Come ci ha narrato il racconto, Scimmiotto e Porcellino, mentre si apprestavano a ricorrere alla magia per immobilizzare le dame di corte, udirono all'improvviso il mugghiare del vento e il grido di Sabbioso. Volsero la testa, e il monaco cinese era scomparso.
"Chi lo ha portato via?" chiese il Novizio.
"Una donna ha sollevato il colpo il vento e ha rapito il maestro" rispose Sabbioso.
Scimmiotto balzò sulle nuvole e scrutò nelle quattro direzioni facendosi solecchio con la mano: verso nord ovest vide un turbine di polvere che si allontanava.
"Fratelli!" gridò subito. "Venite su, inseguiamoli!"
Porcellino e Sabbioso gettarono precipitosamente i bagagli sul dorso del cavallo e tutti insieme con un sibilo salirono in cielo.
La dame del regno dei Liang dell'Ovest, sbigottite, caddero in ginocchio nella polvere: "Sono arhat che salgono in cielo in pieno giorno: vostra maestà ha visto con i suoi occhi. Quel fratello imperiale dev'essere un monaco della Meditazione che ha conseguito il Tao: i nostri occhi terrestri non hanno saputo riconoscerlo, e l'hanno scambiato per un bell'uomo qualunque del paese di mezzo. Ci siamo sbagliate, le nostre speranze non avevano fondamento. Vogliate risalire in carrozza; sarà meglio che ritorniamo a casa."
E la regina, piena di vergogna, se ne tornò nella sua città, dove noi la lasceremo.
Intanto Scimmiotto e i suoi compagni inseguivano il turbine; lo videro giungere a un'alta montagna, dove il vento cessò e la polvere ricadde. Non avevano individuato il preciso rifugio dell'essere malefico e perciò, scesi dalle nuvole, si diedero a perlustrare i dintorni. In breve notarono sul pendio una grande roccia di granito che rifletteva il sole al tramonto e aveva la forma di un grande paravento; la aggirarono, tenendo il cavallo alla briglia, e scoprirono che nascondeva una porta a due battenti su cui erano scritti sei grandi caratteri:
MONTAGNA DEL NEMICO MORTALE - GROTTA DEL PI PA
Porcellino corse avanti, da quello sventato che era, per sfondare i battenti a colpi di rastrello; ma Scimmiotto lo trattenne in tempo: "Calma, fratellino. Abbiamo seguito il turbine in questa zona e abbiamo scoperto questa porta, ma non siamo sicuri che ci sia un nesso fra le due cose. Se sfondassimo la porta sbagliata, non ne caveremmo che grane. Prima di metterci all'opera, converrà che voi ritorniate con il cavallo al di là dello schermo di pietra e aspettiate che io raccolga informazioni."
"Giusto!" esclamò Sabbioso. "È quello che si dice pestar duro con finezza, affrettarsi con comodo."
I due ritornarono indietro con il cavallo. Scimmiotto fece un passo magico, recitò un incantesimo e con una scossa si trasformò in un'ape. Eccola:
Ali sottili che il vento scompiglia,
Livrea splendente, una tromba curiosa
Ed indiscreta, polline sul dorso,
Un aculeo aggressivo e velenoso.
Costa lavoro fabbricare miele!
Vola e torna, modesta e infaticabile.
Ma quest'ape ha un suo piano di battaglia,
Mentre vola danzando verso l'uscio.
Scimmiotto si insinuò attraverso una fenditura del battente, superò anche la porta interna e vide il mostro femmina seduto sotto un chiosco fiorito e circondato da servette in abiti ricamati a vivaci colori, pettinate con i capelli in due crocchie. Tutte cianciavano allegre di chissà che cosa. Scimmiotto si posò discreto sullo stipite della porta, donde poteva ascoltare a suo agio, e vide giungere due ragazze con i capelli in disordine, raccolti evidentemente in fretta e furia. Ciascuna portava un piatto caldo di panini cotti al vapore: "Signora, questi sono farciti di carne umana, e quest'altri di formaggio di soia."
"Ragazze, accompagnate qui il fratello imperiale" disse sorridendo l'orchessa.
Varie servette si diressero verso il fondo e ne ritornarono sostenendo il monaco cinese. Il maestro aveva il volto cereo, le labbra pallide e gli occhi rossi gonfi di lacrime. "Santo cielo, me lo avrà avvelenato" sospirò Scimmiotto.
L'orchessa gli andò incontro e lo prese per un braccio, scoprendo le sue dita fini come cipolline primaverili: "Rinfrancatevi. Qui non possiamo offrirvi il lusso e la ricchezza del palazzo della regina dei Liang, ma troverete tutta la quiete necessaria per pregare il Buddha e leggere i sutra. Con la mia compagnia, avrete cent'anni garantiti di vita armoniosa."
