Come si è detto Scimmiotto, messo alle strette, si recò sul Monte Wudang nel continente meridionale, per chiedere al venerabile Ammazza Diavoli un aiuto alla liberazione di Tripitaka, Porcellino e Sabbioso, e dei guerrieri celesti imprigionati con loro. Fece la sua capriola nelle nuvole e viaggiò rapidamente, finché giunse in vista del territorio dell'immortale e planò nella sua magnifica tenuta.
La divina montagna alta fino al cielo domina il sud est con la sua mole maestosa, in cui spiccano la Cresta del Baldacchino Porporino e il Picco degli Ibischi. Ne discendono nove fiumi, che scorrono fino alle remote regioni di Jing e Yang; mille picchi di Yue si tendono verso le stelle. [...]
Bianche gru, compagne delle nuvole, stanno appollaiate sull'antico ginepro; fenici rosse e azzurre cantano rivolte al sole. Questo territorio dell'illusione di giada è una vera terra di immortali; la compassione dei portali d'oro regna sulla soglia del mondo.
Il grande patriarca, imperatore di Sopra, era nato nel palazzo imperiale l'anno 1 dell'era Kaihuang, nel primo giorno della terza luna dell'anno Jiachen(55). Era figlio del re Puro Gaudio e della regina Vincelbene, che lo aveva concepito mentre sognava di ingoiare un raggio di sole e lo aveva portato per quattordici mesi.
Coraggioso e valoroso sin da fanciullo, mostrò crescendo la sua divina intelligenza e rifiutò il trono per consacrarsi a pratiche austere. I suoi genitori non poterono impedirgli di abbandonare il palazzo imperiale. Fu su questa montagna che penetrò i misteri della meditazione. Raccolti i propri meriti e compiute le pratiche, se ne volò via in pieno giorno. L'Imperatore di Giada decretò che portasse il nome di Zhenwu, Vero Marziale, presiedesse al contatto con il vuoto tenebroso e fosse servito dalla tartaruga e dal serpente. L'intero universo proclamò la sua onniscienza nelle sei direzioni. Non vi è mistero che egli non comprenda, né gloria che egli non colga. Dall'inizio alla fine di ogni kalpa, si dedica a eliminare i diavoli.
Il grande santo attraversò la prima, la seconda e la terza porta della tenuta, finché giunse al Palazzo della Suprema Armonia. Qui venne circondato da una folla di cinquecento ufficiali, coronati da luminose aureole di buon augurio. "Chi siete?" gli chiesero.
"Il mio nome è Scimmiotto Consapevole del Vuoto, Grande Santo Uguale al Cielo. Vorrei vedere il maestro."
Gli ufficiali lo annunciarono, e il patriarca venne a riceverlo e a informarsi del motivo della sua visita.
"Durante il viaggio a Occidente, in cui sono responsabile della protezione del monaco cinese, siamo arrivati su una montagna detta Piccolo Paradiso dell'Ovest, dove sorge un Piccolo Monastero del Colpo di Tuono. È la residenza di un diavolo; ma il mio maestro, ingannato dall'apparenza, vi è entrato e si è fatto catturare. Attraverso varie vicende ho avuto l'aiuto delle ventotto case celesti, inviate espressamente in aiuto dall'Imperatore di Giada; ma non è bastato. Quel diavolo possiede un sacchetto di tela bianca, con cui è in grado di aspirare e imprigionare tutti quanti, anche i guerrieri celesti. Io solo mi sono accorto che stava per usarlo e sono fuggito in tempo. Ma mi ritrovo solo e non so dove mettere le mani. Perciò, maestro, sono venuto a sollecitare il vostro aiuto."
