La terra del Buddha era ormai prossima, ed era diversa dalle altre: si vedevano solo fiori preziosi, erba di diaspro, pini antichi, cipressi millenari. Sulla loro strada non incontravano famiglia che non fosse volta al bene, né casa che rifiutasse di nutrir monaci. Ogni viandante sulla strada che correva ai piedi delle montagne praticava la pietà; ogni viaggiatore che attraversava la foresta recitava sutra.
Maestro e discepoli camminavano da sei o sette giorni, con brevi riposi notturni e partenze allo spuntar dell'alba, quando scorsero file di alte torri e di superbi padiglioni.
Si slanciano di cento piedi verso il cielo, toccano la Via Lattea. Dalla loro cima bisogna abbassare il capo per vedere il sole al tramonto; si potrebbe cogliere una cometa tendendo la mano. Ampie finestre si spalancano sullo spazio, snelle colonne toccano le nubi.
Gialle gru recano l'annuncio dell'autunno che languisce, fenici dai mille colori portano il messaggio della sera nella limpida brezza. I sacri palazzi sono arche preziose, costruite di perle e di gioielli. Qui è la sala autentica in cui si discute la Via, dalla quale i sutra si diramano in tutto l'universo.
Perenne bellezza di fiori di primavera; verde smagliante dei pini dopo la pioggia; angelica purpurea e frutti di immortalità che crescono un anno dopo l'altro; tutti ammirano il volo dell'uccello scarlatto.
"Guarda che bei posti, Consapevole del Vuoto!" esclamò Tripitaka, puntando il frustino verso gli edifici.
"Lo credo che sono belli!" rispose Scimmiotto. "È strano: tante volte siete corso a prosternarvi davanti a Buddha finti e a false mete. E ora che siete arrivato, non scendete nemmeno da cavallo. Come lo spiegate?"
Tripitaka restò a bocca aperta e smontò precipitosamente.
Mentre si avvicinavano all'ingresso, un giovane ritto presso la porta gridò loro: "Sareste per caso quella gente dell'Est in cerca di scritture?"
Il reverendo si aggiustò la tonaca e lo osservò.
Indossa un abito di broccato e agita uno scacciamosche di giada. Si è vestito per partecipare al banchetto dello Stagno di Diaspro; e il suo scacciamosche scuote polvere santa.
Reca al gomito una tavoletta di immortalità e calza sandali d'oro. È un elegante gentiluomo alato di straordinaria bellezza.
Come ogni abitante di quel luogo meraviglioso, gode di vita eterna: la sua longevità lo eleva al disopra del mondo di polvere.
Il santo monaco non riconosce questo abitante del Monte degli Avvoltoi, benché lo abbia già incontrato come grande immortale Testa d'Oro.
Scimmiotto lo avvertì: "Maestro, la persona che ci chiama è il grande immortale Testa d'Oro, che abita il Tempio della Verità di Giada ai piedi del Monte degli Avvoltoi."
Tripitaka si fece avanti per salutare. "Eccovi finalmente, santo monaco!" esclamò ridendo il grande immortale. "Devo dire che Guanyin mi aveva imbrogliato. Tanti anni fa, quando partì per individuare il cercatore di scritture, mi raccontò che sarebbe arrivato da queste parti in capo a due o tre anni. Ce ne avete messo del tempo! Non speravo più di vedervi arrivare."
"Sono confuso di avere abusato della vostra pazienza. Non so come ringraziarvi dell'alta benevolenza che mi concedete: sono proprio commosso" rispose Tripitaka giungendo le mani.
Il grande immortale fece loro strada nel suo tempio e fece servire il tè e una colazione. Poi i suoi paggi misero a scaldare l'acqua profumata perché il santo monaco potesse fare le sue abluzioni prima di presentarsi al Buddha.
Raggiunto l'obiettivo, unito il vero
Del Cielo alla natura personale,
Superate le pene ed i travagli
Per rinnovarsi dentro i tre rifugi,
Un bagno caldo è quello che ci vuole.
Sconfitti tanti diavoli, la terra
Del Buddha si apre a loro. Gli sramana
Fanno lieta accoglienza. Ora si nettano
Da ogni lordura e trovano, impeccabile,
Il proprio corpo imperituro.
Quando maestro e discepoli ebbero completato le abluzioni, cadeva la sera. Per la notte restarono ospiti del Tempio della Verità di Giada.
L'indomani Tripitaka indossò il suo kasâya con gli orli di broccato e il cappello alla Vairocana, impugnò il bastone da pellegrino e andò a prendere congedo dal grande immortale.
"Ieri eravate a brandelli, ma oggi siete fresco ed elegante; basta guardarvi, siete proprio un figlio del Buddha."
