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058 UNA LEZIONE DI ZOOLOGIA COSMICA · IN CUI LO SPIRITO DUPLICATO GETTA IL DISORDINE IN TUTTO L'UNIVERSO, E IL CORPO UNICO FATICA A REALIZZARE LA VERACE ESTINZIONE.

Scimmiotto e Sabbioso si congedarono da Guanyin, salirono su un raggio luminoso e lasciarono i mari del Sud. Scimmiotto era molto più veloce, ma Sabbioso lo trattenne dicendo: "Fratello, non è il caso che tu ci dia sotto a testa bassa e mi mostri soltanto la tua coda, per correre avanti a sistemare le cose prima del mio arrivo. Aspettami, che possa vedere anch'io."

Per quanto Scimmiotto fosse animato dalle migliori intenzioni, Sabbioso restava diffidente. I due navigarono dunque di conserva e presto giunsero in vista del Monte di Fiori e Frutti, dove atterrarono. Scrutando di lontano, videro in effetti l'altro Scimmiotto che continuava a troneggiare e si dava alla pazza gioia tra la folla delle scimmie.

Era proprio identico al grande santo: pelo fulvo, cerchio d'oro in capo, pupille folgoranti negli occhi di fuoco. Indossava la lunga tunica di broccato e recava stretto alla vita il grembiule di pelle di tigre; impugnava anche lui la sbarra di ferro cerchiata d'oro e recava ai piedi le stesse calzature scamosciate. Stessa faccia pelosa, stessa gola da duca del tuono, tasche sotto le guance, orecchie appuntite, larga fronte, zanne sporgenti.

Il grande santo, a quello spettacolo, fu preso dall'indignazione e piantò in asso Sabbioso per gettarsi avanti brandendo la sua sbarra. Inveiva: "Che essere perverso sei tu, per permetterti di usurpare il mio aspetto, ingannare i miei ragazzi, intrufolarti nella mia grotta e farti bello del mio prestigio?"

L'altro Novizio rispose alla sfuriata con il silenzio e si preparò allo scontro. Nella mischia era assolutamente impossibile distinguere il vero dal falso: che confusione!

Due sbarre e due scimmie: avversari di gran levatura!

Ciascuno pretende di essere il protettore del fratello imperiale, di imporre i suoi meriti, di fondare la sua gloria. Quello vero ha pronunciato i voti monastici, l'altro non può essere un figlio del Buddha: ma a vederli, dotati come sono degli stessi poteri di magia e di trasformazione, l'uno vale l'altro: non si distingue il vero dal falso. Uno è il soffio del Caos delle origini, il Grande Santo Uguale al Cielo; l'altro è lo spirito riduttore della terra, affinato da una lunga ascesi. Qui la sbarra cerchiata d'oro A Piacer Vostro, là il bastone di ferro Secondo il Tuo Cuore. Parano, fintano, tirano fendenti, senza vincitore né vinto.

Sono venuti alle mani davanti all'ingresso della grotta; ben presto, eccoli scontrarsi sulle nubi del cielo.

Salirono sempre più in alto, mentre lottavano, finché giunsero al nono cielo. Sabbioso li seguiva, ma non osava intervenire perché non era in grado di distinguere chi aiutare e chi combattere. Avrebbe voluto colpire per aiutare il condiscepolo, ma temeva invece di danneggiarlo. Dopo aver atteso per un bel pezzo nell'incertezza, scese all'ingresso della grotta, mise in rotta i guardiani, rovesciò i banchi di pietra, ruppe le suppellettili e frugò dappertutto; ma fu inutile, i bagagli non si trovavano.

La grotta del Sipario Torrenziale doveva il suo nome a una cascata che ne nascondeva l'ingresso interno. Sembrava un bianco sipario: solo accostandosi si capiva che era un velo d'acqua. Sabbioso non era pratico del luogo e non fu in grado di spingere più a fondo la sua esplorazione. Perciò risalì al nono cielo e roteò il suo bastone: ma su chi abbatterlo?

"Sabbioso" disse il grande santo, "qui non mi puoi aiutare. Ritorna dal maestro e riferiscigli che cosa sta accadendo. Io intanto porterò questa creatura malefica sul Monte Potalaka, perché la pusa distingua il vero dal falso."