"Certo in vita mia ne ho domati tanti, di diavoli. Quand'ero in auge nel Nord, ripulii l'intero continente di tutti gli esseri perversi; era il mio mestiere, e lo facevo per ordine dell'Imperatore di Giada. Poi ho combattuto soffi neri e vapori malefici del Nord est; me ne andavo a piedi nudi con i capelli al vento, e avevo il comando di cinque capitani celesti del tuono, di draghi giganti, di leoni e di molte altre bestie feroci. Il mio committente era allora il venerabile celeste dell'Inizio Originale. Ma ora sono in pensione, e mi godo il meritato riposo. Nei continenti del Sud e del Nord l'ordine è ristabilito: non restano tracce di perversità. Può darsi che sulla strada dell'Ovest sia rimasta ancora qualche piccola cosa, ma non dovrebbe trattarsi di creature veramente pericolose. La tua richiesta di aiuto mi lusinga, grande santo; a parte l'amicizia, puoi immaginare che cosa prova il vecchio soldato quando annusa odor di polvere. Tuttavia, per muovere le truppe, dovrei avere ordini di Sopra, con le dovute autorizzazioni: altrimenti rischierei una bella lavata di capo dall'Imperatore di Giada. Ma a un amico come te non posso limitarmi a dire di no. Ti presterò il serpente e la tartaruga, e come rinforzi cinque draghi di formato grande. Vedrai che risolveranno il tuo problema."
Il Novizio ringraziò il patriarca e ritornò indietro con i suoi nuovi compagni. Quando giunsero al monastero, si presentarono al portone per provocare il diavolo a combattere.
Il grande re dai Sopraccigli Biondi, in mezzo alle sue truppe, stava appunto chiedendosi: "Chissà dove sarà andato a bussare per aiuti, quello Scimmiotto; sono due giorni che non si vede." Proprio allora, un mostriciattolo gli venne ad annunciare: "Il Novizio ci sfida a combattere. È accompagnato da un serpente, da una tartaruga e da certi draghi."
"Strana accozzaglia ha messo insieme quel macaco" commentò il re diavolo, allacciandosi l'armatura. Quindi uscì e gridò: "Voi draghi, da dove venite per osare di violare il mio territorio?"
"Maledetto!" gridarono i draghi ergendosi in tutta la loro statura. "Noi siamo al servizio del venerabile celeste Ammazza Diavoli, maestro dell'Origine del Caos nel Palazzo della Suprema Armonia sul Monte Wudang. Siamo venuti ad arrestarti. Se vuoi salva la vita, libera subito il monaco cinese e le costellazioni. Altrimenti ti faremo a pezzi e bruceremo la tua casa."
La creatura malefica si arrabbiò: "Bestiacce puzzolenti, come vi permettete tanta arroganza? Vi darò io una bella lezione!"
Si lanciarono tutti all'assalto brandendo le loro armi; i draghi caprioleggiavano e versavano pioggia, mentre il serpente e la tartaruga sollevavano terra e gettavano sabbia. Fu una gran mischia:
Spade e alabarde mandano riflessi iridati, sciabole e lance scintillano come arcobaleni. Il bastone a denti di lupo è corto, ma potente; la sbarra cerchiata d'oro è veloce e versatile. Negli urti continui, schiocca il bambù, risuona il ferro. Acqua e fuoco vanno all'assalto della creatura malefica, i colpi piovono su di lui. Grida di guerra da terrorizzare tigri e lupi, baccano da far scoppiare la testa a dèi e diavoli. Nella mischia confusa ed ancora indecisa, il diavolo cava di nuovo dalla cintura il suo tesoro.
Scimmiotto gridò: "Amici miei, fate attenzione!" Ma i suoi compagni non sapevano da che cosa dovevano guardarsi. Quando il sacchetto fu lanciato in aria li aspirò tutti quanti, salvo Scimmiotto che fece un balzo fino al nono cielo.
Anche i nuovi prigionieri furono legati e gettati nel forno dei mattoni, di cui si richiuse poi l'imboccatura con ogni cura.
Ed ecco il grande santo, ridisceso sulla montagna, che si grattava la testa deluso e scoraggiato: "Come acchiapparla, questa bestiaccia?"
Mentre, per la concentrazione, socchiudeva gli occhi, udì un richiamo accanto a sé: "Grande santo, non è il momento di dormire. La vita del tuo maestro è appesa a un filo."