Tripitaka lo salutò rispettosamente e voleva andarsene, ma l'immortale gli disse: "Aspettate che vi mostro la strada."
"Sono pratico del posto" intervenne Scimmiotto.
"Sei pratico di nuvole e di voli ad alta quota, ma il santo monaco non ci può ancora salire; dovete muovervi per via di terra."
"È vero: sono venuto qui più volte, ma sempre in volo. Se non vi disturba troppo, indicateci voi il cammino. Certo al mio maestro piacerebbe non aggravare il ritardo."
Il grande immortale rise, prese per mano Tripitaka e guidò Candana verso la porta della Legge.
Non si usciva dalla porta principale del tempio taoista per riprendere la strada maestra, ma si attraversava la sala centrale e si imbucava una porticina sul retro. Da lì si vedeva la montagna, che l'immortale indicò: "Santo monaco, osservate il fausto splendore di cinque colori in mezzo al cielo, circondato da mille vapori di buon augurio: quello è il picco degli Avvoltoi, la terra santa del Buddha, il Fondatore."
Tripitaka si inchinò e pregò.
"Maestro" osservò ridendo Scimmiotto, "non continuate a inchinarvi. Altrimenti farete come nel detto: frustava quando il monte era lontano, e faceva scoppiare il cavallo. C'è ancora strada da fare, e in questo modo perdete tempo."
"Santo monaco" disse il grande immortale, "siete ormai in terra benedetta e in vista della vostra meta: io vi lascio."
Tripitaka si inchinò per congedarsi e riprese il cammino.
Il grande santo guidava il monaco cinese e i suoi compagni su per la montagna. Dopo alcuni li, si trovarono in riva a un corso d'acqua molto largo, dalla corrente turbinosa; intorno non si vedeva traccia umana.
"Consapevole del Vuoto" gridò Tripitaka allarmato, "il grande immortale non avrà sbagliato? Non possiamo essere sulla buona strada. Come si possono attraversare acque così agitate senza un'imbarcazione?"
"La direzione è giusta" rispose ridendo Scimmiotto. "Vedete che c'è un ponte laggiù? Per ottenere il giusto frutto, bisogna passare di là."
Il reverendo si avvicinò e vide un cartello con tre caratteri:
Passerella Tocca Nuvole
Non era un ponte, ma un semplice, lunghissimo tronco d'albero:
Ponte di giada gettato sul vuoto,
Da vicino non è che un tronco viscido
Sopra le acque in tumulto. Così stretto
E scivoloso, non è praticabile
Dai comuni mortali. È più sicuro
Camminar sulle nubi, se sai farlo!
A Tripitaka veniva il batticuore: "Consapevole del Vuoto, un essere umano non può passare quel ponte. Cerchiamo un'altra strada."
"Invece la strada giusta è proprio questa" ripeteva ridendo il Novizio.
"Ma è impraticabile! Come si fa a camminare su quel legno così stretto e scivoloso, sopra una distesa d'acque così ampia e tumultuosa?"
"Guardate me!" Il grande santo prese la rincorsa, saltò sul ponte e corse fino all'altra sponda senza un attimo di esitazione. "Coraggio! Venite anche voi!"
Tripitaka fece un gesto di diniego con la mano. Porcellino e Sabbioso si mordevano le dita: "È una parola! Troppo rischioso!"
Scimmiotto riattraversò il ponte e tirò Porcellino per il braccio: "Dài, bestione, vieni!"
Porcellino si gettò per terra e gemette: "Non mi fido! Scusami tanto, preferisco salire su una nuvola."
"Chi te la dà l'autorizzazione a cavalcare vento e nuvole, in questi paraggi? Per diventare un buddha, devi attraversare quel ponte."
"Fratello, rinuncio a diventare buddha. Non è colpa mia, non sono capace."
Tiravano, spingevano, si rotolavano, tanto che stavano per venire alle mani; Sabbioso dovette intervenire per separarli. In quel momento Tripitaka gridò: "Smettete di litigare. Arriva il traghetto." In effetti si vedeva una barca che risaliva il fiume; il rematore vogava a bratto e gridava: "Traghetto! Traghetto!"
Quando la barca fu vicina, si accorsero con stupore che era priva di fondo. Scimmiotto, con i suoi occhi di fuoco dalle pupille d'oro, si rese conto che il barcaiolo era il buddha Accogli e Passa, detto anche Buddha del Sacro Stendardo. Ma non lo diede a vedere, e si limitò a gridare: "Da questa parte, barcaiolo!"
La barca toccò la riva e Tripitaka chiese: "Come fai a trasportare gente su questa vecchia barca sfondata?"
"La mia barca" rispose il buddha,
"Naviga da millenni, contro vento e marea
Ed è sicura e stabile in ogni avversità.