Tripitaka taceva.
"Smettete di tormentarvi" riprese l'orchessa. "So che al banchetto della regina non avete bevuto né mangiato, ma ora dovete rimettervi in forze. Scegliete fra questi piatti quello che preferite: uno è vegetariano, l'altro non lo è."
Tripitaka era irresoluto: "Devo tacere e rifiutare di mangiare? Ma questa non è la regina, che se non altro era una persona di buone maniere; questa è un'orchessa, a cui potrebbe saltare il ticchio di ammazzarmi. Che fare? I miei discepoli non sanno neppure in che mani sono caduto. Se mi uccide, non avrò sprecato la mia vita per niente?" Per quanto si arrovellasse, non vide altra soluzione che raccogliere tutto il suo coraggio e aprir bocca: "Di che cosa sono imbottiti?"
"I panini vegetariani sono imbottiti di soia, gli altri di carne umana."
"Il vostro povero monaco preferisce il piatto vegetariano."
"Ragazze" disse l'orchessa sorridendo, "portate del tè caldo e servite a monsignore i panini di magro."
Una delle servette pose rispettosamente davanti al reverendo una tazza di tè profumato. L'orchessa ruppe un panino e glielo porse. Lui rese la cortesia offrendole un panino non vegetariano, ma senza spezzarlo. La sua ospite si mise a ridere: "Perché non lo spezzate, fratello imperiale?"
"Come monaco, non oso spezzare un pane che contiene carne."
"Quando vi davate da fare nel Fiume della Maternità eravate meno scrupoloso. E io ho pur tastato il colaticcio di soia che mangiate voi."
"Va nel fiume acqua lustrale" rispose Tripitaka; "e la soia non fa male."(45)
A sentire la piega che stava prendendo la conversazione, Scimmiotto temette che il maestro finisse per mettere in pericolo la sua vera natura. Perciò riprese la propria forma, brandì la sua sbarra e tuonò: "Bestia immonda, un po' di contegno!"
Come lo vide l'orchessa sputò un pennacchio di fumo che riempì tutto il chiosco e ordinò alle ragazze di portar via Tripitaka. Afferrò quindi un tridente d'acciaio e lo aggredì urlando: "Scimmia svergognata! Ti infili in casa mia a fare il guardone. Ora sta fermo e prenditi una bella forchettata dalla tua vecchia mamma!"
Il grande santo parò il colpo e combatté arretrando, in modo da attirarla all'aperto. Porcellino e Sabbioso aspettavano davanti allo schermo di pietra. Quando vide che lo scontro era incominciato, Porcellino passò la briglia al compagno e gli disse: "Sabbioso, sorveglia bagagli e cavallo, che io vado a dare una mano."
Il bravo bestione alzò il rastrello a due mani e partì alla carica gridando: "Fatti in là, fratello; fammi picchiare questa puttanona."
La quale, alla vista del nuovo avversario, ricorse a un trucco: gettò un grido, lanciò fumo dalla bocca e fuoco dalle narici, e venne avanti roteando il suo tridente con una tale velocità che non si capiva quante mani avesse. Gli assalti di Scimmiotto e di Porcellino si arrestarono davanti a quel visibilio di colpi di punta e di taglio.
"Sei un bell'imbranato, Consapevole del Vuoto" gridava l'orchessa. "Io so chi sei, ma tu non mi conosci. Non lo sai che mi teme anche il tuo Buddha del Monastero del Colpo di Tuono? Poveri meschini, che cosa credete di fare? Fatevi sotto, che riceverete una batosta come si deve!"
Fu uno scontro memorabile:
La forza dell'orchessa si contrappone alla collera di Scimmiotto. L'Ammiraglio dei Canneti Celesti, avido di gloria, mostra le sua capacità con il rastrello. Lei fa fuoco e fiamme, e rotea il tridente con molte mani; gli avversari balzano nelle nuvole veloci e potenti.
Tutto ciò perché l'orchessa cerca un compagno, mentre il monaco non acconsente a cederle la sua essenza primaria. È la lotta senza quartiere dello yin e dello yang mal assortiti. Lo yin, nutrito nella quiete e nel buio, si agita perché aspira alla gloria; invece lo yang aspira alla quiete, evita i desideri e si mantiene puro. Fra i due non c'è concordia; il tridente gioca il tutto per tutto contro il rastrello e la sbarra. Il rastrello è potente e la sbarra ancor più, ma il tridente d'acciaio della donna rende dente per dente. Nessuno vuol cedere sul Monte del Nemico Mortale, non si dà quartiere nella Grotta del Pi Pa! Lei si rallegra di aver trovato un compagno nel monaco cinese, ma loro sono ben decisi a ricondurre il reverendo alla ricerca dei veri sutra. Una battaglia che muove cielo e terra, oscura gli astri di giorno e di notte, fa tremare le stelle.
