre mio, che vi ho fatto invitare, per mostrarvi il monaco cinese crudo e per offrirvelo cotto a puntino; affinché mangiandolo otteniate vita eterna senza mai invecchiare."

"Mio saggio figlio" sogghignò Scimmiotto, "tu disponi solo del fuoco del samâdhi; ma non sai che lui può contare su settantadue trasformazioni?"

"Si trasformi come vuole, saprò sempre riconoscerlo. State tranquillo che qui dentro non oserà venire."

"Figlio mio, se si trasformasse in qualcosa di molto ingombrante potrebbe essere riconoscibile, e magari non riuscirebbe nemmeno a passare dall'uscio; ma come lo scopriresti, se diventasse una creatura molto piccola?"

"Si trasformi pure come gli pare. A ogni ingresso ho quattro o cinque portinai: come potrebbe passare inosservato?"

"Tu non capisci: e se si presentasse come mosca, zanzara, pulce? oppure ape, farfalla, grillo? o se apparisse tale e quale a me? Tu dici che non passerebbe inosservato. Vorrei vedere!"

"Non vi preoccupate: avesse pure cuore di bronzo e milza di ferro, non oserebbe avvicinarsi alla mia porta."

"Come dire, saggio figliolo, che tu possiedi i mezzi per tenerlo sotto controllo; altrimenti non mi avresti certo invitato a banchettare con le carni del monaco cinese. Oggi, però, non le posso mangiare."

"Perché non potete?"

"È colpa di tua madre. Più invecchio, e più lei mi incita alle opere di bene. E io non so quale altro fioretto potrei fare, che quello di rinunciare a mangiar carne."

"Avete fatto voto di astinenza permanente, real padre, o soltanto mensile?"

"Né permanente né mensile; pratico il cosiddetto digiuno del tuono: solo quattro giorni per luna."

"E quali giorni sono?"

"Il sesto e i tre giorni contrassegnati dalla combinazione con l'ottavo tronco celeste, xin. Oggi per esempio è xinyou: xin comanda il digiuno; senza contare che nei you non si dovrebbero far visite. Aspettiamo domani. Intanto posso occuparmi io di pulirlo, lavarlo e cucinarlo, perché ce lo godiamo tutti insieme."

Il re diavolo ascoltava e pensava fra sé: "Che strani pretesti! Papà ha sempre seguito una dieta di carne umana in vita sua; perché si mette in testa di mangiar vegetariano, dopo più di mille anni? Capirai quanto gli serviranno quattro giorni di digiuno, dopo tutte le porcherie che ha fatto dalla nascita in qua! C'è qualcosa sotto: questa storia non mi convince."

Si allontanò con una scusa, convocò i sei comandanti e chiese loro: "Dove avete incontrato il vecchio re, quando gli avete presentato l'invito?"

"Era a mezza strada da qui."

"Mi pareva infatti che foste rientrati troppo presto. Il fatto è che non eravate arrivati fino a casa sua."

"Infatti, è andata così."

"Male. È un bell'imbroglio: questo non è il re mio padre."

"Ma vostra maestà" protestarono i sei mostri inginocchiandosi, "almeno voi dovreste riconoscere vostro padre!"

"Ha il suo aspetto e il suo modo di fare, questo sì; ma dice cose incredibili. Temo che qualcuno ci stia mettendo nel sacco. Stiamo in guardia: chi usa la spada la sfoderi, chi ha la lancia aguzzi la punta, chi usa sbarra o laccio li tenga pronti. Gli farò delle domande. Se è mio padre, non importa se abbia voglia o no di mangiar monaci; ma se le risposte sono sbagliate, quando ve lo dirò, vi dovrete gettare tutti su di lui."

I diavoli si misero all'erta.

Il re ritornò nella sala e si inchinò a Scimmiotto, che disse: "Siamo fra noi, figliolo, lascia stare le cerimonie. Dimmi che cosa hai in mente."

"Il vostro stupido figlio" rispose il re inchinandosi profondamente, "vi ha invitato per il banchetto, ma anche per un altro motivo: volevo porvi una domanda. L'altro giorno ho fatto visita nel nono cielo e mi sono imbattuto nel patriarca Zhang Daoling."

"Il precettore celeste?"