Libera da ogni polvere, traversa mille kalpa
E sa condurre all'Uno. Battello senza fondo
Non galleggia sul mare, ma questo è ben diverso
E si può caricare di ogni essere vivente."
Scimmiotto giunse le mani per ringraziare: "Vi sono grato di essere venuto a traghettare il mio maestro. Maestro, salite a bordo. La barca è sicura."
Il reverendo esitava, ma Scimmiotto lo tirò per il braccio. Il maestro non sapeva dove mettere i piedi e finì per cascare nell'acqua, ma il barcaiolo lo ripescò e lo fece salire dritto sul bordo, dove si tenne scuotendo il vestito bagnato e imprecando contro Scimmiotto. Il quale, intanto, aiutava a imbarcare i condiscepoli, il cavallo e i bagagli: tutti in precario equilibrio sul bordo della barca.
Il buddha prese il largo e spinse l'imbarcazione con forza e dolcezza. La corrente portava verso di loro un cadavere umano. Il reverendo rabbrividì; il Novizio rise e gli disse: "Non abbiate paura, maestro. Guardate bene: quel morto siete voi." "È vero!" gridò Porcellino. "Siete proprio voi!" esclamò Sabbioso battendo le mani. Il barcaiolo si congratulò.
Quando raggiunsero l'altra riva, Tripitaka scese a terra con un balzo leggero.
L'anima primitiva, liberata
Dal corpo è tutta gioia e tutto amore.
Completata l'impresa, essi divengono
Buddha, lavati da terrestre polvere.
È proprio questo che si intende per 'vasta sapienza', la Legge che consente di giungere all'altra riva. Quando si volsero a ringraziare il battelliere, non videro più né lui né la barca senza fondo. Scimmiotto spiegò chi era, e Tripitaka finalmente comprese e volle ringraziare i suoi discepoli.
"Non perdiamo tempo in formalità fra noi, che siamo compagni di viaggio" disse Scimmiotto. "Avete avuto bisogno della nostra protezione per stabilire la dottrina e ottenere la gioia di sfuggire al retaggio mortale. Ma è grazie a voi che siamo stati liberati e abbiamo trovato il cammino che porta al giusto frutto. Guardate che spettacolo questi fiori, i prati, gli abeti, i bambù; e le splendide fenici, le gru, i cervi. Confrontateli con i luoghi di fantasmagoria diabolica che abbiamo attraversato. Che cosa è bello, che cosa è brutto? Che cosa è buono, che cosa è cattivo?"
Tripitaka non rinunciò ai suoi inchini e genuflessioni. Ripresero allegri la salita della montagna: i loro corpi erano agili e lievi. Presto giunsero in vista del Monastero del Colpo di Tuono.
Sommità nelle nubi, radici che scendono a congiungersi alla catena del Sumeru: file di picchi aguzzi, caos di rocce dalle forme bizzarre. Sulla rupe crescono splendidi fiori ed erba di diaspro. Il sentiero serpeggiante è bordato di angelica purpurea e di orchidee profumate. Nel boschetto, color oro bruciato, gibboni immortali balzano di ramo in ramo in cerca di frutti. Le bianche gru appollaiate sui pini sembrano di giada.
Fenici dai colori brillanti volano a coppie e cantano al sole; le loro danze sono uno spettacolo raro. Anitre mandarine sono posate sulle tegole d'oro. Le pareti sono coperte di colori e disegni, e decorate con agate.
A est come a ovest si vedono palazzi squisiti e arche di perle. A nord come a sud, lunghe prospettive di torri e padiglioni preziosi. Una luce iridata splende sulla sala Devarâja; un alone purpureo circonda l'edificio Protezione della Legge. I fiori di utpala spandono profumo ai piedi del magnifico stupa.
È una terra più bella del paradiso. Ogni destino si compie là dove non giunge la polvere del mondo. Nemmeno mille kalpa consentirebbero di giungere alla gran sala della Legge.
Nella loro passeggiata attraverso la foresta di pini e il boschetto di verdi cipressi, maestro e discepoli incontrarono diversi pii laici e uomini dabbene. Il reverendo si inchinava a upâsaka, upâsikâ, bhiksu e bhiksuni, che rispondevano al saluto giungendo le mani e gridavano: "Reverendo, non dovete rendere omaggio a noi. Andate prima da Sâkyamuni, e poi faremo conoscenza."
"Che zelo! Che piega schiena indefesso!" sghignazzava Scimmiotto. "Aspettate almeno di arrivare dal padron di casa."
Il reverendo seguiva il Novizio e si sentiva inebriato. All'ingresso del monastero, quattro grandi vajrapani li fermarono e chiesero: "Il santo monaco è fra voi?" "Ecco il vostro discepolo Xuanzang" rispose inchinandosi Tripitaka.
