Home > Il Viaggio in Occidente > Capitolo6

006 COLPO DI GRAZIA DI LAOZI · IN CUI GUANYIN SI RECA AL BANCHETTO PER INFORMARSI DEGLI INCIDENTI ED ERLANG, IL PICCOLO SANTO, RIESCE A SOTTOMETTERE IL GRANDE.

Abbandoniamo per un momento il grande santo e gli dèi occupati ad assediarlo. Parliamo della compassionevolissima e piissima salvatrice del monte Potalaka nei mari del Sud, l'efficacissima Guanyin, grande liberatrice dalla sventura e dalle difficoltà.

Anch'essa rispose all'invito della regina madre alla grande Festa delle Pesche di Immortalità, in compagnia del suo eminente discepolo, il novizio Hui'an, e si recò ai padiglioni preziosi sullo Stagno di Diaspro, dove trovò tutto nella desolazione e nel disordine. Immortali in giro ce n'erano, ma nessuno si era seduto; tutti discutevano e gesticolavano in capannelli. Quando ebbe salutato tutti e si fu fatta raccontare l'accaduto, suggerì: "Dal momento che non si può fare una festa in cui scambiarci le coppe, venite con me a trovare l'Imperatore di Giada."

Gli immortali la seguirono con sollievo. Davanti alla Sala della Penetrazione Illuminante la aspettavano i quattro grandi precettori celesti, l'Immortale dai Piedi Nudi e parecchi altri, che le riferirono come l'Imperatore di Giada si fosse infuriato e avesse inviato le truppe celesti alla cattura dell'essere perverso; sfortunatamente, le truppe non erano ancora ritornate.

"Vorrei incontrare l'Imperatore di Giada" disse Guanyin. "Mi fareste la cortesia di annunciarmi?"

Il precettore celeste Qiu Hongji entrò nella Sala delle Nuvole Misteriose e ne uscì subito per annunciarle che era attesa. Il signore Laozi, l'altissimo, sedeva al posto d'onore con la regina madre alle sue spalle.

Guanyin entrò con la folla che l'aveva seguita. Presentò i suoi omaggi all'Imperatore di Giada, salutò Laozi e si sedette.

"Com'è riuscita la nostra magnifica Festa delle Pesche di Immortalità?" chiese.

"Ogni anno ne facciamo la nostra gioia" rispose l'Imperatore di Giada. "Ma questa volta è stata una grande delusione, per colpa di quel macaco perverso e dei suoi saccheggi."

"Da dove viene questa odiosa scimmia?"

"È nata da un uovo di pietra del Monte di Fiori e Frutti, nel paese di Aolai. Quando nacque, i suoi occhi gettarono un raggio che raggiunse la Residenza della Stella Polare. Da principio non gli avevamo fatto attenzione, ma ha finito per diventare uno spirito pericoloso, che sottomette draghi e tigri. Andò persino a cancellare il suo nome dal registro dei morti. I re draghi e Yama, il giudice infernale, me ne fecero rapporto. Volevo farlo catturare, ma la Stella di Lunga Vita mi fece notare che, nei tre mondi, tutti gli esseri dotati di nove aperture sono in grado di diventare immortali. Perciò gli concessi il beneficio di essere rieducato per raggiungere la saggezza, convocandolo nel nostro mondo di Sopra e conferendogli il posto di equipuzio nel servizio delle stalle imperiali. Ma quel brigante trovò il posto troppo poco importante, e si ribellò. Inviai subito Li Porta Pagoda e il principe Nata a sottometterlo e riportarlo qui; fui conciliante e gli concessi il titolo di Grande Santo Uguale al Cielo, un posto senza emolumenti. Dal momento che non aveva niente da fare e bighellonava tutto il giorno, perché non mi combinasse altri disordini, lo incaricai di occuparsi del frutteto delle pesche. Ma ancora una volta si è mostrato indisciplinato: ha rubato tutte le pesche degli alberi più vecchi per mangiarsele. E così si arriva a quest'ultimo banchetto. Lui non è stato invitato, perché fa parte del personale senza stipendio. Allora trova il modo di burlarsi dell'Immortale dai piedi Nudi, ne assume l'aspetto e divora cibi e bevande destinati al banchetto. Ruba l'elisir di Laozi e si porta via un bel po' di ambrosia, che si va a bere con le scimmie sulla sua montagna. È una cosa molto preoccupante; perciò ho mobilitato centomila uomini con reti e nasse per catturarlo, ma non so come procedono le operazioni."