"Proprio lui."

"Bene. E che cosa ti ha detto?"

"Quando ha visto che ero un giovane solido e di bell'aspetto, mi ha chiesto anno mese giorno e ora di nascita, per farmi l'oroscopo. Ma vostro figlio non ricorda con precisione. Volevo chiedervi queste cose proprio per farmi fare l'oroscopo alla prossima occasione."

Udendo queste parole Scimmiotto sogghignò fra sé: "Diavolo di un mostro! Da quando faccio questo mestiere ne ho acchiappate tante, di creature malefiche della sua specie, ma mai una così astuta. Qualunque consiglio mi avesse chiesto sui fatti suoi, o sul rifornirsi di riso o di legna, gli avrei combinato qualche risposta adatta. Ma come diavolo faccio a sapere quando è nato?"

Il bravo re scimmia, che non era ingenuo nemmeno lui, seduto a suo agio senza lasciar trasparire il minimo imbarazzo, inalberò un bel sorriso e rispose: "Ragazzo mio, alzati. Sto invecchiando e ho sempre la mente occupata da tante faccende; al momento non ricordo a che ora sei nato. Ma aspetta domani; quando torno a casa, lo chiederò a tua madre."

"Ma padre mio, voi parlavate sempre degli otto caratteri del mio oroscopo, e raccontavate a chiunque vi volesse ascoltare che mi sarebbe toccata una longevità uguale al cielo. Figuriamoci se ora li avete dimenticati! Non è possibile, dev'essere una menzogna." Lanciò un grido e tutti i mostri in guardia si gettarono avanti per catturarlo. Scimmiotto riprese il proprio aspetto, li tenne a bada con la sbarra e apostrofò Bimbo Rosso: "Sei diventato matto, ragazzo mio, che te la prendi con tuo padre?"

Il re diavolo era tanto umiliato che non osava nemmeno guardarlo. Scimmiotto ne approfittò per mutarsi in un raggio dorato e dardeggiare fuori della grotta.

"Maestà, il Novizio scappa!" gridarono i mostriciattoli.

"Non importa, lasciate andare; ne ha combinate abbastanza. Chiudete la porta e non curatevi di lui. Piuttosto venite a spazzolare e lavare il monaco, è tempo di metterlo a cuocere."

Scimmiotto, impugnando la sbarra, era ritornato presso il torrente e si torceva dalle risate. Sabbioso, udendo il rumore che faceva, gli uscì incontro dal bosco: "Fratello, perché sei tanto allegro? Certo sei riuscito a soccorrere il maestro."

"Non ci sono ancora riuscito, ma ho vinto la prima mano."

"Che cosa vuol dire?"

"Quella creatura malefica aveva ingannato Porcellino trasformandosi in Guanyin; infatti ora lui sta dentro un sacco appeso in cucina. Mentre cercavo il modo di aiutarlo, l'orco ha mandato i suoi comandanti a invitare a pranzo suo padre. Io, che ho conosciuto bene il re diavolo toro, ho preso il suo aspetto e sono riuscito a introdurmi in casa: mi ha trattato da paparino, dovevi vedere che riverenze! L'ho proprio trombato ben bene."

"Tu ti diverti, fratello; ma mi pare che il maestro continui a correre gli stessi rischi di prima."

"Non te la prendere. Farò venire la pusa, come avevamo detto."

"Ma non hai mal di schiena?"

"È vero, l'ho avuto, ma chi se ne ricorda più? Lo dicevano anche gli antichi: basta aver fortuna in affari, per sentirsi subito bene. Vado; tu bada al cavallo e ai bagagli."

"Ma tu lo sei andato a stuzzicare, quel mostro: ora vorrà vendicarsi, e il maestro può farne le spese. Mi raccomando, fa presto."

"Sarò così svelto che non gli lascerò il tempo di mettere i piatti in tavola."

Che bravo Scimmiotto! Mentre ancora diceva le ultime parole, schizzò via con una capriola fra le nuvole e arrivò nei mari del Sud. In meno di un'ora planava sul monte Potalaka. Atterrò sulla rupe Raka, prese un atteggiamento rispettoso e si incamminò; presto vide le divinità dei ventiquattro sentieri che gli correvano incontro per accoglierlo.

