Porcellino trovò un sentiero e lo seguì per cinque o sei li, finché vide due mostriciattole che attingevano acqua da un pozzo. Come si capiva che erano mostriciattole? Avevano pettinature fuori moda, con alti chignon trattenuti da spilloni di bambù alti un piede e due pollici sopra la testa.
Porcellino le salutò: "Ciao vampire! Come state?"
"Che brutto maleducato, questo bonzo! Non ci siamo mai visti né conosciuti, e tu senti come ci tratta!" Brandirono le pertiche con cui calavano il secchio nel pozzo e gliele picchiarono sulla testa.
Il bestione, disarmato, non poteva proteggersi dai colpi; ne prese parecchi, finché fuggì su per la montagna gridando: "Fratelli miei, andiamocene via! Qui ci sono donne tremende."
"Chi sono, le donne tremende?" chiese Scimmiotto.
"Due creature che attingono acqua da un pozzo, in fondo alla valletta. Le ho salutate e loro, per tutta risposta, mi hanno preso a legnate."
"Come le hai salutate?"
"Ho chiesto: vampire, come state?"
"Allora hai avuto quello che meritavi."
"Grazie tante della solidarietà."
"Dolce e flessibile, guadagni il mondo; finché stai rigido, tu giri in tondo. Dopo tutto, loro sono gente del posto, e noi soltanto dei forestieri. Irrompi in casa loro e gli dài del vampiro: come vuoi che ti rispondano? Per meritare nome d'uomo, colloca sopra ogni cosa i riti e la musica."
"Non ci avevo pensato."
"Tu che hai fatto tante esperienze in vita tua, da quando mangiavi i passanti sulle montagne, saprai che ci sono due tipi di legno."
"Quali tipi?"
"Il pioppo e il sandalo. Il pioppo è tenero ed è facile da scolpire. Gli artigiani ne fanno statue del Buddha, coperte di colori, di dorature e di gioielli; quando sono esposte al pubblico, diecine di migliaia di persone vengono a riverirle e a bruciare incenso. Così il pioppo è un legno benedetto. Il sandalo invece è duro: ma non serve ad altro che a farne ruote di frantoio. A questo scopo lo si cerchia di ferro, calzando ogni cerchio a suon di martellate. Lo si picchia appunto perché è duro."
"Fratello, perché non me l'hai detto prima? Mi sarei risparmiato le legnate."
"Adesso che lo sai, torna da loro e interrogale per bene."
"Mi riconosceranno."
"Basterà che tu cambi aspetto."
"Va bene, ma ho bisogno di prepararmi. Come devo fare le domande?"
"Salutale educatamente e valuta la loro età. Se sono più o meno nostre coetanee, puoi dar loro della 'signorina'; se invece sono anziane, chiamale 'gentildonne'."
"Quante cerimonie con queste montanare!" sghignazzò Porcellino.
"Il punto non è questo. Dobbiamo affrettarci a trovare il nostro maestro, per ridurre i rischi che corre; ma dobbiamo essere certi che abbiamo davanti le persone che lo hanno rapito. Se sbagliassimo, faremmo torto a gente che non c'entra e perderemmo tempo."
"Hai ragione. Voi aspettate qui, che torno presto."
Questa volta, prima di discendere la montagna, il bravo bestione infilò il manico del rastrello nella cintura. Quando fu nei pressi del pozzo, con una scossa si mutò in un fratacchione dalla faccia scura; si diede un'aria cerimoniosa, s'inchinò profondamente e disse: "Umile servitor vostro, care gentildonne!"
Le due lo considerarono con simpatia: "Ecco un bonzo che sa come si saluta gentilmente. Da dove venite, reverendo?"
"Vengo da dove vengo."
"Dove andate?"
"Vado dove vado."
"Ma come vi chiamate?"
"Di solito mi chiamo col mio nome."