Lo scontro a tre proseguì per un bel pezzo senza vinti né vincitori, finché la creatura ricorse al colpo segreto del dardo che rovescia il cavallo: diede un balzo e colpì Scimmiotto sotto la pelle del cranio, senza che lui se ne rendesse conto.
"Ahi!" urlò il ferito; e l'insopportabile dolore lo costrinse a rompere il contatto e a fuggire. Porcellino vide che le cose si mettevano male e batté in ritirata anche lui, trascinandosi dietro il rastrello. L'orchessa vittoriosa ripose il suo tridente.
Scimmiotto si stringeva la testa fra le mani, con la fronte aggrottata e il viso deformato dal dolore. Gemeva: "Che male tremendo!"
Porcellino gli chiese: "Fratello, che cosa ti è successo per tirarti indietro nel bel mezzo del tafferuglio?"
"Sapessi che male mi fa" diceva Scimmiotto stringendosi la testa.
"È un attacco di emicrania?"
"Nemmeno per sogno."
"Ma non sei ferito. Da dove viene, il tuo mal di testa?"
"Non ne posso più!" gemeva Scimmiotto. "Quando si è vista in difficoltà con il tridente ha fatto un balzo e mi ha punto la testa, non so come. E mi ha provocato un dolore tale che mi sono dovuto ritirare."
"Altre volte ti sei vantato della tua zucca dura trasmutata" osservò ridendo Porcellino. "Come mai questa volta non sai resistere a una punzecchiatura?"
"La mia testa è stata trasmutata davvero; e quando in cielo volevano decapitarmi, ce la misero tutta, con sciabola, ascia, mazza, spada; poi Laozi mi mise a cuocere in forno per quarantanove giorni, e io ne uscii senza fare una piega. Mi chiedo che cos'abbia fatto quella donna alla mia testa."
"Togli la mano, fammi vedere. Non c'è niente di rotto?"
"Non mi pare."
"Torno giù nel regno dei Liang a procurarmi qualche pomata lenitiva."
"A che servono le pomate? Non ho gonfiori né tagli."
"Fratello" replicò Porcellino sghignazzando, "me la cavavo meglio io quand'ero incinto. A me si gonfiava la pancia, a te si gonfia la testa; forse perché tu sei più intelligente."
"Non è il caso di scherzare" intervenne Sabbioso. "Nostro fratello è ferito alla testa, non sappiamo nemmeno se il maestro è ancora vivo e sta scendendo la notte. Che facciamo?"
"Il maestro non ha niente" riferì Scimmiotto. "Mi ero trasformato in ape e ho trovato la donna seduta in un chiosco fiorito. Due servette hanno portato dei panini al vapore, altre hanno accompagnato il maestro perché mangiasse qualcosa e si rassicurasse. Lei gli ha fatto una dichiarazione. Prima il maestro non rispondeva e non toccava il cibo, poi ha aperto bocca per dire che preferiva i panini vegetariani. Può darsi che le belle parole incominciassero a far breccia. La donna ha spezzato un panino imbottito di soia e glielo ha offerto, e il maestro di rimando ne ha offerto a lei uno di carne. 'Perché non lo spezzate?' ha chiesto lei. Lui ha risposto che, come monaco, non osava spezzare pane non vegetariano. Lei ha ribattuto che si era pur dato da fare con le acque del Fiume della Maternità, ma il maestro non ha capito il doppio senso e le ha risposto con degli adagi. Mi è parso che corresse il rischio di farsi infinocchiare e, per interromperli, ho ripreso la mia forma e ho attaccato. Il maestro è stato portato nelle stanze interne. Il resto lo avete visto."
Sabbioso si mordeva le dita e commentava: "Non so come, ma quella sudiciona doveva seguirci da un pezzo, perché sa tutto quello che ci è capitato."
"E allora" disse Porcellino, "non è il caso che ce ne stiamo con le mani in mano. Bisogna andare alla sua porta e provocarla a combattere; giorno e notte bisogna urlare e picchiare, per tenerla occupata e impedirle di farsi il nostro maestro."
"Per conto mio ho troppo mal di testa" rispose Scimmiotto. "Mi dispiace, ma non posso."