A queste parole Guanyin ordinò al novizio Hui'an: "Per favore, scendi subito al Monte di Fiori e Frutti a informarti della situazione militare. Se ci sono combattimenti in corso, puoi dare una mano. In ogni caso, qui abbiamo bisogno di notizie precise."

Il novizio Hui'an si aggiustò l'abbigliamento, impugnò una canna di ferro, salì su una nuvola, uscì dal portale più vicino e si diresse al monte. Reti e nasse erano disposte in modo da non lasciar passare una goccia d'acqua, mentre le sentinelle si gridavano parole d'ordine e sonavano campanelle. Hui'an si fermò e si rivolse a una sentinella: "Fatemi il favore di annunciarmi: sono il principe Moksa, secondo figlio del re celeste Li, e sono il principale discepolo di Guanyin dei mari del sud. Il mio nome in religione è Hui'an. Sono stato inviato espressamente per informarmi sulla situazione militare."

I soldati celesti dei cinque picchi sacri trasmisero la notizia al campo, e le costellazioni del Topo, del Gallo, del Cavallo e della Lepre la recarono senza indugio alla tenda del comando centrale. Il re celeste Li trasmise il segnale che ordinava di aprire le reti e di far passare. Intanto l'oriente incominciava a illuminarsi. Hui'an seguì il plotone al campo e andò a prosternarsi davanti a suo padre e agli altri quattro re celesti.

"Da dove vieni, figliolo?"

"Il vostro stupido figlio accompagnava la pusa alla Festa delle Pesche. Quando essa ha visto la devastazione di quel magnifico banchetto e la desolazione dello Stagno di Diaspro, ci ha condotti dall'Imperatore di Giada. Egli ci ha spiegato come vi aveva incaricato di scendere a catturare la scimmia perversa. Poiché si era senza notizie e non si aveva idea a che punto fossero le operazioni, la pusa mi ha chiesto di venir qui a constatare come vanno le cose."

"Dopo che ieri avevamo posto il campo, i nove luminari hanno ingaggiato battaglia, ma quel brigante ha usato così bene i suoi poteri magici che li ha messi in fuga. Poi ho condotto personalmente le truppe contro di lui. Anche questa volta ha dato prova di una forza considerevole. Abbiamo attaccato in centomila, fino a sera; alla fine si è protetto la ritirata con il procedimento che moltiplica i corpi. Quando abbiamo raccolto le truppe e fatto i conti dei risultati, abbiamo constatato che avevamo catturato solo lupi, tigri e leopardi, ma non una sola scimmia. Oggi la battaglia non è ancora ripresa."

Mentre Li Porta Pagoda parlava, un uomo si affacciò all'ingresso per annunciare: "Là fuori il grande santo getta grida di guerra e si tira dietro la sua banda di scimmie."

Mentre i quattro re celesti discutevano il piano d'attacco con Li e il principe Nata, il secondo figlio Moksa propose: "Padre, ho avuto la consegna di chiedere notizie, ma la pusa ha detto che una mano la potevo dare. Al vostro figlio senza talento piacerebbe di partecipare ai combattimenti, e farsi un'idea più chiara di che stoffa sia questo grande santo."

"Ragazzo, suppongo che tu abbia imparato qualcosa in tutti questi anni trascorsi con Guanyin; ma tieni gli occhi aperti!"

Che principe in gamba! Si aggiustò la tunica ricamata e balzò fuori dal campo, roteando la sbarra di ferro e gridando con voce forte e chiara: "Chi è il Grande Santo Uguale al Cielo?"

"Sono io, il vecchio Scimmiotto!" rispose il grande santo brandendo il randello A Piacer Vostro. "E tu che chiedi, chi sei?"

"Sono Moksa, secondo figlio del re celeste Li, in religione Hui'an, discepolo di Guanyin e difensore della legge presso il suo trono prezioso."

"A che pro mi sei venuto a trovare, invece di proseguire i tuoi studi nei mari del Sud?"

"In effetti ero venuto soltanto per chiedere notizie, ma a vederti così scatenato nella sedizione ho cambiato idea, e conto proprio di catturarti."

"Pretendi più di quello che puoi fare. Non andartene, se vuoi assaggiare il mio bastone!"

Moksa si avanzò intrepido, opponendo a due mani la sua sbarra di ferro. Si affrontavano sul pendio davanti al campo, e fu uno scontro memorabile:

Armi simili, ma guerrieri diversi:

L'una sei dèi forgiaron giorno e notte

Al risuonare di mille martelli,

L'altra di tutti i mari sondò il fondo.