L'altro Scimmiotto disse le stesse cose, parola per parola, con la stessa voce e nello stesso tono. Sabbioso non poté che seguire il consiglio e ritornare dal monaco cinese.

Intanto i due Scimmiotti, azzuffandosi con grandi urla e rumore, se ne andavano a sud finché giunsero sul Monte Potalaka, senza dar tregua ai colpi e agli insulti. Il baccano allarmò i guardiani celesti protettori della legge, che si affrettarono a recarsi nella Grotta del Rumore di Marea per annunciare: "Pusa, sono arrivati ben due Consapevoli del Vuoto, e si stanno battendo fra loro."

Guanyin scese dal suo trono, uscì dalla grotta accompagnata da Moksa, dal ragazzo di Buona Fortuna e da Figlia del Drago, e gridò: "Dove vai, animale perverso?"

"Pusa, questo bel tomo assomiglia molto al vostro discepolo" risposero i due, parlando insieme e continuando ad azzuffarsi. "Non abbiamo smesso di batterci da quando ci siamo scontrati davanti alla Grotta del Sipario Torrenziale, ma non sono ancora riuscito a vincerlo. Gli occhi di Sabbioso non erano abbastanza penetranti e la sua forza non era di alcuna utilità; perciò il vostro discepolo lo ha rimandato sulla strada dell'Ovest ad assistere il maestro. Ho portato qui questo sconosciuto, perché il vostro occhio sapiente distingua il vero dal falso e separi il giusto dal perverso."

Ma per quanto Guanyin e le altre divinità osservassero con attenzione, non furono capaci di riconoscere l'autentico.

"Smettete di battervi e venite qui, uno per parte" propose Guanyin. "Voglio esaminarvi meglio."

Essi le ubbidirono, ma uno diceva: "Io sono il vero!", e l'altro replicava: "Lui è il falso!"

Guanyin chiamò accanto a sé Moksa e Buona Fortuna, e bisbigliò loro: "Teneteli fermi, e io reciterò in segreto l'incantesimo della costrizione del cerchio: chi soffrirà sarà il vero Scimmiotto."

Così fecero, ma quando la pusa recitò con la mente l'autentica formula, entrambi gli Scimmiotti urlarono di dolore, si strinsero la testa fra le mani e si rotolarono a terra gridando: "Basta! Basta!"

Quando la pusa smise, ritornarono ad azzuffarsi e a insultarsi. Guanyin non sapeva che altro fare; i guardiani celesti e Moksa avrebbero voluto intervenire, ma non sapevano chi aiutare.

"Consapevole del Vuoto!" chiamò Guanyin. Entrambi risposero. "Quand'eri equipuzio" disse la pusa, "e facesti tutti quei disordini in Cielo, eri molto popolare e tutti gli dèi ti conoscevano. Va dunque nel mondo di Sopra; lì si troverà qualcuno in grado di distinguervi."

Il grande santo la ringraziò della sua bontà, e altrettanto fece il suo sosia.

Spingendosi e tirandosi giunsero davanti alla porta meridionale del Cielo, senza smettere di battersi e di vituperarsi. Vasto Sguardo sbarrò loro il passaggio, alla testa dei quattro marescialli celesti Ma, Zhao, Wen e Guan e delle loro coorti di divinità maggiori e minori in assetto di guerra: "Dove andate, voialtri? Vi sembra questo il posto per battervi?"

"Ero stato scacciato da Tripitaka, il monaco che proteggo, per aver ucciso dei briganti di strada; mentre mi trovavo sul Potalaka per chiedere aiuto a Guanyin, questo mostro ha usurpato il mio aspetto, battuto il mio maestro e rubato i bagagli. Sabbioso lo ha scoperto sul Monte di Fiori e Frutti, dove aveva occupato la mia grotta. Da un pezzo sto combattendo con lui; mi assomiglia tanto che nemmeno la pusa è riuscita a distinguerci. Perciò l'ho trascinato fin qui, perché mi aiutiate con la potenza dei vostri sguardi a distinguere il vero dal falso."

Questo discorso fu pronunciato insieme dai due Scimmiotti. La folla degli dèi li esaminava attentamente, ma nessuno riusciva a distinguerli.

"Se non ne siete capaci" urlarono i due, "fateci passare. Andremo dall'Imperatore di Giada."

