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051 NUDO COME UN VERME · IN CUI LA SCIMMIA DELLO SPIRITO RICORRE INVANO A MILLE ESPEDIENTI: NÉ L'ACQUA NÉ IL FUOCO RIESCONO A METTERE IL DIAVOLO IN DIFFICOLTÀ.

Vinto, a mani vuote, come ci ha detto il racconto, il Grande Santo Uguale al Cielo andò a sedersi sul Monte del Cappuccio d'Oro. Gli scendevano dagli occhi grosse lacrime e diceva: "Maestro, io speravo

Col favore del Buddha condividere

Con voi la vita, missione e destino,

Pietà e pensieri. Chi avrebbe creduto

Che avrei perso maestro e iniziativa?

A mani vuote, come potrò vincere?"

Scimmiotto si lamentò per un pezzo. Poi gli venne un pensiero: "Questo mostro mi conosce. Per apprezzare il mio modo di combattere, ha detto a un certo punto che non avevo perso lo smalto. Questa non è una creatura malefica ordinaria; sarà piuttosto una cattiva stella caduta dal cielo perché traviata da pensieri mondani. Chissà da dove viene. Mi occorrono informazioni."

Mediante la riflessione, Scimmiotto ritrovò la fiducia in sé stesso e riprese l'iniziativa: con una capriola nelle nuvole si catapultò alla porta meridionale del cielo. Subito gli venne incontro il re celeste Vasto Sguardo, che si inchinò e chiese: "Dove andate, grande santo?"

"Ho bisogno di vedere l'Imperatore di Giada per affari. Ma tu che fai qui?"

"Faccio il mio turno di guardia."

Ed ecco farsi avanti i quattro marescialli Ma, Zhao, Wen e Guan: "Scusateci di non esservi venuti incontro, grande santo. Facciamo subito preparare il tè."

"Non ho tempo" rispose Scimmiotto; e si congedò da Vasto Sguardo e dai marescialli, per recarsi difilato nella Sala delle Nuvole Misteriose. Là trovò i quattro precettori celesti Zhang Daoling, Ge Xianweng, Xu Jingyang e Qiu Hongji, sei ufficiali della costellazione del Sud e i sette dell'Orsa Maggiore: tutti gli vennero incontro e lo salutarono cerimoniosamente: "Che cosa vi conduce qui, grande santo? Avete forse portato a termine il vostro incarico di proteggere il monaco cinese?"

"No, è troppo presto. La strada è lunga e zeppa di diavoli: siamo solo a metà, e al momento siamo bloccati alla Caverna del Cappuccio d'Oro, sul monte che porta lo stesso nome. Un rinoceronte malefico ha imprigionato il mio maestro; ho avuto un duello con lui, ma dispone di poteri così grandi che mi ha tolto la mia sbarra cerchiata d'oro: adesso catturarlo è un bel problema. Credo che sia una cattiva stella piovuta nel mondo di Sotto, ma non so identificarla. Perciò ho bisogno di parlarne con l'Imperatore di Giada, per chiedergli ragione di questo intollerabile lassismo."

"Benedetta scimmia!" esclamò Xu Jingyang mettendosi a ridere. "Siete sempre il solito insolente."

"Non è insolenza. Dico quello che penso, e ho sperimentato che in questo modo è più facile venire a capo di molte cose."

"Non stiamo a discutere" tagliò corto Zhang Daoling. "Vi annunciamo."

"Vi ringrazio."

I quattro precettori celesti lo annunciarono subito nella sala d'udienza e lo introdussero ai piedi del trono di giada.

"Mi dispiace disturbarvi, vecchio mio" si scusò il Novizio tirando giù una riverenza. "Come sapete sono incaricato di proteggere il monaco cinese in cerca delle scritture al Paradiso dell'Ovest. Non vi starò a raccontare i vari fastidi che abbiamo incontrato. Al momento siamo arrivati sul Monte del Cappuccio d'Oro, dove un rinoceronte malefico ha chiuso il mio maestro nella sua tana e conta di mangiarselo, non so se ridotto a salume, bollito o cotto al vapore. Sono andato a cercarlo e ho combattuto con lui, ma quell'animale - che mi conosce ed è fortissimo - è riuscito a disarmarmi; a mani vuote mi sento proprio nudo come un verme. Sono venuto da voi perché sospetto che possa trattarsi di una cattiva stella caduta dal cielo. Supplico umilmente la vostra celeste maestà di accondiscendere, nella sua grande compassione, a esaminare il caso, decretare un'inchiesta per stabilire di quale stella si tratti e inviare truppe per rimettere le cose al loro posto. Vi scongiuro con timore e tremore."

