Home > Il Viaggio in Occidente > Capitolo9

009 IL DRAGO E L'INDOVINO · IN CUI L'IMPECCABILE CALCOLO DI UN INDOVINO IMPARZIALE INDUCE UN DRAGO ALLA COLPA DI INFRANGERE L'ORDINE DEL CIELO.

Come dice il poema:

La capitale val certo una visita!

Serpeggiano otto fiumi fra colline.

E quanti imperatori dominarono

Da questo luogo noto con il nome

Pace Perpetua!

Parliamo della città di Chang'an, nella provincia dello Shaanxi, luogo di cui tanti re e imperatori fecero la loro capitale. Dai tempi dei Zhou, Qin e Han i tre fiumi principali vi dispiegano la loro bellezza e gli otto affluenti circondano le mura della città. Il solo quartiere di piacere ha trentasei strade fiancheggiate da salici e ornate di fiori, con settantadue padiglioni sempre risonanti di musica. Sulle mappe dei cinesi come dei barbari, questo è il posto più importante del mondo.

Regnava allora Wen, il Colto, imperatore dei grandi Tang. Aveva dato alla sua era imperiale il nome di Contemplazione della Virtù, Zhenguan; i posteri lo avrebbero poi chiamato Taizong. Correva l'anno jisi, il tredicesimo del suo regno. Noi però non ci occuperemo degli eroi che pacificarono il paese e consolidarono lo stato per il trono imperiale, né dei prodi che affermarono il suo dominio combattendo alle frontiere. Rivolgiamo invece l'attenzione a due saggi che vivevano fuori porta, sulla sponda del fiume Jing.

L'uno era un pescatore e si chiamava Zhang Shao; l'altro un boscaiolo di nome Li Ding. Appartenevano a quella specie di dottori che non hanno superato alcun esame: montanari che sapevano leggere. Un giorno che erano andati in città a vendere, uno la sua legna, che portava in spalla, e l'altro il suo paniere di carpe, entrarono insieme in un'osteria. Dopo una bella bevuta, con la testa un po' annebbiata, se ne tornarono passo passo lungo il fiume Jing, ciascuno con la sua bottiglia in mano.

"Fratello Li" disse Zhang. "Pensavo a quelli che lottano per farsi un nome e ci lasciano la pelle, a quelli che periscono nella ricerca del profitto. Chi riceve un titolo, dorme fra le zampe della tigre; chi ottiene favori, passeggia con un serpente nella manica. Tutto sommato non hanno la nostra fortuna, di vivere liberi e spensierati fra montagne azzurre e acque limpide. Noi accettiamo il nostro destino e apprezziamo il gusto insipido di un'esistenza semplice."

"Hai ragione, fratello Zhang, ma le tue acque limpide non valgono le mie montagne azzurre."

"Saranno le montagne azzurre che non valgono le acque limpide! Lo dicono anche certi versi che si cantano sull'aria di La farfallina vola tra i fiori:

Una barca galleggia

Su mille leghe di acque brumose,

Vela isolata nel calmo riposo;

Intorno come un canto di sirene.

Con il cuore mondato dai pensieri

Di fama e di denaro, colgo giunchi

E fiori, conto i gabbiani che volano

E mi riposo nella cala ombrosa

Con moglie e figli. Quando ci svegliamo

Non spira vento, l'acqua scorre liscia.

Senza gloria

Passa la vita, ma anche senza noie

E senza umiliazioni."

"Le montagne sono un'altra cosa" replicò il boscaiolo. "Ci sono versi anche per quelle, sempre sull'aria della Farfallina:

Nella fitta abetaia ascolto nel silenzio

Il canto del rigogolo, struggente come un flauto.

La dolce primavera si abbiglia in verde e rosso;

Presto verrà l'estate, col tempo che trascorre,

Poi l'autunno mutevole con i suoi frutti gialli.

Poi, da un momento all'altro, è l'inverno severo.

Mutano le stagioni, ma in tutte io sono libero!"[...]

Recitandosi versi a vicenda, i due compari giunsero dove le loro strade si separavano. Mentre si inchinavano per salutarsi, Zhang disse: "Sii prudente! Sta attento alle tigri mentre sali sulla montagna. Se mai dovesse capitarti qualcosa, avrei un amico di meno al mondo."

"Ma sei un furfante, non un amico!" si indignò il boscaiolo. "Come puoi augurarmi una cosa simile? Se devo essere ucciso da una tigre, che tu possa colare a picco con la tua barca!"

"Io non colerò mai a picco."

