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092 A CACCIA DI RINOCERONTI IN FONDO AL MARE · OVE I TRE MONACI DANNO BATTAGLIA SUL MONTE DEL DRAGO VERDE, E QUATTRO DIVINITÀ STELLARI CIRCONDANO E CATTURANO I RINOCERONTI.

A Scimmiotto e ai suoi compagni, cavalcando il vento, bastò poco tempo per raggiungere la Grotta Fior di Mistero del Monte del Drago Verde.

Porcellino voleva sfondare senz'altro la porta, ma il Novizio lo trattenne: "Prima di ingaggiar battaglia, aspetta che vada a vedere se il maestro è ancora vivo."

"Ma la porta è sbarrata" osservò Sabbioso. "Come entrerai?"

"Ho i miei metodi" rispose Scimmiotto. Recitò un incantesimo, gridò: "Trasformazione!" e si mutò in una lucciola.

Ad ali spiegate, brilla come una stella cadente.

Secondo gli antichi, le lucciole nascono dalla putrefazione dell'erba.

Non è cosa da poco questa trasformazione: è una bella prova di versatilità.

Ecco che vola sulla porta, si posa sull'architrave e osserva attentamente: da una parte c'è una fessura, e vi soffia uno spiffero. Ci si intrufola, ed eccola all'interno, intenta a spiare le mosse dei mostri.

Veramente non si muoveva nessuno: bufali addormentati giacevano di traverso nei corridoi, e russavano come temporali d'estate. La sala centrale era vuota. Tutte le porte erano serrate; chissà dove dormivano i tre orchi. Mentre esplorava qua e là, illuminando il buio con la piccola luce del suo addome, udì qualcuno singhiozzare: era Tripitaka, incatenato a un pilastro in una stanzetta sul retro. Il Novizio restò in ascolto delle sue lamentazioni:

"Da oltre dieci anni ho lasciato Chang'an,

Per monti e valli ho avuto mille pene.

In un tempo di festa sono giunto

Nell'Ovest, e per una volta tanto

Mi son dato bel tempo. Ma si vede

Che la vita è votata alle disgrazie.

Non ho riconosciuto gli impostori

E son caduto nella loro trappola.

Coi miei saggi discepoli di certo

Dovranno misurarsi, e constatare

Che i loro pugni non pesano poco."

Scimmiotto si rallegrò di trovare il maestro di umore più filosofico del solito, e specialmente delle ultime parole. Andò a svolazzargli intorno, e il monaco cinese si stupì: "Vedi come tutto è diverso, qui nell'Ovest! Da noi, all'inizio dell'anno, le larve si muovono appena; qui volano già le lucciole."

"Maestro, sono io" si udì la vocina di Scimmiotto.

"Mi pareva strano di veder lucciole in questa stagione. Dunque sei tu, Consapevole del Vuoto."

Scimmiotto riprese il suo aspetto: "Caro maestro, una volta di più la vostra inettitudine a distinguere il vero dal falso ha compromesso la nostra tabella di marcia e richiederà un bello spreco di fatica. Ve lo dicevo che c'era sotto qualcosa di losco; ma voi, niente! siete corso a fare i vostri salamelecchi. Il risultato è che quei ladri hanno rubato anche voi, insieme all'olio di lucerna. Ho passato la giornata a combattere i mostri, su cui i protettori del tempo mi avevano dato le informazioni necessarie. Ora sono ritornato con i condiscepoli, invece di andare a dormire. Poiché la notte non è adatta per combattere, e del resto non sapevamo quali fossero le vostre condizioni, sono venuto in avanscoperta per constatarle."

"Vuoi dire che Porcellino e Sabbioso sono con te?" si rallegrò Tripitaka.

"Certo, sono qui fuori. Sentite: i mostri dormono, e noi possiamo approfittarne. Scioglierò le vostre catene, sfonderò la porta e vi farò uscire."

Scimmiotto fece cadere le catene con la magia che apre le serrature, e fece strada al maestro verso l'uscita. D'un tratto, da una camera che si apriva sulla sala centrale, venne la voce di uno degli orchi: "Ragazzi, tenete chiuse le porte e state attenti a torce e candele. Come mai non sento il gong e le raganelle dei guardiani notturni?"