Le due si misero a ridere: "È gentile, ma non sa dove ha la testa e dove i piedi."
"Gentildonne, perché attingete acqua al pozzo?"
"Non lo sai, bonzo? La nostra padrona ha rapito questa notte un monaco cinese, e lo ospita nella sua grotta. La padrona ci ha mandato ad attingere quest'acqua, perché è più limpida di quella di casa. Serve per preparare un banchetto vegetariano, e per festeggiare il matrimonio che avrà luogo questa sera."
Tanto bastò perché il fratacchione corresse via. Arrivò dai condiscepoli gridando: "Sabbioso, prepara i bagagli per la spartizione!"
"Ormai lo sappiamo: è la tua solita mania. Che c'è di nuovo?"
"C'è che il maestro è felicemente sposato. Quelle due stavano preparando il banchetto per festeggiare il matrimonio."
"Che sciocchezze dici? Il maestro si roderà dall'impazienza di essere liberato."
"E come vuoi che riusciamo a liberarlo?"
"Voi mi seguirete con cavallo e bagagli, e io pedinerò le mostriciattole per scoprire l'ingresso della grotta. Quando lo raggiungeremo, attaccheremo tutti insieme."
Porcellino non aveva scelta. Il pedinamento durò per una ventina di li; poi le mostriciattole scomparvero improvvisamente.
"Sono fantasmi di quelli che si vedono alla luce del giorno!" esclamò sbalordito Porcellino.
"Complimenti, che occhio clinico!" commentò Scimmiotto. "Come hai fatto a vederle nel loro vero aspetto?"
"Lo dico perché un momento fa camminavano con l'orcio sulla spalla, e ora non si vedono più."
"Saranno arrivate alla loro grotta e ci saranno entrate. Cerchiamo."
In effetti, al riparo di un'alta rupe, trovarono un pailou a triplo spiovente e quattro ordini di decorazioni, tutto dipinto e scolpito. Un'iscrizione in sei grandi caratteri diceva:
ABISSO SENZA FONDO DEL MONTE DEL TRANELLO
"Ecco un bell'edificio" apprezzò Scimmiotto. "Ma l'entrata della grotta non è questa."
"Comunque non può essere lontana" osservò Sabbioso.
Al centro di una spianata rocciosa della circonferenza di una diecina di li, si apriva un foro non più largo di una giara, dal bordo lustro e consunto per il continuo strofinio.
"Sarà quel buco" gridò Porcellino additandolo.
"Che strano posto!" considerò Scimmiotto guardandosi intorno. "Ho visto tante creature malefiche e tante grotte in vita mia; ma mai niente di simile. Porcellino, prova a calarti giù per sondare la profondità."
Porcellino, che guardava nel foro, rispose: "Non fa per me, grosso e maldestro come sono. Se non riuscissi a reggermi e cadessi giù, non toccherei il fondo prima di un anno."
"Possibile che sia tanto profondo?"
"Guarda anche tu."
Il grande santo si accovacciò sull'orlo e procedette a un esame accurato. Caspita! Era una voragine profonda, a dir poco, trecento li. "È fonda, ragazzi; mai vista una cosa simile."
"Lo vedi che non possiamo salvare il maestro?"
"Chi l'ha detto? Si scoraggiano solo i fannulloni. Legate il cavallo da qualche parte e preparate le vostre armi. Entrerò io a esplorare; se riuscissi a mettere in fuga la lamia, voi l'aspetterete qui pronti a colpire. Utilizzeremo le forze unite della cooperazione."
Scimmiotto saltò giù: nuvole colorate scaturivano sotto i suoi piedi e lo proteggevano. Quando giunse in fondo all'abisso, lo trovò chiaro e luminoso, come se fosse all'aperto. Sole, vento, fiori e alberi, come in superficie. "Che bel posto!" si rallegrò Scimmiotto. "Mi ricorda un po' la vecchia Grotta del Sipario Torrenziale. Non è un luogo sinistro, è una terra benedetta."