Gli dèi non erano in grado di opporsi: aprirono la porta e li accompagnarono alla Sala delle Nuvole Misteriose. Il maresciallo Ma si precipitò dentro con i quattro precettori celesti Zhang, Ge, Xu e Qiu per presentare rapporto: "Due Scimmiotti del mondo di Sotto, identici fra loro, hanno forzato l'ingresso e pretendono di vedere vostra maestà."

Mentre ancora parlavano, i due irruppero nella sala vociferando, a tal punto che l'Imperatore, allarmato, scese dal trono e li apostrofò: "È uno scandalo! Come vi permettete di urlare alla mia presenza? Volete che vi faccia mettere a morte?"

"Maestà" dicevano i due Novizi, "sono un monaco soggetto alla disciplina monastica, non oserei certo disturbare i miei superiori. Ma questo mostro ha preso il mio aspetto."

Ed esposta in lungo e in largo la situazione, conclusero: "Spero che mi concederete la grazia di distinguere il vero dal falso."

L'Imperatore di Giada ordinò subito al re celeste Li Porta Pagoda di portare il suo specchio rivelatore dei mostri, per distruggere il falso e salvare il vero e autentico. Re Li ubbidì e invitò l'Imperatore e tutte le divinità a osservare l'operazione: il riflesso dei due Scimmiotti apparve nello specchio al completo, sbarra, abito e smorfie, senza un pelo di differenza.

L'Imperatore stesso non avrebbe saputo come distinguerli, e perciò li fece mettere alla porta.

Uno sogghignava, l'altro sghignazzava. Si afferrarono l'un l'altro alla gola e ricominciarono a battersi. Dalla porta del Cielo ricaddero sulla strada dell'Ovest, ripetendosi l'un l'altro: "Adesso andiamo dal maestro."

Nel frattempo Sabbioso, dopo un viaggio di tre giorni e tre notti, era ritornato alla capanna che ospitava il monaco cinese, cui narrò gli ultimi avvenimenti. Tripitaka era pieno di rimorsi: "Ho creduto che fosse Consapevole del Vuoto a colpirmi e derubarmi; non avrei mai sospettato che fosse invece la trasformazione di un essere malefico."

"Quella creatura perversa ha prodotto un altro reverendo con il cavallo bianco, un altro Porcellino con i nostri bagagli, e perfino un altro me stesso. Questo non l'ho potuto sopportare, e l'ho steso morto con una bastonata: allora ho visto che si trattava di una di quelle scimmie malefiche. Sono andato a riferire tutto alla pusa, che mi ha mandato con il condiscepolo anziano a smascherare l'impostore; ma si assomigliavano talmente, che io non sapevo chi aiutare. Ecco perché sono ritornato a informarvi."

Sotto l'impressione del racconto, Tripitaka era livido. Porcellino se la ridacchiava: "Com'è divertente! Aveva ragione la nostra donatrice: c'è proprio in giro un'altra squadra di cercatori di scritture."

Vecchi e giovani di casa vennero a chiedere a Sabbioso: "Dove siete stato in questi giorni? Forse a cercare fondi per il vostro viaggio?"

"Prima sono andato a cercare i nostri bagagli nel continente orientale" rispose sorridendo Sabbioso. "Poi sono andato a salutare la pusa Guanyin sul Monte Potalaka, nei mari del Sud; e infine sono tornato qui passando dal Monte di Fiori e Frutti."

"Fra andata e ritorno, che distanza sarà?" domandò il padron di casa.

"Circa duecentomila li."

"Monsignore! Una distanza simile in pochi giorni! Queste cose le fa soltanto chi viaggia sulle nuvole!"

"E questo non è niente" aggiunse Sabbioso. "Il mio condiscepolo anziano non avrebbe impiegato più di un giorno o due."

La gente che li ascoltava era convinta di trovarsi di fronte a immortali.

"Nemmeno per sogno" diceva Porcellino. "Gli immortali, in confronto a noi, sono piccoli mocciosi."

Mentre discorrevano, sentirono in cielo il clamore di una contesa. Tutti si precipitarono allarmati all'aperto: erano i due Scimmiotti, sempre impegnati nella zuffa. Porcellino si sentì prudere le mani: "Lasciate fare a me; ci provo io a distinguerli."