Scimmiotto spalancò gli occhi e riconobbe il protettore del giorno: "Eccoti qua, divinità fottuta!" gridò. "Dove passi il tuo tempo? A pappare offerte sacrificali, immagino. E poi vieni da me a fare il terrorista. Allunga un po' la zampa, che ti ci dò qualche legnata per curarmi il malumore."
"Grande santo" rispose il protettore profondendosi in riverenze, "non vi lascerete mica scoraggiare, voi che siete il più allegro di tutti gli immortali. Noi siamo comandati dalla pusa a seguire come ombre il monaco cinese, mentre voi andate e venite. Perciò non ci si vede spesso; non è colpa mia."
"Se lo segui come un'ombra, saprai in quali condizioni si trova. Come sta?"
"In questo momento il vostro maestro è appeso a una trave sotto il portico, insieme ai condiscepoli; invece gli altri sono chiusi in un forno. In deroga ai miei doveri ero venuto a cercarvi, perché da due giorni non avevamo più vostre notizie; non sapevo che foste andato in cerca di rinforzi. Comunque è urgente che facciate qualcosa di efficace."
"Sai che a questo punto non so più dove battere la testa? Qualunque aiuto chieda, quel delinquente cattura i miei alleati: mi sono coperto di vergogna, dovunque mi rivolga."
"Su con la vita, grande santo!" disse sorridendo il protettore. "Credo di potervi dare un buon consiglio. Nello stesso continente meridionale dove siete andato ultimamente, ci sono i monti Xuyi, che oggi si chiamano Sizhou. Lì vi recherete nella città di Bincheng e vi troverete un pusa precettore dello stato, che possiede grandi poteri. Fra i suoi discepoli ci sono un certo Piccolo Zhang, principe ereditario, e quattro marescialli divini, che una volta sottomisero la regina madre delle Acque. Vi aiuteranno di sicuro, e sono tanto forti che riusciranno a catturare il mostro e a liberare il maestro."
"Tu ritorna da lui e proteggilo" disse Scimmiotto pieno di gioia. "Faccio un salto e torno subito."
Balzò fra le nuvole e giunse in breve sul Monte Xuyi. Bei posti, come tutti quelli in cui abitano gli immortali.
Fra il guado del Fiume, le acque della Huai, il mare e Fengfu, che ne segnano i confini verso i quattro punti cardinali, la montagna reca sulla cima prestigiosi edifici, e ne sgorgano ricche sorgenti.
Un dedalo di rocce, fra cui sorgono pini superbi e nodosi. Ogni specie di frutta vi matura nelle quattro stagioni, mille rami vi fioriscono a primavera.
La gente va e viene operosa, come schiere di formiche; le barche sull'acqua sono sempre in movimento, come stormi di oche selvatiche.
Gli edifici sulla vetta sono il Tempio della Roccia di Buon Augurio, il Palazzo del Picco dell'Est, il Santuario dei Cinque Illustri e il Monastero di Monte Tartaruga, da cui salgono al cielo suoni di campane e fumo d'incenso. Ci sono anche la Sorgente di Cristallo, la Valle dei Cinque Stupa, la Terrazza degli Otto Immortali e il Giardino dei Mandorli Fioriti, che completano le attrazioni della città, sotto candide strisce di nubi, fra i canti instancabili degli uccelli. Non parlatemi dei quattro picchi sacri: questo posto vale Penglai e Yingzhou.
Scimmiotto, godendosi lo spettacolo, attraversò la Huai ed entrò in città. Quando giunse al monastero, ne ammirò i magnifici edifici, i lunghi porticati dipinti e l'imponente pagoda.
Mille tese d'altezza che forano le nuvole,
Vaso d'oro nel cielo, che concentra la luce
Che nessun'ombra offusca. La brezza fa oscillare
Le mille campanelle che suonano argentine.
Grandi draghi sul tetto si riscaldano al sole:
Non spaventan gli uccelli che vengono a posarsi.
La Huai brilla nel piano dove scorre perenne.