Il fatto è che tutti i mostriciattoli, dopo la giornata faticosa, erano caduti addormentati. Ma la voce del capo fece balzar su gli addetti alla guardia, che ripresero i giri di ronda al suono delle raganelle; essi finirono per imbattersi nel maestro e nel discepolo.

"Ehilà, bel monaco!" gridarono. "Dove credi di scappare?"

Scimmiotto non perse tempo a rispondere: sfoderò la sbarra e ruppe la testa ai due più vicini. Gli altri mollarono la presa e corsero in folla nella sala centrale, davanti alla porta degli orchi, urlando: "Grandi re, va male! Il mostro con la faccia pelosa è entrato nella grotta e ci ammazza."

I tre orchi balzarono dal letto: "Arrestatelo immediatamente!"

Al monaco cinese si piegavano le gambe. Scimmiotto non poteva badare a lui, e si aprì la strada a bastonate. I mostriciattoli non poterono trattenerlo: rovesciava o schiacciava chi si opponeva, mandava a pezzi le porte una dopo l'altra e finì per sbucare all'aperto.

"Fratelli, dove siete?"

Porcellino e Sabbioso gli vennero incontro levando rastrello e bastone: "Come vanno le cose?" E Scimmiotto riferì per filo e per segno.

Tripitaka fu rimesso ai ferri. Sciabole in pugno, asce levate, sotto la luce abbagliante delle lampade, gli fecero l'interrogatorio: "Come hai fatto a liberarti dalle catene? Come è entrata quella scimmia? Confessa tutto, o ti tagliamo in due."

Il reverendo tremava come una foglia: "Grandi re, la scimmia è il mio discepolo Consapevole del Vuoto, che conosce settantadue trasformazioni. Si era mutato in lucciola per venire a soccorrermi. Ma voi stavate all'erta e l'avete sorpreso; allora ha sconsideratamente ucciso due di quelli che lo circondavano. Tutti gridavano, correvano, impugnavano le armi, accendevano torce, e lui ha dovuto abbandonarmi e fuggire."

Gli orchi si misero a ridere: "Per fortuna ci siamo svegliati in tempo per riacchiapparti." E ordinarono ai ragazzi di chiuder bene le porte e di tenersi zitti.

"Hanno chiuso le porte, non si sente volare una mosca" s'inquietò Sabbioso. "Non è buon segno. Dobbiamo entrare in azione."

"D'accordo" rispose Scimmiotto. "Buttiamo giù i battenti."

Se ne incaricò il bestione: con un colpo del suo rastrello fece volare in pezzi le porte di pietra. Picchiava e gridava: "Mostri da strada, succialucerne! Sputate fuori il nostro maestro!"

Il portinaio terrorizzato corse a riferire: "Grandi re, si mette male! I bonzi hanno sfondato la porta."

"Che impudenti!" dissero gli orchi, contrariati. Indossarono le armature, impugnarono le armi, chiamarono a raccolta i loro mostriciattoli e uscirono ad affrontare il nemico. Era la terza veglia, verso mezzanotte; ma il cielo era rischiarato da una gran luna piena.

La battaglia si ingaggiò senza scambi verbali. Scimmiotto si incaricò di affrontare l'ascia da guerra, Porcellino la sciabola e Sabbioso la canna. Fu un bellissimo scontro:

Tre monaci contro tre mostri, fuoco e fiamme dalle narici. Le armi sibilano nell'aria.

Nei primi scontri sale una sinistra nebbia, man mano che si prosegue scaturiscono da ogni parte nuvole colorate.

Rolla e beccheggia il rastrello; la sbarra di ferro fa prodezze memorabili; il randello ammazza diavoli non è un oggetto comune. Ma gli orchi si ostinano a resistere.

Gli uni combattono furiosi per la vita del maestro; gli altri balzano alla gola per conservarlo nelle proprie mani. Ascia contro sbarra: vittoria incerta; ai colpi del rastrello si oppongono i fendenti della sciabola; canna nodosa e bastone vanno e vengono in un torneo d'alta scuola.