"Non è necessario tenerla sotto pressione" assicurò Sabbioso. "Da un lato nostro fratello ha mal di testa, d'altro lato il maestro è un vero monaco e non si farà certo sedurre dalle vanità del sesso. Sarà meglio che ci troviamo un cantuccio riparato dal vento e che ricuperiamo le forze. Quando si farà giorno discuteremo sul da farsi."
I tre condiscepoli legarono il cavallo bianco, scaricarono i bagagli e si stesero a dormire.
Intanto l'orchessa raccomandò alle servette di chiudere e vigilare bene le porte: due di loro dovevano dare l'allarme al minimo rumore sospetto. Poi prese un'aria mondana e ordinò: "Ragazze, preparate la mia camera da letto, accendete le candele e riempite d'incenso il brucia profumi. Poi portatemi il monaco cinese: voglio darmi bel tempo con lui."
Quando le portarono il reverendo, l'orchessa assunse un'aria seducente, lo prese per mano e gli disse: "Conoscerai il detto: in confronto al piacere più bello, l'oro non vale un ravanello. Divertiamoci da marito e moglie."
Il reverendo stringeva i denti. Avrebbe voluto scappar via, ma temeva di spingerla al delitto e si rassegnò a seguirla in camera tutto tremebondo. Stava muto e inebetito, incapace di alzare gli occhi, cieco agli arredi, ai begli oggetti e alle comodità. Le proposte impudiche di quella creatura non le sentiva nemmeno. Che bravo monaco!
Non vedevano gli occhi quanto il male è attraente,
Le orecchie non udivano le parole lascive.
Oro, perle, broccati, il viso che lusinga
Per lui son spazzatura. La sua sola passione
Nella vita è votarsi alla meditazione.
Mai non lasciò il suo Buddha; come potrà apprezzare
Pelle liscia di giada e profumo di donna,
Lui capace soltanto di coltivar sé stesso?
Se lei, piena di vita, da mille desideri
Viene agitata, lui se ne sta tetro e inerte.
Lei tutta tenerezze, lui solo stoppa e ceneri.
Lei sul letto nuziale si offre lascivamente,
E lui guarda il soffitto, serrando la sua tonaca.
Lei, petto contro petto, vuole allacciar le cosce
Come fenici in estasi; lui sente il desiderio
Di restar faccia al muro dentro una buia cella
E sfidar Bodhidharma nell'immobilità.
La donna si spoglia per far apprezzare la sua pelle dolce e profumata; il monaco cinese si copre meglio, per nascondere le sue rozze carni.
"Guarda quanto posto c'è sul guanciale e sotto le lenzuola. Perché non ti vieni a coricare?" chiede l'orchessa.
"Il mio cranio è tonsurato, vesto l'abito monastico: non posso tenerti compagnia" risponde il monaco cinese.
"Sono pronta a fare come fece nell'antichità Liu Cuicui" dice lei.
"Il povero monaco che sono non è l'âcârya Chiar di Luna" risponde lui.
"Sono più bella di Xi Shi" replica l'orchessa.
"La conseguenza fu che il re di Wu morì e fu sepolto" dice il monaco cinese.
"Ricordi" dice lei, "i versi:
Meglio morir tra i fiori
Che in qualsiasi altro luogo,
Ed essere un fantasma
Col gusto della vita."
"Il mio autentico yang non è tesoro che io possa sprecare per te, scheletro imbellettato."
Continuarono queste schermaglie fino a notte avanzata, ma Tripitaka non dava segno di cedere. Per quanto l'orchessa tirasse e spingesse con ogni impegno, non c'era verso di smuovere il reverendo dal suo rifiuto. A mezzanotte lei perse la pazienza e gridò: "Ragazze, portatemi le corde."
Lo legò come un salame e lo fece appendere sotto la tettoia. Poi si spensero le luci, ciascuno si coricò e il resto della notte trascorse tranquillo.
Il gallo aveva già cantato tre volte, ma nella grotta non lo avevano sentito. Fuori sulla montagna, Scimmiotto si stirò dicendo: "La testa mi ha fatto male per un pezzo, ma ora è rimasto soltanto un po' di prurito."
"Per far passare il prurito servirebbe un'altra puntura. Che ne dici?" sogghignò Porcellino.
"Sei il solito maligno codardo" brontolò Scimmiotto sputando.
"Codardo?" rise Porcellino. "Sarà il maestro che si sarà rotto la coda."
"Basta con i litigi" esortò Sabbioso. "È giorno: non perdiamo tempo e andiamo a catturare la creatura malefica."
"Resta dove sei, fratello" disse Scimmiotto, "e occupati del cavallo. Andremo noi."
Il bestione raccolse le energie, si strinse alla vita la tunica di cotone nero e seguì il Novizio. Con le armi in pugno balzarono sulla rupe e giunsero in breve davanti allo schermo di pietra.