Quando Scimmiotto raggiunse il secondo portale, uscirono a riceverlo il pusa precettore dello stato e il principe ereditario Piccolo Zhang. Dopo le cortesie d'uso, quando conobbe il motivo della visita [...], il precettore disse: "Il caso che ti porta qui è certo importante per la diffusione della dottrina del nostro Buddha: vorrei e dovrei dunque intervenire di persona. Ma al momento mi trovo in difficoltà. Ho appena sottomesso il grande santo Gibbone delle Acque. Quel furfante si mette in agitazione ogni volta che entra in contatto con l'acqua; e in questa stagione, inizio d'estate, le acque della Huai sono in piena e minacciano l'alluvione. Se il guaio avvenisse mentre sono lontano e quella bestia incominciasse a combinarne delle sue, qui non ci sarebbe nessuno capace di tenerlo sotto controllo. Faremo così: ti farò accompagnare dal mio giovane discepolo e da quattro capitani, perché ti aiutino a catturare il tuo mostro."
Il Novizio ringraziò e ripartì accompagnato dal principe e da quattro guerrieri. Giunsero in breve nel Piccolo Paradiso dell'Ovest e corsero a sfidare il mostro. Piccolo Zhang era armato di una lancia bianca in legno di gelso, e i quattro capitani di spade d'acciaio kunwu.
Quando i mostriciattoli gli annunciarono l'arrivo, il re diavolo fece battere i tamburi, schierò le sue truppe e uscì ad apostrofare Scimmiotto: "Eccoti di ritorno, macaco. Perché non mi presenti gli aiutanti che ti sei trovato questa volta?"
Piccolo Zhang si fece avanti e gridò: "Maledetta creatura! Sei ridotto così male che non sei più in grado di riconoscermi?"
"Da dove venite, guerrin meschini, per mettervi nei guai aiutando questa scimmia?"
"Sono il discepolo del grande santo di Sizhou, il pusa precettore dello stato. Ho l'ordine di arrestarti, con l'aiuto di questi quattro grandi capitani."
"Bamboccio!" sghignazzò il re diavolo. "E quali sarebbero le tue referenze militari?"
"Se vuoi saperle, ascolta:
Son nato a Sabbie Mobili, sono figlio del Re.
Sotto cattiva stella, di salute malferma,
Indagavo il segreto che porta a lunga vita.
Lo trovai: col cinabro scacciai la malattia.
Non volli più saperne della regalità,
Ma volli pervenire all'immortalità
E giovane per sempre conservare il mio volto.
Partecipai al banchetto di Longhua; mi recai
Al palazzo del Buddha. I miei grandi poteri
Mi rendono soggetti il maltempo, i demoni
Delle acque e dei monti, come le tigri e i draghi.
Nessun mostro resiste alla mia forte lancia.
Il mio stupa fu eretto sulla riva del mare.
Piccolo Zhang è noto a tutti, in tutto il mondo.
Vive a Bincheng, la sede della lieta fortuna.
Il re diavolo commentò, con un sorrisetto sardonico: "La lunga vita che hai appreso dal tuo pusa sarà buona per attaccar briga con i pesciolini della Huai. Ma non avresti dovuto fidarti di questo Scimmiotto, che ti ha fatto attraversare monti e fiumi per venir qui a lasciarci la pelle. Vediamo che cosa te ne farai, adesso, della tua immortalità!"
Piccolo Zhang, mortalmente offeso, impugnò la lancia e si gettò all'attacco, seguito dai capitani e da Scimmiotto. Il diavolo si difendeva ordinatamente: parata a destra, copertura a sinistra, botta frontale, finta di lato. Una feroce battaglia.
Il piccolo principe con la lancia, i capitani con le possenti spade, Scimmiotto con la sbarra accerchiano il mostro.
Ma il re diavolo ha tali poteri che non trema; quel suo bastone a denti di lupo è un tesoro del Buddha, contro il quale lancia e spade non hanno potere.
Mugghia il vento, esalano soffi malvagi. Finché i tre veicoli non avranno il sopravvento, la battaglia sarà lunga e dura.