È l'uno il grande santo fuorviato,

Mentre l'altro è il seguace di Guanyin.

Fra i contendenti oscilla la battaglia.

Questa sbarra, in mani agili, è letale

E si abbatte più rapida del vento.

L'altra riempie lo spazio roteando,

Para ogni colpo. Le bandiere sventolano

Al rullar dei tamburi. Son migliaia

I guerrieri accalcati ad osservare,

E migliaia le scimmie della grotta.

Cala nebbia sinistra; oggi anche l'aria

È nociva. Se ieri la battaglia

Fu ben dura, oggi è peggio. Ma guardate

Questa forza tenace che non cede:

Anche Moksa, alla fine, è posto in fuga!

Al cinquantesimo o sessantesimo scontro, Hui'an si sentì braccia e spalle così indolenzite che non poté reggere più a lungo l'avversario: fece un'ultima finta, si disimpegnò e volse le spalle in fuga.

Scimmiotto se ne tornò dalle sue scimmie e le dispose ordinatamente a guardia della grotta.

Davanti al campo dei re celesti, i soldati si fecero incontro al principe per aprirgli la via fino alla tenda del comando, dove giunse ansimante e sfiatato: "Che valoroso combattente, quel grande santo! E che formidabili poteri magici! Vostro figlio non è riuscito a tenergli testa e ritorna anche lui sconfitto."

Che delusione per Li Porta Pagoda! Fece subito redigere una richiesta di rinforzi e la affidò al re diavolo Granforzuto e al principe Moksa.

I due attraversarono subito gli sbarramenti e, con le loro nuvole, raggiunsero in un istante la Sala della Penetrazione Illuminante, da cui i quattro grandi precettori celesti li introdussero nella Sala delle Nuvole Misteriose. Là fu consegnata la richiesta di Li. Intanto Hui'an passò a salutare Guanyin, che chiese: "Ti sei informato? Come vanno le cose?"

"In conformità dei vostri ordini, mi sono recato al Monte di Fiori e Frutti; mi sono fatto aprire un passaggio attraverso gli sbarramenti e ho spiegato a mio padre a quale scopo ero stato inviato. Mi ha precisato che durante la battaglia del giorno precedente non avevano catturato scimmie, ma solo tigri, leoni, leopardi e simili. Mentre parlavamo, il nemico è uscito per ingaggiare battaglia. Il vostro discepolo lo ha affrontato in una sessantina di scontri, senza riuscire a prevalere. Ho dovuto fuggire e ritornarmene al campo. Perciò mio padre mi ha inviato con Granforzuto a chiedere rinforzi."

Guanyin abbassò il capo riflettendo.

Intanto l'Imperatore di Giada aveva aperto il dispaccio. Vedendo che si trattava di una domanda di rinforzi, si mise a ridere nervosamente: "Ma non è possibile! Come fa questa scimmia a tener testa a centomila uomini? Per di più Li vuole dei rinforzi: e io dove li vado a prendere?"

In quel momento gli si presentò Guanyin, giungendo le mani, e gli suggerì: "Vostra Maestà si rassicuri. So io chi può catturare quel macaco."

"E chi sarebbe?"

"Vostro nipote Erlang, il Vero Signore di Illustre Santità, che risiede nell'Isola delle Libagioni, alla foce del fiume che ha lo stesso nome, e vi riceve le offerte del mondo di Sotto. Ha abbattuto otto mostri in una volta. Inoltre può contare sui suoi fratelli del Monte dei Susini e su milleduecento divinità con la testa vegetale, che hanno immensi poteri magici. Ma credo che non risponderebbe a una semplice convocazione; ci vorrà un ordine di mobilitazione. Promulgate un decreto che chieda il suo intervento, e il mostro sarà catturato."

L'Imperatore di Giada seguì il consiglio e inviò Granforzuto a notificare il decreto di mobilitazione.

Montato su una nuvola, il re diavolo si recò alla foce del Fiume delle Libagioni. In meno di un'ora giunse al tempio del vero signore Erlang. Il giudice fantasma di turno alla porta andò ad annunciare: "C'è un messo celeste che porta un editto imperiale."