"La disgrazia è inattesa come l'uragano: come puoi essere così sicuro?"

"Fratello Li, se parli in questo modo è perché fai un mestiere più imprevedibile del mio: io so per certo che non mi può capitare niente."

"A un lavoro sull'acqua non mancano certo imprevisti e pericoli. Figuriamoci come si farà a cautelarsi!"

"Non ti ho detto tutto. A Chang'an c'è un indovino che abita nel viale della porta ovest. Ogni giorno gli porto una carpa dorata, e lui si cava dalla manica un oroscopo per me. I posti dove mi consiglia di pescare sono sempre quelli giusti; li azzecca al cento per cento. Ci sono stato anche oggi, e mi ha detto di tendere le reti all'estremità est della baia del fiume Jing e di gettare la lenza dalla sponda ovest: sono sicuro che, come al solito, rientrerò a pieno carico di pesci e di gamberi. Quando domani torneremo in città, avrò di che comprarmi il vino e riprendere la conversazione con te, vecchio mio."

E i due si separarono.

Dice il proverbio: attento a quel che dici, anche l'erba ha orecchie. Uno yaksa di pattuglia nella corrente del Jing aveva sentito la conversazione sull'infallibilità dell'indovino. Ritornò di corsa al palazzo di cristallo del suo padrone e annunciò al re drago: "Disgrazia! Calamità!"

"Quale calamità?" chiese il drago.

"Mentre facevo la ronda vicino a riva ho sorpreso la conversazione fra un pescatore e un boscaiolo. Ho avuto notizie inquietanti. Il pescatore diceva che a Chang'an c'è un indovino infallibile; ogni giorno gli regala una carpa e si fa indicare dove tendere le reti a colpo sicuro, garantito al cento per cento. Non finirà per catturare tutta la nostra popolazione acquatica? Come potrà vostra maestà sostenere il suo prestigio, senza creature che popolino il palazzo e saltino in mezzo alla corrente?"

Il re fu preso dall'ira, sguainò la spada e voleva correre senz'altro a castigare l'indovino di Chang'an. Figli draghi e nipoti draghetti, che si tenevano ai lati, ministri gamberi, ufficiali granchi, il generale agone, il vicedirettore perca e il presidente carpa lo invitarono unanimi alla prudenza: "Dominate la collera! Dice il proverbio: Parola detta per via non è degna di fede. Se vostra maestà esce di casa in questo stato, la seguiranno nuvole e piogge torrenziali, che spaventeranno tutta la popolazione di Chang'an. Il Cielo di Sopra vi riterrà responsabile. Vostra maestà sa trasformarsi e dissimularsi in tanti modi; perché non prende un aspetto qualsiasi, per esempio di letterato, e non va in città a interrogare l'indovino? Se le affermazioni del pescatore sono vere, ci sarà tutto il tempo di prendere le nostre misure. Se non fosse così, non rischieremmo di uccidere sconsideratamente un innocente?"

Il re drago si dominò. Lasciò a casa la spada preziosa e comparve sulla sponda senza provocare nubi né piogge. Con una scossa si trasformò in un letterato biancovestito.

Distinto portamento, alta statura

Viene avanti con passo dignitoso.

Kong e Meng son presenti nei suoi detti;

Sembra l'incarnazione del re Wen,

Vestito in giada candida e turbante.

Percorse a gran passi il viale che partiva dalla porta occidentale. Una folla vociante e colorata si accalcava intorno a un uomo che parlava con enfasi e autorità: "Quelli del drago seguiranno il loro destino, quelli della tigre si trovano in conflitto. I quattro segni del vostro oroscopo sono in armonia, ma temo che oggi interferiranno con il pianeta dell'anno."

Il drago capì che l'indovino era lui. Si fece largo tra la folla e diede un'occhiata dentro la bottega:

Rare calligrafie, belle pitture

Appese a tutti i muri. Arde l'incenso

In un porta profumi a forma di anatra.

Acqua pura nei vasi in porcellana.

Qui Wang Wei, là il ritratto di Guigu.

Una pietra da inchiostro di Duanqi,

Grandi pennelli di pelo di martora.

Perle di vetro, libri di Guo Pu

E nel posto d'onore tutti i classici

Di scienze occulte. L'uomo certo è pratico

Di esagrammi, trigrammi, dèi e diavoli.

La sua mano dispone sul vassoio

Con sicurezza i segni. Nella testa

Ha lo schema preciso dei pianeti,

E le costellazioni al loro posto.

Limpido come luna in uno specchio

Può veder ciò che è stato e che sarà.