Finì come altre volte. Al momento buono il mostro prese il suo sacchetto e il Novizio gridò: "Attenzione!" e balzò lontano. Il principe e i compagni si guardarono intorno e, prima di capire che cosa succedeva, si trovarono chiusi nel sacco.
Scimmiotto attese a scendere che i mostri sgombrassero il campo; si sedette per terra e per un momento si abbandonò alla disperazione. Piangeva e diceva:
"Da tanto tempo vado proteggendo,
Maestro, il vostro viaggio verso il Buddha.
Quanti ostacoli! Strada tortuosa,
pensavamo, si drizza prima o poi.
E invece eccoci in mano a questo mostro.
Molti aiuti sollecito ed ottengo;
Ma nessuno, vedete, va a buon fine."
A un tratto una nube colorata apparve sulla cima della montagna, e ne cadde una fitta pioggia. Una voce dallo spazio gridò: "Consapevole del Vuoto, mi riconosci?" Scimmiotto si precipitò in quella direzione, e che vide?
Una persona dalle grandi orecchie,
Massiccia, spalle larghe e grosso ventre.
La faccia è allegra, gli occhi scintillanti,
Larghe maniche al vento, calzature
Di paglia. Quel gran monaco contento
E spirante energia, dal gran sorriso
Stampato sulla bocca, al Paradiso
Della Gioia Assoluta ha il primo posto:
Si tratta addirittura del gran Mile!
Scimmiotto si prosternò immediatamente e disse: "Dove andate, Buddha sovrano che venite dall'Est? Perdonatemi se mi trovo sul vostro cammino."
"Vengo apposta per quel diavolo del Piccolo Colpo di Tuono."
"Vi sono riconoscente della grazia immensa della vostra debordante virtù. Mi permettete un'indiscrezione? Chi sarebbe in realtà questo mostro, e che cos'è quel terribile sacchetto in cui rinchiude tutti quanti?"
"È uno dei miei inservienti, Sopraccigli Biondi; è addetto alla custodia delle pietre sonore. Il giorno tre del terzo mese rimase solo a guardia del palazzo; io ero stato invitato a pranzo da Inizio Originale. Ne approfittò per rubare parecchia roba e darsi alla bella vita come essere malefico, facendosi passare per il Buddha. Il sacchetto è la mia borsa del paradiso futuro, quella che volgarmente si chiama 'borsa della semenza umana'. Il bastone dai denti di lupo mi serve per percuotere le pietre sonore."
"Ridi, ridi, Mile!" commentò acido Scimmiotto. "Intanto i tuoi giovinastri vanno in giro a mettere la gente nei pasticci. Non si può dire che tu sappia tenere la disciplina."
"Non hai tutti i torti. Ma tieni presente che gli ostacoli diabolici sul vostro cammino non sono ancora finiti. Certe creature scendono sulla terra a rompervi le scatole proprio perché così sta scritto: fa parte del gioco. Comunque sono venuto a riportarmi a casa il mio scavezzacollo."
"Come contate di fare? Quel ragazzo è piuttosto pericoloso, e voi non siete armato."
Mile rise: "Tu vallo a provocare a battaglia. Io intanto costruirò una capanna di paglia e pianterò un campo di meloni. Ricorda che devi perdere e ritirarti, in modo da attirarlo fra i miei meloni. Ne è ghiotto e vorrà assaggiarne uno; ma quando lo mangerà, ingoierà inavvertitamente te. Quando sarai nella sua pancia, avrai mano libera. Sono sicuro che lo terrai impegnato. Io ne approfitterò per sottrargli il sacchetto e chiudercelo dentro."
"Vediamo se funziona. Devo guardarmi da quel maledetto sacchetto. Potrebbe non cadere in trappola e non seguirmi. E quando mi trasformerò in un melone, voi come potrete riconoscermi?"