E si inchinò molto profondamente: "È quanto mi sono permesso di sottomettere alla vostra attenzione."

Ge Xianweng, che si trovava accanto all'Imperatore di Giada, si mise a ridere: "Scimmia, com'è strano il tuo modo di fare! Arrogante all'inizio e rispettoso alla fine."

"Mentre parlavo mi è venuto in mente che sono appunto nudo come un verme, ed è meglio che stia accorto."

L'Imperatore di Giada prestò ascolto e diede al servizio di sorveglianza le seguenti istruzioni: "In conformità della supplica di Consapevole del Vuoto, condurre un'inchiesta in tutte le costellazioni e presso gli dèi sovrani di ciascuna casa, per appurare se qualcuno sia fuggito sulla terra spinto da pensieri mondani. Riferire sulla missione, non appena compiuta."

Il responsabile del servizio partì immediatamente per l'ispezione, e il grande santo lo accompagnò. Incominciarono dagli ufficiali agli ordini degli dèi re delle quattro porte del Cielo; proseguirono con le divinità delle varie categorie della costellazione dei Tre Recinti minori; poi i mandarini del Dipartimento Tuoni e Fulmini, Tao, Zhang, Xin, Deng, Gou, Bi, Pang e Liu. Infine percorsero i trentatré cieli: ma era tutto in ordine. Passarono in rassegna, una dopo l'altra, le ventotto case: le sette dell'Est, le sette dell'Ovest, le sette del Sud e le sette del Nord. Non un filo fuori posto. Si spinsero fino al sole, alla luna e ai cinque pianeti, e persino ai quattro astri in soprannumero. In tutto il cielo, non un solo pensiero mondano.

"Visti i risultati" concluse Scimmiotto, "vi ho disturbato per niente; sono molto imbarazzato. Ti prego, va a fare il tuo rapporto; io aspetto qui."

Mentre il capo del servizio di sorveglianza faceva rapporto, Scimmiotto occupava l'attesa componendo questi versi:

Felice tempo di bonaccia in cielo,

Dove brillan pacifiche le stelle.

Sembra la terra il regno della gioia:

Le asce di guerra restan sotterrate.

"Nessuna assenza da segnalare nelle costellazioni; tutte le sentinelle divine sono ai loro posti di guardia; nessuno pensa a disertare" riferì il caposervizio all'Imperatore di Giada, a conclusione della sua esauriente inchiesta.

"Proponi a Consapevole del Vuoto di scegliere qualche capitano celeste per catturare questo mostro del mondo di Sotto" decise il sovrano degli dèi.

I quattro precettori celesti uscirono subito dalla sala d'udienza per comunicare il decreto imperiale a Scimmiotto: "Grande santo, dal momento che non è coinvolta nessuna divinità del palazzo celeste, sua maestà ti concede l'insigne favore di invitarti a scegliere fra i capitani celesti chi possa catturare quel diavolo."

Il Novizio rifletteva a testa china: "Fra questi guerrieri del Cielo, non c'è mica molta gente che arrivi al mio livello. Quando penso a quei centomila uomini, con tutte le loro reti e nasse, che non furono capaci di mettermi sotto controllo... Dovettero tirar fuori dalla manica il piccolo santo Erlang, per farmi fronte. Che aiuto potrei cavare da questi mediocri?"

"I tempi cambiano" disse Xu Jingyang, che indovinava i suoi pensieri. "Ci sono tanti giovanotti in gamba. Lo dice anche il proverbio: una cosa caccia l'altra. Non vorrai disubbidire a un ordine imperiale! Fa pure le tue valutazioni, ma devi scegliere qualcuno, se non vuoi compromettere i tuoi affari."

"Se le cose stanno in questi termini, esprimi la mia profonda riconoscenza a sua maestà. Mi rendo conto che sarebbe imbarazzante contravvenire alle sue direttive. D'altronde mi dispiacerebbe aver tanto viaggiato per niente. Dovresti dire all'Imperatore di Giada che mi van bene il re celeste Li Porta Pagoda e il principe Nata. Almeno loro ne hanno, di armi per abbattere mostri. Staremo a vedere. Se riusciranno a catturare quell'animale, sarà una bella fortuna; in caso contrario, decideremo sul campo."

