Si è detto in quali circostanze partì il grande santo Scimmiotto. Si sentiva depresso e contrariato: dove andare? Poteva ritornare alla Grotta del Sipario Torrenziale, sul Monte di Fiori e Frutti; ma temeva che i suoi andirivieni sarebbero apparsi ai suoi mostriciattoli ridicoli e indegni di un prode. Cercare rifugio in Cielo? Avrebbe corso il rischio che non autorizzassero un soggiorno prolungato. Le isole del mare? Davanti agli immortali delle tre isole si sarebbe vergognato. La residenza dei draghi? Sarebbe stato insopportabile comparire in veste di postulante. Non sapeva proprio che fare di sé stesso, e si disse con amarezza: "Tanto peggio. Per conseguire il giusto frutto, non c'è che ritornare dal maestro."
Dunque abbassò la sua nuvola e ricomparve davanti al cavallo di Tripitaka: "Maestro, per questa volta dovete perdonare il vostro discepolo. Non ricomincerò; ormai non ricorrerò più alla violenza e accetterò ogni vostro precetto. Vi supplico, lasciate che ritorni a proteggere il vostro viaggio a Occidente."
Ma il monaco cinese, invece di rispondere, si mise a recitare l'incantesimo della costrizione del cerchio, e lo ripeté per una ventina di volta, mentre il grande santo si contorceva per terra e il cerchio gli entrava di un buon pollice nel cranio. Infine gli chiese: "A che pro sei venuto a importunarmi?"
"Non lo recitate più, vi prego! Potrei stabilirmi altrove, ma temo che senza di me non riuscirete mai a raggiungere il Paradiso dell'Ovest."
"Quante volte mi hai coinvolto nei tuoi massacri e distruzioni di vite, macaco!" esclamò Tripitaka trasportato dalla collera. "Adesso basta, non voglio più saperne di te. Che io arrivi o no alla meta del mio viaggio, non ti riguarda. Vattene via! Se mi resti dattorno, ricomincio a recitare l'autentica formula; e non mi fermerò prima di averti fatto schizzare il cervello fuori dal cranio."
Scimmiotto si rese conto che non c'era modo di far mutare avviso al suo maestro; in preda a dolori insopportabili, rifece la capriola nelle nuvole. A un tratto gli venne un'idea: "Poiché il bonzo non vuole più saperne di me, andrò sul Potalaka a parlarne con la pusa Guanyin."
In meno di due ore raggiunse i mari del Sud e atterrò dritto sul Monte Potalaka. Mentre si inoltrava nel Boschetto dei Bambù Porporini, vide venirgli incontro il novizio Moksa che lo salutò chiedendo: "Dove andate, grande santo?"
"Ho bisogno di vedere la pusa."
Moksa lo guidò all'ingresso della Grotta del Rumore di Marea, dove fu ricevuto dal ragazzo di Buona Fortuna, che lo salutò: "Che cosa vi conduce da queste parti, grande santo?"
"Ho subito dei torti di cui mi vorrei querelare con la pusa."
Il ragazzo scoppiò a ridere: "La nostra scimmia è la solita furbacchiona. Ricordo bene quanti imbrogli mi facesti, al tempo in cui mi ero impadronito del monaco cinese. La nostra pusa misericordiosa e compassionevole ha fatto voto di soccorrere ogni pena e ogni dolore con il Grande Veicolo, nella sua santa bontà senza fine né limiti. Che cosa non ti piace, perché tu possa querelarti contro di lei?"
Scimmiotto era già di malumore. A queste parole esplose con una tale violenza che quasi fece cadere a terra il ragazzo di Buona Fortuna: "Come sei zotico, ragazzetto ingrato e stupido! Quando facevi il mostro, fui io a pregare la pusa di prenderti al suo servizio e di rimetterti sulla retta via; se hai avuto felicità eterna, libertà e longevità uguale al Cielo, a chi lo devi se non al vecchio Scimmiotto? Eppure mi vieni a insultare. Io mi lamento di fatti per cui devo chiedere aiuto alla pusa; come puoi dire che mi lamento di lei?"
"La nostra scimmia è sempre stata uno zolfanello" replicò sorridendo il ragazzo. "Scherzavo. Non prendere tutto sul serio!"