Erlang e i fratelli si fecero incontro al messaggero per ricevere l'editto, che lessero rispettosamente ad alta voce mentre si bruciava incenso. Sua Maestà scriveva:

La scimmia perversa del Monte di Fiori e Frutti si è ribellata. Ha rubato nel nostro palazzo pesche, vino ed elisir, e ha disturbato la Grande Festa delle Pesche. Abbiamo inviato centomila uomini e accerchiato il suo covo per catturarlo, ma non ci siamo ancora assicurati il successo. Ordino al mio saggio nipote e ai suoi fratelli giurati di darci manforte per distruggerlo. Chi compirà l'impresa riceverà promozioni e alte ricompense.

Erlang, contento, rispose: "Ritornate pure, messo del cielo. Interverrò immediatamente."

Il messaggero se ne andò. Erlang si rivolse ai suoi sei fratelli del Monte dei Susini, i marescialli Kang, Zhang, Yao e Li, e i generali Guojia e Zhijian, e propose loro: "Andiamo e ritorniamo insieme da questa spedizione!"

I fratelli approvarono allegramente. Senza perdere tempo, passarono in rivista le truppe e attraversarono l'oceano orientale sulle ali di una violenta bufera, con falconi ammaestrati, cani al guinzaglio, archi e balestre tese. Giunti al Monte di Fiori e Frutti, si fermarono davanti agli sbarramenti. Erlang gridò agli ufficiali di guardia: "Sono io, il Vero Signore di Illustre Santità, venuto per ordine dell'Imperatore di Giada a catturare la scimmia perversa: aprite subito e fateci passare." Un momento dopo entravano in fila nel campo. I quattro re celesti e Li Porta Pagoda si fecero loro incontro per riceverli. Dopo i saluti d'uso, discussero della situazione militare, che fu esposta dal re celeste Li.

"Ora che è arrivata la mia umile santità" disse ridendo Erlang, "bisogna scatenargli addosso una guerra di trasformazioni. Signori, stringete bene le reti intorno, ma lasciatemi un'apertura in alto per permettermi di tentar la fortuna. Se perdo è inutile che mi soccorriate, ci penseranno i miei fratelli. Se vinco, penseranno loro a legare il prigioniero. Prego soltanto re Li di reggermi ben fermo nello spazio lo specchio che rivela gli esseri perversi. Temo che il mostro, anche se lo batto, trovi il modo di scivolar via: bisogna tenere lo specchio in modo che lo inquadri sempre chiaramente e lo privi della possibilità di nascondersi." I re celesti presero posizione ai quattro orienti, mentre i soldati ricostituivano le loro formazioni.

Erlang uscì dal campo per ingaggiar battaglia alla testa dei quattro marescialli e dei due generali; sette in tutto, contando anche lui. Gli altri ufficiali ricevettero la consegna di proteggere la base e di trattenere cani e falconi. Anche le divinità con la testa vegetale avevano le loro consegne.

Giunto davanti alla Grotta del Sipario Torrenziale, Erlang constatò che le truppe scimmiesche erano disposte a regola d'arte, nella formazione a drago acciambellato. Al centro del dispositivo si alzava lo stendardo con i quattro caratteri: Grande Santo Uguale al Cielo. Erlang esclamò: "Come può una scimmia pidocchiosa pretendere una posizione uguale al Cielo?"

"Rimandiamo i commenti" proposero i sei fratelli del Monte dei Susini "e diamoci sotto."

Alla vista del vero signore Erlang, le scimmiette all'ingresso corsero a riferire a Scimmiotto. Il re scimmia prese la sua sbarra cerchiata d'oro, si aggiustò l'armatura d'oro, infilò i sandali per camminare sulle nuvole, si calcò in fronte l'elmo d'oro rosso e balzò all'aperto. Spalancando gli occhi, squadrò il vero signore: era un tipo strano e, a suo modo, seducente.

Grande prestanza e nobile eleganza,

Lunghe le orecchie sue fino alle spalle,

Occhi brillanti, un berretto tre monti,

Ai suoi piedi stivali e calze d'oro.

Alla cintura dagli otto tesori

È appesa una flessibile balestra.

Un aguzzo tridente regge in mano.

Fendendo un monte liberò la madre,

Abbatté due fenici in un sol colpo,

Sottomise otto mostri in una volta.

Sul Monte dei Susini ha i suoi fratelli.

Per fierezza sdegnò il soggiorno in Cielo

E sulla terra preferì restare.

È un santo perspicace e sempre attivo,

Erlang, l'incanto delle Mura Rosse.

Quando lo vide, Scimmiotto sogghignò e, brandendo la sua sbarra cerchiata d'oro, lo interpellò: "Da dove sbuchi, tapino, per avere l'audacia di venirmi a sfidare?"