"Aspettami qui" disse Scimmiotto. "L'orchessa questa notte avrà teso le sue insidie al maestro, e sarà bene che ci informiamo dell'esito. Se ha vinto, lui ha perduto il suo yang primordiale e la sua virtù è distrutta: in questo caso sarebbe inutile continuare il viaggio. Se invece lui ha respinto l'attacco, bisognerà che continui a resistere finché riusciremo ad ammazzare l'essere malefico."
"L'alternativa non esiste" sogghignò Porcellino. "Dice il proverbio: il pesce secco non è cuscino per il gatto. Comunque siano andate le cose, è impossibile che lei non abbia potuto arraffare nemmeno un bocconcino."
"Smetti di malignare! Vediamo piuttosto come sono andate le cose."
Il grande santo scomparve dietro lo schermo di pietra e tornò a trasformarsi in ape, volò dentro la porta e vide le due servette che dormivano con la testa appoggiata sulle loro raganelle da guardiano notturno, come se fossero guanciali. Fece una ricognizione nel chiosco fiorito: tutte le servette, che avevano fatto chiasso fino a mezzanotte, dormivano ancora una accanto all'altra e non si rendevano conto che era già giorno chiaro. Scimmiotto volò verso le stanze interne e udì la voce di Tripitaka: lo trovò legato e appeso sotto la tettoia. Gli si posò sulla testa e chiamò piano: "Maestro!"
"Sei tu, Consapevole del Vuoto?" rispose il maestro riconoscendo la voce. "Tirami fuori da qui, salvami la vita!"
"Tutto bene, la notte passata?"
"Piuttosto morire che commettere cose simili" sibilò Tripitaka serrando i denti.
"Ieri mi pareva tenera e affettuosa con voi. Perché ora vi tratta così?"
"Mi ha perseguitato per metà della notte, senza che io slacciassi la cintura o mi accostassi a lei. Quando ha visto che non ero disposto a sottomettermi, mi ha fatto legare in questo modo. Ti supplico, liberami; dobbiamo ripartire per la nostra ricerca."
Il rumore della conversazione svegliò l'orchessa che, per quanto crudele, non poteva risolversi a rinunciare al monaco. Emergendo dal sonno aveva udito solo le ultime parole: 'per la nostra ricerca'. Balzò giù dal letto e chiese: "Quale ricerca ti induce a rifiutare la felicità coniugale?"
Scimmiotto, allarmato, volò subito via e uscì all'aperto, dove riprese il proprio aspetto e chiamò Porcellino. Il bestione girò intorno allo schermo roccioso e chiese: "Allora, l'ha sverginato o no?"
"Non ancora" rispose ridendo Scimmiotto. "Lo ha stuzzicato ben bene ma poi, visto che non ci stava, lo ha legato e appeso a un chiodo."
"Che dice il maestro?"
"Dice che non ha slacciato la cintura e non si è accostato. Mentre mi raccontava queste cose, l'orchessa si è svegliata e io sono filato via."
"Bene: è ancora un vero bonzo. Dunque andiamolo a salvare."
Il bestione, irruente come sempre, non aspettò altro, levò il rastrello e lo abbatté sulla porta con tutte le sue forze: i battenti volarono in mille pezzi con un terribile schianto. Le ragazze che dormivano sulle loro raganelle, risvegliate di soprassalto, corsero verso la porta interna urlando: "Fateci entrare! Quei bruti hanno sfondato la porta!"
L'orchessa uscì dalla sua camera, mentre quattro o cinque servette correvano da lei: "Signora, quei due orribili omaccioni hanno demolito la porta d'ingresso."
"Ragazze" rispose la creatura, "preparate l'acqua del mio bagno e portate il fratello imperiale, legato com'è, nella stanza sul retro. Aspettate che faccia piazza pulita di quei fannulloni."
Brava orchessa! Uscì brandendo il suo tridente e gridando: "Scimmia maledetta! Porco maiale! Brutti maleducati! Come vi permettete di sfondarmi l'uscio?"
"Puttanaccia bisunta!" gridò di rimando Porcellino. "Ti permetti di lamentarti dopo aver trattato in quel modo il nostro maestro? Tu che l'hai intrappolato con l'intenzione di farne il tuo scaldapiedi! Restituiscilo prima che sia troppo tardi! Provati a dire di no, e spiano te con tutta la tua montagna."