Il pappagallo bianco venne a svolazzare intorno a loro: compresero che la pusa li convocava. Moksa e Buona Fortuna lo condussero ai piedi del trono di loto; Scimmiotto levò rispettosamente gli occhi su Guanyin e si inchinò fino a terra, senza riuscire a trattenere lacrime e singhiozzi. La pusa ordinò a Moksa e a Buona Fortuna di aiutarlo a rialzarsi: "Consapevole del Vuoto, dimmi chiaramente che cosa ti dà tanta pena. Non piangere: ti toglierò questo dolore e lo sopprimerò."
"Non avevo mai subito un torto simile" disse Scimmiotto piangendo e inchinandosi di nuovo. "Da quando mi avete liberato dal castigo del Cielo, mi sono comportato da sramana fedele all'insegnamento del Buddha, ho protetto il monaco cinese nella sua ricerca dei sutra, ho rischiato la vita per salvarlo dagli ostacoli demoniaci. Ma è stato come togliere una lisca dalla gola della tigre, o sollevare scaglie sul dorso del drago. Ho riposto ogni speranza nel ritorno alla verità e nel conseguimento del giusto frutto, ho fatto di tutto per redimermi dai miei peccati e per liberarmi dai cattivi pensieri. Non avrei mai creduto che il reverendo si mostrasse così ingrato, compromettesse ogni possibilità di migliorare il mio destino e mi infliggesse il dolore di non distinguere il bianco dal nero."
"Spiegati meglio, ti ascolto."
Scimmiotto raccontò nei particolari come si era trovato ad ammazzare i briganti di strada e ciò che ne era seguito. Spiegò come tutti quei morti ammazzati avessero mosso la bile del monaco cinese, al punto che, senza distinguere il bianco dal nero, si era messo a recitare l'incantesimo della costrizione del cerchio e l'aveva ripetutamente scacciato. Non sapendo dove andare, né in cielo né in terra, era venuto appunto per riferire i fatti alla pusa.
"Tripitaka viaggia per incarico imperiale. È un monaco che coltiva il bene con tutto il suo cuore e non può tollerare che si attenti in qualunque modo a qualsiasi forma di vita. Con i poteri che hai, che bisogno avevi di battere a morte quei briganti? Sono dei malvagi, ma sono pur sempre esseri umani che non si devono uccidere. Se ammazzi mostri, lamie o altre creature malefiche acquisti meriti; ma se uccidi uomini, dimostri solo la tua inumanità. Per liberare il maestro ti sarebbe bastato di metter loro paura. A mio imparziale avviso, il torto sta dalla tua parte."
Il Novizio si prosternò trattenendo le lacrime: "Anche se ho fatto male, avrei potuto riscattarmi in seguito con buone imprese; non meritavo di essere scacciato così. Vi supplico, nella vostra grande misericordia, di recitare l'incantesimo che apre il cerchio, in modo che possa togliermelo dalla testa e rendervelo. Lasciatemi ritornare a vivere nella Grotta del Sipario Torrenziale."
"Fu il Beato in persona a insegnarmi l'incantesimo della costrizione del cerchio" replicò sorridendo Guanyin. "L'anno in cui mi mandò nell'Est a cercare qualcuno che potesse compiere questa ricerca, mi diede tre tesori: il kasâya di broccato, il bastone da pellegrino con nove anelli e i cerchi Strizza, Spezza, Schizza. Mi insegnò a metterli, ma non a toglierli."
"Allora permettetemi di congedarmi."
"Dove vuoi andare?"
"Vado al Paradiso dell'Ovest a parlarne con il Beato; lui saprà come togliere il cerchio."
"Aspetta: voglio prima verificare se le sorti sono favorevoli o no."
"Per me è inutile; la mia sorte mi sta bene così com'è."
"Non la tua, ma quella del monaco cinese."
La brava Guanyin, seduta sul trono di loto, passava in rassegna tutto l'universo con il suo sguardo sapiente, facendolo scorrere sui tre mondi uno dopo l'altro. Quindi disse: "Consapevole del Vuoto, il tuo maestro sta per affrontare una prova che metterà in pericolo la sua vita: non tarderà a cercarti. Resta qui, mentre io vado a parlargli e gli chiedo di riprenderti con sé per realizzare il giusto frutto della sua ricerca."