"Non devi avere le pupille in mezzo agli occhi per non riconoscermi. Sono io, Erlang, nipote dell'Imperatore di Giada che mi ha conferito il titolo di Principe Illustre e Perspicace. Sono venuto per ordine suo a catturarti, macaco d'un equipuzio rivoluzionario. Il tuo destino è segnato, caro mio!"

"Ma sì, ricordo che la sorella minore dell'Imperatore di Giada, anni fa, si innamorò di un certo signore di Yang, un mortale del mondo di Sotto, si unì a lui e mise al mondo un bambino. Così saresti stato tu a spaccare in due con un colpo di scure il Monte dei Susini. Mi piacerebbe rifilarti qualche insulto come si deve, ma non ho niente contro di te: che fare? Ti potrei appiattire a bastonate, ma sarebbe un peccato. Non voglio farti del male. Tornatene a casa, ragazzo mio, e dì ai quattro re celesti che siano loro a farsi vedere più da vicino."

Il discorso irritò violentemente Erlang: "Macaco schifoso! Basta con le insolenze! Te lo faccio assaggiare io, il mio tridente!"

Scimmiotto si piegò per schivare il primo colpo, e ne appioppò uno a sua volta con la sbarra. Ragazzi, che botte!

Si misurano Erlang il perspicace,

Il grande distruttore di ogni male,

E l'astuto ed ombroso grande santo.

Ciascuno è abituato a dominare

Ogni scontro, ma oggi giocheranno

Tutto per tutto.

Sbarra di ferro val drago volante,

Tridente vale fenice danzante.

Parata a destra, botta a sinistra,

Finta in avanti, parata a lato.

I sei fratelli e i quattro comandanti,

Sostenitori, gridano e incoraggiano.

Grida, suoni di gong e di tamburi,

Bandiere al vento.

Così veloce è il gioco delle armi

Che si vedono appena. In ogni indugio

È mortale pericolo.

Se manchi un colpo, la sorte è segnata!

Il combattimento si sviluppò in più di trecento scontri senza concludersi. Erlang raccolse tutta la forza magica di cui disponeva e, scuotendosi, si trasformò in un gigante alto mille tese, come una vetta del Monte Hua, la faccia verde dalle zanne sporgenti sotto capelli rosso fiamma, brandendo la sua lancia-tridente a doppio taglio. E l'abbattè sulla testa di Scimmiotto con una smorfia brutale.

Ma il grande santo non restava indietro, quanto a trucchi magici: assunse le stesse dimensioni di Erlang e ne imitò la faccia terribile. La sua sbarra cerchiata d'oro si sarebbe detta un pilastro del cielo, sulle cime dei monti Kunlun. Il colpo di Erlang fu arrestato.

I marescialli Ma e Liu erano tanto spaventati da quelle apparizioni, che ne tremavano da non riuscire nemmeno a tener alte le bandiere; i generali Beng e Ba ne erano paralizzati da non reggere più le spade. Ma i sei fratelli ordinarono alle divinità dalla testa vegetale di lanciare cani e falconi: avanzarono tutti insieme, tendendo archi e balestre, per accerchiare l'ingresso della Grotta del Sipario Torrenziale. I quattro infelici comandanti scimmieschi furono messi in rotta, e due o tremila creature perverse furono catturate. Le scimmie gettavano armi e corazze, correvano qua e là strillando: chi si arrampicava su per la montagna, chi cercava rifugio nella grotta; come se un gatto, nella notte, avesse sorpreso una popolazione di uccelli, facendola levare in volo nel cielo stellato. Insomma i fratelli vincevano, non c'era altro da dire.

Ritorniamo ai due avversari, che avevano assunto dimensioni cosmiche. Mentre combattevano, Scimmiotto si rese improvvisamente conto che i suoi si sbandavano. Si sentì cogliere dal panico, riprese la sua forma originaria, volse la schiena e si mise a fuggire. Erlang lo inseguiva a gran passi gridando: "Dove vai? Arrenditi prima che sia troppo tardi, se vuoi salva la vita."

Ma Scimmiotto non aveva alcuna intenzione di riprendere a combattere: pensava solo a correre più presto che poteva. All'ingresso della grotta si imbatté nei quattro marescialli e due generali dell'esercito nemico, che gli bloccarono il passo alla testa dei loro eserciti e lo apostrofarono: "Dove vai, miserabile macaco?"