Una torre d'ingresso a doppia gronda era circondata da pini e bambù. Oltre si intravedeva una corte circondata da vari edifici.
"Sarà la casa della vampira. Andrò a caccia di informazioni." E per non farsi notare prese l'aspetto di una mosca. Volò lieve in cima alla torre e vide la creatura malefica che troneggiava dentro un chiosco di paglia. Era molto più elegante di quando l'avevano incontrata nella foresta:
Raffinate volute di capelli
Corvini sulla giacca di velluto
Verde smeraldo. Le dita sottili
Come germogli di bambù, i suoi piedi
Loti d'oro, non più di mezza spanna.
Come un piatto d'argento la sua faccia,
Incipriata e con le labbra rosse.
È bella e dignitosa, seducente
Più di Chang'e nel mondo della luna.
Il monaco al mattino ha catturato
Per farne il proprio sposo entro la sera.
Scimmiotto tratteneva il respiro. Le labbra rosse come ciliegie si dischiusero per ordinare: "Ragazze, servite in tavola. Celebriamo questo banchetto, e poi consumerò senza altro indugio le nozze con il mio caro monaco cinese."
"Porcellino aveva quasi ragione" sogghignò Scimmiotto fra sé. "E io credevo che scherzasse! Andiamo a vedere in che stato è il maestro; se si è fatto sedurre, lo lascio come l'ho preso."
Ronzò intorno, e trovò Tripitaka seduto nel portico est dietro un tramezzo di carta rossa, trasparente in alto e opaco in basso. Scimmiotto passò da un forellino della carta, andò a posarsi sulla testa rasata e lo chiamò piano: "Maestro!" Tripitaka bisbigliò: "Discepolo, salvami!"
"Siete il solito pesce fuor d'acqua, maestro. Questa bella ragazza vi offre un festino e poi vi sposa. Vi darà un figlio, o magari una figlia: avrete la discendenza assicurata. Che cosa non va?"
"Discepolo!" esclamò inorridito Tripitaka. "Da quando ti ho raccolto sul Monte delle Due Frontiere, ti pare che abbia mai toccato un cibo vietato? Ho mai infranto divieti, fosse pure con il pensiero? Se cedo il mio yang a questa creatura che lo vuole, che io possa sprofondare nel ciclo della trasmigrazione ed essere respinto oltre il Monte delle Tenebre, senza speranza di liberazione!"
"Andate piano con i giuramenti" replicò sorridendo Scimmiotto. "Dal momento che la ricerca delle scritture è sempre in cima ai vostri pensieri, vi aiuterò a uscire da qui."
"Non riesco a ricordare da quale strada sono venuto."
"Non vi servirebbe a niente ricordare: uscire di qui non è facile. Per entrare basta scivolar giù; ma per uscire bisogna fare una poderosa arrampicata."
"Come facciamo, se è tanto difficile?" gemeva Tripitaka, con gli occhi gonfi di lacrime.
"Difficile non vuol dire impossibile. Potremmo usare un trucco ben sperimentato. Quando vi inviterà a bere la coppa nuziale, versatele il vino e fatelo spumeggiare agitando la bottiglia. Io mi trasformerò in un insetto minuscolo e mi nasconderò in una bollicina, in modo da farmi inghiottire senza che lei se ne accorga. Quando sarò dentro, le spaccherò il cuore e le strapperò le budella: so che non vi piace la violenza, ma non c'è altro da fare."
"Ma discepolo, che ferocia!"
"Se volete far del bene anche alle vampire, affar vostro; allora date retta a lei. Comunque sono animali nocivi."
"Va bene, va bene. Ma non mi lasciare solo."
Si capisce che
Scimmiotto il grande santo protegge Tripitaka,
Né questi può contare su altri protettori.