Egli sa ciò che annuncia la disgrazia

Oppure la fortuna; morte o vita.

Provocano i suoi discorsi venti e piogge,

I suoi pennelli inquietano gli dèi.

La tavoletta reca scritto il nome

Dell'indovino: Yuan Sempre Sincero.

Quest'uomo era Yuan Shoucheng, zio del maestro Yuan Tiangang che a quel tempo presiedeva la commissione imperiale di astronomia. Era un uomo di bella presenza e dalla fisionomia non comune. Era rinomato in tutto il grande paese e la sua arte imperava a Chang'an.

Il re drago entrò e salutò il maestro, che lo invitò a sedere al posto d'onore e gli offrì il tè. Dopo che il garzone lo ebbe servito, l'indovino chiese: "Che cosa vi occorre di sapere?"

"Ditemi che tempo farà."

L'indovino consultò i suoi foglietti e concluse:

"Nuvole coprono le cime,

Nebbia nasconde gli alberi:

Domani sicuramente

Pioverà in abbondanza."

"A che ora pioverà, e quanto esattamente, in piedi e pollici?" volle sapere il drago.

"Il cielo si coprirà all'ora del drago, tuonerà all'ora del serpente e pioverà verso mezzogiorno; la pioggia cesserà all'ora dell'ariete e in tutto sarà di tre piedi, tre pollici e quarantotto gocce."

"Dite sul serio?" fece il drago ridendo. "Non dovreste scherzare con queste cose. Se domani pioverà davvero all'ora e nella quantità che dite, vi darò cinquanta tael d'oro. Ma se non pioverà, o l'ora o la quantità saranno diverse, vi avverto: vi butterò giù la vetrina, farò a pezzi l'insegna, vi caccerò da Chang'an e vi insegnerò io a imbrogliare la gente."

"Come volete" rispose l'indovino con un sorrisetto divertito. "Non fate complimenti! Ci rivedremo domani dopo la pioggia."

Il re drago si congedò e rincasò in fondo al fiume. Le varie divinità delle acque gli chiesero: "Com'è andato l'incontro di vostra maestà con l'indovino?"

"Tutto fatto, tutto a posto. È proprio un imbroglia-stagioni pieno di presunzione. Gli ho chiesto quando pioverà; mi ha risposto: domani. A che ora? Mi ha risposto che il cielo si coprirà alle sette, tuonerà alle dieci, pioverà verso mezzogiorno e smetterà alle tre: tre piedi, tre pollici e quarantotto gocce d'acqua. Gli ho promesso cinquanta tael d'oro, se tutto va come dice lui; ma se ha sbagliato, anche di poco, gli rompo tutta la bottega e lo butto fuori da Chang'an."

Tutti gli acquatici si misero a ridere: "Vostra maestà è la più alta autorità degli otto fiumi. Sorvegliate voi le piogge, solo voi potete sapere se pioverà o no. Come ha osato dire queste sciocchezze? Povero ciarlatano, ha già perso la scommessa."

Figli e nipoti del drago non la smettevano di ridere e di scambiare battute sull'argomento con i ministri pesci e i letterati granchi. Ma di colpo si sentì risonare una voce: "Decreto imperiale all'attenzione del re drago del fiume Jing."

Tutti alzarono la testa: una guardia vestita d'oro, che recava in mano un'ordinanza dell'Imperatore di Giada, entrava nella residenza acquatica. Il re drago si diede precipitosamente un contegno e fece mettere incenso a bruciare per ricevere l'ordinanza. La guardia vestita d'oro fece la consegna e volò via. Il re drago ringraziò l'imperatore dei suoi favori, aprì la busta e lesse:

Si ordina con la presente al comandante degli otto fiumi di procedere a far rullare il tuono e a lanciare i fulmini, al fine di far godere domani la città di Chang'an del beneficio della pioggia.

Il documento stabiliva con assoluta precisione orari e quantità, ed erano gli stessi che l'indovino aveva predetto. Il drago ebbe uno svenimento. Quando si riebbe, disse debolmente alla genia acquatica: "È mai possibile che in questo basso mondo di polvere viva un uomo così perspicace? È davvero capace di penetrare le leggi del cielo e della terra: con lui il perdente sono io!"

"Maestà, rassicuratevi" intervenne l'agone che comandava le truppe. "Non sarà difficile vincere la scommessa: il vostro umile servitore vorrebbe proporvi un modesto piano che basterà a fargli abbassare la cresta."

Il drago chiese di che cosa si trattava, e l'agone spiegò: "Sbagliate un po' sull'ora, lesinate sulla quantità, e la predizione non risulterà esatta. Non potete perdere! E allora sarà giustificato che gli strappiate l'insegna e lo buttiate fuori."