Dopo un bel po' che combattevano senza vincitori né vinti, Fuggilfreddo chiamò i suoi alla riscossa: "All'attacco, ragazzi!" Tutte quelle creature bene armate fecero presto a gettare a terra Porcellino. Tirato e spinto da una mandria di bufali, si trovò legato come un salame e trascinato dentro la grotta. Sabbioso lo vide sommerso dalla folla muggente, fece una finta e cercò di fuggire; ma i mostri gli balzarono addosso, lo rovesciarono e catturarono anche lui. Scimmiotto vide la mala parata e si disimpegnò con una capriola nelle nuvole.

Sabbioso e Porcellino furono portati prigionieri dov'era Tripitaka. Quando li vide, gli vennero le lacrime agli occhi: "Che peccato, siete caduti anche voi nelle loro mani! Che ne è di Consapevole del Vuoto?"

"È riuscito a tagliare la corda" rispose Sabbioso.

"Sarà certo andato a cercare aiuto. Ma non sappiamo quando ci caverà dai guai."

Lasciamo maestro e discepoli nello sconforto in cui erano piombati, e seguiamo Scimmiotto, che ritornò al monastero dove i monaci gli vennero a chiedere: "Siete riuscito a liberare il reverendo?"

"Non è facile; quei mostri sono forti. Li abbiamo combattuti a lungo, ma quando le loro truppe sono intervenute, sono riuscite a impadronirsi di Porcellino e di Sabbioso; io solo sono scappato."

"Se non riuscite a vincerli voi, che sapete cavalcare le nuvole, non ci sarà da temere che il reverendo maestro sia spacciato?"

"Non c'è pericolo. Il nostro maestro è segretamente protetto dalle divinità dei monasteri, da quelle del tempo, dai rivelatori e da una quantità di altri dèi. Inoltre in vita sua ha mangiato cinabro vegetale: non è facile farlo morire. Comunque questi mostri ci sanno fare. Vi dispiacerebbe continuare a custodire cavallo e bagagli, mentre io faccio un salto in Cielo per chiedere rinforzi?"

"Reverendo, sapete salire anche in Cielo?" chiesero impauriti i monaci.

"Una volta ci stavo di casa" rispose ridendo Scimmiotto. "Mi buttò fuori il nostro Buddha, perché avevo disturbato la festa delle pesche di immortalità. Per riscattarmi, non mi ha dato altra scelta che di proteggere il monaco cinese nella ricerca delle scritture. Strada facendo, il mio mestiere è di eliminare i perversi e restaurare la giustizia. Ma a quanto pare non sapete che questi guai non sono casuali: sono prove che il maestro deve affrontare una dopo l'altra."

I monaci non seppero rispondere altrimenti che prosternandosi nella polvere ed elevando preghiere. Da parte sua, Scimmiotto scomparve con un sibilo.

Il grande santo giunse in breve alla porta occidentale del Cielo, dove il pianeta del Metallo, il devarâja Anima Lunga e i quattro grandi ufficiali perspicaci Yin, Zhu, Tao e Xu, che se ne stavano in conversazione, lo salutarono: "Dove andate, grande santo?"

"Nella prefettura Come l'Oro, alla frontiera dell'India, il mio maestro, che non mi dà mai retta, si è fatto rapire da tre mostri che andavano in giro con l'aspetto di rispettabili buddha. Li ho combattuti, ma non ne sono venuto a capo; Porcellino e Sabbioso sono rimasti prigionieri. Volevo sollecitare dall'Imperatore di Giada un'inchiesta per identificarli e rinforzi per sottometterli."

"Andiamo, grande santo!" esclamò il pianeta del Metallo con una risatina ironica. "Non mi direte che avete difficoltà a identificarli, dopo essere venuto alle mani con loro!"

"Ho visto che sono spiriti bovini; ma sono troppo potenti per metterli sotto."