Scimmiotto dovette acconsentire e restarsene lì buono e tranquillo, rinunciando a combinarne qualcuna delle sue.
Intanto il reverendo, scacciato Scimmiotto, aveva affidato il cavallo a Porcellino e i bagagli a Sabbioso. Avevano percorso insieme una cinquantina di li a buona andatura, quando Tripitaka tirò le redini: "Discepoli, abbiamo lasciato il villaggio prima dell'alba, e le contrarietà che mi ha dato l'equipuzio contribuiscono ad accrescere fame e sete. Chi di voi vuol mendicare qualcosa per nutrirmi?"
"Smontate da cavallo, maestro. Vedrò se si trova qui intorno qualche villaggio in cui chiedere l'elemosina."
Tripitaka smontò e Porcellino salì su una nuvola; ma per quanto scrutasse, non vedeva che picchi e montagne senza traccia di abitato. Porcellino ritornò a terra e disse a Tripitaka: "Non si vede neppure una capanna, non c'è nessun segno di possibili donatori."
"Se non si possono trovare elemosine, cercami almeno dell'acqua per calmare la sete."
"Andrò in cerca di un ruscello verso sud."
Sabbioso gli tese la ciotola delle elemosine e Porcellino ritornò sulle nuvole. Il reverendo aspettava, seduto sul ciglio della strada, ma il bestione non si rivedeva; l'infelice soffriva la sete, con la lingua e la gola riarse. Lo attesta il poema:
Per proteggere l'anima, va nutrito il respiro:
Sentimenti e natura non fanno differenza.
La malattia proviene da turbe dello spirito:
Quando il corpo declina, la Via deve perire.
È vana la fatica, se tu perdi i Tre Fiori,
Inutile la lotta se subiscono danno
Le Quattro Grandi Cose. Senza terra né legno,
Soffron metallo ed acqua. Il corpo della legge
Non si compie in mancanza dell'operosità.
Sabbioso vedeva le sofferenze di Tripitaka, e alla fine non ne poté più: legò il cavallo, nascose i bagagli e propose: "Maestro, restate qui comodo, che io vado a sollecitarlo."
Il reverendo, trattenendo le lacrime, acconsentì con un cenno del capo. Sabbioso balzò su una nuvola e scomparve anche lui verso sud.
Il maestro lasciato solo ad aspettare, arso dalla sete, era in preda alle peggiori sofferenze. Si sentiva ridotto alla disperazione, quando a un tratto udì un rumore accanto a sé che gli fece alzare la testa di soprassalto: Scimmiotto era inginocchiato accanto a lui e gli tendeva una tazza di ceramica.
"Maestro" disse, "come vedete, senza il vostro vecchio Scimmiotto, non potete nemmeno togliervi la sete. Bevete questa buona acqua fresca e aspettatemi, che vi andrò a mendicare del cibo."
"Non voglio la tua acqua. Preferirei morir di sete. Non voglio più saperne di te, va via!"
"Ma senza di me non raggiungerete mai il Paradiso dell'Ovest."
"Che ci arrivi o no, non è affar tuo. Maledetto macaco, perché mi vieni a tormentare?"
Il volto del Novizio arrossì di collera. "Questa testa rapata del malanno non ha sentimenti e mi ha insultato gravemente!" gridò nelle orecchie del reverendo, facendo roteare la sua sbarra e gettando via la tazza. Mentre Tripitaka cadeva svenuto, si impadronì dei sacchi di feltro nero e scomparve per aria portandoli con sé.
Nel frattempo Porcellino, con la ciotola delle elemosine in mano, aveva disceso il pendio e scoperto in una valletta una capanna, che il fianco della montagna aveva fino allora nascosto alla vista. Avvicinandosi pensò: "Il mio muso spaventerà questa gente; avrò faticato per nulla e non mi faranno l'elemosina. Sarà meglio che mi trasformi."