Il bestione si raccolse per balzare in cielo, annunciando: "Non gridare, fratello. Arrivo subito!"

"Bravo fratellino, vieni su e pesta sodo questo mostro" risposero a una voce i due Scimmiotti.

Divisi fra il piacere e la paura, i contadini dicevano: "Che onore! Questi arhat che cavalcano le nuvole hanno scelto proprio casa nostra come luogo di convegno. Nemmeno se avessimo fatto voto di nutrir monaci, ci troveremmo in casa degli ospiti così distinti." Non risparmiavano né il riso né il tè, e si sforzavano di prevenire i desideri degli ospiti. Ma dicevano anche: "Da questa guerra fra i due Scimmiotti non verrà niente di buono. Finiranno per provocare disgrazie e per sconvolgere l'universo."

Tripitaka si rese conto che il viso lieto e lusingato del padron di casa nascondeva molta ansietà, e gli disse: "Caro donatore, non vi tormentate, rassicuratevi. Quando avrò ricuperato il mio discepolo e lo avrò ricondotto al bene, vi sapremo dimostrare la nostra gratitudine."

"Non oserei certo pretenderlo" rispondeva con effusione il vecchio.

Sabbioso li interruppe: "Maestro, usciamo da questo vicolo cieco. Voi vi sedete qui e noi cercheremo di portarveli davanti. Allora voi reciterete per un momento la cosa che sapete: chi sentirà male sarà il vero, e l'altro il falso."

"Giusto" approvò Tripitaka.

Sabbioso salì in alto e propose loro: "Fermatevi, voi due: venite dal maestro, perché provi lui a distinguere il vero dal falso."

Entrambi i grandi santi si arrestarono. Sabbioso ne afferrò uno per il bavero e gridò a Porcellino: "Fratello, prendi l'altro e portiamoli giù."

Quando scesero davanti alla capanna, Tripitaka recitò l'incantesimo e i due scoppiarono in lamenti e gridarono: "Mi sono già battuto duramente, non recitate l'incantesimo! Fermatevi, vi supplico!"

Il reverendo, che era di temperamento misericordioso, si fermò; ma gli riusciva impossibile distinguere l'uno dall'altro. Entrambi si scrollarono dai loro custodi e ripresero ad azzuffarsi.

"Condiscepoli, voi badate al maestro, mentre io vado a chiedere l'aiuto del re Yama" annunciarono l'uno e l'altro Novizio. E subito scomparvero, spingendosi e tirandosi l'un l'altro.

"Nella Grotta del Sipario Torrenziale" disse Porcellino a Sabbioso, "tu hai visto il falso Porcellino che portava i nostri bagagli. Perché non glieli hai presi?"

"Quando ho colpito il falso Sabbioso, sono stato circondato e aggredito: ho dovuto fuggire a precipizio. In seguito, quando sono ritornato alla grotta con il Novizio, ho perlustrato e messo tutto a soqquadro, ma i bagagli non li ho trovati, e ho dovuto ritornare a mani vuote."

"Lo vedi che non sei pratico del posto? Quando ero andato io alla grotta per convincere Scimmiotto a ritornare con noi, ricordo benissimo che era andato a cambiarsi d'abito passando attraverso una cascata d'acqua: la cascata cela un passaggio, che in realtà è la porta interna della grotta. Probabilmente quella creatura ha nascosto i nostri bagagli là dietro."

"Dal momento che conosci i luoghi" intervenne Tripitaka, "potresti approfittare della circostanza che ora la grotta sarà deserta, per ricuperare le nostre sacche. Così potremmo proseguire la nostra strada; anche se Scimmiotto ritornasse, non avremmo più bisogno di lui."

"Vado senz'altro" rispose Porcellino.

"Fratello, ci sarà qualche migliaio di scimmie sul posto. Da solo ti potresti trovare in difficoltà."

"Quelle non mi fanno paura" replicò Porcellino ridendo. Uscì di corsa, si lanciò su una nuvola e partì per il Monte di Fiori e Frutti alla ricerca dei bagagli.

Intanto i due Scimmiotti gridavano e si colpivano sul Monte delle Tenebre, terrorizzando i fantasmi di tutta la montagna, che correvano a nascondersi in tutti i buchi. Alcuni si precipitarono verso i tribunali infernali, per recare la notizia al Palazzo della Rete della Foresta delle Apparenze: "Maestà, sul Monte delle Tenebre sono arrivati due Grandi Santi Uguali al Cielo."