"Sono gli spiriti di tre rinoceronti. Poiché hanno sul loro corpo il simbolo del disegno celeste, sono agevolati nel divenire immortali; con la dovuta pratica, imparano a volare e a camminare sulle nuvole. Detestano la vista della propria ombra e sono maniaci della pulizia: si fanno il bagno ogni momento. Ce ne sono di tanti tipi: il rinoceronte a testa concava, il rinoceronte toro, il rinoceronte bue, il rinoceronte maculato; e anche il rinoceronte col berretto, il rinoceronte gigante e il rinoceronte dagli arabeschi che spiegano il cielo. Le caratteristiche comuni sono: l'unica narice, tre specie di peli, due corni e la capacità di fendere le acque quando devono attraversare il mare o un fiume. Queste bestie, Fuggilfreddo, Fuggilcaldo e Fuggipolvere, a quanto pare hanno nei loro corni il soffio della nobiltà, che li autorizza a dichiararsi grandi re. Se li vuoi catturare, basta che gli opponga le quattro stelle volatili dell'elemento del Legno: non potranno resistere."

Scimmiotto si inchinò a tanta sapienza: "Che stelle sono? Posso pregare di darmi indicazioni più precise?"

"Le costellazioni si trovano dalle parti del Palazzo dei Tori Combattenti dell'Orsa Maggiore. Va a fare rapporto all'Imperatore di Giada, e ci vedrai più chiaro."

Scimmiotto ringraziò a mani giunte. Si recò nella Sala di Chiarezza Penetrante, dove incontrò i quattro grandi precettori celesti Ge, Qiu, Zhang e Xu. "Dove andate?" gli chiesero.

"Il nostro maestro, nella prefettura Come l'Oro, è stato rapito da mostri per aver distratto la sua natura di meditazione partecipando a una festa delle lanterne. Non riesco a liberarlo da solo, e sono venuto a chiedere aiuto all'Imperatore di Giada."

I quattro precettori lo condussero subito nella Sala delle Nuvole Misteriose, dove Scimmiotto, scambiati i saluti, espose il caso.

"Quali milizie celesti ti possono aiutare?" chiese l'Imperatore di Giada.

"Venere, che ho incontrato alla porta, dice che questi spiriti rinoceronti si sottomettono alle costellazioni volatili del Legno."

L'Imperatore di Giada incaricò il precettore Xu di accompagnare Scimmiotto al domicilio dell'Orsa Maggiore, per pregare le costellazioni del Legno di scendere sulla terra.

Nel Palazzo dei Tori Combattenti, li vennero a ricevere le ventotto case. "Porto un sacro decreto che ordina alle quattro costellazioni volatili del Legno di scendere sulla terra con il qui presente grande santo, per sottomettere certi mostri" spiegò il precettore celeste.

Caimano del Legno Jué, Granchio del Legno Dou, Lupo del Legno Kui e Sciacallo del Legno Jing si fecero avanti: "Hai bisogno di noi, Scimmiotto?"

"Dunque siete voi" disse Scimmiotto. "Non sapevo che vi chiamaste 'costellazioni volatili'; a sentir parlare quel vecchio furfante di Venere, mi chiedevo che cosa volesse dire. Altrimenti sarei venuto direttamente a trovarvi, senza scomodare sua maestà."

"Figúrati se noi avremmo osato lasciare il nostro posto senza ordine espresso. Dove dobbiamo andare?"

"A nord est della prefettura Come l'Oro, nella Grotta Fior di Mistero del Monte del Drago Verde; andiamo a caccia di rinoceronti."

"Allora non occorre che veniamo tutti e quattro. Basta che ti accompagni la stella del Pozzo: sa arrampicarsi sulle vette per divorare tigri e scendere in fondo al mare per catturare rinoceronti."

"Non sono rinoceronti che stiano a godersi il chiar di luna. Hanno conseguito il Tao e raggiunto l'età di un migliaio d'anni. Non tiratevi indietro! Se la mancanza di uno solo facesse fallire l'operazione, gli altri non farebbero che perdere tempo."

"Non cercate scuse" intervenne il precettore celeste. "L'ordine riguarda tutti e quattro: partite senza indugio. Io torno a fare rapporto."

"Va bene, grande santo" dissero le costellazioni. "Tu andrai avanti a provocarli e li attirerai in campo aperto; poi interverremo noi."