Il bestione fece un passo magico, recitò un incantesimo e, con qualche scossa, si trasformò in un grosso monaco dalla faccia gialla e malaticcia, che biascicava preghiere. Si fermò sull'uscio e gridò: "Donatori, se in cucina avanza un po' di riso, sappiate che c'è gente affamata sulla strada. Il povero monaco che sono viene dalle terre dell'Est e va al Paradiso dell'Ovest in cerca delle scritture. Il mio maestro è affamato e assetato: se vi avanzasse in fondo alla pentola un pugno di riso freddo e ce ne donaste un po', ci salvereste la vita."
Gli uomini di casa erano tutti al lavoro in campagna; c'erano solo due donne che avevano appunto cotto il riso e ne stavano riempiendo due scodelle da portare nei campi. In fondo alla marmitta restava un po' di riso incrostato. A vedere quell'aria malata e a sentirlo vaneggiare di viaggi dall'est all'ovest, pensarono che delirasse e temettero che gli cadesse morto davanti alla porta di casa. Perciò si affrettarono a raschiare il fondo della pentola per riempire la sua ciotola. Quando fu piena, il bestione se ne tornò da dove era venuto.
Mentre camminava si sentì chiamare: "Porcellino!" Alzò la testa e vide Sabbioso che gridava dall'alto della rupe: "Vieni da questa parte!" Poi gli venne incontro e domandò: "Dov'eri andato, invece di attingere l'acqua limpida di questo ruscello?"
"Mentre venivo qui" rispose Porcellino, "mi sono accorto che nella valletta abita gente e sono andato a mendicare una ciotola di riso."
"Serve anche quello, ma ora il maestro muore di sete; dove mettiamo l'acqua?"
"È facile: raccogli il riso in un lembo del tuo vestito, e io riempirò la ciotola d'acqua."
Ma quando ritornarono, videro Tripitaka giacere nella polvere con la faccia rivolta al suolo, mentre il cavallo bianco nitriva e scalpitava con i finimenti sciolti, e i bagagli erano scomparsi.
Porcellino, spaventato, si batteva il petto e gemeva: "Non occorre dirlo, sono ancora quei briganti che Scimmiotto aveva scacciati: i superstiti sono ritornati a uccidere il maestro e a derubarci."
"Va a riprendere il cavallo" gli disse Sabbioso. E si tormentava: "E adesso che cosa facciamo? È il disastro, non ci resta che abbandonare la corsa." E gridava: "Maestro!" con singhiozzi da spezzare il cuore.
"Non piangere, fratello" diceva Porcellino. "Al punto in cui siamo, la ricerca delle scritture è finita. Tu veglia il corpo del maestro, che io monto sul cavallo e vado a cercare una bottega o un mercato dove possa venderlo per qualche tael, e comperarci una bara per seppellire il maestro. Poi non ci resterà che andarcene, ciascuno per la sua strada."
Sabbioso, che non poteva rassegnarsi, ritornò accanto al corpo dell'infelice monaco cinese per cercare di riscaldargli il viso. Singhiozzava: "Che amaro destino, maestro!"
Ma si accorse che un po' di fiato caldo usciva ancora dalle narici, e che qualche calore risiedeva ancora nel petto. Si mise a chiamare: "Vieni qui, Porcellino. Il maestro è ancora vivo."
Anche Porcellino si avvicinò per sostenerlo, e pian piano il reverendo riprese i sensi. Dapprima gemette e poi si mise a vituperare 'quel maledetto macaco che l'aveva battuto a morte'.
"Quale macaco?" chiesero Porcellino e Sabbioso.
Il reverendo serrava le labbra e sospirava. Dopo che gli ebbero inumidito la gola con un po' d'acqua, disse finalmente: "Discepoli, mentre eravate via mi è venuto a importunare Consapevole del Vuoto. Poiché rifiutavo fermamente di riprenderlo, mi ha colpito col suo randello e si è portato via i due sacchi di feltro nero."
A queste parole Porcellino digrignò i denti, con il cuore arso di indignazione: "Maledetta scimmia, come ha osato comportarsi così?" E si rivolse a Sabbioso: "Tu bada al maestro, che io vado da lui a reclamare i nostri sacchi."
"Non perdere il sangue freddo. Sosteniamo il maestro fino a quella capanna nella valletta e chiediamo a quella gente un po' d'acqua calda per il riso che ti hanno dato. Sistemiamo prima il maestro, e poi partiremo per la ricerca."