"Dove siete diretto, grande santo?" gli chiesero.

Scimmiotto ricambiò i saluti e rispose: "Ho bisogno di parlare con la pusa."

"Dateci solo un momento per annunciarvi."

Hârîtî e gli altri dèi si recarono nella Grotta del Rumore di Marea per avvertire Guanyin: "È venuto a visitarvi Scimmiotto Consapevole del Vuoto."

La pusa diede subito l'ordine di farlo entrare. Il grande santo si aggiustò, venne avanti a passettini educati e si prosternò davanti a lei.

"Consapevole del Vuoto, che cosa vieni a fare qui, invece di proteggere Cicala d'Oro nella sua ricerca delle scritture?"

"Permettete che mi metta a rapporto: il vostro discepolo ha assicurato la debita protezione fino a una regione in cui si trova la Grotta della Nuvola di Fuoco, nella Gola del Pino Morto del Monte del Singhiozzo. Là il nostro maestro è stato rapito dalla creatura malefica Bimbo Rosso, che porta il titolo di Grande Santo Re Fanciullo. Siamo andati a provocarlo a battaglia, il vostro discepolo e Porcellino Consapevole delle Proprie Capacità; ma non siamo riusciti a vincerlo né a liberare il maestro, per l'uso che quel mostro sa fare del fuoco del samâdhi. Mi è toccato correre d'urgenza nell'oceano orientale e chiedere ai re draghi dei quattro mari di versare acqua sul fuoco: ma è un tal fuoco che è risultato inattaccabile dall'acqua. Il vostro discepolo lo ha provato di persona: per poco non ci lasciavo la buccia."

"Per forza: il potere magico del fuoco del samâdhi è enorme. Perché ti sei rivolto ai draghi, invece di parlarne a me?"

"Quando ho pensato di farlo, ero talmente abbrustolito e affumicato che non ero in grado di arrampicarmi su una nuvola; ho dovuto incaricare Porcellino."

"Ma qui non si è visto Consapevole delle Proprie Capacità."

"Si capisce. Prima che arrivasse qui, quella creatura malefica gli ha teso un tranello: ha preso il vostro aspetto e l'ha condotto con sé nella sua grotta. Ora è là appeso in cucina, in attesa di cottura."

"Mi stai dicendo che quel maledetto si è permesso di prendere il mio aspetto?" gridò Guanyin uscendo dai gangheri: tanto che lanciò uno strillo di dispetto e gettò in mare il vaso sacro che teneva in mano.

Scimmiotto la guardava atterrito, col pelo ritto, e balbettava: "La pusa non ha saputo controllare il suo temperamento di fuoco. È colpa mia. Non avrei dovuto parlare sconsideratamente e rovinare la sua virtù. E così ha gettato via il suo vaso immacolato: che disastro! Se lo avessi saputo! Gettare per gettare, forse potevate avere l'estrema generosità di darlo a me."

Ma subito si videro le onde spumeggiare e ne emerse una strana creatura, che portava il vaso sul dorso. Scimmiotto osservava a occhi spalancati. Che aspetto aveva?

Si seppe meritare titolo di Spazzino,

Ma splende immacolata dentro l'acqua marina.

Benché viva nascosta, conosce cielo e terra,

Di diavoli e di dèi conosce ogni segreto.

Fuxi l'imperatore la ricevette in dono,

Al re Wen ispirava i suoi noti trigrammi.

Fra le onde rotolanti sa muoversi con grazia,

Non meno dei dragoni sulle nubi del cielo.

Sembra il suo carapace tessuto in fili d'oro:

Sul lustro sfondo verde formano grandi scaglie;

Gli otto trigrammi mostrano ed i nove palazzi.

Dopo una lunga vita, più capace del drago,

Porta la tavoletta degli illustri antenati.

Vuoi saper qual'è il nome della strana creatura?

Essa è la tartaruga, nera fra le onde azzurre.

La tartaruga portatrice del vaso si arrampicò sulla riva e chinò la testa ventiquattro volte in direzione di Guanyin: l'equivalente di ventiquattro inchini.

Scimmiotto si disse ridendo: "E io che mi preoccupavo tanto! Qui c'è il pronto soccorso; se il vaso scompare, quella lì lo riporta subito."