Quando giunsero sulla montagna, Scimmiotto sfoderò il solito repertorio di invettive: "Succialucerne, mostri da strada, restituitemi il maestro!"

I mostriciattoli, che avevano riparato alla meglio con lastre di pietra i danni provocati da Porcellino alla porta di ingresso, corsero a riferire.

"Eccolo che ritorna dopo essere stato messo in rotta. È probabile che nel frattempo sia andato a cercare rinforzi" suggerì Fuggipolvere.

"Non saranno i rinforzi che può trovare a farci paura" esclamarono Fuggilfreddo e Fuggilcaldo. "Ragazzi, portateci le armature. Vi schiererete come ieri e baderete a circondarlo per non farvelo scappare."

Con incosciente baldanza, le creature uscirono dalla grotta al rullo dei tamburi: "Rieccoti qua, macaco! Non hai paura di prendere un'altra batosta?"

Al Novizio non piaceva sentirsi chiamare 'macaco'. Digrignò i denti e si lanciò all'attacco con la sua sbarra, mentre le truppe manovravano per circondarlo. A questo punto intervennero le quattro costellazioni del Legno, roteando le armi: "Giù le zampe, bestiacce!"

"Quel furfante ci ha fregato!" esclamarono gli orchi. "Si salvi chi può!"

In un bailamme di mugli e muggiti, i mostri ripresero il proprio aspetto: zebù, bufali, buoi muschiati, e si dispersero al galoppo per la montagna. Anche i tre orchi ricaddero a quattro zampe e corsero via verso nord est col fragore del cannone. Il grande santo li tallonava senza perdere il contatto, in compagnia di Sciacallo e di Caimano, mentre Granchio e Lupo facevano strage sulla cima e catturavano vivi quelli che non opponevano resistenza. Quando ebbero ripulito la montagna, entrarono nella grotta per liberare Tripitaka, Porcellino e Sabbioso.

I monaci, riconoscendo le costellazioni, le salutarono e le ringraziarono. "Come siete riuscite a trovarci?"

"L'Imperatore di Giada ha ordinato di venirvi a liberare, su sollecitazione del grande santo."

"Come mai non si vede Consapevole del Vuoto?" domandò Tripitaka con le lacrime agli occhi.

"Sta inseguendo gli orchi, che in realtà sono tre rinoceronti, insieme a Caimano e Sciacallo. Noi due abbiamo sgombrato il terreno e siamo venuti a liberare il santo monaco."

Tripitaka si inchinò di nuovo e rivolse preghiere al cielo. "Maestro" disse Porcellino, "tante cerimonie sono pura ipocrisia; questi signori non fanno che il loro mestiere, per ordine dell'imperatore e per riguardo al nostro condiscepolo. Raccogliamo le nostre cose e andiamocene. Bisogna distruggere la caverna, per tagliare il male alla radice. Poi torneremo al monastero ad attendere i nostri amici, che ci racconteranno che fine avranno fatto gli orchi."

"L'Ammiraglio dei Canneti Celesti dice bene" approvò la stella del Lupo. "Andate a riposarvi al monastero, mentre noi partecipiamo all'inseguimento."

"Certo" disse Porcellino. "Voi dovete eseguire i vostri ordini."

Mentre le stelle partivano, Porcellino e Sabbioso si dedicarono alla perquisizione della grotta, per raccogliere tutto ciò che avesse valore e piccolo volume: coralli, agate, perle, ambra, conchiglie, cipree, giada e oro. Ne raccolsero uno staio e lo portarono all'aperto; poi invitarono il maestro ad aspettarli seduto su un masso, mentre incendiavano la grotta. Il fuoco la devastò da cima a fondo. Infine presero la strada del ritorno, verso il Monastero delle Nubi della Compassione.

"Grande felicità volge in dolore"(76)

dice il Classico delle Mutazioni.

Fu la meditazione disturbata

Dalla festa, e la Via venne offuscata

Dal momentaneo indulgere al piacere.

Ogni momento devi vigilare

Sul tuo elisir; non sai le conseguenze

Che subirai allentando l'attenzione.

Tienilo stretto, o te ne pentirai!