Il precettore celeste riferì all'imperatore, che ordinò a Li padre e figlio di soccorrere Scimmiotto alla testa di un'armata celeste. Quando si presentarono da lui, egli disse al precettore celeste: "Sono molto riconoscente all'Imperatore di Giada, ma avrei ancora una cosa da chiedere: mi servirebbero un paio di duchi del tuono. Capisci? Quando ingaggeremo battaglia potranno fulminare il mostro dall'alto, dandogli una botta sulla testa. Non ti sembra una buona idea?"

"Ma certo. Provvediamo subito" rispose ridendo il precettore; e ne riferì all'imperatore, che ordinò agli uffici del nono cielo di inviare i duchi del tuono Deng Hua e Zhang Fan ad assistere i re celesti nella cattura del mostro.

La spedizione uscì dal portale sud e in breve arrivò a destinazione.

"Questo è il Monte del Cappuccio d'Oro; siamo arrivati" disse Scimmiotto. "Ora dovete decidere chi darà battaglia per primo."

Il re celeste Li abbassò la sua nuvola, dispose le truppe sul fianco della montagna e, con la dovuta ponderazione, rispose: "Come sapete, grande santo, mio figlio Nata ha al suo attivo l'abbattimento dei diavoli delle novantasei caverne, è un esperto in trasformazioni ed è munito di eccellenti armi anti-diavolo. Converrà che il primo sfidante sia lui."

"Va bene" rispose Scimmiotto. "Lo accompagnerò in veste di ricognitore."

Nata raccolse le sue possenti energie, balzò sulla montagna e si diresse all'ingresso della grotta in compagnia del grande santo; trovarono l'ingresso deserto ed ermeticamente sbarrato.

"Apri, diavolo maledetto!" gridò Scimmiotto. "Rendimi il mio maestro!"

Il portinaio andò ad annunciare: "Maestà, Scimmiotto il Novizio è arrivato in compagnia di un giovanotto per sfidarvi a battaglia."

"L'ho già disarmata, quella scimmia" si disse il diavolo. "Poiché a mani vuote non può combattere, avrà cercato rinforzi." E ordinò: "Portatemi le armi!"

Lancia alla mano, uscì a vedere: si trovò davanti un ragazzo molto vigoroso e di straordinaria bellezza. Guardate:

Bel volto come giada levigata,

Candidi denti scintillano in bocca,

Lanciano gli occhi fieri sguardi, riccioli

Di capelli ne adornano la fronte.

Ardono fiamme intorno alla cintura,

Brilla il vestito dai riflessi d'oro.

Reca uno specchio appeso sopra il petto,

Gli stivali da guerra sono uniti

All'armatura. Modesta statura,

Ma di voce potente: questo è Nata

Il tremendo, protettor dei tre cieli.

Quando lo vide, il diavolo scoppiò a ridere: "Tu sei il terzo figlio del re Li, quel bamboccio di Nata. Perché vieni a far chiasso alla mia porta?"

"Perché semini disordine, maledetto diavolo" rispose il principe. "Perché ti sei impadronito del santo monaco delle terre dell'Est. L'Imperatore di Giada mi manda ad arrestarti."

"C'è sotto lo zampino di Scimmiotto" replicò il mostro infuriato. "Certo, il monaco l'ho io. Ma tu, ragazzino, che cosa credi di valere nelle arti marziali per parlarmi con tanta arroganza? Non scappare, assaggia la mia lancia."

Il principe lo fronteggiò brandendo la sciabola per decapitare gli esseri malefici. Mentre venivano alle mani, gridò: "Dove siete, duchi del tuono? Fatevi sotto, datemi una mano!"

Deng e Zhang si fecero subito avanti su un raggio luminoso. Quando li vide pronti a entrare in azione, il principe si trasformò in guerriero con tre teste e sei braccia, con un'arma diversa in ogni mano. Stava per abbatterle tutte su quel diavolo, quand'egli a sua volta si presentò con tre teste e sei braccia, brandendo tre lunghe lance. Allora il principe usò la sua tattica di sterminatore di mostri, gettando in aria le sue armi: sciabola per decapitare, spada per forare, laccio per legare, mazza per schiacciare, mazzapicchio traforato e ruota di fuoco. Con un potente grido le moltiplicò per dieci, per cento, per mille, per diecimila, e tutta questa roba cadeva sulla testa del mostro come una grandinata. Ma lui non perse la calma: impugnò il cerchio dal candore sfavillante e lo lanciò in alto gridando: "Afferra!" Esso ridiscese sibilando e aspirò tutto quel visibilio di armi. Nata si ritrovò disarmato e dovette cercare scampo nella fuga. Il re diavolo trionfava.