Porcellino seguì il consiglio e aiutò Tripitaka a montare a cavallo. Tutti e tre si diressero alla capanna, dove trovarono soltanto la vecchia, che a vederli arrivare cercò di nascondersi.
"Buona signora" disse Sabbioso giungendo le mani, "siamo inviati della corte dei Tang delle terre dell'Est in cammino per il Paradiso dell'Ovest. Il nostro maestro non sta bene: ci occorrerebbe un po' di acqua calda per riscaldargli il riso."
"Poco fa è passato di qui un monaco tisico che veniva dall'Est anche lui, e gli ho fatto l'elemosina di cibo. Qui non c'è nessun'altro in casa; vi prego, andate a cercare altrove."
Il reverendo, con l'aiuto di Porcellino, scese da cavallo e si inchinò alla vecchia: "Cara signora, avevo tre discepoli che mi proteggevano nella ricerca delle scritture presso il Buddha del grande Monastero del Colpo di Tuono, nel divino paese dell'India. Ho dovuto separarmi dal mio primo discepolo, perché è dedito alla violenza e non segue la via del bene. Non mi aspettavo che ritornasse di nascosto, mi colpisse con il suo bastone e mi derubasse dei bagagli. Ora devo mandare uno dei due discepoli che mi restano a ricuperare le cose rubate. Ma la strada non è un luogo adatto per una lunga attesa: perciò siamo venuti alla vostra residenza per pregarvi di ospitarci. Non appena avremo ricuperato i nostri bagagli ce ne andremo."
"Quel grosso monaco malaticcio che è venuto poco fa diceva anche lui di essere dell'Est. È possibile che si trovi in giro qui intorno un'altra comitiva come la vostra?"
"Ero io" replicò ridendo Porcellino. "Con le orecchie larghe e il grugno lungo che ho, temevo di spaventarvi e di sentirmi rifiutare l'elemosina: perciò mi ero trasformato. Se non mi credete, guardate il riso che il mio condiscepolo porta con sé."
La vecchia riconobbe il suo riso e li invitò a entrare. Poi mise l'acqua al fuoco e ne tese una ciotola a Sabbioso perché vi riscaldasse il riso; al maestro offrì del tè che lo rinfrancò.
"Chi di voi andrà in cerca dei bagagli?" chiese il monaco cinese.
"Io sono già andato una volta alla Grotta del Sipario Torrenziale" disse Porcellino. "Conosco la strada, e quindi tocca a me."
"È meglio che tu non vada. Non ti sei mai inteso con il macaco, e il tuo modo di fare, o qualche parola pesante che finirà per sfuggirti, possono facilmente irritarlo e indurlo a batterti. Manderò Consapevole della Purezza."
"Va bene, parto subito" disse Sabbioso.
"Quando arriverai" raccomandò il reverendo, "valuta bene la situazione. Se ti rende i bagagli, fingi gratitudine. Altrimenti non stare a discutere; vai diritto dalla pusa dei mari del Sud, raccontale l'accaduto e pregala di aiutarci."
Sabbioso ascoltò e promise, poi fece a sua volta le sue raccomandazioni a Porcellino: "Tu non brontolare e abbi cura del maestro. Non strapazzare la gente, o non ti daranno più riso. Io ritornerò presto."
"Va bene, ma sbrigati" rispose Porcellino scuotendo la testa. "Torna subito, che tu ottenga i bagagli o no, altrimenti le nostre perdite si aggraveranno: se il bilanciere ha le estremità appuntite, le fascine cadono da una parte e dall'altra."
Sabbioso montò sulle nuvole e si lanciò verso il continente dell'Est. È il caso di dirlo:
Se l'anima è sfuggita, la casa resta vuota,
Fornello senza fuoco non trasmuta cinabro.
Donna gialla abbandona il padrone e va in cerca
Del suo vecchio Metallo, mentre Madre del legno
Resta nella capanna a curar Guance glabre.
Dopo questa partenza, quando sarà il ritorno?
È difficile dirlo. Finché resta lontana
La scimmia dello spirito, viene sconvolto il ciclo
Con cui i cinque elementi si creano e si distruggono.