Il re della prima sezione, allarmato, trasmise la notizia a quello della seconda, e così via fino alla decima e ultima. In breve i dieci re si riunirono e mandarono ad avvertire d'urgenza il loro collega e patrono Dizang. Se ne stavano chiusi nel Palazzo della Rete, mobilitando tutte le truppe per catturare tanto il falso quanto l'autentico. Si udì mugghiare un vento violento, ed ecco in un turbine di nera nebbia i due Scimmiotti rotolare avvinghiati dentro la sala.

I sovrani delle tenebre si avanzarono per sbarrare il passaggio: "Per qual motivo, grandi santi, venite a turbare la nostra cupa dimora?"

"Mentre proteggevo il monaco cinese nel suo viaggio in cerca delle scritture, sulle montagne del paese dei Liang dell'Ovest, mi è capitato di uccidere certi briganti che volevano rapinare il mio maestro. A lui non è garbato, e mi ha scacciato; perciò mi sono allontanato, per chiedere aiuto alla pusa dei mari del Sud. Questo mostro, non so come, ha avuto sentore della cosa, e in mia assenza ha assunto il mio aspetto, ha aggredito il maestro e gli ha rubato i bagagli. Quando Sabbioso lo è andato a trovare sulla mia montagna per reclamare i bagagli, ha preteso addirittura di prendere il posto del mio maestro nella ricerca delle scritture. Sabbioso è corso anche lui a chiedere aiuto alla pusa e mi ha trovato ai piedi del suo trono. Siamo ritornati insieme sul Monte di Fiori e Frutti e abbiamo trovato questa creatura: la pusa non è stata in grado di distinguerci; allora siamo andati in Paradiso, ma nemmeno gli dèi hanno saputo risolvere il problema. Ritornati dal maestro, i suoi tentativi di riconoscerci non hanno avuto successo. Ecco perché sono venuto a turbare la vostra cupa dimora: spero che nei vostri registri voi possiate scoprire l'origine del falso Scimmiotto, metterlo senza indugio sotto processo e risparmiarci i disordini dello sdoppiamento dello spirito."

Naturalmente il discorso fu pronunciato a una voce da entrambi.

I sovrani degli Inferi convocarono il giudice responsabile dei registri perché esaminasse i nomi uno a uno: ma il 'falso Scimmiotto' non risultava. Fu esaminato anche il registro delle creature pelose, dove le centotrenta rubriche concernenti le scimmie erano state cancellate appunto da Scimmiotto, nell'anno in cui aveva conseguito il Tao e aveva messo sottosopra i tribunali infernali. Da allora non figurava più alcun nome della specie scimmiesca. Dopo avere compulsato e analizzato gli elenchi, il giudice venne a presentare il suo rapporto.

"Grandi santi" risposero solennemente i sovrani infernali, impugnando gli scettri, "non ci sono altri registri da esaminare, presso di noi; dovrete risolvere il vostro problema nel mondo dei vivi."

Ma mentre parlavano, si fece udire il pusa Dizang: "Aspettate un momento. Incarico Orecchio Fino di distinguere il vero dal falso."

Orecchio Fino era una bestiola che stava abitualmente accucciata sotto la scrivania del pusa; orecchio al suolo, era in grado di distinguere i buoni dai cattivi e i saggi dai matti, fra bestie glabre, a scaglie, pelose, piumate e con guscio, come fra gli immortali terrestri, celesti, divini, umani e fantomatici. Per ordine di Dizang, la bestiola si andò ad acquattare in mezzo alla corte della Rete. Appoggiò l'orecchio al suolo, lo rialzò e disse al suo maestro: "So il nome della creatura, ma non posso dirlo in sua presenza, né partecipare alla sua cattura."

"Che cosa accadrebbe, se tu lo dicessi?"

"Temo che la creatura diventerebbe cattiva, turberebbe gravemente il sacro palazzo e provocherebbe seri guai nella residenza delle Tenebre."

"E che cosa ti impedisce di collaborare a catturarlo?"