Ed ecco arrivare la lamia, che chiamava il reverendo. Questi dapprima pensò di non rispondere: aprir bocca è disperdere energia; la lingua agita il vento della discordia. Poi ebbe paura di irritarla con il silenzio, e disse timidamente: "Signora, sono qui"; gli parve di avere perso cento libbre di peso.
Certo, per un bonzo tanto conosciuto nella capitale e con incarichi così importanti, era un comportamento compromettente. Ma non aveva scelto lui di mettersi in quella situazione, ed era il primo a soffrirne.
La vampira si venne a strofinare, gli fece mille tenerezze e dimostrazioni di passione, senza rendersi conto di quanto lo metteva in imbarazzo. Scimmiotto sogghignava fra sé: "Chissà se resiste a questo attacco in grande stile."
Tentazione diabolica
Per il povero monaco,
La fanciulla sottile
Dalle curve indiscrete.
Lo sfiora con le fresche
Guance di un incarnato
Di pesca. I suoi capelli
Come ali di corvo.
Gli occhi ridono teneri,
E gli prende la mano.
Il monaco smarrito
Sente che la sua tonaca
S'impregna di profumo.
La donna prese per mano Tripitaka e lo guidò verso il chiosco di paglia: "Reverendo, ho preparato del vino che vorrei bere con voi."
"Signora, l'umile monaco che sono non può bere bevande alcoliche."
"Lo so. Per voi ho fatto attingere l'acqua più pura della montagna, unione di yin e yang; e il pranzo è soltanto di cibi vegetariani."
Il monaco cinese la seguì.
Il chiosco è parato di seta, la corte si riempie di effluvi d'incenso che salgono da un bruciaprofumi a forma di leone. Tavoli verniciati di nero e decorati con incrostazioni di madreperla reggono grandi vassoi di bambù laccati di rosso. Sono ricoperti di ogni specie di cibo vegetale, i frutti che offre la montagna e le verdure di stagione: mele, olive, polpa di loto, uva, noci, nocciole, pigne e pinoli, litchi, castagne, castagne d'acqua, giuggiole, cachi, noci di ginkgo, mandorle, kumquat. E poi formaggio di soia, glutine di grano, orecchiette, germogli di bambù, porcini e ogni specie di funghi profumati. Verdure fritte nell'olio. Fave e fagioli nelle salse adatte. Zucchini, cetrioli, navoni, melanzane ritagliate in forma di quaglie; meloni d'inverno tagliati a cubetti; colocasia candita, rape macerate nell'aceto; pepe e zenzero. Tutti quei cibi formano un'impeccabile armonia di sapori.
I ditini di giada afferrarono una scintillante coppa d'oro, la riempirono di vino e la porsero al monaco cinese: "Mio adorabile reverendo, bevete alla nostra felicità!"
Tripitaka, con le mani che tremavano, prese la coppa, versò qualche goccia di vino ad uso di libazione e formulò dentro di sé questa preghiera: "Dèi protettori della Legge, rivelatori dei cinque orienti, protettori delle quattro direzioni, siatemi testimoni. La vostra segreta protezione mi è stata accordata da Guanyin, cui sarò sempre grato. Questa lamia mi costringe a bere la coppa di vino, perché vuole celebrare le nozze. Ascoltate il mio giuramento: se è davvero vino analcolico, mi sforzerò di berlo per assicurare il buon esito della mia missione; ma se non lo fosse, e io bevendolo violassi il divieto, precipitatemi subito e per sempre nelle sofferenze della trasmigrazione."
Scimmiotto, che in forma di minuscolo moscerino era posato sul suo orecchio, ben sapendo che il maestro in realtà nutriva una segreta passione per il vino analcolico, lo incoraggiò a tagliar corto con le cerimonie. Vuotata la coppa, toccò a Tripitaka di riempirne un'altra da offrire alla padrona di casa. Come convenuto, scosse la bottiglia in modo da formare schiuma, e Scimmiotto si nascose in una bollicina.