"Aspettate qui, santo monaco; vi andiamo ad annunciare."
Uno dei vajrapani si incaricò di trasmettere la notizia ai quattro grandi portatori di folgore della seconda porta, che nello stesso modo la trasmisero a quelli della terza. Sostavano alla terza porta i divini monaci del Servizio delle Offerte, uno dei quali si recò nella Sala del Grande Eroe ad avvertire il Buddha Sâkyamuni in persona, il Beato, il Supremamente Onorato: "Il santo monaco della corte dei Tang è giunto al monastero; viene in cerca delle scritture."
Il Buddha si rallegrò e fece convocare gli otto pusa, i quattro vajrapani, i cinquecento arhat, i tremila rivelatori, gli undici grandi luminari e i diciotto difensori. Mentre si disponevano in fila, il decreto d'oro di convocazione del santo monaco passava da una sezione all'altra, da un ufficio all'altro. Si gridava: "Si faccia entrare il santo monaco!"
Il monaco cinese entrò in compagnia di Scimmiotto, Porcellino e Sabbioso, che tirava il cavallo e portava i bagagli; naturalmente mise ogni impegno a osservare l'etichetta e il cerimoniale.
Dall'anno in cui lasciò la sua città
Per adempier l'incarico, ha passato
Tremila fiumi e diecimila monti,
Dormendo con un sasso per guanciale
E ripartendo all'alba. Il suo pensiero
Ha dedicato solo al giusto frutto,
E vede infine adempiuto il suo voto.
I quattro pellegrini si prosternarono al Buddha e poi si rivolsero a destra e a sinistra per salutare gli astanti. Dopo tre giri di saluti, si inginocchiarono in posizione lunga, rivolti al Buddha, e presentarono il passaporto. Il Beato lo esaminò e lo restituì a Tripitaka.
"Il vostro discepolo Xuanzang, per ordine e volontà dell'imperatore dei grandi Tang delle terre dell'Est, è venuto su questa remota montagna sacra per sollecitare il dono delle autentiche scritture, al fine di assicurare la salvezza dei viventi. Imploro dal nostro patriarca, il Buddha, questa grazia che mi permetterà di ritornare al mio paese."
Il Beato aprì allora la sua bocca piena di commiserazione, che esprimeva la compassione del suo cuore, e disse: "Queste terre dell'Est non sono altro che quelle del continente meridionale. Il clima è buono, la terra fertile e la popolazione numerosa, ma regnano l'ingordigia e gli istinti sanguinari; siete dissoluti e sregolati, scrocconi e bugiardi. Al bene non ci pensate. Non onorate certo gli insegnamenti del Buddha. Non rispettate né i tre luminari né i cinque cereali. Niente lealtà, pietà, giustizia o bontà: avete il cuore e lo spirito ottenebrati, rubate sui pesi e sulle misure, ammazzate, maltrattate le bestie, ne fate di tutti i colori; accumulate tanti crimini che finite per precipitare all'inferno. E lì subite ogni specie di tortura: pestati, stritolati, schiacciati, prima di rinascere da bestie che siete. Nelle vostre vite con le corna e la coda, pagate il debito fornendo la vostra carne come cibo ai vostri simili.
"Ecco il perché dell'inferno Forno Senza Perdono, dove siete condannati senza speranza di remissione. Confucio si è provato a stabilire la dottrina della bontà, la giustizia, i riti e la saggezza; i sovrani che si sono succeduti hanno fatto quanto potevano per il vostro bene: deportazioni, impiccagioni, decapitazioni. Ma non c'è verso: siete tanto ciechi e stupidi, che non vi è limite alla vostra licenza e indisciplina.
"Io ho tre panieri di sutra che potrebbero liberarvi dalle sofferenze e dalle calamità. Sono il paniere della Legge, che parla del cielo; quello dei trattati, che parla della terra; e quello dei sutra per la liberazione dei fantasmi. In tutto sono trentacinque opere in quindicimila centoquarantaquattro rotoli. Contengono il cammino della verità, la strada che porta al bene. Astronomia e geografia, genti e animali, armi e utensili, usi e costumi: non c'è nulla nei quattro continenti dell'universo che non sia menzionato là dentro. A voi personalmente, che avete fatto tanta strada per arrivare fin qui, darei volentieri tutta la collezione; ma i vostri sono troppo stupidi e limitati, denigrano la parola della verità, ignorano il senso profondo dei nostri insegnamenti.
"Ânanda, Kâsyapa, accompagnateli sotto la torre sacra e fategli servire la colazione. Poi aprite il padiglione, prendete qualche rotolo di ciascuna delle trentacinque opere dei miei tre panieri, e dategliela perché la diffondano nelle terre dell'Est. È il segno eterno di una immensa grazia."