Su per aria, i due duchi del tuono se la ridevano sotto i baffi: "Meno male che ci siamo resi conto in tempo della situazione, e ci siamo guardati bene dal lanciare fulmini. Se ci avesse portato via anche quelli, con che faccia saremmo ritornati davanti a sua celeste maestà?"

Scesero anche loro dalle nuvole e raggiunsero il principe sul versante sud, dov'era accampato il re Li: "Quel diavolo dispone di enormi poteri!"

"Ha quell'anello, nient'altro" intervenne Scimmiotto ridendo. "Chissà che cos'è quel tesoro che aspira tutto."

"Il grande santo è un bell'incosciente!" gridò indignato Nata. "Abbiamo perduto le armi e siamo stati messi in rotta per colpa tua. Ci troviamo nei guai fino al collo, e tu ridi!"

"Ti pare che io non mi trovi nei guai? Ma dal momento che piangere non risolve niente, tanto vale ridere."

Il re celeste intervenne da moderatore: "Adesso che si fa?"

"Pensateci su anche voi" disse Scimmiotto. "Il mezzo per catturarlo sarà qualcosa che quell'anello non possa aspirare."

"Il meglio dovrebbero essere l'acqua e il fuoco" suggerì il re. "Dice l'adagio: acqua e fuoco, chi li ferma?"

"Giusto!" esclamò Scimmiotto. "Sedetevi qui tranquilli, mentre torno a fare un giretto al piano di sopra."

"Che cosa ci tornate a fare?" chiesero i duchi del tuono.

"Non farò perdere tempo all'Imperatore di Giada. Andrò al Palazzo di Rosso Splendore e chiederò al signore del pianeta della Virtù del Fuoco di portare qui un fuoco che bruci il mostro, o almeno neutralizzi l'anello e ci consenta la cattura. Voi non potete ritornare a casa senza le vostre armi, e quanto a me devo tirar fuori il mio maestro da questa prova."

"Non perdiamo altro tempo" disse il principe, che gradiva molto la proposta. "Preghiamo tutti il grande santo di partire senza indugio. Noi aspettiamo qui."

Scimmiotto ritornò dunque alla porta meridionale del Cielo. Vasto Sguardo e i suoi quattro capi-guardia lo accolsero chiedendo: "Perché ritornate, grande santo?"

"Il re Li ha mandato a combattere suo figlio, ma quel mostro ha disarmato anche lui. Voglio chiedere aiuto al signore dell'astro della Virtù del Fuoco."

I quattro generali non osarono trattenerlo.

Giunto al Palazzo di Rosso Splendore, le divinità del dipartimento Fuochi lo andarono ad annunciare: "Vostra Signoria, è arrivato Scimmiotto Consapevole del Vuoto, e vorrebbe essere ricevuto."

Il signore della Virtù del Fuoco, Tre Soffi del Sud, si aggiustò la veste e gli si fece incontro: "Siamo già stati ispezionati dal servizio di sorveglianza; qui è tutto in ordine, nessuno ha pensieri mondani per la testa."

"Non si tratta di questo. Avremmo bisogno di aiuto, io e i due Li; anche il principe Nata è rimasto disarmato."

"Nata è la divinità che presiede la grande assemblea dei Tre Podii; ha immensi poteri e ha già abbattuto i diavoli delle novantasei caverne. Se lui non ce la fa, che aiuto potrebbe dare un dio insignificante come me?"

"Ne abbiamo discusso con il re Li: fra cielo e terra, nessuna forza è paragonabile a quelle dell'acqua e del fuoco. Il mostro possiede un anello che strappa alla gente quello che ha in mano. Non ci posso giurare, ma dal momento che il fuoco distrugge tutto, pensavo che il dipartimento Fuochi dovrebbe riuscire a bruciare quel mostro e liberare il mio maestro da questa prova."

Il signore del pianeta della Virtù del Fuoco fece l'appello delle milizie del dipartimento e accompagnò Scimmiotto sul versante meridionale del Monte del Cappuccio d'Oro, dove si trovarono con Li e con gli altri.