Ma la lamia perse tempo rivolgendo al reverendo altre tenerezze, e posò per un momento la coppa prima di bere. Quando la riprese in mano, la schiuma si era dissolta e si vedeva benissimo il moscerino galleggiante. La ragazza lo raccolse con l'unghia del mignolo e lo scosse via.
Vista la piega che prendevano le cose e l'impossibilità di realizzare il suo piano, Scimmiotto si trasformò in un falco affamato:
Terribile, con artigli di giada e ali d'acciaio, si lancia in picchiata dalle nuvole. La perfida volpe e la lepre astuta si sentono venir meno dalla paura, e corrono a nascondersi. La fame lo spinge a fare razzia di colombe; quando è sazio risale altissimo nel cielo.
Il falco allargò gli artigli e piombò sui cibi, provocando un putiferio: tavole rovesciate, stoviglie rotte in mille pezzi, frutta e verdure sparse dovunque nella polvere.
"Da dove viene questa bestiaccia? Ha il diavolo in corpo!" Tripitaka tremava, benché si fosse reso perfettamente conto della manovra di Scimmiotto; la ragazza correva qua e là disperata e non sapeva che fare. "E dire che mi ero data tanta pena per far bella figura con questo banchetto. Povere le mie stoviglie!"
"C'è di peggio" informarono le servette. "Di stoviglie, ne abbiamo altre negli armadi; ma di cibo vegetale in dispensa è rimasto ben poco."
"Spazzate il pavimento e servite quello che abbiamo, vegetariano o no. Questa bestiaccia dev'essere stata mandata dal Cielo e dalla Terra, indispettiti perché trattengo presso di me il monaco cinese. Prepareremo un'altra cerimonia di nozze, e questa volta pregheremo il Cielo di fungere da mediatore e la Terra da testimone: se vengono coinvolti, non possono guastar tutto un'altra volta."
In attesa dei nuovi preparativi, Tripitaka venne rispedito sotto il portico.
Quanto a Scimmiotto, volò via fino all'imboccatura dell'abisso; qui riprese il proprio aspetto, gridò: "Fate largo!" e balzò fuori, fra Sabbioso e Porcellino che si tenevano pronti con le armi in pugno.
"Hai trovato la vampira? Come sta il maestro?"
"Ma sì, vi mandano i loro saluti."
"Chissà quante ne deve passare il maestro là dentro. Lo hanno appeso al soffitto? Contano di lessarlo o di cuocerlo al vapore?" chiedeva Porcellino.
"Niente di tutto questo. La ragazza lo vuole impalmare."
"Dunque sei rimasto là sotto a brindare alle nozze. Hai una bella fortuna."
"Bestia! Quali brindisi vuoi fare, mentre il maestro è in pericolo?"
"E allora perché sei risalito?"
Scimmiotto fece il resoconto degli avvenimenti e concluse: "Pazientate ancora e restate qui. Farò un altro tentativo, e questa volta vedrete che avrò successo."
Tornò a trasformarsi in mosca e volò sulla torre d'ingresso. Si sentiva la lamia che dava ordini, con la voce roca di collera: "Avanti con quei piatti! Non importa se sono vegetariani o no. E portatemi carta da bruciare: devo spedire gli inviti al Cielo e alla Terra."
"Che spudorata! Vuol farsi il suo bonzo, alla faccia del Cielo e della Terra" si disse Scimmiotto. "Andiamo a vedere che ne è del maestro."
Il maestro sedeva sotto il portico, più lacrimoso che mai. Quando Scimmiotto gli si posò sulla testa e lo chiamò, balzò su indignato: "Macaco del malanno! Sei il peggiore dei miei persecutori. Ti sei lasciato andare ai tuoi sfoggi di bravura e hai rovinato tutto il cibo commestibile di casa. Il bel risultato è che l'hai esacerbata: ora vuole costringermi a mangiare cibi proibiti. E io come farò?"