Secondo le direttive ricevute, i due onorevoli condussero i quattro pellegrini ai piedi della torre. Il posto era pieno di oggetti rari e preziosi, una meraviglia da vedere. Gli dèi del Servizio delle Offerte servirono tè, frutta e piatti di mille sapori squisiti, sconosciuti in questo basso mondo. Maestro e discepoli resero grazie al Buddha e si dedicarono allegramente alla lauta colazione.
Luci e splendori abbagliano la vista,
Il gusto insegue sapori squisiti,
Si suonano divine melodie.
Mai troveresti in terra queste cose,
Che al godimento aggiungon lunga vita.
La strada è stata lunga e faticosa,
Ma valeva la pena di percorrerla.
Chi ne ricavò il maggior piacere fu Porcellino, che saziava lo smisurato appetito con quei cibi capaci di trasmutare carne e ossa mortali.
Gli onorevoli fecero loro compagnia e alla fine aprirono la porta del padiglione. Vi regnavano luce iridata e vapori di buon augurio. Negli scaffali si vedevano cofani, su cui etichette rosse recavano i titoli in calligrafia regolare:
Nirvâna sûtra, 748 rotoli
Pusa sûtra, 1021 rotoli
Âkâsagarbha sûtra, 400 rotoli
Sûrangama sûtra, 110 rotoli
Gran collezione di sutra sul senso della grazia, 50 rotoli
Sutra della determinazione, 140 rotoli
Ratnagarbha sûtra, 45 rotoli
Avatamsaka sûtra, 500 rotoli
Sutra in omaggio del Beato, 90 rotoli
Mahâprajñâ sûtra, 916 rotoli
Mahâprabhâsa sûtra, 300 rotoli
Adbhûta-dharma sûtra, 1110 rotoli
Vimalakîrti sûtra, 170 rotoli
Altri sutra Mâdhyamika, 270 rotoli
Vajracchedika sûtra, 100 rotoli
Saddharma sâstra sûtra, 120 rotoli
Buddhacarita sûtra, 800 rotoli
Pañca-nâga sûtra, 32 rotoli
Pusa-cârya sûtra, 116 rotoli
Mahâsamghâta sûtra, 130 rotoli
Makara sûtra, 350 rotoli
Saddharma-pundarika sûtra, 100 rotoli
Yoga sûtra, 100 rotoli
Sutra della sacra permanenza, 220 rotoli
Sâstra del Paradiso occidenta, 130 rotoli
Sâmghika sûtra, 157 rotoli
Vari sutra sui paesi del Buddha, 1950 rotoli
Mahâyâna-straddhotpâda sâstra sûtra, 1000 rotoli
Mahâprajñâ-paramitâ sûtra, 1800 rotoli
Sutra della Sacra Autorità, 1280 rotoli
Sutra del Padiglione Originale, 850 rotoli
Sutra dei Corretti Regolamenti, 200 rotoli
Mahâmayûri sûtra, 220 rotoli
Vijñânaptimâtratâsiddhi sâstra sûtra, 100 rotoli
Kosa-sâstra sûtra, 200 rotoli
Ânanda e Kâsyapa mostrarono i titoli e chiesero: "Santo monaco, che cosa ci offrite di bello? Pagate qualcosa, e vi daremo lo scritture."
"Il vostro discepolo viene da tanto lontano, che non ha potuto preparare niente."
"Bell'affare!" sogghignarono gli onorevoli. "Voi capite che, se diamo i sutra gratis, i nostri discendenti moriranno di fame."
A vedere che si facevano tanto pregare, Scimmiotto si irritò: "Maestro, lasciateli perdere. Andrò io dal Buddha a mettere le cose in chiaro: dovrà darmi le scritture con le sue mani, e senza fare tante storie."
"Fermo!" si spaventò Ânanda. "Non penserai di mettere a soqquadro un paradiso dopo l'altro. Prendetevi i vostri sutra, e non rompete le scatole."
Porcellino e Sabbioso intervennero per rabbonire Scimmiotto, e tutti insieme presero in consegna i rotoli, infilandone quanti potevano nelle sacche, che caricarono sul cavallo. Degli altri fecero quattro involti, che Porcellino e Sabbioso portarono a due a due, legati alle estremità di pertiche. Poi ritornarono davanti al trono a ringraziare il Buddha e se ne andarono verso l'uscita, salutando buddha e pusa, congedandosi da bhiksu, bhiksuni, upâsaka e upasîkâ. Attraversato il grande portale, discesero quindi la montagna verso la strada maestra.