Lupo e Granchio correvano sulle nuvole, ma per un bel pezzo non videro nessuno. Giunti in vista dell'oceano occidentale, scorsero finalmente Scimmiotto sulla riva del mare che lanciava loro richiami. Abbassarono le loro nuvole e chiesero: "Grande santo, dove sono i rinoceronti?"

"Che domande stupide!" esclamò Scimmiotto di malumore. "Ce ne avete messo del tempo."

"Non pensavamo che avreste avuto difficoltà a catturarli, e ci siamo soffermati a ripulire la montagna e liberare il vostro maestro e i condiscepoli." Considerata la buona intenzione, Scimmiotto si raddolcì: "Avete fatto bene: vi sono molto grato di esservi preso il disturbo. I tre rinoceronti sono scesi in fondo al mare; Sciacallo e Caimano mi hanno lasciato qui di guardia. Ora che siete arrivati voi, datemi il cambio: io faccio un salto là sotto a vedere che cosa succede."

Il grande santo fece il passo per aprire le acque e si tuffò. Giunto sul fondo vide le stelle e i mostri che combattevano alla disperata, e si gettò nella mischia gridando: "Arriva il vecchio Scimmiotto!"

I mostri, che erano già in difficoltà, si diedero alla fuga nuotando verso il largo. Non c'è niente di più adatto del corno di rinoceronte per dividere le acque: le fendevano con precisione e rapidità, con un grande sciacquio.

Uno yaksa volteggiatore e un pattugliatore corazzato li videro da lontano, li riconobbero e corsero ad avvertire il re drago: "Maestà, abbiamo visto il Grande Santo Uguale al Cielo e due stelle all'inseguimento di tre rinoceronti."

Aoshun convocò il principe ereditario Mo'ang: "Intervieni subito con le milizie acquatiche. Credo si tratti di Fuggilfreddo, Fuggilcaldo e Fuggipolvere, che si sono messi nei guai con il Novizio. Dal momento che si trova nel nostro territorio, sguaina la spada e vallo ad aiutare."

Ao Mo'ang ubbidì: in breve tartarughe, carette, abramidi, perche, carpe, gamberi e granchi impugnarono le armi, uscirono dal palazzo di cristallo e corsero con grida di guerra a sbarrare la strada ai rinoceronti. Questi furono costretti a battere in ritirata, ma si trovarono davanti Sciacallo, Caimano e Scimmiotto. Presi dal panico, si sbandarono e presero ciascuno una direzione diversa. Fuggipolvere si trovò accerchiato dalle truppe acquatiche; Scimmiotto gridò: "Prendetelo vivo, non pestatelo troppo! Non mi consegnate una carcassa!"

Mo'ang ubbidì: i soldati si accontentarono di rovesciare la bestia, di passargli un gancio di ferro nelle narici e di legargli solidamente le zampe.

Poi le truppe si divisero per aiutare le due stelle a catturare gli altri fuggitivi. Il giovane principe scoprì Sciacallo del Legno Jing che aveva ripreso il suo vero aspetto per abbattere Fuggilfreddo, e lo stava azzannando di gusto.

"Stella del Pozzo!" gridò Mo'ang. "Non ammazzarlo! Il grande santo lo vuole vivo!" Ma quel sanguinario non gli badò, e ruppe al malcapitato l'osso del collo.

Mentre la carcassa veniva trasportata al palazzo di cristallo, tutti si dedicarono all'inseguimento dell'ultimo fuggitivo. Dopo un po' videro Caimano che spingeva Fuggilcaldo verso di loro, finché si trovò accerchiato e gridò: "Grazia! Grazia!" Sciacallo lo afferrò per un'orecchia, lo disarmò e disse: "Sta zitto, urlone: non ti ammazzo. Dirà il grande santo che cosa si deve fare di te."

A questo punto abbassarono le armi e ritornarono al palazzo di cristallo ad annunciare: "Missione compiuta."

Quando Scimmiotto vide il morto con la testa quasi recisa, lo osservò con attenzione: "Non si direbbero ferite d'arma da taglio."

"Lo credo bene!" rispose ridendo Mo'ang. "Se non fossi intervenuto io, la stella del Pozzo se lo sarebbe masticato fino all'ultimo pelo."