"Grande santo" propose Li, "dovreste ritornare a provocarlo. Io ingaggerò battaglia, e quando tirerà fuori quel maledetto anello indietreggerò e lascerò il campo ai nostri amici del dipartimento Fuochi, perché facciano il loro mestiere."

"D'accordo, andiamo" rispose ridendo Scimmiotto.

Virtù del Fuoco si mise in agguato su un picco, con il principe e i duchi del tuono, tutti pronti a intervenire.

Scimmiotto, giunto davanti alla Grotta del Cappuccio d'Oro, incominciò a gridare: "Apri! Sbrigati a rendermi il mio maestro!"

Il padrone della grotta venne subito avvertito: "Ecco Scimmiotto che ritorna."

Il diavolo uscì alla testa dei suoi e apostrofò il Novizio: "Brutta scimmia, chi mi hai portato questa volta?"

Li Porta Pagoda tuonò: "Ma come, non mi conosci, maledetta creatura?"

Il re diavolo si mise a ridere: "Ecco qua il buon re Li. Suppongo che tu venga a vendicare tuo figlio e a ricuperare le sue armi."

"Proprio così; e inoltre a catturarti e a liberare il monaco cinese. Non tirarti indietro: in guardia!"

La creatura evitò una sciabolata con un balzo da lato e vibrò la sua lancia. Che magnifico duello all'ingresso della caverna! Che spettacolo!

Il re celeste dà fendenti di sciabola, il mostro risponde con la lancia; l'uno divinità inviata dal sovrano degli dèi, l'altro orribile creatura annidata sul Monte del Cappuccio d'Oro. L'uno dispiega la sua arte militare per opprimere la legge del Buddha, l'altro lo combatte per liberare il maestro dal pericolo. Il re celeste solleva sabbia e pietre, il diavolo terra e polvere. La terra sollevata è tanta da immergere l'universo nelle tenebre, la sabbia da intorbidare fiumi e mari. È per il monaco cinese che vuole salutare il Beato, che i due combattono con tanta energia.

Visto che il duello era avviato, Scimmiotto balzò sul picco e avvertì Virtù del Fuoco: "Attenzione! Sta arrivando il momento cruciale, quando il mostro tira fuori l'anello."

In effetti il re celeste balzò indietro e fuggì su una luminosità di buon augurio. Dal suo osservatorio Virtù del Fuoco trasmise agli dèi del dipartimento l'ordine di entrare in azione. Fu una scena terribile: che fuoco!

Dice un classico: "Il Sud è l'essenza del fuoco." Una scintilla basta a incendiare diecimila arpenti di risaia. Perché Tre Soffi, con la sua potenza, fa scaturire il fuoco in mille posti diversi. Ci sono lance di fuoco, sciabole di fuoco, archi di fuoco e frecce di fuoco: ogni servizio ha la sua arma. In alto volano gracchiando i corvi di fuoco. Sulla montagna galoppano i cavalli di fuoco. Topi incandescenti e draghi fiammeggianti corrono in giro a coppie. Gli uni sputano fiamme ardenti che arroventano a mille leghe, gli altri soffiano un fumo denso che oscura il cielo. Vengono rovesciati i carri di fuoco e i vasi di fuoco. Stendardi di fuoco agitano tutto il cielo di nubi iridate, bastoni di fuoco incendiano la terra.

Non pensate a Ning Qi che frustava i suoi buoi, o all'incendio della Rupe Rossa: è tutt'altra cosa. Questo è fuoco del cielo, ben più terribile del fuoco ordinario: persino il vento è diventato incandescente.

Ma il diavolo non si scompose. Lanciò in aria l'anello, che ricadde aspirando tutto quanto in una gran succhiata: draghi, cavalli, topi, corvi, lance, sciabole, archi e frecce. Tutto ciò scomparve dentro quel cerchio magico. Il mostro raccolse le sue truppe e se ne tornò a casa in trionfo.

Il signore della Virtù del Fuoco, reggendo in mano una bandiera divenuta inutile, riunì i suoi ufficiali sul lato sud della montagna per conferire con il re celeste e con Scimmiotto: "Grande santo, questa creatura malefica è unica nel suo genere. E adesso che ho perso tutto il mio equipaggiamento, chi mi salva?"

"Signori, non prendetevela" rispose ridendo il Novizio. "Aspettatemi, che torno subito."