"Su quest'ultimo punto, sta tranquillo" disse Mile ridendo. "Figuriamoci se io, signore del mondo, con i miei occhi di eminente saggezza, non sarò capace di riconoscerti. Io ti vedo dentro, qualunque trasformazione ti venga in mente di fare. Ma è vero che c'è il rischio che mangi la foglia. Sarà bene che prendiamo le nostre misure. Tendimi la mano."
Il Novizio tese la mano sinistra e Mile, con la sua divina saliva, tracciò sul palmo la parola Proibito. Poi gli raccomandò di chiudere il pugno e di non aprirlo che al bisogno: mostrando quel segno, il mostro lo avrebbe seguito irresistibilmente.
Scimmiotto impugnò quindi la sua sbarra nella mano destra e la fece volteggiare, mentre si recava allegro e baldanzoso all'ingresso del monastero e gridava a squarciagola: "Dài, mostro! Nonno Scimmiotto è venuto a trovarti. Vieni fuori, che ti prendo le misure!"
I portinai corsero ad annunciarlo, e il diavolo chiese: "Quanta gente si porta dietro, questa volta?"
"È solo."
Il diavolo scoppiò a ridere: "Quel macaco non sa più a che santo votarsi. Sarà la volta buona che ci sbarazziamo di lui."
E uscì con la sua attrezzatura ad apostrofarlo: "Consapevole del Vuoto, questa volta non riuscirai nemmeno a batterti."
"E perché no?" chiese Scimmiotto.
"Perché sei rimasto senza risorse; ti metterò nel sacco e nessuno verrà ad aiutarti. Non sentiremo più parlare di te."
"Grazie tante. Staremo a vedere. E intanto, in guardia!"
Il diavolo vide che maneggiava la sbarra con una mano sola e lo prese in giro: "Che cosa credi di fare, con una mano sola?"
"Ragazzo mio, usare due mani con te sarebbe uno spreco. Se non fosse per quel sacchetto che tieni nascosto, anche se tu avessi quattro o cinque mani, a me ne basterebbe una sola per metterti a posto."
"Va bene, non userò il sacchetto. Questa volta facciamo sul serio, e vediamo chi è più forte."
Quando brandì il bastone a denti di lupo e si fece avanti, Scimmiotto aprì la mano sinistra davanti ai suoi occhi. Poi si accontentò di qualche finta, e gli volse le spalle fuggendo. Il diavolo, sotto l'effetto della magica parola Proibito, non avvertì alcuna diffidenza e gli corse dietro.
Quando giunsero al campo di meloni, il Novizio ci si catapultò dentro e si trasformò in un grosso melone maturo, dal dolce profumo. Il diavolo scrutava tutto intorno e non riusciva a scoprirlo. Quando vide i meloni, si incamminò verso la capanna e chiamò: "Di chi sono questi meloni?"
Mile venne fuori, in veste di vecchio contadino, e disse sorridendo: "Sono miei, mahârâja."
"Sono maturi?"
"Ma certo."
"Scegline uno che mi disseti."
Mile colse il melone-Scimmiotto e lo offrì rispettosamente al re diavolo; il quale, senza altra indagine, aprì la bocca per dargli un morso. Quando Scimmiotto si vide davanti quella bocca spalancata, ci scivolò dentro tutto intero e scese giù per la gola. Ed eccolo che torce le budella, pizzica lo stomaco, danza come una libellula, cammina sulle mani: in breve, fa tutte le bizzarrie che gli frullano per il capo. Il mostro digrigna i denti, fa smorfie di dolore, piange, si getta per terra, rotola qua e là come un ossesso: in breve il campo di meloni fu devastato come un'aia dopo la battitura del grano. E il mostro gemeva: "Basta! Aiuto! Pietà!"
Allora Mile riprese il proprio aspetto e gli disse: "Dunque, brutta bestia, mi riconosci?"
Il mostro si mise sulle ginocchia e si prosternò battendo la testa per terra. Poi si strofinò il ventre gridando: "Pietà, mio signore! Lasciatemi vivere! Non lo farò più!"
Mile lo perquisì, gli tolse la borsa del paradiso futuro e il bastone delle pietre sonore e gridò: "Consapevole del Vuoto, ti prego, per riguardo a me, lascialo vivere."