"Consapevole del Vuoto, che cosa stai borbottando?"

"Niente, niente."

"Prendi dunque quel vaso e portamelo qui."

Il Novizio scese sulla spiaggia e afferrò il vaso. Ma, ahimè, non riuscì a spostarlo di un pollice: come se una libellula avesse cercato di spostare una colonna di pietra.

Scimmiotto dovette tornare indietro, inginocchiarsi e confessare: "Il vostro discepolo non riesce a muoverlo."

"Zucca di scimmia fanfarona! Come puoi fare il cacciatore di mostri, se non sei nemmeno capace di portarmi un vasetto?"

"Per dirla tutta, credo che normalmente ci riuscirei. Ma si vede che oggi la lotta con quel mostro mi ha reso debolino."

"Il fatto è che di solito il vaso è vuoto, ma ora è stato gettato in mare: è passato nei tre fiumi, nei cinque laghi, negli otto mari e nei quattro grandi corsi d'acqua. A questo punto, ha raccolto la quintessenza di tutta l'acqua che contengono. Non penserai di avere la forza di sollevare gli oceani! Ecco perché non riesci a muoverlo."

"Il vostro discepolo non sapeva queste cose" riconobbe Scimmiotto interessato, giungendo le mani.

La pusa venne avanti, sollevò dolcemente e senza sforzo il vaso con la mano destra e lo appoggiò sul palmo dell'altra mano. Quanto alla tartaruga, agitò la testa in segno di saluto e se andò via scivolando nell'acqua.

"Così, avete addestrato quella balorda per fare la guardia al vostro vaso" commentò Scimmiotto.

"Vedi, Consapevole del Vuoto, il concentrato di rugiada del mio vaso è tutt'altra cosa dalle pioggerelle che i re draghi possono mettere insieme in privato; a quello non resiste neanche il fuoco del samâdhi. Io te lo presterei, il vaso, ma tu non riesci a sollevarlo. Potrei farti accompagnare dalla fanciulla drago Buona Fortuna. Ma come faccio a fidarmi di un imbroglione come te? La ragazza è carina, il vaso immacolato ha il suo valore: mi sa che scomparirebbero l'uno e l'altra. E io dove lo troverei il tempo di venirti a cercare? Devi lasciarmi qualcosa in pegno."

"Peccato che siate tanto sospettosa: il vostro discepolo fa il monaco da un pezzo, non ha più certi grilli per la testa. Che pegno vi potrei lasciare? Ho la mia tunica, ma me l'avete regalata voi. Il grembiule di pelle di tigre vale due soldi al mercato. La sbarra di ferro è l'unica arma che ho, non posso mica fare la guerra a mani nude. Sì, sì, qualcosa ce l'avrei: ho questo cerchio sulla testa. È d'oro fino! Voi recitate l'incantesimo per aprirlo e ve lo prendete; io ve lo lascio volentieri. Non saprei che cos'altro proporre."

"Bell'idea. Tuttavia non voglio né vestiti, né sbarra, né cerchio. Strappati uno dei peli di emergenza che ti crescono sulla nuca."

"Brava, me li avete dati voi; e se, a strapparne uno, gli altri non funzionassero più? Che cosa farei in caso di emergenza?"

"Brutta scimmia!" brontolò Guanyin. "Avido come sei, figuriamoci se ti posso affidare Buona Fortuna!"

"Non vi pare di esagerare con la diffidenza, pusa?" si lagnò Scimmiotto sorridendo. "Facciamola finita: non per amor del monaco, ma per riguardo al Buddha. Vi scomodi o no, bisogna togliere il mio maestro dai pasticci."

Allora Guanyin

Discese con grazia dal trono di loto,

Si avviò sulla rupe con passi leggeri:

È in grave pericolo il bonzo cinese:

Bisogna salvarlo e vincere il mostro.

Scimmiotto l'accompagnò lietamente, mentre le divinità si schieravano in fila sul monte Potalaka.

"Avanti, andiamo a quella montagna, Consapevole del Vuoto!"

"Prego, dopo di voi" replicò Scimmiotto inchinandosi.

"Va tu per primo."