Preso alla sprovvista, Scimmiotto ridusse la sua sbarra alle dimensioni di un ago da ricamo, la nascose dietro l'orecchio, con una scossa si trasformò in un passerotto e si posò cheto su un albero.

I sei fratelli di Erlang si misero a cercarlo da tutte le parti con crescente agitazione, esclamando: "Ci è scappato, quel mostro di scimmia, è scomparso!"

Sopraggiunse Erlang e chiese: "Dov'è?"

"Eravamo riusciti a incastrarlo, ma è scomparso."

Scrutando con i suoi occhi di fenice, Erlang riconobbe Scimmiotto, tramutato in passero e appollaiato sull'albero. Allora posò tridente e balestra e si trasformò in sparviero. Spiegò le ali e stava per piombare sul passero quando Scimmiotto, rendendosi conto del pericolo, diede un colpo d'ala e si trasformò in un grosso cormorano, che si alzò pesantemente a volo nel cielo. Erlang divenne una gru marina gigante, capace di salire fino alle nuvole più alte e pronta ad attaccare col lungo becco. Scimmiotto ridiscese, si tuffò in un torrente e, con uno sciacquio, si trasformò in un pesciolino. Erlang l'aveva inseguito ma, giunto in riva all'acqua, non ne vide più traccia e si fermò a riflettere: "Il macaco è certo entrato nell'acqua. Sarà un gambero, un pesce o qualcosa di simile. Con una trasformazione adatta, lo acchiapperò."

Infatti si trasformò in aquila pescatrice e planò rasente alla superficie dell'acqua, osservando e vagliando.

Scimmiotto, da pesce, si lasciava portare dalla corrente quando vide volare l'uccello. Sembrava un falco nero, ma le piume erano nere solo da una parte; poteva essere un cormorano, ma non aveva ciuffo in testa; ricordava anche la cicogna, ma non aveva zampe rosse.

"Questo è Erlang che mi cerca" si disse Scimmiotto, e cambiò bruscamente direzione. Ciò provocò sulla superficie dell'acqua un'increspatura, che non sfuggì all'attenzione di Erlang: "Quel pesce che guizza sembra una carpa, ma non ha la coda rossiccia; o magari una perca, ma il disegno delle scaglie dovrebbe essere diverso. Ha pure qualcosa dell'anguilla, ma le manca la stella sulla testa. Magari sarà un abramide; ma dove sono le barbe delle branchie? E perché quando mi ha visto ha fatto dietro-front? Questo è il macaco."

Lo raggiunse e lo sfiorò con un colpo di becco. Scimmiotto scivolò fuori dall'acqua, si mutò in biscia, strisciò sulla riva e si nascose nell'erba.

Erlang non era riuscito ad afferrarlo col becco, ma aveva sentito l'acqua gorgogliare e aveva visto la biscia che ne usciva. Capì che era il grande santo e, con una giravolta, divenne una gru grigia dalla testa scarlatta, che tendeva un lungo becco simile a una pinza di ferro appuntita. Si gettò sulla biscia, ma questa, d'un balzo, si trasformò ancora: una poiana picchiettata che se ne stava immobile e solitaria fra le piante di rabarbaro.

Quando Erlang vide che si era trasformato in ciò che vi è di più vile - infatti fra gli uccelli non c'è creatura più spregevole della poiana picchiettata, né più depravata: si accoppia con chiunque, fenice, avvoltoio o corvaccio - non pensò di avvicinarsi, ma lo mandò a farsi benedire, riprese la sua forma e andò a cercare la sua balestra per tenderla a dovere.

Scimmiotto ne approfittò per scivolare dietro una rupe e là, fuori vista, si trasformò in un piccolo tempio dedicato alle divinità locali. La bocca spalancata era la porta, i denti erano i battenti, la lingua una statua del dio, gli occhi le finestrelle. Ma la coda era difficile da nascondere: la trasformò in un'asta di bandiera, piantata dietro l'edificio.

Quando Erlang ritornò con la balestra, giunto ai piedi della rupe, non trovò più l'uccello, ma solo un piccolo tempio isolato. Lo esaminò attentamente con i suoi occhi penetranti, notò l'asta piantata sul retro ed esclamò: "Diavolo di un macaco! Non mi infinocchia. Di templi ne ho visti tanti, ma mai con l'asta della bandiera da quella parte. Mi tende una trappola: se mi avesse attirato all'interno, mi sarei trovato sotto i suoi denti. Ma io non ci casco: incominciamo con il buttar giù i battenti della porta e rompere le finestrelle."