Bisogna sapere che la consegna dei sutra era stata osservata di nascosto dal buddha del Passato Dîpamkara, che se ne stava zitto in un angolo; egli aveva capito benissimo che Ânanda e Kâsyapa avevano imbrogliato i pellegrini, consegnando loro dei rotoli senza alcuna traccia di scrittura. Ridacchiò fra sé e si disse: "Questi tapini non si rendono conto che hanno fatto un viaggio tanto lungo per farsi regalare sutra non scritti. Non ne caveranno niente, e le loro fatiche saranno state inutili."
"Chi è di servizio oggi?" chiese. Si fece avanti Eroe Bianco, e il buddha del Passato gli diede queste istruzioni: "Raggiungi il monaco cinese a tutta velocità e vedi di sottrargli quei rotoli bianchi, perché ritorni qui a chiederne altri su cui sia scritto qualcosa."
Eroe Bianco montò a cavallo di un temporale e si slanciò giù per la montagna, con gran dispiegamento di potenza divina. Che vento!
Un valoroso alla corte del Buddha non è un qualsiasi dio del vento: sarebbe come paragonare il potente grido di un immortale con gli strilli di una ragazzina.
Il temporale solleva mari e fiumi, strappa draghi e pesci dai loro rifugi. Il gibbone nero resta a mani vuote, e non può presentare la sua offerta di frutti; la gru, presa nel turbine di vento, smarrisce la strada del suo nido. La voce melodiosa della fenice rossa arrochisce, il fagiano lancia strida disperate.
Si spezzano i rami dei pini, volano via i fiori di utpala. Si rovesciano i bambù smeraldo, freme il loto d'oro. Il suono delle campane viene rapito a tremila leghe di distanza, la salmodia dei sutra sorvola i profondi abissi. Ai piedi della rupe, i fiori rari scolorano, i teneri getti dell'erba di diaspro sono trascinati qua e là lungo la strada. La fenice rinuncia a volare, i cervi bianchi si rifugiano negli anfratti.
Uno strano profumo riempie l'universo, mentre il puro soffio del vento sale al firmamento.
Il reverendo avvertì quel turbine di vento profumato e non se ne diede pensiero, perché lo intese come una manifestazione di buon augurio. Ma di colpo una mano scese dal cielo, strappò i sutra dal dorso del cavallo e se li portò via. Tripitaka urlò di spavento e si colpì il petto, mentre Porcellino tentava un vano inseguimento e rotolava per terra. Scimmiotto montò in cielo e Sabbioso rimase a guardia di quello che restava. Eroe Bianco si vide sul punto di essere raggiunto e, per timore di quella sbarra che avrebbe potuto rompergli il collo, strappò le sacche e ne disperse il contenuto nella polvere.
Scimmiotto rinunciò all'inseguimento per rincorrere i rotoli di sutra dispersi dal vento; mentre Eroe Bianco andò a presentare rapporto al buddha del Passato.
In breve Scimmiotto e Porcellino ritornarono verso il maestro con i sutra ricuperati; egli, con le lacrime agli occhi, esclamò: "Discepoli, i diavoli ci perseguitano persino in questo mondo della gioia assoluta!"
Sabbioso prese un sutra e lo srotolò: la pagina era bianca come neve, senza segno di scrittura. Lo tese a Tripitaka: "Guardate, maestro! È un foglio bianco!"
Scimmiotto e Porcellino si provarono a svolgerne altri, con lo stesso risultato. "Apriteli tutti!" gridò Tripitaka. Si accorsero di aver fatto soltanto provvista di carta per scrivere.
"Poveri orientali che siamo!" concluse il reverendo. "Non abbiamo proprio fortuna. A che cosa serve riportare a casa questi rotoli non scritti? Non oserò nemmeno farmi vedere dall'imperatore; se gli portassi questa roba, mi farebbe decapitare."
"Maestro" disse Scimmiotto, "è chiaro: quei due onorevoli malandrini, indispettiti perché non pagavamo la stecca, si sono vendicati così. Adesso ritorniamo dal Buddha e gli presentiamo una bella denuncia per frode e concussione."
"Ma certo!" gridò Porcellino. "Si va tutti in tribunale!"
In fretta e furia i quattro pellegrini risalirono ansimando la montagna. All'entrata del convento la folla li salutava e rideva allegramente di loro: "Sempre in cerca di sutra, santi monaci?"
Tripitaka chinava il capo e ringraziava. I vajrapani non fecero ostacolo al loro ingresso, ed essi si recarono difilato nella Sala del Grande Eroe.
Scimmiotto si mise a gridare: "Buddha! Dopo tutte le prove che avevamo superato per venire a rendervi omaggio, e il vostro decreto che ci concedeva le scritture, Ânanda e Kâsyapa ci hanno chiesto la mancia. Dal momento che non avevamo soldi, si sono messi d'accordo per imbrogliarci, caricandoci di semplici fogli bianchi. Ora tocca a voi mettere ordine in questo casino."