"Il vostro discepolo non osa" insisté il Novizio. "Se faccio la capriola nelle nuvole davanti a voi, temo di mettere in mostra una parte del corpo che turberebbe la pudicizia della pusa."

Guanyin apprezzò l'obiezione e spedì la ragazza drago allo stagno del loto per staccare un petalo, che prese e lasciò cadere in mare dall'alto degli scogli.

"Farai la traversata per mare. Coraggio, sali sul petalo di loto" ordinò Guanyin al Novizio.

"Pusa" tentennò Scimmiotto osservandolo preoccupato, "come farà un petalo a reggermi? Se ci metto piede, vado sotto. Mi preoccupo per il grembiule di pelle di tigre. L'ho conciato alla buona, con un po' di salnitro; se lo bagno, il salnitro si scioglie. E io che cosa mi metterò quando farà freddo?"

"Monta e vedrai."

Scimmiotto non osava disobbedire e saltò di sotto. Dall'alto il petalo gli era sembrato così piccolo e lieve, ma constatò che era diventato di un buon terzo più grande di una barca d'altura.

"Accidenti, pusa!" gridò gioioso il Novizio. "Mi regge!"

"E allora che cosa aspetti a fare la traversata?"

"Come faccio? Non ho pertica né remo né vela. Del resto non avrei nemmeno un albero su cui issarla, una vela."

"Non hai bisogno di queste cose" replicò Guanyin. Soffiò, e il petalo si allontanò dalla riva; soffiò più forte, ed esso attraversò gli amari flutti del mare del Sud e approdò alla riva opposta.

Il Novizio mise piede a terra ridendo: "Alla pusa piace far vedere quanto è brava. Mandarmi a passeggio da una parte o dall'altra non le costa la minima fatica."

Guanyin affidò alle divinità la custodia dei luoghi santi, fece chiudere a chiave la porta della grotta dalla fanciulla drago Buona Fortuna e lasciò il Potalaka, in compagnia di Hui'an, su una nuvola di buon augurio. Hui'an, il cui primo nome era Moksa, era il figlio minore del re divino Li Porta Pagoda; era il discepolo personale di Guanyin e non la lasciava mai. Giunti sulla costa dov'era sbarcato Scimmiotto, Guanyin si rivolse a Hui'an, che ascoltava rispettosamente con le mani giunte: "Va dal re tuo padre; sbrigati. Gli devi chiedere le spade delle stelle dell'Orsa Maggiore."

"Quante ve ne occorrono, maestro?"

"Tutto il servizio completo."

Hui'an ubbidì, salì su una nuvola, entrò in Paradiso dal portale sud e corse al Palazzo della Torre delle Nuvole a prosternarsi davanti al re suo padre, che gli chiese: "Da dove vieni?"

"Scimmiotto ha chiesto aiuto al mio maestro per abbattere una creatura malefica; Guanyin mi incarica di portarvi i suoi saluti e di chiedervi in prestito le spade delle stelle."

Il re mandò Nata a prendere le trentasei spade e le fece consegnare a Moksa.

"Fratello" disse Moksa a Nata, "saluta la mamma da parte mia. Ora non ho proprio tempo; ma la verrò a trovare quando riporterò le spade."

Salutò in fretta e corse giù a portare le armi alla pusa.

La quale, come le ebbe in mano, le gettò in aria e recitò un incantesimo: le spade si trasformarono in trono di loto a mille petali, e la pusa ci montò sopra e si assise solennemente. Scimmiotto, che osservava queste cose, sogghignò: "Vedi, vedi, che donnina economa, per non dire tirchia. Nel suo stagno ha tutto il loto che vuole; ma si vede che le dispiace sciuparlo, perché preferisce prenderne in prestito dagli altri."

"Bada, Consapevole del Vuoto! Sta zitto e vieni con me" ordinò Guanyin.

Partirono tutti insieme sulle loro nuvole, allontanandosi dalla costa verso l'interno. In testa volava ad ali spiegate il pappagallo bianco, in coda si tenevano Scimmiotto e Hui'an. Giunsero in breve in vista di una catena montuosa.

"Il Monte del Singhiozzo è là" dichiarò Scimmiotto. "Da qui alla residenza del mostro ci saranno più o meno quattrocento li."