Occorsero a Sabbioso tre giorni e tre notti per raggiungere il grande oceano orientale. Udì il rumore delle onde e vide la nera bruma velare il cielo di oscuri vapori, la schiuma delle onde raccogliersi intorno al sole nell'aria fredda dell'aurora. Ma non era d'umore da godersi il paesaggio, mentre sorvolava le isole degli immortali intento alla sua meta: il Monte di Fiori e Frutti. Benché portato da venti favorevoli, volò ancora a lungo prima di scorgere in lontananza gli alti picchi, come una schiera di alabarde rizzate sopra drappi sospesi. Quando raggiunse il picco più alto atterrò e cercò il sentiero che scendeva alla Grotta del Sipario Torrenziale. Si sentiva un vasto brusio, che ad avvicinarsi risultò causato da innumerevoli scimmie convenute da tutte le parti.
Sabbioso riconobbe Scimmiotto, seduto su un'alta terrazza rocciosa, che reggeva un foglio di carta e salmodiava queste parole:
"Noi, Li, imperatore dei grandi Tang delle terre dell'Est, abbiamo convocato alla nostra presenza il nostro fratello minore, il santo monaco maestro della legge Chen Xuanzang, e gli abbiamo comandato di recarsi in India a salutare il Buddha nel grande Monastero del Colpo di Tuono sul Monte degli Avvoltoi - shapo! - e a sollecitare dal Beato le scritture.
"Colpiti da una malattia improvvisa che aveva condotto la nostra anima a vagare nella dimora infernale, noi abbiamo avuto la fortuna di veder prolungare la durata della nostra vita e di essere rimandati dal giudice delle tenebre nel mondo dei vivi.
"Per ringraziare di questa concessione, abbiamo ordinato grandi cerimonie per la redenzione dei trapassati.
"Guanyin, salvatrice e misericordiosa, ci ha fatto la grazia di mostrarci il suo corpo dorato e di informarci che l'Occidente racchiude sutra capaci di garantire la liberazione delle anime ottenebrate; perciò inviamo il maestro della legge Xuanzang perché attraversi mille montagne con la missione di cercare e sollecitare queste scritture.
"Possano i paesi dell'Occidente da cui dovrà passare non rendere vano questo pio proposito e agire in conformità di questo rescritto, promulgato nel tredicesimo anno dell'era Contemplazione della Virtù dei grandi Tang.
"Dopo aver lasciato il grande impero, ha attraversato molti paesi e ha raccolto lungo il cammino tre discepoli: il primo è Scimmiotto Consapevole del Vuoto, il secondo Porcellino Consapevole delle Proprie Capacità e il terzo Sabbioso Consapevole della Purezza."
Dopo aver letto ad alta voce dal principio alla fine, ricominciò daccapo; tanto che Sabbioso, riconosciuto il testo, non si poté trattenere dall'esclamare: "Che cosa significa? Fratello, perché leggi in pubblico il passaporto del maestro?"
Udendolo il Novizio levò di scatto la testa, lo fissò e gridò: "Prendetelo!"
La folla delle scimmie lo accerchiò, lo spinse e lo tirò davanti a Scimmiotto, che urlò: "Chi sei tu, per osare di avvicinarti alla nostra grotta?"
Di fronte a questo atteggiamento, Sabbioso si rassegnò a salutare rispettosamente: "Permettimi, fratello maggiore, di fare appello alla tua equità. È vero che il nostro maestro è andato in collera, ti ha rimproverato ingiustamente e ingiuriato, ed è arrivato a scacciarti. Non eravamo ancora riusciti a fargli cambiare opinione e ci eravamo allontanati per cercare acqua e cibo, quando tu sei ritornato in modo inatteso, forse spinto da un buon impulso. Ma poi lo hai colpito, e quando è svenuto ti sei portato via i bagagli. Sono venuto a visitarti per parlarti di queste cose, fratello maggiore. Se non sei giunto a detestare il nostro maestro, se non hai dimenticato la liberazione che gli devi, prendi i bagagli e ritorna con me, perché andiamo insieme al Paradiso dell'Occidente a conseguire il giusto frutto del nostro pellegrinaggio. Se invece il tuo rancore ti impedisce di ritornare con noi, ti prego, rendici almeno i bagagli. Ciò non ti impedirà di godere le gioie agresti del ritiro fra queste montagne, se così preferisci."