"Al punto in cui è ridotto, tanto peggio" concluse Scimmiotto. "Segategli i due corni e scorticatelo. Le carni vanno assegnate ai saggi draghi, padre e figlio."

Fuggipolvere e Fuggilcaldo, con l'anello di ferro al naso, furono affidati rispettivamente a Caimano e Sciacallo.

"Li porterete davanti al prefetto di Come l'Oro, perché li processi per impostura e stabilisca l'ammontare dei danni cagionati alla popolazione in tanti anni."

Congedatasi dai draghi, la comitiva riprese la via della prefettura. Quando vi giunsero Scimmiotto, troneggiando in cielo su un alone luminoso di buon augurio, fece la seguente allocuzione: "Prefetto di Come l'Oro, ufficiali, soldati e abitanti della città e dei sobborghi, statemi a sentire. Noi siamo santi monaci inviati dai grandi Tang delle terre dell'Est a cercare le scritture nel Paradiso dell'Ovest. Questi spiriti rinoceronti sono gli impostori che per molti anni si sono fatti passare per buddha, allo scopo di approfittare delle vostre offerte delle lanterne d'oro. Quando siamo passati dal vostro paese e siamo venuti a goderci le luminarie, queste creature, venute a rubare l'olio, hanno rapito anche il nostro maestro; per abbatterli ho dovuto chiedere aiuto agli dèi del cielo. Ora i mostri sono sterminati, la montagna e la grotta sono ripulite. Potrete vivere in pace senza altri guai. Vi converrà abolire l'imposta dell'olio per le lanterne d'oro, che esaurisce le famiglie che la devono pagare, e impoverisce le vostre risorse."

Porcellino e Sabbioso, udita la dichiarazione, piantarono in asso bagagli e maestro per salire sulle nuvole e farsi raccontare le circostanze della cattura.

"Abbiamo preso questi due. Il terzo è stato addentato a morte dalla stella del Pozzo; ne abbiamo riportato solo i corni e la pelle."

"Bisogna portarli tutti e due in corteo per la città" propose Porcellino, "perché la gente veda e sappia che santi siamo noi. Converrà pregare le costellazioni di presentarsi in tribunale a testimoniare; così le prove saranno inconfutabili, e non ci saranno scappatoie."

"Senti senti, che esperto avvocato è diventato il nostro ammiraglio. Avrà studiato la notte. Che bella sorpresa!" si sganasciarono le quattro stelle.

"In questi anni di vita da monaco, ho giusto imparato qualcosina di giurisprudenza" ribattè sostenuto Porcellino.

Le divinità scesero in cavalcata sulla prefettura immerse in un pulviscolo colorato, spingendosi davanti i due rinoceronti. Gli ufficiali e la popolazione della città e dei sobborghi, allarmatissimi, si chiusero in casa a pregare e bruciare incenso. I monaci del Monastero delle Nubi della Compassione varcarono in pompa magna le porte della città, portando il reverendo sul loro migliore palanchino.

Quando rivide Scimmiotto, il monaco cinese si profuse in ringraziamenti: "Sono profondamente riconoscente agli ufficiali stellari della pena che si sono data per venirci a liberare. Quanto a te, caro e saggio discepolo, temevo di non rivederti più. Complimenti per questo bel trionfo! Come sono andate le cose?"

Scimmiotto glielo riferì, e gli elogi ricominciarono. Poi fu la volta dei magistrati della prefettura e delle sotto prefetture, che vennero in corteo con i loro impiegati, reggendo candele accese e bracieri d'incenso.

Porcellino nel frattempo, trascurando la giurisprudenza per il commercio, tramava qualcosa. Mentre nessuno badava a lui, trasse il coltello e decapitò Fuggipolvere e Fuggilcaldo; poi si procurò una sega e si applicò a segare i loro corni. Ma intervenne Scimmiotto a evitare lo scandalo: "I quattro corni di questi rinoceronti siano portati dagli ufficiali stellari come tributo all'Imperatore di Giada."