Ma Scimmiotto aveva ancora molta rabbia da sfogare, e qui colpiva di pugno, là di pedata: ne faceva di tutti i colori, mentre la povera creatura veniva meno.
"Via, Consapevole del Vuoto" tornò alla carica Mile, "mi pare che abbia avuto il fatto suo. Ora basta!"
"Che apra la bocca" gridò infine Scimmiotto. "Voglio uscire."
Al mostro restava un filo di vita addosso, ma il cuore batteva ancora; e, come si sa,
Se il cuore batte
La vita dura.
Per quanto malconcia, la creatura spalancò subito la bocca più grande che poté, e il Novizio saltò fuori. Gli sarebbe piaciuto ripassare il suo nemico con la sbarra cerchiata d'oro, ma in men che non si dica Mile l'aveva rinchiuso nel sacchetto. Tenendolo in mano, gridava: "E i cembali d'oro che mi hai rubato, brutta bestia, dove sono andati a finire?"
La voce soffocata dall'interno del sacchetto balbettò: "I cembali? Li ha rotti Scimmiotto."
"Bravo, così sono rotti! Almeno, rendimi l'oro di cui erano fatti."
"L'ho ammucchiato sotto il trono di loto, nella sala grande."
Mile, con il sacchetto in una mano e il bastone nell'altra, si rivolse ridendo a Scimmiotto: "Vieni, Consapevole del Vuoto, che andiamo a raccattare l'oro."
Quando entrarono nel monastero, trovarono i mostriciattoli - che avevano appreso della sconfitta del loro re - intenti a fare i bagagli per andarsene. Man mano che li incontrava, Scimmiotto gli rompeva la testa, anche a due o tre per volta. Finì per ammazzarli tutti quanti, e si vide che si trattava di trasformazioni di creature malefiche della montagna, uccelli e bestie varie.
Mile raccolse il suo oro, recitò una formula magica e ricostruì i cembali. Compiuta la missione, si congedò da Scimmiotto, montò su una nuvola e ritornò nel Paradiso della Gioia Assoluta.
A quel punto Scimmiotto andò a liberare il monaco cinese, Porcellino e Sabbioso. Il bestione era così affranto dalla fame che non disse parola, non guardò in faccia nessuno e corse a schiena curva in cucina. Quando Scimmiotto era giunto al monastero per lanciare l'ultima sfida era quasi ora di pranzo: i cibi era quindi pronti e intatti nelle pentole e sui piatti. Il bestione vuotò in privato una mezza marmitta, e ciò gli diede la forza di portare ciotole di riso anche a Tripitaka e a Sabbioso. Le domande sugli avvenimenti e il loro racconto, con l'aiuto portato da Zhenwu, dal principe ereditario e da Mile, trovarono luogo dopo il pasto. Il racconto riempì di gratitudine Tripitaka, che si raccolse in preghiere di ringraziamento. Ma gli venne un dubbio: "Dove saranno andati a finire tutti questi dèi, mio caro?"
"Che bestia, me n'ero dimenticato! Dovrebbero star chiusi in un forno, a quanto mi hanno detto. Porcellino, vieni con me a liberarli."
Localizzarono il forno e Porcellino, rinvigorito dal buon pasto, non ebbe difficoltà a spalancarlo con un colpo di rastrello. Gli dèi furono slegati e sfilarono davanti a Tripitaka, che per l'occasione si era messo il suo kasâya da cerimonia e li ringraziò uno per uno. Essi salutarono e se ne tornarono a casa.
Maestro e discepoli si presero mezza giornata di riposo, durante la quale si limitarono a curare il cavallo e riordinare i bagagli. La mattina seguente, con una torcia, diedero fuoco a edifici, pagode, sale di preghiera e trono di loto, in modo da ridurre tutto in cenere. Poi ripresero il loro cammino.
Anche da questa prova escono illesi
E liberi di andar verso la meta.
Se poi non sapete quando riuscirono a raggiungerla, quella meta, ascoltate il seguito.