Senza altri scambi di vedute l'orchessa raccolse le forze e, con lo stesso procedimento del giorno prima, incominciò a buttare fumo e fiamme. Alzò il tridente per colpire Porcellino, che schivò e le rispose con un colpo di rastrello, mentre Scimmiotto lo appoggiava con la sua sbarra. La creatura parava magicamente i colpi da tutte le parti e sembrava dotata di un numero incredibile di mani. Dopo quattro o cinque scontri, fu Porcellino a ricevere una puntura al labbro. Con quale arma? Mistero. Il bestione cercò scampo nella fuga, mordendosi la parte ferita e trascinandosi dietro il rastrello, con i segni del più vivo dolore. Scimmiotto, preoccupato, fece una finta con il randello e si disimpegnò a sua volta. L'orchessa tornò indietro in trionfo e ordinò alle ragazze di disporre pietre per bloccare l'ingresso.
Sabbioso faceva pascolare il cavallo sul declivio, quando udì singhiozzi e piagnucolii, e vide arrivare Porcellino che gemeva e si copriva la bocca con le mani.
"Che cosa ti è capitato?"
"È spaventoso, mai sentito un dolore simile."
Ed ecco sopraggiungere Scimmiotto: "Bravo bestione!" sogghignò. "Ieri ti divertiva la mia bozza sulla testa, ma oggi sei tu che ti sei preso una bella peste sulle labbra."
"Non ce la faccio più!" ansimava Porcellino. "È un dolore insopportabile."
Mentre i tre si trovavano nei guai, si vide comparire una vecchina che reggeva in mano un paniere verde di bambù.
"Fratello" suggerì Sabbioso, "guarda quella vecchia: le potremmo chiedere informazioni su questa creatura, chi è e come fa a colpire in questo strano modo."
"Resta qui, la interrogo io" disse Scimmiotto. Ma osservandola attentamente notò l'aureola di nubi sopra il suo capo e l'alone profumato che la circondava.
"Fratelli!" gridò il Novizio quando la riconobbe. "Che cosa aspettate? Venite a prosternarvi: è la nostra pusa!"
Porcellino, malgrado il dolore, si gettò in ginocchio; Sabbioso si inchinò tenendo il cavallo per le briglie e Scimmiotto si inginocchiò anche lui a mani giunte: "Salve, efficientissima pusa Guanyin, sempre misericordiosa e compassionevole!"
Dal momento che l'avevano riconosciuta, Guanyin montò sulle nuvole e a mezz'altezza riprese la sua forma, quella con il paniere dei pesci. Il Novizio la raggiunse per aria e dichiarò rispettosamente: "Scusate i vostri discepoli se non sono venuti ad accogliervi. Eravamo impegnati nei nostri sforzi per togliere il maestro dai guai e non sapevamo che ci avreste fatto l'onore di una visita. Speriamo ardentemente che ci aiuterete nella prova a cui ci sottopone questa diavolessa, che non è facile da maneggiare."
"Anzi, è un mostro dei più temibili" rispose Guanyin. "Il suo tridente è fatto di due pinze che fin dalla nascita formano le sue zampe anteriori. Sulla coda ha un pungiglione ricurvo che infligge punture dolorose e si chiama dardo che rovescia il cavallo. Si tratta di uno spirito scorpione che ha sentito predicare il Buddha nel Monastero del Colpo di Tuono; il Beato la respinse con la mano, e lei lo punse al pollice. Anche lui ne ebbe un dolore intollerabile e la fece arrestare dai guardiani portatori di folgore. Poi fu liberata e venne qui. Ma non chiedete aiuto a me per salvare il vostro maestro, rivolgetevi a qualcun'altro: io non sopporto le punture degli scorpioni."
"Ditemi allora a chi mi devo rivolgere" chiese Scimmiotto, "in modo che possa chiedere il suo intervento."
"Va alla porta est del Cielo e sollecita il preposto alla costellazione delle Pleiadi, che risiede nel Palazzo della Chiarità: con il suo aiuto potrai sconfiggerla."
E si trasformò in un raggio luminoso che dardeggiò verso i mari del Sud.
Scimmiotto discese a informare Porcellino e Sabbioso: "Rassicuratevi fratelli; una costellazione ci aiuterà a salvare il maestro."
"Di quale costellazione si tratta?" chiese Sabbioso.
"La pusa dice di rivolgersi alle Pleiadi. Aspettatemi qui, vado e torno."
"Fratello" fece Porcellino torcendo la bocca dolorante, "chiedi anche un farmaco per calmare il male."
"Non occorrono farmaci; ti passerà durante la notte, come è accaduto a me."
"Basta con le chiacchiere. Vai!" esortò Sabbioso.
Che bravo Novizio! Con un balzo nelle nuvole si catapultò alla porta orientale del Cielo, dove incontrò il guardiano Anima Lunga che lo salutò: "Dove andate, grande santo?"