"Via, maestro, non ve la prendete così! Ho un altro modo per togliervi dai guai."
"Sentiamo."
"Ho visto un giardino, dietro casa. Voi dovete convincerla ad andare a zonzo là dentro, e io vi libererò."
"Come conti di fare?"
"Nel giardino c'è un pesco. Io mi trasformerò in una bella pesca rossa. Voi dovete fermarvi ai piedi dell'albero e dire che desiderate mangiare una pesca. Lei certamente vorrà farvi compagnia, e voi dovrete fare in modo che addenti il frutto rosso. In questo modo entrerò dentro di lei e la ucciderò."
"Ma se hai la forza di combatterla, perché non l'affronti, invece di scegliere questi sotterfugi disgustosi?"
"Maestro, dovete rendervi conto della situazione. Sarebbe pericoloso uno scontro in un posto di difficile accesso come questo: sarebbe facile chiudermi dentro. Per forza bisogna giocare d'astuzia."
Tripitaka si rimise al giudizio dell'esperto: "Va bene; ma tu stammi vicino."
"Sono sulla vostra testa."
Ai richiami del monaco, la vampira accorse tutta festosa e sorridente: "Che cosa desidera il mio caro, meraviglioso reverendo?"
"Signora, gli strapazzi del viaggio mi avevano procurato una malattia da cui sono tuttora convalescente. Devo alla vostra debordante affezione di avermi portato nella vostra bella casa; ma se resto a lungo seduto il male mi riprende. Non potreste accompagnarmi in una piccola passeggiata?"
"Ma certo, gioia bella!" rispose lieta la vampira. "Ce ne andremo a passeggio in giardino. Ragazze, aprite il cancello del giardino e spazzate il sentiero." Immaginate la folla delle belle fanciulle dal volto incipriato e dalle ricche acconciature, che circondano Tripitaka e lo sorreggono per accompagnarlo nel giardino. Uno spettacolo davvero inconsueto.
Qualunque persona normale, in mezzo alla lieta brigata vestita di veli leggeri, dentro il boschetto di seta e broccato, con il vino eccellente che si beveva da quelle parti, avrebbe scordato Buddha e scritture. Ma il coraggioso Tripitaka aveva una pietra al posto del cuore.
La buona vampira gli diceva: "Che aria triste hai! Questo è il più bel posticino del mondo, per distrarti e curarti la malinconia."
S'inoltrarono sul sentiero, mano nella mano, tra fiori e piante bellissimi. Dopo aver superato diversi chioschi e padiglioni, giunsero al frutteto dei peschi. Scimmiotto diede un piccolo morso di avvertimento e Tripitaka lo comprese perfettamente.
Il novizio volò quindi su un ramo e si trasformò nella più bella pesca rossa che si fosse mai vista.
"Signora" domandò il reverendo, "come mai i vostri peschi hanno alcuni frutti verdi e altri rossi?"
Lei si mise a ridere: "Quelli verdi sono frutti yin, i rossi yang. Senza yin e yang non brillerebbero il sole e la luna, non crescerebbero gli alberi, e le donne non si distinguerebbero dagli uomini. I frutti yang sono i più esposti al sole e maturano prima; quelli yin restano in ombra."
"Grazie dell'insegnamento, signora. Non lo sapevo." E allungò la mano a cogliere la pesca rossa, mentre lei ne colse una verde.
Tripitaka si inchinò con galanteria e offrì il suo frutto a due mani: "Voi che amate i colori caldi(67), signora, vogliate gradire questa pesca. Io mangerò quella verde."
Scambiarono i frutti, e la buona vampira si sentì tutta intenerita: "Che uomo gentile! Che gesto affettuoso, ancor prima che diventi mio marito!"