Il re drago decise di seguire il consiglio e si tranquillizzò. Il giorno dopo convocò il conte del vento, il duca del tuono, il mozzo delle nuvole e la madre dei fulmini, e tutti insieme si recarono alla nona nuvola sopra la città di Chang'an. Aspettò le nove per incominciare a diffondere le nuvole e mezzogiorno per far suonare il tuono; la pioggia incominciò a cadere verso l'una e cessò alle quattro; ne caddero solo tre piedi e quaranta gocce. Le operazioni erano state ritardate di un'ora, la quantità ridotta di tre pollici e otto gocce. Dopo la pioggia rispedì a casa i suoi collaboratori, discese e riprese l'aspetto del letterato vestito di bianco. Giunto sul viale della porta occidentale, irruppe nella bottega di Yuan Soucheng e, senza lasciargli il tempo di spiegarsi, gli spaccò in mille pezzi insegna, pennelli e scrittoio. Il maestro restava seduto sulla sua seggiola, impassibile, senza abbozzare un movimento. Il drago, che aveva strappato un battente della porta, si mise a rotearlo minaccioso: "Maledetto stregone che predice a vanvera, canaglia imbrogliona! I tuoi calcoli erano sbagliati. Non hai azzeccato né l'ora della pioggia, né la quantità, e adesso te ne stai lì seduto con un'aria di superiorità. Farai meglio a levarti dai piedi prima che sia troppo tardi, se vuoi salvare la pelle."

L'indovino non dava il minimo segno di timore; scoppiò in una risata sarcastica, levando gli occhi al cielo: "Non mi fate proprio paura. Non io, ma voi, temo, avete commesso un delitto passibile della pena capitale. A me non la fate! So benissimo chi siete: non un letterato, ma il re drago del fiume Jing. Avete violato un ordine dell'Imperatore di Giada; avete modificato l'ora e ridotto la quantità della pioggia, rispetto alle istruzioni che avete ricevuto. Stanno per affidarvi al carnefice, sul patibolo dei draghi. E avete ancora la faccia di venirmi a insultare!"

La replica lasciò il drago paralizzato dal terrore, con tutti i peli ritti. Lasciò cadere il battente, si ricompose, si prosternò davanti al maestro e piagnucolò: "Non me ne vogliate, maestro. Un momento fa scherzavo, senza pensare che poteste prendermi sul serio. In effetti ho violato l'ordine del Cielo; e ora che cosa devo fare? Vi imploro di aiutarmi a cavarmi dai guai, altrimenti non vi mollerò più, nemmeno da morto."

"Tutto ciò che posso fare per voi è di suggerirvi una strada che potrebbe salvarvi la vita."

"Istruitemi, vi prego!"

"Domani, al terzo segno dell'ora wu, comparirete davanti a un mandarino del mondo degli uomini, Wei Zheng, che vi condannerà alla decapitazione. Se proprio volete vivere, non vi resta che parlarne subito all'imperatore Taizong. Wei Zheng è il suo primo ministro. Se otterrete la sua intercessione, potreste cavarvela."

A queste parole il drago si congedò rispettosamente e corse via con le lacrime agli occhi.

Il sole tramontava:

Si addensa la foschia sopra i monti violetti,

I viaggiatori stanchi si fermano agli alberghi.

Si posano le oche sopra i banchi di sabbia.

Nel cielo la Via Lattea come un fiume d'argento

Sembra sollecitare l'ora della clessidra.

Le lampade al villaggio rilucon senza fiamma.

Una brezza disperde il fumo del camino.

L'uomo si disorienta dietro ad ambigui sogni.

Dei fiori rampicanti resta l'ombra che striscia

Sopra la balaustra. Al chiaror delle stelle

Un orologio ad acqua si sente chioccolare.

Scivola cheto il tempo verso la mezzanotte.

Il re drago del fiume Jing, senza nemmeno rincasare, aspettava per aria che la mezzanotte disperdesse brume e nebbie. A quell'ora discese al portale del palazzo imperiale.

In quel momento il sovrano sognava di essere uscito dal palazzo per passeggiare sotto la luna, in mezzo ai fiori. D'un tratto il drago, in forma umana, si fece avanti, si inginocchiò e gridò: "Maestà, vi prego, salvatemi!"

"Chi sei?" chiese Taizong. "Ti prometto il mio aiuto."