"Dove conti di andare?" chiese il re celeste.

"Questa creatura non teme il fuoco; ma probabilmente l'acqua gli fa un effetto diverso. L'acqua vince il fuoco, dice l'adagio. Farò un salto dal signore del pianeta della Virtù dell'Acqua, perché inondi la grotta e affoghi il mostro. Così ricupereremo la vostra roba."

"Il piano è buono, ma temo che affogherà anche il vostro maestro."

"Pazienza. So come rianimarlo, se affoga. Scusate, ma è meglio che non perda tempo."

"Andate, andate!" esortava Virtù del Fuoco.

Il grande santo, con una capriola nelle nuvole, si recò questa volta alla porta settentrionale del Cielo. Lo accolse il re celeste Sa Tutto: "Dove vai, grande santo?"

"Vado al Palazzo Cupa Distesa a trovare il signore della Virtù dell'Acqua; gli devo parlare d'affari. Tu che fai qui?"

"Faccio il mio turno di guardia."

Comparvero i quattro marescialli celesti Pang, Liu, Gou e Bi, che salutarono il Novizio e lo invitarono a bere il tè.

"Non vi disturbate" rispose lui. "Devo sistemare un affare urgente."

Si congedò e corse al Palazzo Cupa Distesa, pregando gli dèi del dipartimento Acque di annunciarlo d'urgenza.

"È arrivato il Grande Santo Uguale al Cielo."

Il signore della Virtù dell'Acqua spedì subito tutti i re draghi a ispezionare i quattro mari, i cinque laghi, gli otto fiumi, i quattro corsi d'acqua, i tre canali, i nove affluenti, senza trascurare pozzi, ruscelli e pozzanghere. Poi si raddrizzò il berretto, strinse meglio la cintura e uscì ad accogliere Scimmiotto davanti al palazzo. Mentre lo invitava a entrare disse: "Abbiamo avuto quella richiesta di ispezione del servizio di sorveglianza, caso mai nel nostro dipartimento si trovi qualche dio con grilli mondani per la testa. La verifica è ancora in corso."

"Non credo che il mio diavolo sia una divinità acquatica; ha poteri troppo estesi. Ho avuto l'aiuto di Li e di suo figlio, assistiti da due duchi del tuono, ma sono stati disarmati con un cerchio magico. In mancanza di meglio ho chiesto aiuto al signore della Virtù del Fuoco, che è venuto con i suoi; ma purtroppo quell'anello gli ha portato via draghi e cavalli. Di solito, chi non teme il fuoco teme l'acqua. Perciò vengo a chiedervi se mi potete aiutare con i vostri mezzi. Oltre a salvare il mio maestro, bisogna ricuperare tutta l'attrezzatura che è caduta nelle mani di quell'animale."

Virtù dell'Acqua ordinò subito al Conte del Fiume Giallo di accompagnarli per dare aiuto. Il conte si cavò dalla manica una ciotola di giada bianca: "Questo è il recipiente per l'acqua che ho a portata di mano. Spero che basti."

"Quella tazza da tè?" obiettò Scimmiotto. "Come farete ad annegarci un diavolo?"

"Eminente santità, è una tazza sufficiente a contenere l'acqua di tutto il Fiume Giallo quando è in piena."

"Non mi rendevo conto. Allora basterà riempirla a mezzo" rispose allegro Scimmiotto.

Si recarono al fiume, riempirono la ciotola a metà e si recarono sul versante meridionale del Monte del Cappuccio d'Oro, dove ritrovarono la bella compagnia. Tutti si misero a descrivere e commentare i recenti avvenimenti.

"Non stiamo a entrare in tanti particolari" tagliò corto Scimmiotto. "Adesso il conte deve venire con me. Quando griderò di aprire, non appena l'uscio si socchiude lui rovescerà l'acqua, senza stare ad aspettare altro: affogheremo tutta la nidiata. Poi io andrò a ripescare il cadavere del mio maestro e lo rianimerò."

Il conte ubbidì. Girarono intorno al monte fino all'ingresso della grotta. Il portinaio, non appena riconobbe la voce di Scimmiotto, avvertì subito il padrone: "Riecco Consapevole del Vuoto."