Tripitaka addentò la propria pesca e anche lei accostò la sua alle labbra vermiglie: ma l'impaziente Scimmiotto non aspettò il morso e le balzò senz'altro in gola. La vampira si rivolse al monaco tutta spaventata: "Reverendo, che pesca strana! Mi è balzata in gola da sola."
"Quando la frutta è ben matura, come si dice, si mangia da sola."
"Ma questa mi è rotolata giù tutta intera, con il nocciolo."
"Voi siete di buonumore, signora, e il frutto era invitante; l'avete mangiato con tanto gusto, da ingoiare anche il nocciolo."
Intanto Scimmiotto era disceso nel ventre e gridava: "Maestro, lasciate perdere le manfrine. Ho la situazione in pugno."
"Non far male a nessuno, discepolo!"
"Ma a chi state parlando?" chiese la vampira, che udiva parlare l'interlocutore ma non riusciva a localizzarlo.
"Parlo al mio discepolo Consapevole del Vuoto."
"E dove sarebbe?"
"Nel vostro ventre, signora. Non avete riconosciuto la pesca rossa che vi è balzata in gola?"
"Dio mio, adesso che faccio?" gridò lei presa dal panico. "Sono nelle sue mani. Scimmiotto, perché ti sei dato tanto da fare per entrarmi dentro lo stomaco?"
"Niente di speciale, avevo appetito. Mi accontenterò di mangiarti i sei foglietti, fegato, polmoni e cuore, con le sue sette aperture e tre peli. Alla fine sarai ben ripulita e potrai aver successo nella carriera di scheletro fantasma, se troverai il giusto tono di voce sepolcrale."
La vampira, terrorizzata, si aggrappò al monaco: "Ah, reverendo mio, io credevo che fossimo
Legati a filo rosso fino all'eternità,
Uniti l'uno all'altra come pesci nell'acqua.
Ahimè! La coppia d'anatre è stata separata.
Chi l'avrebbe creduto? Si voltano le spalle
Le due fenici. Al Ponte degli Amanti è salita
La marea, dopo inutile attesa dell'incontro(68).
Breve è stata la gioia: bisogna separarsi.
Lacrime velan gli occhi: quando potrò vederti?"
Scimmiotto temette che il suo tono elegiaco avesse presa sul maestro e si mise a fare il diavolo a quattro, tanto da farla ammutolire e cadere a terra, sconvolta dal dolore. Quando si fermò esausta, Scimmiotto credette che fosse morta e sospese l'aggressione; ma lei si riprese e gridò: "Aiuto, ragazze, aiutatemi!"
Le sue mostriciattole, che si erano sparse qua e là nel giardino a cogliere fiori, per non turbare il convegno amoroso, giunsero di corsa e la videro stesa a terra con il viso terreo: "Che avete, signora? Un attacco di cuore?"
"Non fatemi domande. Presto, portate il bonzo all'uscita; ne va della mia vita!"
Ma Scimmiotto, dal ventre, gridò: "Se volete che vi risparmi, dovete essere voi ad accompagnare il bonzo."
C'era poco da scegliere; la vampira si mise in cammino. Le ragazze chiedevano: "Ma dove volete andare, signora?"
"Finché sul fiume splende la luna, io getto l'amo e spero fortuna. Con questo fidanzato mi è andata male; me ne dovrò cercare un altro."
Quando giunsero alla bocca dell'abisso, si udì rumore d'armi. "Discepolo" chiese Tripitaka inquieto, "che cosa sarà questo rumore?"
"È il rastrello di Porcellino" rispose Scimmiotto. "Sarà meglio che vi facciate riconoscere."
"Porcellino!" gridò Tripitaka. "Posa il rastrello, sono io che arrivo!"
Porcellino e Sabbioso li accolsero festosi. È proprio il caso di dirlo:
La scimmia dello spirito ha sottomesso il mostro
Agendo dall'interno. Sulla porta del carcere
Accolgon terra e legno il monaco ormai libero.
Se poi non sapete che ne fu della lamia, ascoltate il seguito.