"Non gridare!" gli disse il Buddha ridendo. "So benissimo che i miei chiedono mance alla gente. Del resto le scritture sono cose importanti: è naturale che per ottenerle si debba pagare. Poco tempo fa, santi monaci e bhiksu sono scesi nel paese di Srâvastî, a recitare alcuni dei nostri sutra da un certo Zhao il vecchio, per proteggere i vivi e liberare i morti della sua famiglia; il prezzo che hanno chiesto è stato di trentatré pinte di polvere d'oro. Io li ho rimproverati di aver chiesto poco, a rischio di lasciare nel bisogno i loro figli e discendenti. Si capisce che, se aveste corrotto gli onorevoli, vi avrebbero dato dei sutra scritti. Ma non potete dire che vi abbiano imbrogliato, perché anche quelle che vi hanno dato sono scritture autentiche: le scritture senza parola sono buone quanto le altre. È per voi stupidelli che bisogna mettere ogni cosa nero su bianco." E chiamò Ânanda e Kâsyapa: "Svelti, scegliete qualche rotolo con parole scritte di ciascuna opera autentica, datelo a questi signori e riferitemi con precisione sulla consegna."
I due onorevoli ricondussero i pellegrini al padiglione, ma quando furono sul posto ripeterono la richiesta di un regalo. In mancanza di meglio, Tripitaka ordinò a Sabbioso di prendere la ciotola da elemosine in oro massiccio e la offrì rispettosamente: "Il lungo viaggio e la povertà non hanno consentito al vostro discepolo di prepararvi un regalo. Questa ciotola mi è stata donata dal mio sovrano per mendicare il cibo lungo la strada. Ve la offro per dimostrare la mia gratitudine, in attesa di potervi dare di più quando sarò ritornato a corte dal mio sovrano, che pregherò di ricompensarvi generosamente. Vi prego però di darmi questa volta fogli scritti, perché la mia missione non fallisca e tutte le fatiche del lungo viaggio non siano rese inutili."
Ânanda si limitò ad abbozzare un sorrisetto e incamerò la ciotola. Le guardie della torre, i sagrestani che raccoglievano le offerte e gli arhat che sorvegliavano la biblioteca sghignazzavano, si facevano segni d'intesa, si battevano pacche sulle spalle e sulle guance, si pizzicavano le labbra: "Hai visto lo svergognato? Fa finta di niente e arraffa la ciotola!"
Ânanda fece qualche smorfia di disagio, ma si guardò bene dal mollare l'osso. Kâsyapa si decise finalmente a scegliere i sutra e li mostrò a Tripitaka a uno a uno.
"Verificate bene, discepoli" diceva Tripitaka, "che non ci freghino come l'altra volta!"
Man mano che i rotoli venivano consegnati, erano controllati da tre diverse paia d'occhi: in effetti, qualcosa di scritto si vedeva. Ne ricevettero 5048, un canone buddista completo. Li caricarono sul cavallo e di altri fecero un involto affidato a Porcellino; Sabbioso si incaricò dei bagagli e Scimmiotto prese le redini. Quanto a Tripitaka, impugnò il suo bastone da pellegrino, si aggiustò il cappello alla Vairocana, si assestò il kasâya e, tutto allegro, andò a ripresentarsi al Beato Buddha.
Dolce sapor di autentiche scritture
Che Buddha scrisse con tanta sapienza!
Ma è ridicolo chiedere quattrini
Al monaco, che ne ha passate tante.
Prima non si era accorto dell'inganno,
Ma il buddha del Passato l'ha aiutato
E ogni cosa alla fine si è aggiustata.
Ânanda e Kâsyapa guidarono il monaco cinese davanti al Beato. Questi, dall'alto del trono di loto, ordinò ai due eminenti arhat Abbatti Draghi e Doma Tigri di battere le pietre di nuvole per chiamare a parlamento i tremila buddha, i tremila rivelatori, gli otto vajrapani, i quattro pusa, i cinquecento arhat, gli ottocento bhiksu e la folla di upâsaka, bhiksuni e upâsikâ, come i santi monaci, gli onorevoli maggiori e minori di ciascun cielo, grotta, terra benedetta e montagna sacra. Quelli che avevano diritto a sedere erano pregati di prender posto sui rispettivi troni; gli altri, che restavano in piedi, venivano disposti in fila ai lati.
Si udì una musica celeste e lo spazio si riempì di sbuffi e lampi di buon augurio. Quando l'assemblea fu riunita, tutti si inchinarono al Beato, che si rivolse ad Ânanda e Kâsyapa: "Quanti volumi avete consegnato? Fatemi un rapporto preciso."