Scimmiotto sogghignò: "Saggio fratello, il tuo bel discorso non quadra con le mie intenzioni. Se ho colpito il monaco cinese e gli ho rubato i bagagli, non significa che mi sia ritirato in campagna e abbia rinunciato a raggiungere l'Occidente. Imparo a memoria le parole che mi hai sentito leggere, perché mi serviranno per rivolgermi al Buddha e chiedergli le scritture da riportare nelle terre dell'Est. La gloria di queste gesta la voglio tutta per me; la gente del continente meridionale la perpetuerà e mi onorerà come suo grande antenato."
"Il tuo progetto non regge, rispettato fratello" obiettò Sabbioso con un sorriso. "Non si è mai sentito di una ricerca delle scritture condotta dal Novizio Scimmiotto. La ricerca è affidata alla persona prescelta dalla pusa Guanyin per incarico del Buddha; il nostro compito è solo di proteggere quella persona lungo il viaggio con tutte le nostre forze. Sai chi è il prescelto: un discepolo del Beato, chiamato Cicala d'Oro, bandito dal Monte degli Avvoltoi perché si era mostrato disattento a una predica del Buddha e rinato nell'Est. L'adempimento di questa missione gli consentirà di ritrovare la Via. Il Buddha non consegnerà mai i sutra ad altri che al monaco cinese: il tuo sogno è insensato."
"Saggio fratello minore" rispose il Novizio, "non sei mai stato una testa forte. Consideri solo un lato delle cose e non ne vedi gli altri. Continui a mettermi davanti il tuo monaco cinese: ma credi che sia difficile trovare alternative? Il monaco che occorre me lo fabbrico io, certificato e brevettato, e domani mi metto in viaggio con lui. Chi me lo può impedire? Se non mi credi, te lo mostrerò."
E ordinò: "Ragazzi, dite al maestro di farsi vedere."
Le scimmie corsero nella grotta e ne ritornarono con un cavallo bianco montato da un altro Tripitaka, accompagnato da un altro Porcellino con i bagagli e da un altro Sabbioso con il bastone da pellegrino.
Per Sabbioso questo era troppo; gridò furente: "Io non voglio cambiare identità, nemmeno in sogno! Non esiste un altro Sabbioso! Basta con le impudenze! Te la faccio vedere io!"
E ruppe con una randellata la testa del falso Sabbioso, che cadde morto: si vide allora che non era altro che una di quelle scimmie del malanno. La folla scimmiesca circondò Sabbioso, e il Novizio roteò la sua sbarra cerchiata d'oro; ma l'assediato si aprì un varco a bastonate, riuscì a montare su una nuvola e fuggì dicendo fra sé: "Quella scimmia maledetta è così insolente, che non resta altro da fare che denunciarla a Guanyin."
Il Novizio, da parte sua, non si impegnò nell'inseguimento; fece scorticare la scimmia uccisa e la fece cucinare e servire in tavola, accompagnata da vini di palma e d'uva. Poi un'altra scimmia della banda fu trasformata in Sabbioso e si riprese l'addestramento in vista del pellegrinaggio a occidente.
In capo a un giorno e una notte, Sabbioso raggiunse i mari del Sud e fu in vista del Monte Potalaka, dove prese terra e contemplò il paesaggio. Che meraviglia!
Questo territorio contiene tutti i misteri dell'universo: vi affluiscono tutti i fiumi, vi si bagnano il sole e le stelle, vi si congiungono tutte le creature, qui nasce il vento e tremola il riflesso della luna. Quando monta la marea, il leviatano compie le sue trasformazioni; sotto le onde che si incalzano, nuota la tartaruga gigante. Qui si mescolano le acque di tutti mari e di tutti gli oceani, e ogni isola ha i propri palazzi di immortali.
Lasciate perdere le Isole Felici, contemplate la grotta fra le nubi del Potalaka: che magnifico paesaggio! L'energia primordiale plana sulle nuvole iridate delle cime, cristalli lunari galleggiano sulle acque sotto la grande scogliera. Nel boschetto dei bambù porporini volano i pavoni, sui rami dei verdi salici ciangottano i pappagalli. Qui nascono fiori di giada e di diaspro, e vi prospera il loto d'oro. Quante volte la bianca gru viene ad appollaiarsi sulle cime, e la fenice a cercare riparo nel chiosco sulla montagna! Persino i pesci coltivano la loro vera natura prestando ascolto alla predicazione dei sutra, mentre corrono e balzano fra le onde.