A queste parole Scimmiotto si impaurì: "Non ci sto! I battenti sono i miei denti, le finestre sono i miei occhi: non posso lasciarmi fare a pezzi!"

Con un balzo da tigre, scomparve nell'aria; non c'era più.

Erlang stava frugando dappertutto quando sopraggiunsero i sei fratelli: "L'hai preso?"

"Il macaco ha cercato di imbrogliarmi: si è trasformato in un tempio. Stavo per rompere le finestre e abbattere la porta, quando è scomparso senza lasciare traccia. È proprio un tipo imprevedibile."

Sorpresa generale, ma per quanto si frugasse dappertutto non si trovava niente.

"Fratelli" disse Erlang "restate qui a sorvegliare e pattugliare, io salgo un momento a esplorare dall'alto."

Saltò su una nuvola e salì a mezza altezza. Vide più in alto il re celeste Li che reggeva lo specchio per rivelare i mostri, accompagnato da Nata, e gli chiese: "Vostra altezza ha visto il re scimmia?"

"Da qui non è salito; non l'ho visto nello specchio."

Dopo aver loro raccontato i vari trucchi di magia e trasformazione, nonché la cattura della truppa delle scimmie, Erlang spiegò: "Si era cambiato in tempio e, mentre stavo per colpirlo, è scomparso."

Il re Li esplorò di nuovo con lo specchio in tutte le direzioni e scoppiò a ridere: "Svelto, non c'è tempo da perdere! Quel sacripante di macaco ha attraversato gli sbarramenti rendendosi invisibile e si sta dirigendo a tutta velocità verso casa vostra, alla foce del Fiume delle Libagioni."

Erlang raccolse immediatamente il suo divino tridente e riprese l'inseguimento dirigendosi verso casa.

Intanto Scimmiotto era arrivato. Con una scossa si trasformò in un sosia perfetto del santo padre Erlang e, abbassata la nuvola, entrò tranquillamente nel tempio che gli era dedicato. I giudici infernali, che non potevano riconoscerlo, l'accolsero mettendosi in fila e prosternandosi. Lui si installò al centro e si dedicò all'esame delle offerte: le tre carni sacrificali portate da Li la Tigre, gli ex voto promessi da Zhang il Drago, la supplica di Zhao Jia per avere un figlio e il voto di pronta guarigione di Qian Yi. A questo punto qualcuno annunciò: "Ecco che arriva un altro santo padre!"

I giudici infernali si precipitano a vedere; nessuno sa più che pesci pigliare.

"Non s'è visto per caso passare di qui un certo Grande Santo Uguale al Cielo?" chiede Erlang.

"Grandi santi non se n'è visti, ma c'è un altro santo padre che sta facendo l'inventario delle offerte."

Erlang irruppe all'interno. Vedendolo, il grande santo riprese il proprio aspetto e gli gridò: "Giovanotto, non facciamo chiasso. Questa è casa mia."

Erlang levò la sua lancia a tre punte e doppio taglio per colpirlo alla gola, ma Scimmiotto schivò e in un baleno estrasse e ingrandì la sua sbarra; con quella tenne testa all'avversario. Combattendo e insultandosi, finirono per uscire dal tempio e ripercorrere fra nebbie e nubi, sempre senza mollare la presa, tutta la strada fino al Monte di Fiori e Frutti. Là li aspettavano eserciti e re celesti, non troppo efficienti ma sempre sul chi vive. I turni di vigilanza furono raddoppiati, e i marescialli Kang e Zhang accolsero il fratello Erlang e corsero a dargli manforte.

Ritorniamo al mondo di Sopra, dove Granforzuto se n'era ritornato dopo aver trasmesso a Erlang e ai suoi fratelli l'ordine di cattura del mostro.

L'Imperatore di Giada, nella Sala delle Nuvole Misteriose, discuteva con Guanyin, la regina madre e i suoi ministri; diceva: "Come mai continuiamo a non avere notizie, quando Erlang è partito da un pezzo?"

"Posso permettermi di suggerire a Vostra Maestà" rispose Guanyin a mani giunte "di andare di persona a dare un'occhiata, uscendo dal portale meridionale del Cielo in compagnia del patriarca del Tao Laozi?"