Il diavolo uscì con lancia e anello. Ma quando la porta cigolò sui cardini, il conte vuotò la sua tazza. Come vide l'acqua, il mostro lasciò cadere la lancia, impugnò l'anello e richiuse precipitosamente la porta. L'acqua si avviò ribollendo giù per il monte; Scimmiotto e il conte ebbero appena il tempo di catapultarsi sulla cima più alta. Anche gli dèi dovettero raggiungerli e rimasero a guardare lo spettacolo di quei flutti che montavano e turbinavano in modo spaventoso. Che inondazione!

Sta in un cucchiaio e può riempire gli abissi insondabili; perché l'acqua, divinamente mobile e irrequieta, percorre ogni strada, scorre in ogni rigagnolo, gonfia ogni fiume. Ascoltate il suo rombo che fa tremare la vallata, guardatela prorompere fino al cielo! Il suo rumore è più imponente del tuono.

Una marea alta mille tese si ingolfa nelle strade, diecimila strati di onde vanno all'attacco delle rupi, con un acciottolio di sassolini di giada, con schiocchi di corde spezzate.

L'acqua si rompe contro le rocce, sputa tutti i denti e rifluisce in gorghi infiniti. Si insinua in tutte le cavità, fa di ogni burrone un torrente in piena.

"Che disastro!" esclamava Scimmiotto allarmato. "Nella grotta non entra, e sta invece inondando la campagna. Che cosa possiamo fare?" E chiedeva al conte di sbrigarsi a raccogliere tutta quell'acqua.

Ma lui rispondeva: "La mia umile divinità non può farci niente: la so versare ma non raccogliere. Lo dice anche il proverbio: acqua sparsa non la ripigli."

Tuttavia le montagne sono alte e l'acqua cade in basso: in breve torrenti e fossi se la portarono via.

A questo punto si videro ricomparire i mostriciattoli davanti alla grotta: gridavano, sgambettavano, facevano i bulletti tendendo i pugni e agitando bastoni. In breve ripresero i loro giochi in perfetto buonumore.

"Abbiamo perso tempo" fece notare il re celeste. "L'acqua non li ha neanche inumiditi."

Arrabbiato e incapace di contenersi, Scimmiotto corse verso la porta gridando: "Dove andate voialtri? In guardia!"

I mostriciattoli, spaventati, lasciarono cadere le loro cose e corsero a rifugiarsi in casa: "Maestà, ci picchia!"

Il re diavolo si fece sull'uscio con la sua lancia in mano: "Brutta scimmia sfacciata! Hai fallito in tutti i modi, non ti sono serviti né il fuoco né l'acqua. Se mi torni davanti, è proprio perché vuoi che ti spacci."

"Ti sbagli, figliolo: la pelle ce la rimetterai tu, non io. Vieni qui a prendere le sberle che ti toccano."

"Non imbrogliamo le carte" sogghignò il mostro. "Non hai che i pugni da opporre alla mia lancia. E sono i poveri pugni di una bestiola tutta pelle e ossa, grandi come noci secche. Va bene, lascerò da parte la lancia e ti offrirò una partita di pugilato. Ora ti do una bella lezione."

"Ben detto!" fece Scimmiotto ridendo. "Fatti sotto."

Il diavolo rimboccò il vestito e si mise in posizione, levando due pugni grossi come le mazze di ferro che si usano per spremere l'olio. Scimmiotto molleggiò sulle gambe e partì all'attacco con una gragnola di colpi. Che match!

Volteggiano intorno, si colpiscono a piedi uniti. Mirano al petto e alle costole, colpiscono il cuore e la milza. Assumono la posizione dell'immortale che addita il cammino, poi quella di Laozi che cavalca la gru. Il più impegnativo è il colpo della tigre affamata che si getta sulla preda, il più insidioso quello del drago che si attorce nell'acqua.

Il diavolo fece il caimano che si rigira, il grande santo il cervo che perde le corna [...](44) Al colpo di Guanyin col palmo della mano, il Novizio oppone il colpo di piede dell'arhat. Il diretto lungo non ha la stessa forza del gancio corto. Combattono per varie diecine di riprese con molta perizia e senza debolezze.

Erano talmente virtuosi che il re Li urlava come un tifoso, e Virtù del Fuoco applaudiva. I duchi del tuono e il principe Nata, alla testa delle truppe celesti, si erano messi in posizione, pronti a lanciarsi al salvataggio di Scimmiotto. Nell'altro campo la folla dei mostri agitava le bandiere e batteva sui tamburi, pronta a soccorrere il suo re con spade e lance brandite.