"I poteri di questo mostro non cedono in nulla a quelli del grande santo Scimmiotto. La forza della legge di cui dispongono i giudici infernali non basta a catturarlo."

"Se questa è la situazione, che cosa si può fare?"

"La legge del Buddha non conosce limiti."

Dizang disse perciò ai due Novizi: "Avete entrambi lo stesso aspetto e gli stessi poteri. C'è un solo modo per stabilire chi è ciascuno di voi: dovete recarvi al Monastero del Colpo di Tuono, dal Beato dei Sâkya."

"Avete ragione!" gridò ciascuno dei due. "Ora ti trascinerò nel Paradiso dell'Ovest, per chiedere al Buddha di condannarti."

I dieci giudici li accompagnarono all'uscita, presentarono a Dizang i loro ringraziamenti e si asserragliarono nel Palazzo delle Nuvole Turchese, raddoppiando la guardia a tutti gli accessi.

Vedete dunque i due Scimmiotti che si accapigliano senza sosta fra le nuvole che corrono in cielo nella direzione del Paradiso dell'Ovest. Lo attestano i versi:

Un cuore doppio conduce al disastro:

Il dubbio invade l'universo intero.

Si vuol denaro e pompa; i ranghi a corte

Non contano al disotto del più alto.

Spedizioni nel sud, campagne al nord,

Senza sosta o riposo. Folle vita.

Ben altra cosa è praticar lo zen

Ed il soffio vitale coltivare.

Tirandosi, spingendosi, afferrandosi, scuotendosi, progredivano nel loro viaggio aereo senza smettere di lottare e di gridare, fino all'ingresso del Monastero del Colpo di Tuono, sul Monte degli Avvoltoi nel Paradiso dell'Ovest.

I quattro eminenti pusa, gli otto grandi portatori di folgori, i cinquecento arhat, i tremila rivelatori di verità, i monaci e le monache mendicanti, bhiksunî e bhiksu, upâsaka e upâsikâ, tutta la folla dei santi era riunita ai piedi del trono di loto dei sette tesori ad ascoltare il Buddha che esponeva la legge. Stava appunto spiegando questo passaggio:

"L'essere è nel non essere, il nulla nel qualcosa,

La forma nell'informe, la vacuità nel pieno,

E l'essere non è, il nulla non è il nulla,

Ha forma il senza forma, è vuoto ciò che riempie.

Vuoto e forma non sono nient'altro che sé stessi,

Ma forma non ha forma, è nient'altro che vuoto,

E il vuoto non ha un termine, non è altro che forma.

Il vuoto non è vuoto, la forma è senza forma.

Solo dire parole rischiara l'indicibile."

La folla, a testa china in segno di ubbidienza, cantava i versi in coro, mentre il Beato faceva piovere dal cielo fiori a profusione. A un tratto egli si alzò dal trono e disse alla moltitudine: "Voi che siete uniti nel cuore e nello spirito, guardate venire lo spirito sdoppiato che lotta contro sé stesso."

Tutti alzarono gli occhi e videro i due Scimmiotti entrare nel sacro territorio del monastero, urlando da scuotere il cielo e la terra. Gli otto portatori di folgori, allarmati, si fecero avanti per fermarli: "Dove credete di andare?"

"Questo mostro ha preso il mio aspetto: devo recarmi ai piedi del trono perché sia il Buddha a distinguere il vero dal falso."

Era impossibile trattenerli. Avanzarono entrambi, continuando la baruffa, finché giunsero davanti al Buddha, si inginocchiarono e dissero rispettosamente: "Il vostro discepolo, che ha l'incarico di proteggere il monaco cinese in cerca delle autentiche scritture in questo sacro monastero, si è prodigato molte volte per sormontare le insidie che diavoli e mostri gli tendono lungo la strada. Negli ultimi tempi ci siamo imbattuti in una banda di briganti e, a due riprese, ne ho uccisi alcuni. Il maestro me lo ha rimproverato e mi ha scacciato: non vuole più che lo accompagni a rendere omaggio al corpo dorato del Beato. Non potevo far altro che correre nei mari del Sud per lagnarmene con Guanyin. Intanto questo mostro ha inopinatamente usurpato il mio aspetto e la mia voce, ha battuto il maestro e ha rubato i bagagli. Il mio condiscepolo Consapevole della Purezza l'ha seguito fino alla mia montagna, dove la creatura perversa ha cercato di fargli credere che c'era un altro santo monaco in cerca delle scritture. Sabbioso è corso anche lui nei mari del Sud a informare Guanyin, che mi ha ordinato di ritornare in sua compagnia. Da quando ci siamo scontrati non abbiamo smesso di batterci, in questa lotta fra il vero e il falso. Nessuno, dai palazzi del Cielo alle sedi infernali, è stato in grado di distinguerci. Ecco perché ho l'estremo ardire di supplicarvi di esercitare la vostra bontà, di concedermi la vostra commiserazione e di discernere finalmente il giusto dal perverso; in modo che io possa riprendere ad accompagnare fino a voi il monaco cinese, e assicuri eterna gloria alla nostra eminente dottrina portandone i sutra nelle terre dell'Est."