Guanyin scese su una cima; come pronunciò la sacra sillaba Om, una folla di dèi e diavoli vennero di corsa da tutte le direzioni a prosternarsi davanti al trono di loto.

"Non vi allarmate" disse Guanyin, "devo semplicemente catturare il re orco che abita da queste parti. Ripulitemi la regione: non voglio alcun essere vivente nel raggio di trecento li. Prendete anche le piccole creature nei nidi e negli anfratti, e mettetele al sicuro sulle creste più alte."

Le divinità rispettosamente promisero e si ritirarono. Non occorse molto perché ritornassero ad annunciare che l'ordine era stato eseguito.

"Così va bene; potete ritirarvi nei vostri santuari."

Capovolse il vaso immacolato, e le acque ne uscirono ribollendo con rumore di tuono.

Le acque si riversano su tutta la montagna,

Aprendosi il passaggio con potenza oceanica

Nel corpo delle rocce. Una gran nebbia nera

Copre l'umido cielo ed il sole è velato

Di freddo alone azzurro. Montan flutti di giada

Assediando le rupi, ed il mare ricoprono

Tutto di loti d'oro. Va mostrando Guanyin

I suoi mezzi potenti; si cava dalla manica

L'arte di meditare che distende lo spirito.

Essa fa di ogni luogo soggiorno di immortali,

Come isole nei mari del Sud. Teneri fiori

Di udambara colorano questi fitti canneti

E le palme dispiegano foglie fresche nell'erba

Verdeggiante e odorosa. Riposan pappagalli

Sui bambù porporini; le pernici cinguettano

Dentro il bosco di pini. Ed a perdita d'occhio

Le onde si rincorrono sotto il vento ululante

All'assalto del cielo.

Lo spettacolo riempì Scimmiotto di ammirazione: "È davvero una compassionevole. Se li avessi a disposizione io, mezzi di quella forza, non credo che al momento di usarli mi perderei a pensare a scarafoni e bestioline."

"Consapevole del Vuoto, vieni qui; tendi la mano" ordinò Guanyin. Scimmiotto si rassettò e le tese la mano sinistra. La pusa inzuppò il ramo di salice nella rugiada del vaso e tracciò sulla palma del Novizio il carattere mi, smarrimento del cuore. Poi gli disse: "Ora chiudi il pugno e va subito a provocare l'orco a battaglia. Attento: non devi vincerlo, ma solo condurlo qui da me. Ho io i mezzi per ridurlo alla ragione."

Scimmiotto ritornò all'ingresso della grotta. Teneva chiuso il pugno sinistro, agitava la sbarra e gridava: "Aprite, maledetti, aprite!" I mostriciattoli corsero subito ad avvertire.

"Non badate a quello là" ordinò il re; "tenete la porta ben chiusa."

"Ragazzo mio" gridava il Novizio, "non penserai di lasciare il tuo vecchio padre fuori dall'uscio! Sbrigati a farmi aprire."

"Scimmiotto ricomincia con gli insulti" riferirono i mostriciattoli.

"Ve l'ho detto, non gli badate" ripeté Bimbo Rosso.

Visto che le parole non bastavano, il Novizio diede alla porta una botta tale da mandarla a pezzi. I mostri si spaventarono e, pur esitanti, dovettero correre a riferire: "Questa volta ha buttato giù la porta."

Il re balzò su, impugnò la lancia e corse sulla soglia a coprire Scimmiotto di improperi: "Maledetta scimmia! Sei vecchio bacucco, ma non hai imparato niente, ti comporti ancora da villanzone. Ti ho lasciato andare una volta, ma non ti è bastato: ritorni a importunare. Sai che cosa meriti per avermi rotto la porta?"

"E tu che cosa meriti, per aver chiuso tuo padre fuori di casa?"

Vergognoso e infuriato, il mostro vibrò la lancia al petto dell'avversario, ma Scimmiotto parò e gli rese il colpo. Così vennero alle mani, ma dopo quattro o cinque scontri il Novizio, che teneva sempre il pugno chiuso, batté in ritirata.

L'orco rimase sulla soglia di casa e gli gridò: "Tanti saluti, io vado a cucinarmi il mio stufato di monaco."

"Ma no, ragazzo mio, che il cielo ti tiene d'occhio. Vieni a farmi compagnia!"