Quanto ai due corni di Fuggilfreddo, uno fu donato al Tesoro della prefettura, perché fosse conservato nel museo locale, a documentazione delle circostanze che avevano condotto ad abolire l'imposta dell'olio; l'altro lo portarono con sé i pellegrini per offrirlo al Buddha, sul Monte degli Avvoltoi.

Gli ufficiali stellari trovarono la soluzione molto elegante e se ne rallegrarono con il grande santo. Quindi presero congedo e si allontanarono su nuvolette iridate, per andare a mettersi a rapporto.

I magistrati convitarono maestro e discepoli a un grande banchetto, cui sedettero i funzionari di ogni rango. Fu promulgato un proclama che informava la popolazione che l'anno seguente la festa delle lanterne d'oro non sarebbe stata autorizzata, e che l'imposta dell'olio era abolita per sempre. Si chiamarono i macellai a scorticare e squartare i rinoceronti. La pelle, conciata e indurita con salnitro e tannino, fu utilizzata per fabbricare corazze; la carne fu distribuita ai funzionari e ai raccomandati. Inoltre si destinarono i proventi delle ammende ad acquistare un terreno per erigervi un tempio dedicato alle quattro case celesti che avevano abbattuto i mostri, si elevò un 'santuario per i vivi' dedicato ai quattro pellegrini e si eressero alcune stele in segno di perenne gratitudine.

Per qualche tempo, maestro e discepoli si abbandonarono alla bella vita. Le duecentoquaranta famiglie che avevano fornito l'olio delle lanterne vollero dedicar loro particolari festeggiamenti: non restavano soli un momento. Porcellino era quello che se la spassava di più. Ogni volta che andavano a un banchetto, si riempiva le maniche di preziosi trovati nella grotta dei mostri e li offriva agli ospiti. Trascorse un mese, e sembrava che non li avrebbero mai lasciati partire. Bisognò che il reverendo prendesse da parte Scimmiotto e gli desse queste istruzioni: "Consapevole del Vuoto, raccogli tutti i preziosi che ci rimangono e donali ai monaci del monastero per ringraziarli dell'ospitalità. Prepariamoci a partire prima dell'alba, senza farlo sapere alle duecentoquaranta famiglie. Non vorrei che la nostra missione fosse compromessa, e non ho nessuna voglia di farmi rimproverare dal Buddha; il quale, oltretutto, non mancherebbe di vendicarsi in qualche modo."

Scimmiotto prese le misure necessarie e l'indomani, alla quinta veglia, scosse Porcellino e gli ordinò di preparare il cavallo. Il bestione, tutto insonnolito, si lamentò: "È presto! Non rompere!"

"Si parte! Ordine del maestro" gridò Scimmiotto.

"Il maestro sbaglia i conti" brontolò Porcellino strofinandosi la faccia. "Abbiamo avuto duecentoquaranta inviti, ma ci siamo riempiti la pancia solo una trentina di volte. Non vorrete ricominciare ad affamarmi!"

"Stupido! Sacco di segatura! Non dire scemenze!" si indignò Tripitaka. "Alzati, e svelto! Se continui a discutere, dirò a Consapevole del Vuoto di romperti tutti i denti con la sua sbarra."

Il bestione trasecolò: "Il maestro non è più lui. Mi ha sempre voluto bene e protetto; tanto, lo sa che sono un balordo. Quando il fratello mi vuol picchiare, è lui che gli fa cambiare idea; che cosa gli prende adesso?"

"Il maestro non ha voglia di compromettere il viaggio per la tua ghiottoneria" gli disse Scimmiotto. "Tirati su e va a preparare il cavallo; o questa volta non eviterai le botte."

Il bestione non se lo fece ripetere. Strillò in direzione di Sabbioso: "Sveglia, dormiglione! Si barda il cavallo e si va via!"

I preparativi furono presto compiuti. Il reverendo disse: "Ora apriamo la porta e ce la filiamo senza dir niente a nessuno."

Montò a cavallo, aprirono la porta e si ritrovarono in strada. È il caso di dirlo:

Dalla gabbia, in segreto,

Volò via la fenice.

Il drago caracolla,

Disciolte le catene.

E le famiglie riconoscenti? Se non sapete che cosa fecero, ascoltate il prossimo capitolo.