A sentirli dire le stesse parole con la stessa voce, nessuno nella folla sarebbe stato in grado di distinguerli. Solo il Beato sapeva. Era sul punto di parlare, quando apparve da sud una nuvola colorata: era Guanyin che veniva a salutare il Buddha. Questi giunse le mani e le chiese: "Cara Guanyin, di questi due Scimmiotti che vedi, a tuo giudizio, qual'è il vero e qual'è il falso?"

"Io non sono stata capace di distinguerli, quando sono passati dalla mia misera residenza; e nessuno è riuscito a farlo, in Cielo e all'Inferno. Sono venuta qui appunto per pregarvi caldamente di chiarirci come stanno le cose."

"Per quanto sia vasta la potenza della legge" rispose sorridendo il Buddha, "voi non siete in grado di fare altro che passare in rassegna gli avvenimenti dell'universo; ma non potete conoscere tutto ciò che esso contiene, né aver notizia di tutte le specie che esistono al mondo."

Guanyin lo pregò di esporne la classificazione.

"Come sapete ci sono cinque specie di immortali" spiegò il Beato; "cioè: quelli del cielo e della terra, gli dèi, gli uomini e i fantasmi o diavoli. Ci sono inoltre cinque categorie di animali: glabri, a scaglie, pelosi, piumati e col guscio. Tuttavia esistono quattro specie di scimmie che non rientrano in alcuna di queste classificazioni."

"Posso chiedere di quali scimmie si tratta?"

"La prima è la scimmia di pietra; ha grandi capacità, conosce a fondo le trasformazioni, le stagioni del cielo e le risorse della terra; sa muovere le stelle e convocare le costellazioni. La seconda è il macaco con la schiena rossa; è esperto tanto del gioco dello yin e dello yang, quanto delle vicende degli uomini; è capace di entrare e di uscire, di evitare la morte e di prolungare la vita. La terza è il gibbone dalle lunghe braccia; sa afferrare il sole e la luna, rimpicciolisce le montagne, distingue il favorevole dal nefasto e gioca di destrezza in cielo e in terra. La quarta e ultima è il macaco a sei orecchie, che ha un meraviglioso udito e penetra le leggi della natura, il passato e l'avvenire: conosce ogni cosa. Queste quattro specie di scimmie non rientrano nelle dieci specie di creature e non figurano nella lista degli esseri viventi celesti e terrestri. Secondo me, il falso Scimmiotto non è altri che il macaco a sei orecchie. Dovunque si trovi, egli è in grado di sapere ciò che avviene a una distanza di mille li, e ascolta ogni suono o parola. Perciò si dice che il suo udito è meraviglioso e che egli penetra l'ordine della natura, il passato, il futuro e ogni cosa."

Quando la scimmia udì il Beato rivelare la sua identità, prese paura e si raccolse per balzar via e fuggire lontano; ma il Buddha ordinò alla folla di gettarsi su di lei. Fu perciò circondata dai quattro pusa, dagli otto portatori di folgori, dai cinquecento arhat, dai tremila rivelatori, da bhiksu e bhiksunî, da upâsaka e upâsikâ, da Guanyin e da Moksa; anche Scimmiotto volle essere della partita.

"Non lo toccare, Consapevole del Vuoto" disse il Buddha. "Ora lo catturerò."

Il macaco terrorizzato, con il pelo ritto, comprese di non avere via d'uscita; perciò si trasformò in ape e volò via. Ma il Beato prese la sua ciotola d'oro delle elemosine e gliela rovesciò sopra; ciò avvenne così rapidamente che nessuno se ne rese conto, e tutti credettero che fosse fuggito.