Il mostro, con furia rinnovata, fece pochi passi avanti tendendo la lancia. Scimmiotto lo attaccò mulinando la sbarra, e dopo qualche altro scontro fuggì di nuovo, mentre l'avversario osservava: "Che ti succede, scimmia? L'altra volta ne sostenevi parecchi, di scontri; ora attacchi e fuggi. Che cos'hai in mente?"

"Saggio figliolo" replicò il Novizio ridendo, "il tuo paparino è un po' preoccupato dal fuoco che potresti sputare."

"Vieni qui, non lo userò."

"Ma un coraggioso non ha bisogno di combattere appoggiato alla porta di casa. Vieni avanti!"

Quando ripresero a battersi, Scimmiotto dischiuse il pugno e ricominciò a fuggire. La creatura malefica, senza più pensare ad altro, si pose all'inseguimento: uno filava come una meteora, l'altro lo inseguiva come una freccia. In breve giunsero in vista della pusa.

"Guarda che paura mi hai fatto" disse Scimmiotto al mostro. "Mi hai fatto correre fino al paese di Guanyin, nei mari del Sud: eccola lì. Non ti pare che sarebbe ora di ritornare a casa?"

La creatura non capiva più niente, stringeva i denti e pensava solo ad attaccare. Il Novizio si nascose dietro il divino alone luminoso di Guanyin: il mostro non riuscì più a scorgerlo. Si avvicinò, fissò lo sguardo torbido sulla pusa e le chiese: "Tu da che parte stai? Sei un rinforzo chiamato dal Novizio?" Silenzio. Agitò la lancia con mano febbrile e urlò: "Si può sapere da che parte stai?" Sempre silenzio. Allora il mostro vibrò la lancia al cuore della pusa; questa si trasformò in un raggio d'oro e salì al nono cielo.

"Ma allora mi prendi in giro" brontolò Scimmiotto. "Ti fanno domande, e tu ti fingi sordomuta. Alla prima botta che ti danno, te la squagli; abbandoni persino il trono di loto."

"Vieni su e sta zitto" si accontentò di rispondere Guanyin. "Ora vedrai che cosa succede."

Scimmiotto raggiunse Moksa, su in cielo, e tutti e due stettero a guardare spalla contro spalla.

Il mostro rise con sarcasmo: "Brutta scimmia, non hai capito con chi avevi a che fare. Prendere sottogamba il Re Fanciullo! Non riuscivi a mettermi sotto e hai chiesto aiuto a quel pallone gonfiato di pusa, che appena l'ho toccata è scomparsa senza lasciar traccia. Ecco qua, è rimasto a mia disposizione un bel trono: ora lo voglio provare."

E infatti il bravo orco ci si andò a sedere nella posa dei pusa, con braccia e gambe incrociate.

"Che bellezza!" borbottava Scimmiotto. "Qui si regalano troni di loto."

"Ma che cosa vai dicendo, Consapevole del Vuoto?" si stizzì Guanyin.

"Dico che regalate troni. Ora che lui ci ha posato il culo, non credo che sarà più adatto per voi."

"Ma ha fatto precisamente quello che volevo."

"Piccolo com'è, ci starà anche bello comodo. Più di voi, che siete una grassona."

"Smettila, maligno! Osserva invece la potenza della legge."

Diresse il ramo di salice verso il basso e ordinò: "Ritiratevi!"

I fiori scomparvero e le decorazioni del trono svanirono: il mostro si ritrovò seduto sulle punte di trentasei spade. Guanyin disse a Moksa: "Vai giù con il bastone scacciadiavoli e dagli qualche colpo."

Moksa discese e picchiò ben bene, come se compattasse un muro di terra. Il mostro era infilzato da tutte le parti e sanguinava da molte ferite. Abbandonò la lancia e si sforzò disperatamente, stringendo i denti, di togliersi dalle carni tutte quelle punte.

"Vedete che mostro coraggioso" fece notare Scimmiotto. "Sopporta bene il dolore e pensa soltanto a togliersi le spade dal corpo."

La pusa disse a Moksa: "Fermo! Non farlo morire." Poi abbassò di nuovo il ramo di salice e pronunciò la sillaba magica Om: le punte delle spade divennero uncini, impossibili da sconficcare.