"Nel viaggio verso l'Occidente, in cui sono incaricato della protezione del monaco cinese, abbiamo incontrato una diavolessa pericolosa; devo passare dal Palazzo della Chiarità per parlarne con l'ufficiale delle Pleiadi."
Si fecero avanti per informarsi anche i grandi marescialli Tao, Zhang, Xin e Deng.
"Stamane l'ufficiale delle Pleiadi ha avuto dall'Imperatore di Giada la consegna di ispezionare la Terrazza della Contemplazione delle Stelle."
"Ne siete sicuri?"
"Siamo usciti insieme a lui dal Palazzo dell'Orsa Maggiore" rispose il maresciallo Xin. "Non avremmo certo l'audacia di mentire."
"Ma è partito da un pezzo e non dovrebbe tardare a rientrare" soggiunse il maresciallo Tao. "Provate a recarvi al Palazzo della Chiarità, grande santo; se non ce lo trovate, potrete raggiungerlo alla Terrazza."
Scimmiotto ringraziò delle informazioni e se ne andò. In effetti al Palazzo della Chiarità non c'era nessuno. Ma quando stava per allontanarsi, vide marciare a ranghi serrati un plotone militare seguito dall'ufficiale delle Pleiadi, che portava ancora l'abito da cerimonia dell'udienza imperiale, intessuto di fili d'oro. Guardate:
Le cinque punte d'oro scintillan sul berretto,
Regge alta nella mano un'insegna di giada,
Sette stelle del Nord son trapunte sull'abito,
La sua cintura reca un disegno d'ottagoni.
Numerosi pendenti ad ogni movimento
Si urtano rimandando suono di campanelle.
Il ventaglio di piume turchese viene aperto,
Fumano nel braciere le braci dell'incenso
E giunge nella corte l'importante ufficiale.
I soldati della prima fila corsero subito a riferirgli: "Signore, il grande santo è qui."
L'ufficiale astrale dissolse la sua nuvola, si aggiustò il costume da cerimonia e si fece avanti per salutare e chiedere: "Che cosa vi conduce qui, grande santo?"
"Sono passato a salutarvi e a importunarvi per aiutare il mio maestro, che è in difficoltà."
"Dove si trova?"
"Nella Grotta del Pi Pa, sulla Montagna del Nemico Mortale, nel Regno dei Liang dell'Ovest."
"Quale mostro abita quella grotta, perché vi serva l'aiuto dell'umile divinità che sono?"
"La pusa Guanyin dice che si tratta di uno scorpione e ha raccomandato di rivolgersi a voi come all'unico che possa porvi rimedio. Ecco perché vi sono venuto a sollecitare."
"Avrei preferito fare prima rapporto all'Imperatore di Giada. Ma dal momento che siete qui e che non vorrei fare cattive figure con Guanyin, proporrei di partire subito, senza bere nemmeno una tazza di tè, per limitare i rischi. Distruggiamo senza indugio questa creatura; il mio rapporto lo presenterò a cose fatte."
Uscirono insieme dalla porta orientale del Cielo e subito raggiunsero il paese dei Liang dell'Ovest. "Ecco la montagna" disse il Novizio indicandola. Presero terra ai piedi dello schermo roccioso. Quando li vide arrivare Sabbioso disse a Porcellino: "Alzati, arriva nostro fratello con chi ci deve aiutare."
"Scusate tanto" balbettò a fatica il bestione, che aveva ancora il labbro gonfio. "Sono malato, perciò non vi posso salutare come si deve."
"È strano, per un monaco praticante" si stupì l'ufficiale astrale. "Quale malattia avete contratto?"
"Stamane quella bestia mi ha punto sul labbro, mentre stavo combattendo con lei; e ancora mi duole."
"Venite qui, che vi curo."
Il bestione tolse la mano con cui copriva la bocca e balbettò: "Vi prego, guaritemi. Quando l'avrete fatto vi saprò ringraziare."
L'ufficiale astrale palpò il labbro, ci soffiò sopra e il dolore scomparve. Porcellino, felice, si inchinò profondamente: "Che meraviglia!"
"Potreste dare un'occhiata anche alla mia testa?" chiese Scimmiotto ridendo.
"Perché? Voi non siete stato punto."
"Sì, ieri è accaduto anche a me, e c'è voluta tutta la notte perché il dolore si attenuasse. Ma sento ancora prurito e non vorrei che stasera ricominciasse a dolere. Sarebbe meglio che guariste anche me."
L'ufficiale astrale fece le stesse operazioni sulla testa di Scimmiotto e dissipò gli ultimi effetti del veleno.
"E adesso andiamo a schiacciare quella maledetta sudiciona" gridò Porcellino pieno di baldanza.