"Abbiamo affidato al monaco cinese i seguenti testi:
Nirvâna sûtra, 400 rotoli
Pusa sûtra, 360 rotoli
Âkâsagarbha sûtra, 20 rotoli
Sûrangama sûtra, 30 rotoli
Gran collezione di sutra sul senso della grazia, 40 rotoli
Sutra della determinazione, 40 rotoli
Ratnagarbha sûtra, 20 rotoli
Avatamsaka sûtra, 81 rotoli
Sutra in omaggio del Beato, 30 rotoli
Mahâprajñâ sûtra, 60 rotoli
Mahâprabhâsa sûtra, 50 rotoli
Adbhûta-dharma sûtra, 550 rotoli
Vimalakîrti sûtra, 30 rotoli
Altri sutra Mâdhyamika, 42 rotoli
Vajracchedika sûtra, 1 rotolo
Saddharma sâstra sûtra, 116 rotoli
Buddhacarita sûtra, 20 rotoli
Pañca-nâga sûtra, 20 rotoli
Pusa-cârya sûtra, 60 rotoli
Mahâsamghâta sûtra, 30 rotoli
Makara sûtra, 140 rotoli
Saddharma-pundarika sûtra, 10 rotoli
Yoga sûtra, 30 rotoli
Sutra della sacra permanenza, 170 rotoli
Sâstra del Paradiso occidentale, 30 rotoli
Sâmghika sûtra, 110 rotoli
Vari sutra sui paesi del Buddha, 1638 rotoli
Mahâyâna-straddhotpâda sâstra sûtra, 50 rotoli
Mahâprajñâ-paramitâ sûtra, 90 rotoli
Sutra della Sacra Autorità, 140 rotoli
Sutra del Padiglione Originale, 56 rotoli
Sutra dei Corretti Regolamenti, 10 rotoli
Mahâmayûri sûtra, 14 rotoli
Vijñânaptimâtratâsiddhi sâstra sûtra, 10 rotoli
Kosa-sâstra sûtra, 200 rotoli
"Fra tutte le trentacinque opere del magazzino, senza trascurarne alcuna, abbiamo scelto 5048 rotoli che abbiamo consegnato al santo monaco perché li porti nelle terre dell'Est. Tutto è stato verificato, ordinato e imballato. I pellegrini non attendono altro che di esprimervi la loro gratitudine."
E i quattro giunsero le mani e si prosternarono davanti al trono.
Il Beato si rivolse a Tripitaka. "I meriti di queste scritture" spiegò, "sono incommensurabili. Benché siano lo specchio dei nostri insegnamenti, esse costituiscono in realtà la fonte delle tre dottrine. Quando arriverete nel vostro continente meridionale e le mostrerete alla gente, non dovrete prenderle alla leggera né trattarle senza il dovuto rispetto. Guai aprire un rotolo senza essersi lavate le mani! Trattatele come grandi tesori, abbiatele care. Esse contengono l'ineffabile mistero della Via degli immortali, e la meravigliosa ricetta delle diecimila trasformazioni."
Tripitaka si prosternò per manifestare a un tempo la propria gratitudine, fede e obbedienza. Ripeté il cerimoniale del triplice omaggio a Buddha il Patriarca, ricevette le scritture in tutta sincerità e rispetto e se andò, salutando tutti quanti al passaggio delle tre porte.
Il Beato dichiarò chiusa la seduta. In quel momento la pusa Guanyin fece un passo avanti, giunse le palme e si rivolse a lui: "Da quando andai nell'Est per vostro ordine, per trovare qualcuno che fosse in grado di condurre a termine questa incombenza, sono trascorsi quattordici anni, cioè 5040 giorni: solo otto in meno del numero dei rotoli del canone. Se ora aiutaste il santo monaco a ritornare a casa in otto giorni, si completerebbe precisamente lo stesso numero. Oso sperare che a quel punto permetterete alla vostra discepola di considerare conclusa la sua missione e di restituirvi l'ordine scritto in lettere d'oro."
"Buona idea. Accordato" rispose il Buddha. E diede ai vajrapani queste istruzioni: "Con i vostri poteri magici riconducete nell'Est il santo monaco perché diffonda le scritture autentiche, e poi riportatelo qui. Tutto deve essere completato entro otto giorni, in modo da rispettare il numero dei rotoli che compongono il canone. Esecuzione immediata!"
I vajrapani si misero subito all'inseguimento e, raggiunto il monaco cinese, gridarono: "Ehi, cercatori di sutra! Da questa parte!"
Tripitaka, ormai forte e leggero, non ebbe difficoltà a volare con i suoi al seguito dei portatori di folgore, e ad alzarsi sopra le nuvole. Di certo
Natura illuminata diventa buddhità.
Se hai conseguito i meriti, non resta che volare.
Ora non avrete idea di come furono diffuse le scritture riportate nell'Est: ascoltate il seguito!