Il mostro dilaniato fu preso dal panico e incominciò a supplicare lamentosamente: "Pusa, il vostro discepolo aveva perduto le pupille degli occhi, per non saper riconoscere l'immensa potenza della legge. Vi imploro di lasciarmi la vita: risparmiatemi! Non commetterò più atti di violenza, abbraccerò la legge e osserverò i suoi precetti."

Allora Guanyin scese giù con i suoi discepoli e con il pappagallo bianco: "Accetti di praticare la nostra difesa?"

"Se mi lasciate la vita, accetto tutto" rispose il mostro acconsentendo col capo e piangendo.

"Entrerai nella comunità?" chiese Guanyin.

"Ma sì, come volete, purché mi lasciate vivere."

"In questo caso, ricevi i precetti, mentre io ti terrò la mano sulla testa."

Si cavò dalla manica un rasoio per tonsure, gli si accostò e lo rase al modo del Taishan: testa rasata con tre ciuffi, di cui si potevano fare trecce.

"Che sfigato, il mostricino!" ghignava Scimmiotto. "Non si sa più se è un maschietto o una bambina."

"Ora che ti ho ordinato con le mie mani" disse la pusa, "avrò dei riguardi per te: ti nomino il mio ragazzo Buona Fortuna. Che ne pensi?"

Il mostro accettava tutto e pensava solo alla pelle. Guanyin puntò il dito e gridò ancora: "Ritiratevi!" Questa volta, le magiche spade caddero nella polvere, e lasciarono il corpo del ragazzo libero e intatto.

"Hui'an!" chiamò la pusa, "raccogli quelle spade e riportale a tuo padre. È inutile che poi ritorni qui; ci rivedremo direttamente all'assemblea degli dèi sul Potalaka." E Moksa ubbidì.

Quel ragazzo feroce, però, non era domato. Quando non sentì più male, si vide il corpo indenne da ferite e quei capelli ridotti a tre ciuffi, brandì la lancia e avanzò contro Guanyin: "E io sarei stato vinto dalla legge? Ma non scherziamo! Erano solo trucchi da illusionista. Non ci penso nemmeno a ubbidire agli ordini degli altri. In guardia!" E si apprestò a colpire al viso. Scimmiotto, fuori di sé, balzò avanti roteando la sbarra e stava per abbatterla su di lui quando Guanyin gridò: "Fermo, so io come castigarlo!"

Sbucò dalla sua manica il terzo cerchio d'oro. "Ecco qua, è un tesoro che mi diede il Buddha in persona, quando dovevo trovare nelle terre dell'Est qualcuno che fosse in grado di mettersi in cerca delle scritture. I cerchi erano tre: Strizza, Spezza, Schizza. Spezza l'ho usato per Consapevole del Vuoto; Schizza è servito per quell'orso che ora fa il guardiano del Potalaka. Mi rimane Strizza, ed eccolo qui: andrà a beneficio di questo bell'impudente."

Che brava Guanyin! Agitò il cerchio contro vento e ordinò: "Cambia!" Il cerchio si divise in cinque cerchi diversi, che si gettarono sul ragazzo e gli circondarono il collo, i polsi e le caviglie.

"Fatti in là, Consapevole del Vuoto, che adesso recito l'incantesimo per stringere il cerchio d'oro."

"Ma pusa" gridò Scimmiotto atterrito, "che cosa ho fatto di male? Mi pare di avervi ubbidito meglio che potevo!"

"Sciocco, non reciterò la formula di Spezza, ma quella di Strizza. Ci rimetterà soltanto questo giovanotto."

Scimmiotto, rassicurato, si mise da parte a fare da spettatore.

La pusa atteggiò le dita nel modo prescritto e a lungo recitò a mente le sue formule. Il mostro dapprima si sfregò le orecchie, si tormentò le guance, e poi finì per gettarsi a terra e agitarsi qua e là senza ritegno. Erano di sicuro

Parole che raggiungono ogni cuore,

Ogni grano di sabbia; non si può

Sfuggire alla potenza della legge.

Se poi in fin dei conti non sapete come il mostro si sottomise alla legge, lo saprete ascoltando il seguito.