"Il vero drago siete voi, maestà; io non sono che un prodotto sbagliato della reincarnazione. Ho violato gli ordini del Cielo e devo essere condannato alla decapitazione dal vostro saggio ministro Wei Zheng. Perciò sono venuto a supplicare vostra maestà di tentare di salvarmi."

"Ne ho certo la possibilità, se è Wei Zheng che ti deve giudicare. Puoi stare tranquillo, va pure."

Il drago, felice, ringraziò prosternandosi e se ne andò.

Taizong si svegliò, ma continuava a pensare a quel sogno. Giunse presto il terzo segno dopo la quinta veglia, l'ora di udienza imperiale, che riunisce i funzionari civili e militari. Ecco qui:

Dal portale di giada sale fumo fragrante,

Il profumo di incenso monta alto fino ai tetti

Dove si muove al vento la bandiera imperiale

Nella luce dell'alba, e una nube la sfiora.

Relazioni armoniose, come con Yao e Shun,

Rituali imponenti, come con Han e Zhou.

In coppie colorate, cortigiani coi lumi,

Signore con ventagli. Dentro la vasta sala

Dell'unicorno, ornata da grandi paraventi

Con fiammanti pavoni, brilla la viva luce.

Ai tre schiocchi di frusta, si inchinano gli astanti

Davanti alla corona. Si vedono nel parco

I salici sugli argini chinarsi dolcemente

Al suono della musica. Fra i tendaggi di perle

E le stuoie di giada il ventaglio del mondo

Riposa sopra il carro del potere imperiale.

Valorosi ufficiali e saggi mandarini,

Ciascuno al proprio rango, con i sigilli d'oro

E cinture di porpora. Un milione di autunni

È la loro durata: dureran quanto il mondo.

I funzionari sfilarono per rendere omaggio, e poi presero posto. Il sovrano Tang aprì gli occhi di fenice dalle pupille di drago e, passandoli in rassegna, riconobbe Fan Xuanling, Du Ruhui, Xu Shiji, Xu Jingzong e Wang Gui tra i funzionari civili; Ma Sanbao, Duan Zhixian, Yin Kaishan, Chen Yaojin, Liu Hongji, Hu Jingde e Qin Shubao fra i mandarini militari; tutti d'aspetto degno e imponente. Ma non si vedeva il primo ministro Wei Zheng. L'imperatore fece avvicinare Xu Shiji e gli disse: "Ho fatto un sogno strano stanotte: mi compariva davanti un uomo, che si diceva il re drago del fiume Jing; raccontava di dover subire l'esecuzione capitale a cura di Wei Zheng, per aver violato un ordine del Cielo, e mi supplicava di salvarlo. Io glielo promettevo. Come mai proprio Wei Zheng non è fra voi?"

"Se il sogno è verace, bisognerà convocare a corte Wei Zheng e trattenerlo tutto il giorno; trascorsa la giornata, il drago che avete visto in sogno avrà salva la vita."

Soddisfatto della risposta, l'imperatore ordinò di mandare un messo in vettura alla ricerca di Wei Zheng.

Intanto il primo ministro si trovava nella propria residenza. La notte precedente, mentre osservava i segni del firmamento e bruciava incenso, aveva inteso il grido delle gru e un messaggero celeste gli aveva portato l'ordine scritto dell'Imperatore di Giada di procedere in sogno alla decapitazione del drago del fiume Jing, al terzo segno dell'ora wu. Il primo ministro ringraziò il Cielo della sua considerazione, restò ritirato in casa, osservò le astinenze, fece le debite abluzioni e affilò la sua spada magica. Perciò non si era recato a corte. La convocazione imperiale lo piombò in un grande imbarazzo. Ma non osava tardare a rispondere all'ordine del suo signore, perciò si vestì in fretta, accompagnò il messaggero e andò a prosternarsi davanti all'imperatore scusandosi per il ritardo.

"So che non è colpa tua" rispose il sovrano.

Poco dopo si ordinò di arrotolare le cortine e di togliere la seduta; ma Wei Zheng fu trattenuto. Salì sul carro imperiale per raggiungere una sala più comoda, e vi dovette restare a discutere sulla politica da seguire per assicurare la pace e la tranquillità dell'impero. Mentre finiva l'ora del topo e iniziava quella del cavallo, cioè alle undici, l'imperatore fece portare una grande scacchiera: "Vorremmo giocare una bella partita con il nostro saggio ministro."

Le concubine imperiali la sistemarono sulla tavola. Wei Zheng ringraziò il suo signore della distinzione che gli concedeva e si mise a giocare.

Se poi non sapete chi vinse la partita, ascoltate il seguito.