"È una buona idea" ammise l'Imperatore di Giada. Fece preparare le carrozze e partì verso il portale sud con Laozi, Guanyin, la regina madre e tutta la corte. Guardie e soldati celesti si affrettarono a spalancare il cancello. Si vedevano in lontananza le reti, distese da tutte le parti, e lo specchio magico tenuto dal re Li e dal principe Nata ritti nello spazio. Erlang aveva spinto il grande santo al centro del campo e lo attaccava furiosamente per l'ennesima volta. Guanyin si rivolse a Laozi: "Che ne pensate di questo Erlang che mi sono permessa di raccomandare? Un certo potere magico deve averlo, per essere riuscito a mettere in difficoltà il grande santo, anche se non l'ha ancora catturato. Gli daremo una mano, così riuscirà."

"Aiutarlo come?" chiese Laozi. "Che arma pensate di usare?"

"Tirerò in testa alla scimmia il mio vaso immacolato con dentro il ramo di salice. Magari non lo ammazza, ma lo farà almeno barcollare, ed Erlang potrà approfittarne."

"Ma è un vaso di porcellana. Magari, se la mira è giusta, potrebbe funzionare. Ma se lo mancate, o se urtate la sbarra di ferro, andrà in pezzi. Lasciate perdere, ci penso io."

"E voi che arma pensate di usare?"

"Ce l'ho qui nella manica."

In effetti frugò nella manica sinistra e ne cavò fuori un grosso anello, dicendo: "È acciaio speciale. L'ho forgiato con cinabro trasmutato, nutrito di energia trascendente. È facile da trasformare, inossidabile, ha una temperatura di fusione molto alta e può stringere tutte le cose. Si chiama braccialetto, oppure trappola, di vajra, cioè diamante. Quando attraversai il passo di Hangu per andare a convertire i barbari e diventare buddha, mi rese grandi servigi e mi assicurò la migliore protezione. Proviamo a tirarglielo addosso."

Laozi scagliò l'anello dall'alto della porta del Cielo: esso cadde nel mezzo dell'accampamento del Monte di Fiori e Frutti, e precisamente sulla testa di Scimmiotto. Assorbito dal duro combattimento che stava sostenendo contro i sette fratelli, del tutto ignaro di quest'arma che cadeva dal cielo, quando essa gli colpì il cranio incespicò e cadde. Si rialzò subito e si mise a correre, ma il levriero di Erlang lo morse al polpaccio e lo fece cadere di nuovo. A terra, se la prendeva col cane: "Brutta bestia, prenditela con il tuo padrone, invece che col vecchio Scimmiotto." Stava rialzandosi quando i sette fratelli lo inchiodarono a terra tutti insieme, lo legarono con le corde e gli forarono la clavicola con un colpo di roncola, perché non potesse trasformarsi. Laozi ricuperò il suo anello e invitò l'Imperatore di Giada a ritornare nella Sala delle Nuvole Misteriose con tutta la corte.

Di sotto, gli dèi riponevano le armi e smontavano le palizzate. Si fecero intorno a Erlang per congratularsi: "È finita bene grazie a voi, Piccolo Santo."

"Nemmeno per sogno: è merito dell'immensa grazia dei venerabili celesti e del prestigioso potere degli dèi. Non è certo merito mio."

"Caro fratello, è inutile discutere. Portiamo su questo sacripante perché compaia davanti all'Imperatore di Giada, e preghiamolo di decidere che cosa ne dobbiamo fare."

"Saggi fratelli, voi che non figurate sul registro celeste e non potreste presentarvi a corte, assicuratevi che sia tenuto sotto buona guardia dalle truppe, mentre salgo per mettermi a rapporto insieme ai re celesti. Poi procedete al rastrellamento della montagna e, quando avrete finito, tornate al Fiume delle Libagioni. Al mio ritorno festeggeremo la vittoria, quando avrò ottenuto i debiti riconoscimenti e ricompense."

I quattro marescialli e i due generali eseguirono.

Erlang e gli altri salirono in cielo su nubi trionfali, intonando canti di vittoria. Quando furono davanti alla Sala della Penetrazione Illuminante, il precettore annunciò: "I quattro grandi re celesti hanno catturato la scimmia perversa con la collaborazione delle nostre armate. Sono venuti a sollecitare i vostri ordini."

L'Imperatore di Giada promulgò un editto che ordinava a Granforzuto e ai suoi uomini di condurre immediatamente il prigioniero sul palco delle esecuzioni capitali degli esseri perversi, e di ridurne il cadavere nei più minuti pezzettini. Ahimè, così sia!

Alla fin della storia l'impudenza è punita.

L'impeto di eroismo ha una breve durata.

Se poi non sapete che ne fu, della vita di Scimmiotto, non avete che da ascoltare il seguito.