"Zitti" disse il Buddha sorridendo. "Il mostro non è fuggito: sta sotto la mia ciotola."

Tutti si accostarono fissando gli sguardi intenti, e il Buddha sollevò la ciotola: ecco in effetti il macaco a sei orecchie, che aveva ripreso il proprio aspetto. Scimmiotto non riuscì a trattenersi: gli calò sulla testa un fendente del suo randello e lo uccise. Fu così che la specie si estinse; ai nostri giorni non si vedono più macachi a sei orecchie.

"Bontà divina!" scappò detto al Beato.

"Non dovreste perdere tempo a impietosirvi di lui. Ha battuto il mio maestro, ci ha rubato i bagagli: a norma di legge era passibile di decapitazione, per furto alla luce del giorno con violenze e lesioni."

"Sarà meglio che ritorni dal monaco cinese e ti sbrighi a condurmelo qui a prendere le scritture."

"Vi devo informare" obiettò il grande santo prosternandosi, "che il maestro non vuole più saperne di me. Io ci ritornerei; ma non serve a niente, se non mi vuole. Se non chiedo troppo, dovreste recitare la formula che apre questo cerchio d'oro, in modo che io possa levarmelo dalla testa e restituirvelo. Dopo di che, non mi resterà che ritornare allo stato laicale."

"Non lasciarti sviare dai disordini del pensiero e non fare capricci. Ti accompagnerà Guanyin, e non correrai nessun rischio che il monaco rifiuti di riprenderti con sé. Tu lo devi proteggere, comunque vadano le cose. Quando l'impresa sarà compiuta, verrà anche per te il momento di trovare la gioia suprema e il tuo posto sul trono di loto."

A queste parole del Buddha, Guanyin giunse le mani e ringraziò per lui; poi se andò via con Scimmiotto, Moksa e il pappagallo bianco. Presto furono in vista della capanna che ospitava Tripitaka; quando Sabbioso li vide venire, chiamò il maestro perché uscisse a riceverli.

"Monaco cinese" gli disse Guanyin, "colui che ti ha colpito era un falso Scimmiotto, il macaco a sei orecchie. Per fortuna il Buddha lo ha saputo smascherare, e Consapevole del Vuoto lo ha ucciso. Bisogna che tu riprenda in servizio Scimmiotto. Sul cammino ci sono altri ostacoli demoniaci, e la sua protezione ti è necessaria se vuoi raggiungere il Monte degli Avvoltoi, vedere il Buddha e ottenere i sutra. Non gli essere ostile!"

"Obbedirò rispettosamente alle vostre istruzioni" rispose Tripitaka prosternandosi.

Mentre si scambiavano i convenevoli, giunse da oriente un turbine di vento. Tutti volsero gli occhi in quella direzione, e videro Porcellino che ritornava con le due sacche sulle spalle. Alla vista della pusa il bestione si prosternò per salutarla: "Il vostro discepolo ha trovato nella Grotta del Sipario Torrenziale un falso monaco cinese e un falso Porcellino. Li ho uccisi entrambi: non erano che scimmie. Ho ritrovato i bagagli e ho verificato che non mancasse niente. Ma non ho idea di dove siano andati a finire i due Scimmiotti."

Guanyin gli raccontò lo smascheramento della creatura malefica. Il bestione si rallegrò e ringraziò ripetutamente.

Maestro e discepoli espressero la loro gratitudine inchinandosi a Guanyin, prima che se ne ritornasse a casa. Ostilità e motivi di attrito si erano dissipati: essi avevano ritrovato il buon accordo di un tempo.

Ringraziarono la gente di casa, misero in ordine i bagagli, sellarono il cavallo e ripartirono in direzione della strada maestra dell'Ovest. È il caso di dirlo:

Se la separazione turba i cinque elementi,

La lotta contro i mostri di nuovo li riunisce.

Rientrata in sede l'anima, ci si può concentrare

E, sconfitti i sei sensi, l'elisir realizzare.

Se poi non sapete quando Tripitaka ottenne il privilegio di contemplare il Buddha e di ricevere le scritture, non vi resta che ascoltare il seguito.