"D'accordo" approvò l'ufficiale astrale. "Fatela uscire dal suo covo: ad abbatterla penso io."
Scimmiotto e Porcellino aggirarono lo schermo roccioso. Il bestione, senza mai smettere di gridare insulti, distrusse con il suo rastrello la barriera di pietre che era stata accumulata davanti alla porta rotta e si sbarazzò dei detriti usando le mani come panieri. Attaccò poi la porta interna, che volò in pezzi al primo colpo di rastrello. Le servette, ali ai piedi, corsero ad annunciare: "Signora, sono ritornati i bruti e ci hanno sfondato anche la porta interna."
L'orchessa stava appunto liberando il monaco cinese dai suoi legami per servirgli un pranzetto di magro; udendo la notizia, balzò fuori dal chiosco e si lanciò contro Porcellino roteando il tridente. Lui l'accolse con il rastrello, mentre Scimmiotto lo spalleggiava con la sua sbarra. L'orchessa li incalzava allo scopo di portarsi a distanza utile per praticare il suo velenoso giochetto, ma i due compagni, che sapevano che cosa si potevano aspettare, volsero le spalle e fuggirono. La creatura li inseguì sulla montagna; quando ebbe superato lo schermo roccioso, il Novizio gridò: "Pleiadi, dove siete?"
L'ufficiale astrale era salito in alto sul pendio e aveva assunto il suo vero aspetto, che era quello di un gigantesco gallo a doppia cresta: dritto sulle zampe era alto sei o sette piedi. Lanciò un possente chicchirichì non appena vide il mostro, che riprese anche lui il suo vero aspetto: era un enorme scorpione, grande come un pi pa. Al secondo chicchirichì la creatura si contorse fra gli spasimi e morì.
Lo attestano i versi:
Cresta fiorita, floridi bargigli,
Taglienti artigli e speroni possenti,
Fissa gli occhi furiosi e attacca impavido
Coi suoi gridi di guerra. Non è un pollo,
Questo, di bassa corte: fra le stelle
Ha un posto di rilievo. Lo scorpione
Cerca invano rifugio in forma umana,
Ma deve rivelar le sue fattezze.
Porcellino le pose il piede sull'addome: "Bestiaccia immonda, il tuo dardo ha finito di rovesciar cavalli." E il corpo già immoto della creatura fu spiaccicato a colpi di rastrello. L'ufficiale astrale si concentrò in un raggio luminoso e ritornò ai propri affari, mentre Scimmiotto, Porcellino e Sabbioso rivolti al cielo esprimevano la loro gratitudine: "Vi abbiamo dato molto disturbo! Passeremo a trovarvi uno dei prossimi giorni, per esprimervi la nostra riconoscenza."
Quando i tre penetrarono nella grotta, le servette grandi e piccole si prosternarono dicendo: "Signori, noi non siamo creature malefiche, ma donne del regno dei Liang che l'orchessa aveva rapite. Il vostro maestro se ne sta tutto solo nel salottino posteriore, e non fa che piangere."
Scimmiotto osservò attentamente l'atmosfera e constatò che in effetti non conteneva più miasmi malefici. Perciò si inoltrò fino alle stanze posteriori chiamando: "Maestro!"
A vederseli davanti il monaco cinese non stava in sé dalla gioia. Disse loro: "Saggi discepoli, in quanti guai vi ho coinvolto! Ma che ne è di quella donna?"
"Quella là? Non era una donna, ma un grosso scorpione femmina" spiegò Porcellino. "Il fratello maggiore, grazie alle indicazioni della pusa Guanyin, ha ottenuto dall'ufficiale delle Pleiadi che venisse ad abbatterla, e io l'ho spiaccicata coscienziosamente. Perciò abbiamo potuto spingerci avanti senza pericolo per rivedere il vostro volto."
Il monaco cinese si profuse in ringraziamenti. Trovarono riso e tagliatelle, con cui prepararono un pasto vegetariano che consumarono di buon appetito. Dopo pranzo accompagnarono le ragazze rapite ai piedi della montagna e mostrarono loro la strada per ritornare a casa.
Quando la grotta fu vuota, accesero una torcia e appiccarono il fuoco in vari punti, in modo che l'incendio distruggesse tutto. Poi invitarono Tripitaka a rimontare a cavallo per riprendere la strada maestra dell'Ovest. È il caso di dirlo:
Rotti i legami mondani,
Respinte le tentazioni,
Rifiutato il mare d'oro:
Quest'è la meditazione.
Se poi non sapete, in fin dei conti, quanti anni ci vollero per raggiungere e realizzare la Verità, ascoltate il prossimo capitolo.