Mentre Sabbioso s'inoltrava passo passo, perduto nella contemplazione del magico paesaggio, si vide venire incontro Moksa, che gli chiese: "Consapevole della Purezza, che cosa vieni a fare qui, invece di proteggere il monaco cinese nella ricerca delle scritture?"
"Dovrei parlare di certe faccende alla pusa" rispose Sabbioso, dopo averlo salutato. "Avreste la cortesia di condurmi da lei?"
Moksa capì che si trattava di Scimmiotto, ma non fece commenti e andò ad annunciarlo a Guanyin: "È arrivato il più giovane dei discepoli del monaco cinese, Consapevole della Purezza, e vorrebbe presentarvi i suoi omaggi."
Scimmiotto, che se ne stava ai piedi del trono, sorrise: "Se Sabbioso viene qui, significa che il monaco cinese si trova in difficoltà."
Guanyin ordinò di introdurlo. Sabbioso si inchinò fino a terra, ma quando alzò gli occhi vide Scimmiotto: senza una parola di spiegazione, brandì il suo randello e glielo assestò sulla testa. Il Novizio schivò il colpo, ma non diede segno di reagire.
"Vedrai, scimmia maledetta che ha commesso i dieci crimini!" inveì Sabbioso. "Sempre qui a imbrogliare la pusa!"
"Consapevole della Purezza, tieni a posto le mani e la lingua!" gridò Guanyin. "Dimmi piuttosto perché sei venuto qui."
Sabbioso abbassò il bastone, rinnovò gli inchini e, ansando d'indignazione, dichiarò: "Questa scimmia non fa che commettere violenze. Giorni addietro il maestro lo rimproverò perché aveva ucciso due briganti; e lui, la mattina seguente, sterminò tutta la banda e portò al maestro una testa mozzata che grondava sangue. Il maestro si spaventò tanto che cadde da cavallo, e poi lo rimproverò aspramente e lo mandò via. In seguito al maestro venne sete e noi ci assentammo per cercare acqua; intanto Scimmiotto ritornò, colpì il maestro e rubò le nostre sacche. Sono andato alla Grotta del Sipario Torrenziale per chiedere i bagagli in restituzione: lui dapprima ha finto di non riconoscermi, e poi mi ha detto che non intendeva più proteggere il maestro e che avrebbe organizzato un altro viaggio in Occidente per conto proprio, allo scopo di attribuirsene tutto il merito. Io ho obiettato: 'Come potrai ottenere i sutra senza il monaco cinese?' E lui mi ha mostrato un altro maestro con tutto il seguito, il cavallo bianco, Porcellino e me. 'Ma Sabbioso sono io' ho detto, 'e non può essercene un altro al mondo!' Ho ucciso questo falso Sabbioso, e ho visto che era una scimmia malefica. Allora lui ha voluto impadronirsi di me, ma io sono fuggito per venir qui a riferirvi la situazione. Non pensavo che la sua arte della capriola nelle nuvole gli avrebbe consentito di precedermi. Chissà quali falsità vi è venuto a raccontare!"
"Non devi accusare le persone alla leggera, Consapevole della Purezza. Consapevole del Vuoto è qui da quattro giorni, perché l'ho trattenuto io. Come avrebbe potuto reclutare nel frattempo un altro monaco cinese e organizzare un'altra ricerca delle scritture?"
"Ma ho visto con i miei occhi Scimmiotto nella sua grotta. Come potrei mentirvi?"
"Non lasciarti trasportare dalla collera. Andrai con Consapevole del Vuoto sul Monte di Fiori e Frutti per vedere come stanno le cose. La verità è una, e l'errore non la può alterare: quando sarete laggiù, ci vedrai chiaro."
Dunque il grande santo e Sabbioso presero congedo da Guanyin, per un viaggio destinato
A chiarir cos'è bianco e cos'è nero,
A sceverare il retto dal perverso.
Se voi, in fin dei conti, non sapete come giunsero a questo risultato, ascoltate il seguito.