Resosi conto di quanto fosse tesa la situazione, Scimmiotto si strappò un ciuffo di peli, li sparpagliò intorno e gridò: "Trasformazione!"

Subito una quarantina di scimmiottini si gettarono sul mostro per immobilizzarlo, tenendogli le gambe, afferrandolo alla vita, mettendogli le dita negli occhi, tirandolo per i capelli. La creatura fu colta dal panico e tirò fuori l'anello; allora Scimmiotto e il re celeste fuggirono su una nuvola e rimontarono in vetta. Il diavolo gettò in aria il cerchio, che ricadde aspirando tutti gli Scimmiotti ritrasformati in peli, e rientrò per festeggiare allegramente la vittoria.

"Il grande santo è sempre il migliore!" gridò il principe. "Questo incontro di pugilato è stato un vero lavoro di ricamo, fiori su broccato. E la dimostrazione del tuo metodo di moltiplicazione del corpo è stata perfetta."

"Signori, voi che vi siete trovati a fare da spettatori" chiese Scimmiotto, "che cosa pensate delle prestazioni di quella creatura confrontate con le mie?"

"Pugno impreciso, gioco dei piedi più lento" rispose il re Li; "non ha la tua iniziativa e prontezza di riflessi. Quando hai usato la moltiplicazione, ha dato segni di smarrimento. Ecco perché non se la cava mai senza ricorrere alla sua risorsa segreta, quell'anello magico."

"Già; se non fosse per quel cerchio, non sarebbe difficile metterlo sotto" commentò Scimmiotto.

"Bisogna portargli via quella roba. Poi provvederemo noi a catturarlo" dissero Virtù dell'Acqua e il conte del fiume.

"Ma come si fa? Bisognerebbe rubare."

"Se c'è di mezzo il rituale del furto" fecero i duchi Deng e Zhang sghignazzando, "il nostro grande santo è la massima autorità. Ricordate come fecero sensazione a suo tempo il furto del vino imperiale, lo sgraffignamento delle pesche, il ratto del fegato di drago e del midollo di fenice, senza parlare dell'elisir del signore Laozi. Un talento incomparabile. Chi altri potremmo assumere per svolgere un lavoretto di questo genere?"

"Ben detto; del resto le chiacchiere non costano niente" replicò Scimmiotto. "Se la pensate così, mettetevi seduti e io andrò a vedere che cosa si può fare."

Il grande santo balzò giù dalla vetta, si avvicinò con discrezione all'ingresso della caverna e si mutò in una bella moschina molto elegante:

Con ali più sottili di membrane

Di bambù, con un corpo più piccino

Del cuor di un fiore, zampe non più grosse

Di un pelo ed occhi scintillanti. Abile

A seguire gli odori, a navigare

Su ogni alito di vento. Non è in grado

Di far segnare un peso alla bilancia,

Ma possiede il suo lato utile e amabile.

Si accostò con volo leggero a una fessura e scivolò all'interno. I mostri grandi e piccoli si accalcavano là dentro, e cantavano o danzavano. Il vecchio re troneggiava in alto. Davanti a lui erano stati serviti in tavola serpenti in spezzatino, cacciagione, zampe d'orso, gobbe di cammello, verdure e frutta della montagna. Da vasi di porcellana verde celadon si versavano tazze e tazze ricolme di cumis di capra e di profumato vino di palma.

Scimmiotto si mescolò alla folla dei mostriciattoli assumendo l'aspetto di uno spirito con la testa di tasso, e pian piano si avvicinò al trono: ma per quanto scrutasse in giro, non vide quel cerchio da nessuna parte. Allora sgattaiolò dietro il trono e penetrò nella sala posteriore: appesi in alto, sotto le volte, i draghi di fuoco gemevano e i cavalli di fuoco emettevano lamentosi nitriti. A un tratto scorse la sua sbarra di ferro appoggiata al muro. Corse ad afferrarla, riprese il suo aspetto e avanzò tra la folla mulinandola per aprirsi un passaggio. Tutti furono presi dal panico. Il re diavolo non fece in tempo a reagire: prima che si rendesse conto della situazione, Scimmiotto si era già aperta una via sanguinosa fino alla porta.

Tanta fiducia ha in sé che di sorpresa

Coglie il mostro e ricupera il randello.

Se poi, in fin dei conti, non sapete come andarono le cose, ascoltate il seguito.